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TESTIMONI DI GENOVA |
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Testimonianza
di Claudia Galli, impegnata nella scuola e nei movimenti pacifisti, legata
ai Valdesi
Cari amici e amiche, sono trascorsi otto giorni dai fatti di Genova. Otto giorni inquieti, che ho vissuto con paura e sgomento. Mentre
cercavo, con Adriana, di raggiungere il pulmann per rientrare a Como dopo
gli scontri, un ragazzo giovane, che piangeva, ci ha fermate e, tra i
singhiozzi, ci ha detto: "Se racconto io quanto è successo, nessuno mi
crederà. Parlate voi, testimoniate voi, che siete due signore
distinte".
Ecco
il racconto di una "signora distinta". Per quel ragazzo che
piangeva, per me, per voi, per tutti quegli uomini e quelle donne che a
Genova c'erano e che, nell'incredibile dolore del contesto, si sono aiutati
vicendevolmente scegliendo di non reagire con la violenza alla violenza.
Sabato
21 luglio, insieme ad Adriana, a Mariateresa Lietti e ad altre amiche
(alcune con le figlie adolescenti), ho deciso di andare a manifestare a
Genova. Non credo sia fondamentale adesso dirvi il PERCHE' della mia
adesione al corteo; importa però precisare il COME ho inteso dare voce alle
mie ragioni: in modo radicalmente pacifico e nonviolento. Condividendo con
le altre questa scelta di fondo, raggiunta Genova ("ospiti" di un
pulmann della Funzione Pubblica CGIL di Como) ci siamo aggregate alle DONNE
IN NERO e al gruppo della MARCIA MONDIALE DELLE DONNE PER LA PACE CONTRO LE
GUERRE E LE POVERTA'. Arrivate alla piazza dalla quale era prevista la
partenza del corteo, accanto a migliaia e migliaia di uomini e donne di ogni
età e delle più diverse "appartenenze" politiche e culturali
(bandiere e striscioni di Rifondazione Comunista, dei Verdi, di Mani Tese,
del WWF, della CISL veneta, della FIOM, della LIPU...) ho visto con
inquietudine insinuarsi alcune decine di ragazzi vestiti di nero, col casco
in testa, il fazzoletto sul viso e le spranghe in mano. Le forze
dell'ordine, schierate in assetto antiguerriglia, non sono intervenute a
disarmare e isolare questo gruppo. Ho perso presto di vista le Tute Nere,
"distratta" dalla varietà e dalla vivacità dei manifestanti.
Dopo avere sfilato per circa due ore (senza incontrare nessun poliziotto
o carabiniere: nel mio settore il "servizio d'ordine" era
garantito esclusivamente da alcune donne che si tenevano per mano ai lati
delle altre), abbiamo cominciato a ricevere telefonate da amiche, fidanzati,
mariti e parenti che, preoccupati, ci raccontavano quanto stava succedendo
in testa e in fondo al corteo. Noi rassicuravamo tutti e tutte: si trattava
senz'altro di disordini marginali, che non riguardavano in alcun modo la
massa pacifica dei dimostranti. Intorno alle 15.30, il corteo, che si
snodava su due corsie separate da una siepe, si è fermato. Abbiamo
cominciato a intravedere, in lontananza, i fumi dei lacrimogeni. In pieno
accordo con il gruppo di Rifondazione Comunista di Salerno che ci seguiva
immediatamente dietro, abbiamo alzato le mani e, seduti o in piedi, abbiamo
iniziato a gridare con tutta la nostra forza e il nostro convincimento:
"NONVIOLENZA". La paura cominciava ad insinuarsi: alcune amiche
hanno bagnato un fazzoletto o un foulard e lo hanno legato sul volto per
difendersi da possibili lacrimogeni. Io no; conservavo una certa calma e,
credevo, molta lucidità. Con una punta di ironia, riflettevo sui pregiudizi
culturali legati alla formazione marxista: come si poteva pensare che le
forze dell'ordine di un Paese democratico attaccassero dei manifestanti
pacifici, disarmati e "innocenti"? Dopo pochi istanti, nell'altra
corsia, alla mia sinistra, sono comparse decine e decine di poliziotti che,
in direzione opposta alla marcia dei manifestanti, "spezzavano" il
corteo. Alcuni camminavano battendo i manganelli sugli scudi, creando uno
"sfondo sonoro" di guerra; altri picchiavano i dimostranti che non
riuscivano a scappare. Erano
a pochi metri da me. Qualcuno di loro si è avvicinato alla mia corsia,
oltrepassando la siepe, pestando alla cieca donne e uomini con le braccia
alzate. Stava iniziando a diffondersi il panico: le persone scappavano,
alcune cadevano, la "spinta" di migliaia di migliaia di
manifestanti che correvano disperati sembrava schiacciarmi. Ma ancora non
volevo "arrendermi": con Adriana ed alcuni anziani militanti di
Rifondazione, gridavo alla gente di calmarsi. Stavo per andare verso i
poliziotti, per dire loro di smetterla, di guardarmi, di ascoltarmi. Se lo
avessi fatto, probabilmente oggi sarei con le ossa rotte. Paradossalmente,
sono stata "salvata" dalle decine di lacrimogeni che hanno
iniziato a sparare dal cielo (un elicottero, a bassissima quota,
"bombardava" il mio settore) e dai lati. Senza alcuna protezione,
ho inspirato quelli che credevo essere gas letali. Non ho più visto nulla:
Adriana (con una sciarpa in bocca) mi ha afferrato per la maglietta e mi ha
trascinato via correndo. Non riuscivo più a respirare, ansimavo, ascoltavo
soltanto i miei polmoni impotenti e il mio cuore impazzito. Non ricordo
niente di quei dieci minuti di fuga. Adriana si è presa cura di entrambe,
ha attraversato la folla tenendomi stretta; ad un certo punto si è resa
conto che eravamo ormai lontane dal caos. Mi ha gettato una bottiglia di
acqua in faccia, mi ha obbligata a bere. Sono tornata in me. Dove erano le
amiche, Mariateresa e le altre? Dov'era quell'uomo anziano di Rifondazione
che aveva protetto Adriana e me col suo corpo massiccio per difenderci dalla
calca? Abbiamo deciso di allontanarci dal corteo e di cercare, tramite
cellulare, di avere notizie. Abbiamo individuato una via laterale e
l'abbiamo percorsa. Siamo state fortunate. Dopo dieci minuti dal nostro
passaggio, quella stessa strada è stata "bloccata" dalla polizia
che impediva ai manifestanti di sfuggire al massacro. Appurato che nessuna
di noi era ferita - Anna, Ierta, la figlia di Cristina erano cadute ma mani
note e ignote le hanno risollevate e aiutate a scappare - ci siamo date
appuntamento a Marassi, dove ci attendeva per le ore 19 il nostro pulmann.
Avevamo a disposizione tre ore per raggiungere il punto di incontro. Persa
la cartina di Genova durante gli scontri, il senso di orientamento di
Adriana e la solidarietà della gente del posto ci hanno guidate -malgrado
continui "mutamenti di rotta" dovuti ai blocchi della polizia e ai
lacrimogeni personalemente scorti o segnalati dall'amicizia solidale dei
genovesi- a percorrere circa sei chilometri a piedi, a scollinare una
montagna e a giungere finalmente a Marassi.
Due
sole riflessioni.
Uno
di voi mi ha detto che era sbagliato andare a Genova. La morte di Carlo e il
teppismo brutale da hooligans della politica delle Tute Nere dovevano
fermarmi. E' legittimo avere opinioni diverse. Ma non è legittimo quanto è
accaduto: a duecentomila persone nonviolente (e rimaste tali anche durante
l'aggressione della polizia) è stato negato il diritto di affermare il
proprio impegno ambientalista, le proprie convinzioni politiche e/o
religiose.
Un
deputato della maggioranza ha dichiarato, in una seduta parlamentare, che lo
slogan intorno al quale ci siamo riuniti a Genova ("Un altro mondo è
possibile") è stato la vera causa degli episodi di violenza, in quanto
"portatore di una pericolosa utopia". Per la prima volta nella mia
vita, avverto l'imperativo etico di difendere, in Italia, la democrazia.
Grazie
per avermi ascoltata
Claudia Galli
Vorrei
dare a tutti voi il mio modesto contributo sui fatti che sono accaduti a
Genova, soprattutto il giorno Venerdì 20. Il
mio viaggio verso Genova è iniziato giovedì 19 al porto di Ancona quando
ho assistito allo sbarco di circa 1.000 manifestanti Greci. Lo sbarco è
avvenuto senza il ben che minimo incidente, salvo una bottiglia vuota di
plastica lanciata dal ponte della nave verso il mare e tutti i manifestanti
sono stati identificati. Inspiegabilmente tre pulman su 18 non sono stati
lasciati partire per Genova, o meglio, sono stati bloccati subito dopo.
Inutile chiedere spiegazioni. Nonostante le richieste di chiarimento di un
avvocato parlamentare europeo, il questore non ha detto del perché del
blocco dei pulman. Dopo molte ore si è saputo che a bordo del pulman erano
stati trovati dei caschi. Passa il tempo e i caschi si trasformano, secondo
le dichiarazionio della polizia, in mazze e spranghe. I 150 manifestanti
vengono caricati in blocco sulla nave e picchiati selvaggiamente. Piccolo
particolare: la polizia italiana ha picchiato cittadini greci in territorio
greco in quanto la nave era di nazionalità greca!!!. Dopo due giorni il
questore di ancona decide di dare spiegazioni sull'accaduto attraverso i
quotidiani locali (!!!!) ebbene la spiegazione è stata questa: circa 30
minuti prima dello sbarco un fax proveniente dal ministero dell'interno
avvisava che sulla nave potevano esserci dei teppisti. Non potendoli
identificare fu deciso di rispedire indietro i sospetti. Strana spiegazione
in quanto TUTTI i manifestanti sono stati identificati al momento dello
sbarco e fra le persone rispedite a bastonate a casa c'erano anche TRE
parlamentari greci!!!!
CASO
BLACK BLOCK. Al
G8 ero accreditato come fotografo per un mensile marchigiano. Alla partenza
della manifestazione del Genoa Social Forum (GSF) c'erano più di 50.000
persone. Siamo partiti dallo stadio Carlini alle ore 12.00 circa e il corteo
doveva dirigersi verso la Stazione Brignole (circa 1,5 Km). Il corteo
all'inizio procedeva con lentezza. Io mi trovavo davanti la testa del corteo
insieme ad altri giornalisti veri (circa un centinaio). Appena usciti dallo
stadio sono arrivate le voci che i Black Block erano gia in azione. Abbiamo
visto del fumo alzarsi nella zona Stazione Brignole. Io ed un altro
fotografo c siamo precipitati a veder cosa stava succedendo. Abbiamo visto
tre macchine bruciate, cassonetti bruciati, banche e negozi devastati. Uno
spiegamento di polizia imponente. Alcuni abitanti di Genova, avendoci
identificato come giornalisti, ci hanno detto che un centinaio di Black
Block stavano mettendo a ferro e fuoco la piazza e la polizia neanche
interveniva. Ci dicono che sono stati spinti sotto il tunnel della stazione
attraverso delle piccole cariche di polizia ma nessuno li ha fermati.
Superiamo una barricata e ci incamminiamo verso il carcere di Marassi. La
devastazione era totale, macchine bruciate, negozi assaltati, cittadini
umiliati da un manipolo di persone (massimo 200) che la polizia non si è
degnata neanche di fermare o di seguire per capire che cosa cavolo stavano
combinando. Eravamo in 6 fotografi a seguire questi pazzi di saccheggiatori. Quando sono arrivati al carcere di Marassi lo hanno assaltato e neanche qui un poliziotto di guardia. Con gli altri fotografi ci siamo chiesti più volte perché la polizia ha permesso che un manipolo di ragazzi distruggessero un intero quartiere operaio abitato da gente semplice?? Perché tutta quella violenza della polizia scatenata contro il corteo pacifico del Genoa Social Forum e non una manganellata a quei pazzi di Black Block. A chi doveva giovare il lavoro "sporco" che hanno fatto i Black Block. Penso che sia ora che la Polizia dia una spiegazione del perché ai Black Block è stata data CARTA BIANCA!!!!
Caso
omicidio CARLO GIULIANI Sono arrivato nel luogo dell'omicidio qualche minuto dopo (mi ero fermato a soccorrere un ferito). Il corpo del ragazzo era a terra è circondato dai Carabinieri. Ho chiesto ad un carabiniere di poter vedere il corpo del ragazzo mi ha urlato che eravamo stati noi ad ammazzarlo (pur essendomi qualificato come fotografo mi trattava da manifestante) tirandogli in testa un estintore. Ho ripetuto più volte di vedere il corpo e lui mi ha risposto sempre che eravamo stati noi con un estintore. Poi un poliziotto ha urlato contro un povero cristo che stava guardando accusandoli di essere stato lui ad ucciderlo. Sono partiti due o tre poliziotti per arrestarlo!!!! Sono passati alcuni minuti e ad un tratto di estintore non si parla più ma diventa una pietra la causa della morte del ragazzo. Domanda: se non c'erano le immagini filmate, il ragazzo accusato a caso dalla polizia della morte del manifestante che fine avrebbe fatto? La cosa pazzesca è che la Polizia e i Carabinieri hanno coperto colui che ha sparato incolpando un ragazzo a caso. Quasi un caso Sacco e Vanzetti del 2001!!!!!!
FINALE Dopo
l'incursione della Polizia alla sala stampa del GSF il Berlusconi ha detto
che il GSF e i Black Block erano tutta una famiglia. ECCO a chi ha giovato
il lavoro "sporco" che i Black Block hanno fatto senza che la
Polizia li fermasse. A genova c'erano tutti i servizi segreti del mondo è
mai possibile, credibile, che la polizia non sia riuscita a capire dove
erano questi Black Block. Non sapevano chi erano e dove erano? E' credibile
quello che hanno detto? Penso proprio di no! hanno messo i missili terra
aria per difendersi da eventuali attacchi aerei da fantomatici terroristi
mediorientali e la Polizia, i nostri difensori, non sono riusciti a tenere a
bada 200 Black Block. Mi dispiace ma non ci credo, penso che sotto ci sia
stato un piano studiato a tavolino per sputtanare il movimento del Genoa
Social Forum. Scusate
lo sfogo.
Giacomo
Scattolini
Conferenza
stampa per "ristabilire la verità dei fatti" organizzata lunedì
23 luglio dai rappresentanti di alcune delle associazioni lariane che hanno
aderito al Genoa Social Forum e che hanno preso parte alla manifestazione di
Genova.
Enzo
D'Antuono, presidente dell'Arci provinciale ha spiegato la volontà di
ristabilire democrazia e verità a partire dalla corretta cronaca di quanto
avvenuto a Genova. Concordi
le testimonianze dei presenti: per tutti l'insensato furore distruttivo dei
Black Bloc è stata lasciato esplodere indisturbato dalle forze dell'ordine
che mai si sono scontrate direttamente con le tute nere e che, invece, hanno
a loro volta esercitato un'altrettanto ingiustificata e cieca violenza nei
confronti dei manifestanti pacifici. Celeste
Grossi delle Donne in nero ha raccontato lo stridente contrasto fra la
manifestazione a favore dei migranti colorata, allegra e ironica alla quale
hanno preso parte 50 mila persone senza che si verificasse nessun incidente
e l'aggressione con cariche e lacrimogeni della piazza dove si erano
concentrati i pacifisti. Drammatiche,
poi, le sequenze degli avvenimenti di sabato quando le Donne in nero si sono
trovate in uno spezzone di corteo chiuso tra un muro e il mare e, sedute per
terra con le mani alzate di fronte ad una carica della polizia sono state
fatte bersaglio di candelotti lacrimogeni lanciati da un elicottero che le
sorvolava a bassa quota. Le
donne sono state così disperse mentre intorno la polizia picchiava
selvaggiamente chiunque tentasse di scappare. "Con
gli occhi brucianti terrorizzata mi sono rifugiata al Centro stampa del
Genoa Social Forum essendo giornalista — ha continuato Celeste Grossi —
e posso assicurare che lì si entrava solo accreditati e c'erano solo
colleghi che lavoravano, l'ufficio legale del Forum e l'infermeria. Qui ho
assistito ad una scena terribile: è arrivata un'ambulanza carica di feriti,
aveva i finestrini posteriori infranti e quando si è aperto il portellone
abbiamo capito che all'interno era esploso un lacrimogeno". "Sono
riuscita a parlare con il questore di Genova — aggiunge la rappresentante
delle pacifiste comasche — e gli ho raccontato che un gruppo di donne
sedute per terra con le mani alzate, alcune con le proprie figlie, sono
state aggredite dalla polizia". Concorde
anche la testimonianza di Nicoletta Pirotta del Coordinamento comasco della
Marcia delle donne contro la guerra, le violenze e la povertà "Io non
ho visto nessun Black bloc, l'unico nero che ho visto è stato quello delle
divise di cinque poliziotti che si sono avvicinati urlando coperti da una
maschera e ci hanno spinte nel punto dove venivano lanciati i lacrimogeni.
È stato un incubo: una compagna anziana supplicava di non lasciarla sola,
siamo entrate in un vicolo laterale con le mani alzate, ci hanno fatto
passare, ma un ragazzo ritenuto sospetto è stato massacrato di botte sotto
i nostri occhi". Le
cariche non avvengono per caso, questo è un chiaro segnale della volontà
di soffocare il movimento che sta nascendo, proprio per questo è il momento
di tornare a riempire le piazze. Eugenio Secchi del Prc di Como. Marco
Servettini della Rete di Lilliput critica l'organizzazione del Genoa Social
Forum, ma è allibito dal comportamento della polizia: "iI un paio di
occasioni abbiamo fatto un cordone con le mani dipinte di bianco alzate per
isolare i Black bloc, ma la polizia non ha fatto niente per fermarli. Noi,
assieme ad altri gruppi pacifisti, stavano facendo una festa un piazza
Manin, qui è arrivato un piccolo gruppo di tute nere e dopo qualche tempo
ha fatto irruzione la polizia. Ormai i teppisti erano già andati via quando
le forze dell'ordine ci hanno caricati e moti di noi che hanno tentato di
scappare sono stati picchiati eppure eravamo in uno spazio che ci era stato
concesso dal comune, la polizia sapeva chi eravamo e cosa stavamo
facendo". In
piazza Manin c'era anche Emilio Novati della cooperativa Equo Mercato di
Cantù che all'arrivo della carica della polizia ha alzato le mani, mentre i
banchetti del commercio equo e solidale venivano sfasciati e molti che erano
con lui erano colpiti a manganellate. "Noi
eravamo al Carlini insieme alle tute bianche - ha spiegato Cecco Bellosi,
che a Genova è andato con i ragazzi della casa alloggio per malati di Aids
di Tirano che in assemblea avevano deciso di partecipare alla manifestazione
-. I Black bock erano organizzati, sfasciavano tutto, ma non si sono mai
scontrati con la polizia, quelli che si sono scontrati erano ragazzi che
hanno subito le cariche e si sono ribellati con sassi e bastoni, la polizia
ha sparato loro contro. Un ragazzo è morto e la camionetta della polizia
gli è passata sopra, per questo molti erano arrabbiati. Io dico non
condivido il loro comportamento ragionamento freddamente e con la testa, ma
comprendo le ragioni di questa reazione. Black bloc e polizia avevano lo
stesso obiettivo e forse agivano in modo concordato: fare passare sotto
silenzio il fatto che c'erano 200 mila ragazzi che protestavano
pacificamente". Enrico
Leoni delle Acli comasche è stato costretto a camminare per tre chilometri
con le mani alzate per non essere picchiato dalla polizia e Luigi Nessi,
rappresentante delle Acli e consigliere comunale dell'Ulivo a Como lamenta:
"Ho visto i Black bloc che per un'ora e mezza hanno sfasciato un
supermercato, una banca e una pompa di benzina, la gente sui balconi gridava
e chiamava la polizia, ma nessuno è intervenuto a fermarli. Gli unici
interventi della polizia che ho visto sono stati quelli nei confronti dei
manifestanti in corteo. Io porto la mia testimonianza da cattolico, lì
c'erano altri cattolici che digiunavano e pregavano con mons. Bettazzi, mi
chiedo perché i cattolici comaschi non sentano i bisogno di riflettere su
queste cose". Matteo
Mandressi della segreteria della Funzione pubblica della Cgil comasca che ha
aderito alla manifestazione nonostante il suo sindacato, la Cgil non lo
abbia fatto ha dichiarato che i fatti di Genova sono stati il primo passo
verso la militarizzazione da parte di un governo fascista e di polizia. Per
Ardjam Pacrami del Coordinamento Lavoratori Stranieri della Cgil "il
corteo parlava tutte le lingue del mondo e di tutte le generazioni, ma il
primo linguaggio che ho sentito appena arrivato a Genova è stato quello
degli elicotteri che lanciavano lacrimogeni, mentre i genovesi ci
dimostravano solidarietà rifornendoci di acqua. Qual è la vera
Genova?" Riccardo
Bernasconi dei Giovani Comunisti che ha riferito di avere visto gruppi di
ragazzi incappucciati che trasportavano casse di molotov e le gettavano nei
negozi mentre l camionette sfrecciavano ad alta velocità e si
disinteressavano completamente di quanto avveniva e di avere visto
manifestanti picchiati dalla polizia mentre venivano trasportati verso le
autoambulanze. Valter
Merazzi, direttore dell'Istituto di Storia contemporanea Pier Amato Perretta
che, essendo stato separato dal gruppo con cui aveva partecipato alla
manifestazione e non potendo tornare a Como per la mancanza di treni
partenti da Genova, è stato indirizzato alla scuola di via Diaz indicato
come luogo accogliente per trascorrere la notte. Merazzi ha poi trovato
un'altra sistemazione, ma in via Diaz dopo qualche ora è stato massacro.
Questo é il racconto di come noi tre (Marcello, 54 anni, Daria, 45 anni, e Chiara, 20 anni)abbiamo vissuto Genova, da martedí sera a sabato. Martedí seraChiara, che é di Genova e ci ospita, ci porta a vedere le grate che si stanno chiudendo attorno al centro storico. Lei é allibita di come la citta sia svuotata di persone e riempita di poliziotti. MercoledíMolti dibattiti, ricchissimi di stimoli, dal mattino alla mezzanotte. Risalta la presenza predominante quantitativamente e qualitativamente delle donne, protagoniste in tutte le tematiche. C’é un’atmosfera di indignazione per come stanno rovinando il mondo, ma anche di soddisfazione per le prime grandi vittorie che il movimento ha ottenuto: la sconfitta delle case farmaceutiche nella causa contro il governo del Sud Africa, per esempio, o la crescita del consumo critico che ferisce col boicottaggio le multinazionali. É bello vedere come ormai il movimento abbia superato la fase della pur sacrosanta denuncia, e faccia proposte concretamente operative in tutti i campi. GiovedíAl mattino, continuano i dibattiti, con episodi di intolleranza verso esponenti DS. Purtroppo si ripete una ben nota situazione, in cui venti persone che pongono la propria emotività al di sopra di tutto riescono a privare duecento altre del diritto di sentire che ha da dire chi la pensa diversamente. Non ci piace per nulla questa voglia di autocelebrarsi e basta. Al pomeriggio, il corteo dei “migrantes” : un’esperienza di allegria in una città spettrale. Nel corteo c’é una banda di ottoni trascinante. Le poche persone che sono rimaste nelle case lungo i percorso, solidarizzano con il corteo, e, per fare uno sberleffo al Berlusconi, espongono mutande a tutt’andare, tra gli applausi di noi che passiamo. Marcello, che ha presenti i cortei di trenta anni fa, é colpito dalla differenza con allora. L’allegria, la fantasia dei vestiti, dei travestimenti, il tipo di musica, il fatto che, quasi senza organizzazione, tutto sembra andare per il meglio da sé. Di polizia ce n’é tantissima, ma non prende nessuna iniziativa. VenerdíDecidiamo di stare con la Rete Lilliput, a Piazza Manin. Quando arriviamo, c’é la stessa atmosfera colorata e allegra del corteo dei “migrantes” . Ma in fondo, siamo tutti un po’ tesi perché ci rendiamo conto che oggi puó anche succedere qualcosa. Infatti prima che ci si muova, veniamo informati che in caso di scontri, sulla destra della via che percorreremo c’é una via di fuga verso piazza Marsala, Si scende per via Assarotti sino alle grate, dove qualcuno attacca palloncini e manifesti. La polizia sta al di là, senza intervenire in alcun modo. Ad un certo punto arriva un gruppo con parrucche rosa e viola, va in piazza Marsala dove stanno vari gipponi e varie decine di poliziotti, e c’e’un momento di disordine quando “i rosa” tirano bottiglie d’acqua contro le grate, che si quieta subito. Si sparge la voce che i black bloc hanno cominciato a devastare, e che stanno arrivando alle nostre spalle. Il pezzo di corteo dove siamo noi si sposta in Piazza Marsala, dove i poliziotti nel frattempo si sono schierati sullo sbocco di una strada che va nella direzione da cui potrebbero arrivare i neri, ma rivolti verso di noi che stiamo dentro la piazza. La nostra idea é di fare da interposizione pacifica tra polizia e neri. Ci sediamo per terra, e si parla di una fabbrica in Thialandia che lavora per la Prenatal, dove le operaie stanno lottando per i diritti sindacali, e ci si chiede di collaborare al boicottaggio. Vista la situazione di tutta tranquillità, i poliziotti si tolgono il casco, e si rilassano. Noi li applaudiamo per questo gesto di pacificazione, qualcuno parla con loro. Ci arrivano notizie che i neri stanno scendendo dalla strada da cui noi siamo entrati nella piazza, e si decide di andarcene risalendo verso la circonvallazione per una parallela a via Assarotti. A metà qualcuno nota che c’ é un cassonetto pieno di libri di scuola: io vedo un trattato di pedagogia, qualcuno trova una storia della letteratura italiana in quattro volumi rilegati e se li prende. Scherziamo sul fatto che quelle sono armi improprie, perché se li prendi sul naso te lo sfasciano. La strada risale verso la circonvallazione, e finisce contro un muraglione di trenta metri, con una stretta scala metallica a zig zag che porta al viale soprastante. Da lí cominciano a scendere i neri. La polizia non fa nulla per bloccarli in quella discesa, dove sono vulnerabili, in fila indiana, impacciati nei movimenti. Noi andiamo in una strada laterale, perché Chiara, l’unica genovese del nostro gruppo, ci dice che di lí si puó scappare. Facciamo un cordone disarmato all’inizio della laterale. I neri si fermano davanti a noi per aspettare di essere scesi tutti dalla scala: sono varie diecine. Per qualche secondo, c’é l’impressione che stiano recitando, tanto sono inverosimili. Caschi neri di gomma dura con creste, mantelli , scarponi, pantaloni: sembravano i cattivi di Guerre Stellari. E poi una scena incredibile tra due di loro, inglesi. Uno si rivolge all’altro con tono da SS o da istruttore dei marines dicendogli qualcosa che non si capisce, ma che é un rimprovero. L’altro si mette sull’attenti, urla “Yes, sir!” e si butta per terra a fare veloci fl;essioni sulle braccia, mentre il primo lo bastona violentemente sulla schiena. Finite le flessioni, si rialza, fanno insieme un danza di guerra, poi il capo dá l’ordine di rientrare nei ranghi. Proprio un comportamento da veri anarchici! Sembravano la banda di “Arancia meccanica”!. Quanto a noi, ci insultano, in particolare un italiano con in mano una pezzo di tondino di ferro di qualche centimetro di diametro e quasi un metro di lunghezza. Uno ci dice “We guarantee your safety” , altri ci porgono dei sassi da tirare. Noi non reagiamo, e loro scendono verso i poliziotti. Nel passare, incendiano il cassonetto dei libri, e adesso capiamo che non si era trattato di qualcuno che voleva liberarsi dei libri vecchi, ma di materiale infiammabile predisposto evidentemente in precedenza per essere usato. Naturalmente la polizia non poteva immaginare una tale raffinata astuzia...o no? Noi saliamo velocemente per la laterale, e, giunti alla circonvallazione, ci accorgiamo che i neri ci seguono, indisturbati dalla polizia. Una ragazza del gruppo ci dice che anche prima avevano fatto cosí, di seguire un corteo pacifico, per farsi aprire la strada, e poi attaccare quando volevano loro, coinvolgendo tutti. Allora ci dividiamo in due pezzi, sperando che smettano di seguirci, e ci dirigiamo, guidati da Chiara, verso la spianata del Castelletto. Per strada, si unisce a noi un signore sui 50 anni, vestito con giacca e pantaloni, pesante accento meridionale, che é d’accordo con tutto ció che ci diciamo: in quelle situazioni, non c’é come avere uno della Digos nel gruppo per sentirsi a proprio agio! Da una finestra al piano rialzato sporgono le teste di due vecchiette in lacrime: madre 90 enne e figlia, terrorizzate. La figlia ci scongiura: “Cercate di non distruggere tutto!” Quando si rendono conto che non devasteremo la loro casa, la piú giovane ( si fa per dire) ci chiede disperata quel che deve fare. Cerchiamo di rassicurarle, e l’aria venerabile di Marcello ( che da un mese non si taglia la barba) e la sua fede al dito ( che lo qualifica come padre di famiglia) hanno un potere rasserenante sulle poverette. Arriviamo al giardino del Castelletto, dove tutto é calmo. C’é un gruppo di signore sferruzzanti che si preoccupano, ma viene rassicurato da Chiara. Si vede il fumo di un’auto che brucia piú in basso, in un ritaglio di strada che riusciamo a vedere, dei poliziotti sono schierati. Gli elicotteri volano intorno in alto, per vedere dove sono i neri (per tenere i poliziotti lontani da loro.?) Commentiamo la libertà di movimento dei neri, sia dai loro Paesi a Genova, che in Genova. Nel gruppo che abbiamo visto da vicino, Chiara ne ha riconosciuto un paio che girano intorno ai Centri Sociali. Naturalmente per la polizia sono dei perfetti sconosciuti! Arrivano due avvocati del Genoa Social Forum, che ci suggeriscono di tornare verso piazza Manin e da lí ai campeggi , se la via é libera: loro andranno a vedere in motorino, e poi ci avviseranno per telefono. Dopo dieci minuti arriva il via libera, e ci avviamo. Sulla circonvallazione ci sono macchine rovesciate e bruciate, cassonetti sventrati. A Piazza Manin ci sono altri non-violenti,e ci fermiamo un attimo. Vediamo arrivare la polizia , e ce ne andiamo. Poi sapremo che, quando hanno ben verificato che non ci fossero i neri in giro, ha fatto delle cariche violente sulla gente inerme . Noi tre, e tutti gli altri, abbiamo capito una cosa: i neri sono nemici irriducibili del movimento. Non importa se ne rendono conto o meno. E, come individui, hanno una visione nazista della vita: tutto si riassume in un orizzonte di violenza, subita e fatta. La sola cosa che ci hanno detto é :” The State is violent, we are violent” . Torniamo a casa senza altri problemi. Chiara, che si era mantenuta lucida e controllata per tutto il pomeriggio, scoppia in un pianto di sfogo. Ci attacchiamo alla TV . Quello che vediamo ci rattrista moltissimo, anche prima di sapere che c’é un morto. Abbiamo nel cuore il corteo del giorno prima, quello che speravamo fosse un modello anche per la giornata di oggi. La sera Marcello decide di andare a piazza Kennedy, sede del GSF, per sapere cosa si farà il giorno dopo. La strada che porta lá dalla casa di Chiara é di quelle dove c’e’ stata piú battaglia, c’é ancora l’odore dei lacrimogeni. Si vedono le devastazioni, e i mezzi della nettezza urbani che rimuovo i cassonetti sfasciati e incendiati,. Il corteo del giorno dopo, se si farà, dovrà passare proprio per quella strada. Nella grande spianata sul mare dove c’é la sede def GSF c’e molta gente. Sul palco dove c’é stato il mercoledí il concerto di Manu Chao la gente prende il microfono e parla. Uno dice che “ c’era bisogno di un martire, e adesso lo abbiamo” e la gente reagisce furiosamente contro questa mentalitá . Un altro dice “voi che vi permettete il lusso di essere pacifisti non avete avuto le esperienze che ho io. La non violenza non porta a nulla”, e viene subissato di fischi. Piú in là, c’é Gad Lerner che vuole fare una diretta per La 7 sulla giornata. Sul palco c’e’tutto il direttivo del GSF, piú il sindaco di Genova. Molta gente seduta attorno. Marcello si trova per caso a essere seduto tra Franca Rame e Sergio Cusani. Appena inizia la trasmissione, con lo scopo dichiarato di informare chi non c’era su cosa é successo, un esagitato comincia ad insultare il sindaco, e non si riesce a farlo smettere. Blocca tutto, e Lerner lo invita a venire a parlare, lui si rifiuta ma continua ad urlare, e viene a questo punto spintonato via in malo modo. Dopo pochi minuti, saltano sul palco due ragazze sui 18 anni, che urlano che non si puó parlare cosí quando c’ é stato un morto, che delle ricostruzioni non gliene frega un cazzo, e via cosí. La situazione degenera, altri salgono sul palco, qualcuno strappa i microfoni e la trasmissione finisce. Marcello commenta la cosa con Franca e Cusani, e racconta la scena dei neri SS. Cusani dice che é una storia interessante, che andrebbe raccontata in TV. Si porta dietro Marcello a cercare Lerner, che peró ha altro a cui pensare. Ci sono invece due della RAI 2 che vorrebbero registrare la dichiarazione, ma Marcello si rifiuta, perché non si fida . Il taglio filogovernativo di RAI 2 é tale che potrebbero montare il pezzo in modo tale da far sembrare che tutto il movimento sia come quei delinquenti. Allora Cusani cerca se c’e’ Rai3, che é piú affidabile, ma non c’e’. Invece c’é Deaglio, direttore della Stampa, che sta a sentire interessato, si fa dare le coordinate, ma poi non si farà vivo. SabatoDaria decide di non venire alla manifestazione, perché teme, in caso di cariche, di non riuscire a muoversi co rigflessi pronti ed agilità come é necessario in quei casi. Chiara e Marcello vanno, e si trovano verso la testa del corteo. Quando si arriva al punto dove si lascia il lungomare per andare verso l’interno, ci sono già gli scontri, ma il grosso del corteo non ne é ancora interessato. In un momento di sosta, compaiono tre neri, disarmati. Marcello scatta verso di loro, e con altri li blocca. I tre (ragazzini inglesi sui 18 anni al massimo) passano un brutto momento. Mentre Marcello sta aggredendo verbalmente (che bello sapere l’inglese abbastanza da poterci litigare liberamente!) uno di loro, a questo arriva u n cazzottone. Un altro viene sbattuto contro un pilastro dei portici, mentre il terzo non se la passa meglio. C’é stata, per qualche secondo una atmosfera da linciaggio, anche perché , oltre al Nostro, c’era solo una ragazza che poteva parlare bene inglese con i neri. Ma la situazione é stata recuperata, ed é cominciata una discussione accesissima, ma non violenta, con questi qui. Che si sono rivelati dei ragazzini cretini, che non pensano a quel che fanno. Dopo un quarto d’ora, erano lí con l’aria mogia mogia, senza sapere piú cosa rispondere, e sono tornati indietro, in direzione opposta agli scontri. Qualche imbecille (tipicamente Francesco Merlo in prima pagina sul Corriere di Domenica) ha detto che il GSF era connivente perché non ha disarmato i neri e non li ha consegnati alla polizia. Secondo lui, noi, a mani nude, avremmo dovuto, il giorno prima, disarmare quel battaglione di neri, oppure prendere questi tre, attraversare le file dei loro compagni che tiravano sassi e molotov, attraversare la terra di nessuno tra loro e la polizia, e poi arrivare sino ai poliziotti per consegnarli? La sera prima, sul palco di Lerner, uno dei Cobas ( che proprio non si possono definire dei non-violenti) ha detto che loro ne hanno disarmati parecchi, e che c’erano anche dei ragazzini di 13 anni, stranieri, esagitati peggio dei piú grandi. Il corteo riparte, ed arriviamo senza incidenti alla piazza dove tutto si conclude. Ma gli scontri continuano ad un chilometro dalla casa di Chiara, e verso sera, oltre al rombo onnipresente degli elicotteri, arriva anche qualche folata di lacrimogeni. Sentiamo l’elicottero tutta la notte, e non capiamo perché. Il giorno dopo sappiamo dell’assalto alla scuola Diaz, e ci viene da piangere dalla rabbia. Marcello pensava, dopo 30 anni, e quattro di governo della sinistra, che la polizia fosse cambiata da quella che attaccava i cortei nel 68 , ma si deve ricredere. Peró c’é una differenza rispetto ai sentimenti che si provavano allora dopo gli attacchi. Allora anche nella sinistra c’era una logica per cui la violenza era in qualche misura inevitabile, anche se non considerata un valore dalla maggioranza di noi. Di conseguenza una sconfitta nella strada incideva, quanto meno simbolicamente, su un passaggio obbligato del percorso che volevamo compiere. A Genova é stato chiaro che quel che é successo nelle strade non ha sconfitto nessuno di noi, perché i nostri obiettivi non sono la presa del Palazzo d’Inverno, ma cose come la riduzione del tempo di brevetto farmaceutico, o l’abolizione della Banca Mondiale. Non sono obiettivi piú piccoli, sono diversi, e per questi fini é irrilevante cosa succede in uno scontro di piazza. Quelli sono affari dei neri e della polizia. Bisognerà stare molto piú attenti a non farcisi coinvolgere la prossima volta. Siamo stati ingenui, ma non siamo stati battuti.
Cari amici, allora io ero a Genova. Io ho visto. Non date retta ai giornali ed ai telegiornali. E' stata una cosa pazzesca, un massacro. E' difficile raccontare cio' che e' avventuto tra venerdi' e sabato. Per farlo mi aiuto con quello che ho visto io e quello che hanno visto altri carissimi amici presenti a Genova. Vi prego di avere la pazienza di leggere e' veramente la cronaca di un incubo che difficilmente sentirete sui grandi mass media. 1.Io arrivo Giovedi' a Genova dopo la festosa manifestazionedei migranti, 50.000 persone. Ci sono i campi di raccolta, siamo tantissimi. Migliaia di persone assolutamente pacifiche, un clima meraviglioso (vi ricordate i campi scout?) si discuteva si cantava si stava bene insieme. Scout e militanti, volontari e professionisti e venerdi' mattina iniziamo le piazze tematiche in una citta' blindata:le varie associazioni si troveranno sparse nella citta' per fare un assedio festoso con danze, performance e slogan alla famosa linea rossa. A questo punto sul lungo mare arriva il famoso blak blok, alcuni di loro vengono visti parlare con la polizia, altri direttamente escono dalle loro fila.Parlano soprattutto tedesco. Iniziano a sfasciare tutto. Polizia e carabinieri stanno fermi. I Black block cercano di infilarsi nel corteo dei lavoratori aderenti ai COBAS e altri sindacati, di cui picchiano uno dei leader, vengono respinti a fatica. Poi i black blok puntano sulla prima piazza tematica (centri sociali), piombano armati fino ai denti. La polizia li insegue, i manifestanti si trovano attaccati prima dai black e poi dalla polizia che a quel punto inzia le cariche violentissime. I Black se ne vanno e piombano sulla piazza dove c'era la rete di Lilliput (commercio equo, gruppi cattolici di base, Mani Tese..ecc.). La gente facendo resistenza pacifica cerca di allontanarli. La polizia insegue: carica la piazza. La gente alza le mani grida pace! Volano lacrimogeni manganellate. Ci sono feriti. I Black se ne vanno e continuano a distruggere la città... 300-400 del Black Bloc vagano per Genova, chi li guida conosce perfetttamente la citta': il loro percorso di distruzione punta a raggiungere tutte le piazze tematiche dove ci sono le iniziative del movimento.. E' impressionante. Si muovono militarmente, si infiltrano, i capi gridano ordini, gli altri agiscono. E a ruota arrivano polizia e carabinieri Intanto nella piazza tematica dove c'e' l'ARCI e l'Associazione Attac ecc.: tutto va bene, nel primo pomeriggio si decide di andarsene dal confine con la linea rossa fino ad allora assediata con canti, scenette, ecc. La gente sfolla verso Piazza Dante, la polizia improvvisamente lancia lacrimogeni alle spalle,. Fuggi fuggi generale. Gli ospedali si riempiono di feriti. Molti pero' non vanno a farsi medicare in ospedale: la polizia ferma tutti quelli che ci arrivano. E' sera. La gente e' sconvolta, molti inziano a essere presi dalla rabbia. Dei black improvvisamente non si ha piu' notizia. Alla cittadella dove c'e' il ritrovo del Genoa Social Forum saremo diecimila.E' arrivata la notizia della morte del ragazzo. C'e' paura, i racconti di pestaggi violentissimi si moltiplicano. Ragazzi e suore che piangono. C'e' un sacco di gente ferita. Un anziano che piange con una benda in testa, è un pensionato metalmeccanico. C'e' Don Gallo della Comunita' di San Benedetto. C'e' la mamma leader delle Madri di Plaza de Mayo in Argentina, quelle che da anni cercano notizie dei loro figli desaparecidos: dice che e' sconvolta per quello che ha visto con i suoi occhi, gli ricordano troppo l'Argentina della dittatura: non pensava fosse possibile in Italia Intervengono mio fratello, Luca Casarini delle tute bianche e Bertinotti (l'unico politico che ha avuto il coraggio di correre ) calmano tutti: ragazzi non uscite in piccoli gruppi, non accettate la sfida della violenza. Si decide che la risposta sara' la grande manifestazione del giorno dopo, saremo in tantissimi, pacificamente contro tutte le provocazioni e le violenze di black block e forze dell'ordine. Il senatore Malabarba racconta che e' stato in questura. Ha trovato strani personaggi vestiti da manifestanti, parlano tedesco ed altre lingue straniere. Confabulano con la polizia e poi escono dalla questura. Scoppia improvvisamente un incendio in una banca vicino alla cittadella. Gli elicotteri ci sono sopra: per piu' di 40 minuti non arriva ne' pompieri ne' niente. Di notte uno dei campi dove siamo a dormire, il Carlini, viene circondato dalla polizia. Entrate a perquisire, fate quello che volete. La gente piange: implorano di non essere ancora caricati. La polizia entra: nel campo non trova niente. 2. Sabato: la grande manifestazione, siamo veramente una moltitudine. Il corteo parte, ci sono mille colori. Gente di tutto il mondo. Tutte le associazioni, il volontariato, i contadini, i metalmeccanici, i curdi, ....ecc. Canti, danze, mille bandiere. Piazzale Kennedy. Non ci sono scontri. Non c'e' niente. Sbucano i black Block La polizia improvvisamente, senza alcun motivo, spacca in due l'enorme manifestazione. . Si scatena la guerra. Cariche dovunque, manganellate. Sono impazziti. La polizia carica i metalmeccanici della FIOM, i giovani di Rifondazione. Iniziano inseguimenti per tutta Genova. Chi rimane solo è inseguito, picchiato. Decine di persone testimoniano di inseguimenti e pestaggi solo perche' riconosciuti come manifestanti. E' picchiato dalla polizia un giornalista del Sunday Times (sul numero di oggi racconta la sua avventura...) In un punto tranquillo della manifestazione, sul lungomare, improvvisamente da un tetto vengono sparati lacrimogeni che creano panico. Usano gas irritanti, producono dermatiti, non fanno respirare. I Black Bloc? compaiono e scompaiono, nessuno li ferma. Attaccano un ragazzo di Rifondazione. Gli spaccano la bandiera e lo picchiano. Attaccano a pietrate i portavoce del Genoa Social Forum. Spaccano vetrine ed incendiano. Sono armati fino ai denti: ma come ci sono arrivati nella Genova blindatissima? La testa della grande manifestazione è tranquilla, il Genoa Social Forum fa l'appello di defluire con calma, di non girare da soli per la citta'. Veniamo indirizzati verso Marassi dove ci sono i pulman di quelli arrivati la mattina. Siamo fermi li'. Non si puo' andare avanti: a piazzale Kennedy e' guerra. Siamo in tanti fermi, seduti per terra. Improvvisamente partono i lacrimogeni. Fuggi fuggi generale. Si cerca di tornare verso la cittadella del Genoa Social Forum: passano camionette della polizia da dove urlano: vi ammazzeremo tutti! La seconda parte del corteo non arriverà mai alla piazza dove era prevista la conclusione. Tutte le persone vengono caricate indistintamente sul lungo mare. Chi riesce scappa nei vicoli verso la collina, dove si scatena una vera e propria caccia all'uomo. Sabato notte, la manifestazione era ormai finita da alcune ore, la polizia irrompe nella Sede stampa del Genoa Social Forum. Picchiano tutti con una violenza impressionante. In particolare sono interessati alla documentazione (testimonianze, video, foto...ecc.) che raccontano quello avvenuto tra venerdi' e sabato: sono molti attenti a distruggere tutto. Vengono distrutti tutti i PC e tutto il materiale che trovano, viene arrestato l'avvocato che coordina il gruppo di avvocati presenti a Genova. Viene distrutto o portato via anche tutto il materiale che gli avvocati avevano raccolto per difendere le persone arrestate. Adesso non si sa piu' neanche quante sono e quali sono le accuse. Durante la perquisizione, fatta senza alcun mandato, a parlamentari, avvocati, giornalisti e medici e'impedito di entrare. Le famose armi comparse oggi in conferenza stampa ieri non si erano viste....rimangono i feriti e gli arrestati. Del black blok non si sa piu' niente. Vi assicuro, due giorni da incubo: black block e forze dell'ordine hanno fatto un massacro e volevano farlo. Poliziotti e carabinieri erano stati montati in modo pazzesco, fin da venerdi' mattina urlavano e insultavano.. Gli hanno veramente lavato il cervello. E poi oggi a sentire televisioni e leggere giornali: Dio mio sembra proprio un regime: dove hanno scritto la verita' che tutti noi che eravamo li' abbiamo visto? Divento poi matto a pensare che alcuni potranno ancora pensare: "voi contestatori, dite le solite cazzate..." Non fatevi imbrogliare, abbiate il coraggio di mettere in discussione i vostri convincimenti sulle meravigliose forze dell'ordine italiane e sugli apparati democratici del nostro Stato. A Genova veramente e' avvenuto qualcosa di pazzesco. Hanno inaugurato il nuovo governo.... Un'altra piccola cosa: sul giovane ammazzato. La sapete la prima versione della questura prima che comparissero i video? ammazzato da un sasso lanciato da altri manifestanti....... Se pensate che molta della documentazione raccolta da testimoni e' stata distrutta dopo l'irruzione alla sede del Genoa Social Forum di questa notte....ci rimangono le "sicure" versioni delle forze dell'ordine...
Meditate e per favore fate girare, stampate, parlate, c'e' bisogno di raccontare la verita'. A vostri amici, parenti, colleghi di lavoro. Vi prego non voltatevi dall'altra parte. grazie Stefano Agnoletto
P.S. Mio fratello e' distrutto, mi ha detto: è pazzesco, sembra di essere nell' America Latina negli anni 70. Forse neanche lui aveva capito fino in fondo con chi aveva a che fare e che governo e responsabili delle forze dell'ordine potessero arrivare a tanto.
I
corpi speciali:«È vero, li abbiamo massacrati» Nell’inferno
di Bolzaneto c’erano i Gom. In quella caserma di Genova trasformata in
carcere e diventata un incubo per le decine di fermati, c’erano i Rambo
del Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria. Le testimonianze
dei pestaggi arrivano a valanga nei giornali la gente randellata, i denti
spaccati, i calci nei testicoli con gli anfibi d’ordinanza, le frasi e i
gesti cattivi e umilianti, le risate degli aguzzini e le gratuite esplosioni
di sadismo collettivo, le minacce di stupri con i manganelli agitati. «Basta,
i Gom vanno sciolti e subito», lo chiede la Cgil, che ha parlato con chi
quella sera maledetta c’era.
La testimonianza di Marco Revelli sul sito www.einaudi.it
http://www.einaudi.it/einaudi/ita/news/can1/5-233.jsp
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APPELLO PER LE MANIFESTAZIONI DI GENOVA |
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La Sinistra Giovanile, in quanto parte del Genoa Social Forum, condivide e sostiene l’appello per le manifestazioni di Genova e invita pubblicamente alla sua adesione e sottoscrizione tutti i canturini e, soprattutto, personalità locali del mondo della cultura, dell’arte , della scienza, dello spettacolo e dello sport!
Appello per le manifestazioni di Genova (G8 - 20/22 luglio 2001) E' questione di democrazia saper ascoltare quello che un numero crescente di persone di tutto il mondo chiede in merito al superamento degli squilibri esistenti nel pianeta. E' questione di democrazia saper vedere quello che milioni e milioni di persone soffrono a causa di scelte politiche ed economiche che allargano anziché ridurre la forbice tra poveri e ricchi. E' questione di democrazia saper rispondere delle innumerevoli ingiustizie, disastri ambientali, guerre e morti per fame che questa globalizzazione produce. E' questione di democrazia dare voce a chi denuncia che con questo modello di sviluppo, non è pensabile nessun futuro dignitoso né per i popoli affamati, né per le nostre società, sempre più al centro di fenomeni di esclusione sociale, ma anche sempre più arroccate in difesa di lussi e privilegi. Saremo con i centomila che verranno a Genova nei giorni del G8 per manifestare e per dire pacificamente che "un mondo diverso è possibile". Qualcuno vuole impedire che ciò accada. Esplicitamente o semplicemente non rispondendo a chi chiede di poterlo fare. Anche il diritto a manifestare è questione di democrazia. E la democrazia non si sospende. Mai. GENOA SOCIAL FORUM Sinistra Giovanile coordinamento del canturino
Tutti coloro che volessero avere ulteriori informazioni o partecipare alla manifestazione del 21 a Genova, possono chiedere della Sinistra Giovanile durante la Festa de l’Unità di Cantù, che si terrà dal 6 al 22 luglio, rivolgendosi agli inservienti del ristorante o del bar! Oppure scrivete a democraticisinistra@libero.it o a sgcomo@virgilio.it o chiaramente a me: vladimir@interfree.it
Se volete ulteriori informazioni visitate: e per i più estremisti ( non tirate le pietre, oltre che stupido perchè gli altri sparano, è controproducente ) visitate: E' importantissimo far girare questo volantino! |
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SEI MILIARIDI E MEZZO DI IPOCRISIA !! |
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Mi riesce difficile iniziare questo discorso , anche perchè non ho ben chiaro l'obiettivo finale. Però una cosa la so: sono arrabbiato! A scanso di equivoci, non sono un neo sessantottino contestatore a tutti i costi, un amante dell'opposizione sociale sempre e per forza, ma quando si sentono notizie di questo tipo, 6 miliardi e mezzo per 8 uomini ricchi e potenti e loro scorte, la reazione non può essere altrimenti. Non tanto per il costo in se, anche se sono convinto che di quella nave si poteva benissimo farne a meno, quanto per il fatto che gli 8 potenti, li alloggiati con tutte le comodità e i privilegi del caso, discuteranno dei problemi della povertà nel mondo, della gente che muore di fame, dei bambini malati di aids o coinvolti in qualche guerra, dello sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici, dell'ambiente e in generale dell'economia mondiale, forse proponendo qualche soluzione, di tipo paternalistico e caritatevole, tanto per cercare di convincere qualcuno che sono stati 6 miliardi e mezzo non spesi male. Nel frattempo, mangeranno a volontà, avranno modo di divertirsi, di fare bagni in piscina, di fare free climbing, di rilassarsi, tra un incontro politico e l'altro, di osservare, anche un po' divertiti i contestatori globali con l'arroganza di chi sa già di aver vinto, comunque si concluda il g8. Poi, come sono venuti, torneranno a casa, la nave salperà per altri lidi, e chi muore di fame, che stupido, continuerà a farlo. Detto tutto questo, una domanda sorge spontanea (Lubrano docet), se gli 8 potenti hanno diritto a un trattamento privilegiato, i contestatori globali hanno diritto a manifestare, cosi' come prevede la nostra costituzione , oppure no? Si può sospendere la democrazia? Saluti globali Giuseppe Jennarelli, coordinatore della Sinistra Giovanile del canturino |
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