IL CONTRATTO NON ONORATO DEL CALVALIERE Su Irpef, reati, disoccupazione e infrastrutture gli impegni non sono stati rispettati

Eccoli. Si possono finalmente contemplare, sui muri delle città e nel sito di Forza Italia, i nuovi manifesti 6x3 di Silvio Berlusconi. Segnano l´avvio dell´ "operazione verità" voluta dal premier in vista delle elezioni di primavera. Ma occorre chiedersi: sono all´altezza della sua fama di Grande Comunicatore? Gli garantiscono il recupero della popolarità perduta? La prima impressione è negativa; per le vistose pecche stilistiche e ancor più per i contenuti, che si esauriscono nella pedante rivendicazione di un merito assai dubbio.

Vediamo innanzitutto gli aspetti formali. L´immagine è quella classica di Berlusconi, un abito grigio che sorride; la testa, però, appare tagliata alla sommità della fronte, quasi a nascondere un trapianto di capelli dall´esito deludente. Lo sforzo di personalizzazione del messaggio è tale che manca ogni riferimento al simbolo del partito azzurro, implicitamente giudicato poco attraente. La scritta, "Stiamo mantenendo tutti gli impegni! ...e andiamo avanti!", sorprende per la sua goffaggine: le frasi, una composta in carattere tondo e l´altra in corsivo, sono malamente appiccicate; e due punti esclamativi in una manciata di parole sono decisamente troppi, mentre i tre puntini di sospensione risultano fuori posto in un annuncio che vorrebbe essere lapidario. Nel guardare, si respira una buffa aria di dilettantismo. Niente a che vedere con la scientifica immediatezza degli slogan del 2001, "Meno tasse per tutti" o "Pensioni più dignitose".
Consideriamo poi le questioni di sostanza. È strano che Berlusconi punti ancora sull´autoelogio: lo fece già nella campagna per le europee del 2004, con una serie di poster che davano i numeri delle sue presunte realizzazioni, ma i risultati furono disastrosi: Forza Italia perse ben otto punti percentuali rispetto a tre anni prima. Per un politico è sempre rischioso basare la propaganda sull´esaltazione delle passate gesta. Se un elettore si sente insoddisfatto di lui, non sarà certo qualche raffica di autoapplausi a fargli cambiare idea.

I rischi si moltiplicano quando il politico, nel tracciare un bilancio trionfalistico del proprio operato, calpesta la realtà, esponendosi a confutazioni fin troppo facili. E questo sembra proprio il caso di Berlusconi. Nei manifesti or ora affissi egli afferma di aver onorato un pezzo di carta che cita espressamente, il Contratto con gli italiani del 2001, ma i dati dimostrano che non è vero. Perfino un giornale sempre benevolo con il Cavaliere, il "Wall Street Journal", il 21 aprile scorso è stato costretto a prendere atto delle gravi inadempienze: "Gran parte della piattaforma elettorale rimane sul tavolo di progettazione", c´è "un record di inefficacia e immobilità tinto da scandali personali". Basta esaminare lo stato di attuazione delle cinque promesse contenute nel Contratto, una per una.

1) Berlusconi si impegnò a introdurre un´Irpef con due sole aliquote, «23 per cento per i redditi fino a 200 milioni di lire» e «33 per cento per i redditi sopra i 200 milioni». Nulla di ciò è successo: le aliquote sono ancora quattro, la più alta è addirittura del 43 per cento.

2) Ai sensi del Contratto, avrebbe dovuto verificarsi «una forte riduzione del numero dei reati rispetto agli attuali tre milioni». Nessuno l´ha vista. Secondo l´"Annuario" Istat appena uscito, al contrario, i reati per i quali si è iniziata l´azione penale, che nel 2000 erano 2.533.000, con i governi di centrodestra sono aumentati: se ne sono contati 2.879.000 nel 2001, 2.842.000 nel 2002, 2.890.000 nel 2003. Se ci si limita ai soli delitti denunciati dalle forze dell´ordine anch´essi sono saliti, passando da 2.163.000 nel 2001 a 2.231.000 nel 2002 a 2.456.000 nel 2003. Il dispiegamento dei fantomatici poliziotti di quartiere non pare aver prodotto effetti.

3) L´«innalzamento delle pensioni minime ad almeno un milione di lire al mese», invece, c´è stato. Però ha riguardato soltanto un quarto degli assegni più bassi, giacché chi aveva meno di 71 anni non ha ricevuto neanche un euro. Eppure nel Contratto non si prevedevano discriminazioni in base all´età.

4) Al mondo del lavoro Berlusconi assicurò, testualmente, il «dimezzamento dell´attuale tasso di disoccupazione». Quel tasso, in calo già durante i governi dell´Ulivo, nel maggio del 2001 era del 9,6 per cento; a fine legislatura avrebbe dovuto ridursi al 4,8. In realtà non è mai sceso sotto il 7,5 per cento, ed è matematicamente impossibile che lo faccia in tempo utile.

5) Più difficili sono i calcoli a proposito della realizzazione di infrastrutture. Il Cavaliere promise l´«apertura dei cantieri per almeno il 40 per cento degli investimenti previsti dal Piano decennale per le grandi opere». Il Piano comprendeva 127 iniziative per un valore complessivo di 126 miliardi di euro, il 40 per cento equivaleva dunque a 50,4 miliardi. Ebbene, il ministro Pietro Lunardi ha dichiarato il 23 agosto scorso: «Abbiamo appaltato e cantierato opere per 34 miliardi, il 26,5 per cento del primo programma di infrastrutture»; ben meno del 40 ipotizzato. Secondo "Il Sole-24 Ore" del 22 aprile, però, il consuntivo era ancora più magro. Il Piano infatti, a causa dell´aggiornamento dei costi, valeva ormai 196 miliardi, rispetto ai quali i 34 miliardi vantati costituivano appena il 17,3 per cento.

Questo è quanto. Dall´esame delle nude cifre, emerge che il Contratto non è stato affatto rispettato: gli obiettivi 1, 2 e 4 sono stati sicuramente mancati, il 3 è stato centrato soltanto in parte, il 5 chissà. Perciò proclamare che «stiamo mantenendo tutti gli impegni», come fa Berlusconi nei manifesti freschi di stampa, è palesemente assurdo.

Se fosse un uomo di parola il premier, ritrovandosi a mani semivuote, farebbe scattare se non altro la clausola finale del Contratto. «Nel caso in cui al termine dei cinque anni di governo almeno quattro su cinque di questi traguardi non fossero stati raggiunti», giurò l´8 maggio 2001 al cospetto di Bruno Vespa, «Silvio Berlusconi si impegna formalmente a non ripresentare la propria candidatura alle successive elezioni politiche. In fede». Parole chiarissime. Ma all´eventualità di un passo indietro il Nostro non ha mai seriamente pensato, e adesso è infognato fino al collo nella campagna per la riconferma. Il 28 novembre, anzi, ha cominciato a dire di voler predisporre un nuovo e «più ampio» Contratto. Si salvi chi può! Se il primo fu un astuto esercizio di demagogia, il secondo si profila fin da ora come una pura e semplice pagliacciata.

 

CLAUDIO RINALDI

da Repubblica - 1 dicembre 2005

(In attesa di autorizzazione)

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