Come sono andate le elezioni? Quali prospettive per l’Ulivo?

Giovedì 8 luglio, alla circoscrizione 6 di via Grandi 21 a Como, statistiche, numeri e riflessioni sul dopo elezioni e sul futuro del partito con Stefano Draghi, docente di metodologia delle Scienze sociali e Gad Lerner, giornalista.

 

L’associazione Liberamente-Cittadini per l’Ulivo ha organizzato ieri, giovedì 8 luglio, una serata di analisi e riflessione sui risultati elettorali europei ed amministrativi. La serata è stata pensata per «una riflessione pacata, tranquilla e costruttiva — ha affermato Alberto Bottinelli, moderatore della serata e coordinatore di Liberamente-Cittadini per l’Ulivo — per cercare di intravedere il futuro della nostra regione che presto andrà incontro a un’altra scadenza importante, le elezioni regionali».

Stefano Draghi, docente di metodologia delle Scienze sociali, ha cercato di far capire il significato dei «numeri» relativi ai risultati elettorali. «Una bella vittoria politica dentro a una grande stabilità elettorale» è stata la premessa e allo stesso tempo la conclusione del discorso dello statista.

Dall’analisi di Draghi risulta chiaro che il centro destra ha perso voti soprattutto per colpa di Forza Italia ma gli stessi voti persi non sono andati al centro sinistra. È ha vinto, in questo senso, l’astensionismo di chi ha preferito non dare fiducia agli Azzurri. Il centro sinistra, invece, ha conquistato i cittadini perché «gli elettori, avendo una propria razionalità — ha proseguito Draghi — hanno capito che per sconfiggere Berlusconi l’unica soluzione era votare Uniti nell’Ulivo, la cui linea di coesione e unità ha creato molte speranze». Insomma, unire le singole liste ha semplificato l’offerta politica e «ha sfidato le leggi elettorali perché battere Forza Italia e diventare la prima lista italiana è stato molto più importante delle differenze esistenti tra le singole liste della coalizione».

Oltre che una sfida alle leggi elettorali per il giornalista Gad Lerner «ciò che l’Ulivo ha fatto

è stata una vera e propria sfida alla legge di gravità, perché l’unirsi poteva significare perdere voti e non guadagnarli». E facendo riferimento ai dati sulle elezioni portati da Stefano Draghi, il giornalista ha affermato: «Purtroppo le cifre parlano chiaro, il centro sinistra non ha ancora guadagnato la fiducia degli elettori di centro destra che piuttosto preferiscono l’astensionismo». L’obiettivo di Uniti nell’Ulivo era quello di presentare una Federazione dotata di autonomia decisionale sulle priorità politiche e programmatiche e di una direzione politica unitaria: «Una grande forza unita ma autoritaria con una leaderschip autorevole — ha spiegato Lerner — anche se con Romano Prodi la paura della “minestra riscaldata” è sempre in agguato. Io però da bravo “prodiano”, come sono stato definito da molti durante la campagna elettorale, credo che l’ex presidente della commissione europea invece sarà in grado di portare finalmente autorevolezza, forza e innovazione a sinistra».

L’importante è crederci e mantenere l’unità. Questo perché proprio durante la campagna elettorale sono stati in molti a temere e a ironizzare sulla eventuale rottura nel centro sinistra subito dopo le elezioni. La posta in gioco è la credibilità e la responsabilità perché «il Paese, a fronte della crisi profonda di prospettiva del centro destra, richiede capacità di decisione e responsabilità — ha sottolineato Stefano Buzzi, portavoce di Liberamente, ricalcando le parole del documento scritto dall’associazione dopo le elezioni — e non capirebbe, anzi condannerebbe senza scampo il ritorno alle passate schermaglie identitarie, politologiche e di schieramento, dispute che hanno determinato un depotenziamento della proposta politica anche nel corso della campagna elettorale». Ed è proprio riguardo a ciò che Gad Lerner ha concluso: «Dobbiamo accentuare il nostro profilo innovativo e cercare di trionfare, perché non è vero che Uniti nell’ulivo si è frantumato in partenza; bisogna andare avanti senza proteste ma solo con il “fare” perché, come ha detto Stefano Draghi, anche i numeri ci hanno dato ragione». [Laura De Agazio, ecoinformazioni]

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