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8 marzo 2006
all'On. SANDRO BONDI Forza Italia
Palazzo Montecitorio 00186 R O M A
abbiamo ricevuto l'opuscolo "I frutti e
l'albero, cinque anni di governo Berlusconi letti alla luce della dottrina
sociale della Chiesa" che, riteniamo, sia stato inviato a tutte
le parrocchie e le comunità religiose in Italia. E' giunto anche alla
nostra Casa per la Pace in Firenze. Non possiamo nascondere lo stupore o
meglio, la nostra indignazione, non perchè lei ci ha inviato pubblicità
elettorale, cosa legittima e che molti fanno, ma per aver avuto l'ardire di
affermare che molti provvedimenti dell'attuale Governo sono in "forte
consonanza con la dottrina sociale della Chiesa".
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le leggi ad personam, ·
il mancato provvedimento
per i detenuti (nonostante le 26 interruzioni con applausi durante
l'intervento di Giovanni Paolo II in Parlamento che chiedeva un atto in
quella direzione), ·
impoverimento di molte
persone, ·
legge Bossi-Fini (più
repressiva che altro: dalla relazione della Corte dei conti per l'anno 2004,
le spese per "misure di sostegno" risultano pari a 29.078.933 euro
contro i 115.467.102 euro per quelle di contrasto, fra cui rientrano i costi
per i cosiddetti CPT - Centri di permanenza temporanea), ·
il mancato sostegno alla
cooperazione internazionale (siamo l'ultimo tra i Paesi donatori Ocse, con
lo 0,15% del PIL per il 2005), ·
la riduzione drastica del
Fondo per lo Sminamento Umanitario, ·
l'incremento inarrestabile
delle spese militari (una spesa pari a 478 dollari pro-capite annui, a
fronte di appena 545 euro per stato sociale, contro i 1.558 di media UE), ·
il sostegno alla guerra in
Iraq motivata con continue menzogne, ·
il tentativo di modificare
la legge 185 e di impedire il controllo parlamentare del commercio delle
armi, ·
il mancato finanziamento e
sostegno ai giovani in Servizio Civile (malgrado la Corte Costituzionale
abbia stabilito che sia il servizio civile che quello militare concorrono
alla difesa della Patria, al primo si assegnano 224 milioni di euro, ed
al secondo 19.021 milioni di euro, più 1.200 milioni di euro per le
missioni militari e vari fondi fuori bilancio della difesa per nuovi sistemi
d'arma), ·
la mancata cancellazione
del debito dei paesi poveri (a cinque anni dalla storica assunzione di
responsabilità nell'anno del Giubileo, inoltre, l'Italia può
"vantare" di non avere nemmeno rispettato gli obblighi derivanti
dalla legge 209/2000, che prevedeva una cancellazione di 6 miliardi di euro,
mentre ad oggi ne sono stati cancellati solo 2,5 miliardi) ·
e molte altre cose tra cui,
cosa non secondaria, il coinvolgimento di autorevoli personaggi nella
tristemente nota Loggia massonica P2. Ma non è solo di questo che ora vorremmo
parlare. Ci indigna l'arroganza, la mancanza di pudore, la presunzione nel
presentarsi come interpreti fedeli del magistero, della Dottrina Sociale
della Chiesa e delle radici cristiane; l'uso strumentale dei riferimenti
religiosi per il proprio potere; il tentativo di blandire gli interlocutori
con sdolcinati riferimenti al magistero della Chiesa.
Se vuole far campagna elettorale non utilizzi a
proprio uso e consumo i riferimenti religiosi, cosa che purtroppo capita
spesso a qualche autorevole esponente del suo gruppo politico.
Via Quintole per le Rose, 131 50029 Tavarnuzze (Fi) info@paxchristi.it - segreteria@paxchristi.it |
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Risposta all’editoriale di Alessandro Sallusti pubblicato martedì 7 marzo sul quotidiano La Provincia. |
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Ringraziamo Alessandro Sallusti per aver dato degli imbecilli ai cosiddetti "no-tav comaschi", a dimostrazione che anche la mamma dei maleducati è assai prolifica. Non scenderemo al suo livello, ma cercheremo di argomentare le ragioni di noi imbecilli, anche in riferimento ai diversi interventi di esponenti politici ed istituzionali che si sono posti a difesa delle grandi opere. Innanzitutto una precisazione di carattere generale: il movimento della Val di Susa non è «contro il corridoio 5», né è contrario a trasferire il trasporto dalla gomma alle rotaie. Gli abitanti e i sindaci della Val di Susa (tutti, dalla destra alla sinistra) sostengono che sventrare la valle per la Tav è anti-economico e rischioso per la loro salute. Sostengono, inoltre, che la previsione di incremento di traffico merci per giustificare la Tav è fantasiosa e che con una spesa pari a un decimo di quella prevista per la Tav in Val di Susa si potrebbe rinnovare la linea ferroviaria già esistente moltiplicando per tre la sua capacità di trasportare merci e viaggiatori. Sono arrivati a queste conclusioni con l’aiuto di esperti indipendenti che hanno studiato i problemi senza presentare note spese, senza aspirare ad aggiudicarsi appalti e senza rivendicare candidature politiche. Queste obiezioni, concrete e documentate, non possono essere accolte con un'alzata di spalle, soprattutto quando ci si trova dinanzi a intere popolazioni che partecipano attivamente a un processo di studio e di formazione delle decisioni. Veniamo ora alle questioni locali. Autostrada
Como/ Varese. Il piano territoriale di coordinamento della Provincia prevede tre diversi tracciati per collegare Como a Varese: un'autostrada, una variante alla statale Briantea e una variante alla provinciale Garibaldina. Ben tre "grandi opere", quindi, nessuna delle quali gode di finanziamenti certi. Ognuna delle tre, viceversa, incontra opposizioni vivaci da parte dei rappresentanti delle comunità locali. Più che grandi opere, un grande spreco di risorse in studi e progetti, mentre un bellissimo progetto del Politecnico per una metrotramvia Como-Cantù-Olgiate viene lasciato nel dimenticatoio. Alta
velocità Milano/ Zurigo. Lo stesso piano prevede il quadruplicamento della linea ferroviaria Monza - Como non, come sarebbe auspicabile, per trasferire su treno le merci che valicano le Alpi, ma per velocizzare il traffico passeggeri da Milano a Zurigo. Interporti
e terza corsia A9. Anziché fermare i tir nella cintura milanese, si pensa di insediarli a Chiasso (ex Albarelli) e/ o di ampliare Lario Tir a Montano e il progetto di terza corsia dell'A9 è funzionale a questa sciagurata idea di attirare sempre più tir a ridosso di Como, anche in contrapposizione con le scelte strategiche svizzere e con il trattato internazionale Convenzione delle Alpi. Paratie. Altro che preclusioni ideologiche: le paratie hanno costi economici e ambientali pesantissimi per la collettività, sono inutili, metteranno a soqquadro la città a scapito di turismo, economia e mobilità locali, ci sono già costate 700.000 euro e costeranno complessivamente almeno 16 milioni di euro, al netto di future consulenze o progetti, rincari di materiale, direzione lavori e altri imprevisti vari. Certo, in gran parte sono contributi statali e regionali, ma non è un buon motivo per gettarli letteralmente nel lago. Oltre a ciò esistono autorevoli pareri scientifici e tecnici che definiscono l'opera inutile e ad alto rischio idrogeologico. Questo è ambientalismo scientifico, ossia che si basa su dati e non su ideologie. Il sondaggio condotto anni fa dalla stessa La Provincia rivelò che più del 90 per cento dei comaschi, con il loro buon senso, erano decisamente contrari alle paratie, a partire dai commercianti in riva al lago che per primi devono fare i conti con le sempre più rare esondazioni. Evidentemente il Sig. Sallusti citando la mamma degli imbecilli si riferisce alla madre di quasi tutti i comaschi. Potremmo continuare con altri sei o sette esempi di progetti assurdi, che non rispondono a criteri di sostenibilità, ma sono ispirati al consumo di territorio e ad un'idea di benessere come espansione illimitata delle attività umane nel tempo e nello spazio. È come se un individuo, nascendo, si ponesse l'obiettivo non di crescere, ma di diventare obeso fino a scoppiare. Questo è il punto vero. Sallusti sostiene che l'ambiente va usato: sembra non rendersi conto che l'ambiente non è una merce ma è il contesto che ci consente di vivere. Dice che la natura è quanto di più feroce e pericoloso esista al mondo. Noi pensavamo che per un credente la natura fosse un dono di Dio, e come tale andasse rispettato. Ma lasciamo perdere i massimi sistemi, torniamo alla nostra capanna sul Bisbino, dove i cinghiali ce li ha riportati qualche umano irresponsabile. Torniamo vicino a piazza Duomo, dove disturba meno un treno di qualche centinaio di automobili inquinanti. Torniamo al tragitto Milano - Como nelle ore di punta, dove il più lento e scassato dei treni è concorrenziale alla macchina. Ecco le vere grandi opere, sulle quali anche noi saremmo d'accordo: manutenzione del territorio, mobilità pubblica, treni che funzionano, impiego delle risorse per progetti a basso consumo energetico e a basso tasso di inquinamento (possibilmente pubblici, per evitare che i beni comuni essenziali come aria, acqua, suolo ed energia diventino fonte di ricchezza per i "soliti noti"). Proprio perché i nostri avi ci hanno consegnato un mondo vivibile, dove il rapporto tra natura e attività antropica era contrassegnato dall'equilibrio, abbiamo il dovere di non metterci in situazioni di squilibrio, che invece avanzano inesorabilmente, su scala globale come su scala locale, e che vengono giustificate in nome dello sviluppo. Il
movimento degli abitanti della Val di Susa ha avuto il merito di svelare il
significato di questa parolina magica: la trasformazione del territorio in
un gigantesco mercato globale, nel quale la velocità di spostamento delle
merci assume la priorità sulla qualità della vita e delle relazioni
sociali. Beppe Grillo sintetizza felicemente, a modo suo, il senso di questa
parola quando descrive l’ebbrezza che deve provare la mozzarella a
viaggiare a 300 all’ora. È un “modello di sviluppo” basato su grandi
affari, inquinamento, precarietà del lavoro e della vita. Quasi
tutte le "grandi opere" comasche rispondono a questa logica, anzi
la assumono pienamente, in un quadro generale di povertà culturale che
affligge le lobbyes politiche ed economiche locali e che condanna – prima
e ancor più della mancanza di infrastrutture! – il territorio ad un
preoccupante declino. Noi imbecilli la pensiamo così. Ci scusi per il disturbo, caro maleducato Sallusti. A
nome dei promotori: Enzo
Arighi, Nicola Casale, Enzo D'Antuono, Roberto
Fumagalli, Celeste Grossi, Danilo Lillia, Luca
Lucarelli, Lidia Martin, Guido Ortolani, Massimo
Patrignani, Elisabetta Patelli, Nicoletta
Pirotta, Donato Supino
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LETTERA APERTA A PAPA BENEDETTO XVI |
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