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Verde urbano, per capirne di piu' di A. Vavassori |
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Sintesi
delle lezioni on-line Verde urbano, per capirne di più che Angelo
Vavassori ha preparato per il sito de La città possibile
(http://www.cittapossibile.org/) dove i diversi temi verranno sviluppati
uno alla settimana. (Da ECOINFORMAZIONE) La qualità degli spazi pubblici della città influenza decisamente la qualità della vita degli abitanti ed al medesimo tempo riflette il livello culturale e civile della convivenza nelle nostre comunità. Lo spazio pubblico non è concepito i funzione dei cittadini e della loro caratteristica di abitanti e residenti, ma delle attività e della circolazione. Pertanto hanno il sopravvento le necessità dei veicoli, del loro parcheggio, i loro rumori e le loro emissioni. È tempo di passare dal conflitto alla coesistenza pacifica ed amichevole tra i vari utenti della città, esprimendo anche una nuova gerarchia di valori concretizzata dal riordino degli spazi urbani. Il verde urbano è uno degli strumenti privilegiati per riordinare moltissime delle funzioni degli spazi pubblici. Diamo spazio al verde ed ai suoi compiti di riorganizzazione e tutela ambietale e sociale. Il verde è: ordine urbanistico, climatizzazione della città, filtrazione ed antinquinamento, protezione e sicurezza per pedoni e ciclisti, spazio gioco e soggiorno all'aperto pubblico, paesaggio tipico del luogo, natura a portata di mano, arredo urbano ed accoglienza per residenti e turisti, spazio per le relazioni e la socialità, migliore gestione delle acque, del suolo e dell'aria, canalizzazione ed ordine viabilistico, serenità, relax ed avventura. Gli interventi saranno raccolti in quattro rubriche, che via via si completeranno con nuovo materiale informativo e didattico. Le rubriche sono: Verde ed urbanistica, Funzioni del verde urbano, Gestire il verde, Strumenti operativi. Pianificare il territorio oggi. La pianificazione del territorio è divenuta un processo alquanto articolato ed appesantito da complessità pluridisciplinari ed istituzionali. Il territorio urbano e paesaggistico in cui viviamo esprime la gerarchia di valori sociali ed economici della società civile. Il paesaggio è lo specchio della più generale cultura di tutte le componenti della società, compresa la classe politica. Il paesaggio, quindi, risulta essere la sommatoria di tutti gli interventi sul territorio naturale ed antropizzato, con i connotati storici delle generazioni che hanno partecipato alla sua attuale conformazione. Se ad orientare le scelte di pianificazione dello sviluppo urbano sono le classiche "zonizzazioni" ( o lottizzazioni, o altro aberrante termine simile) di settore, che prevedono una distribuzione sul territorio di funzioni e servizi impersonali sarà impossibile far trasparire le qualità insite nel paesaggio o nella riqualificazione urbana dettata dalle esigenze di fruizione degli spazi urbani da parte dei cittadini. È indispensabile procedere nella pianificazione con una rinnovata metodologia che dimostri di avere recepito il territorio non come semplice contenitore di destinazioni d’uso, ma come un continuo dinamico sistema di componenti ecologiche, antropiche e paesaggistiche costantemente in interscambio. Nella urbanistica o nella pianifazione territoriale attuale dobbiamo considerare che il verde non si realizza accidentalmente o attraverso gli attuali precari standard ad esso destinati, ma per scelta; e date le condizioni generali dell’urbanistica attuale sono scelte coraggiose ed onerose perché il verde ed il territorio oggi o si eredita o si acquista in modo oneroso. Anche nel passato il verde urbano è stato il frutto di scelte ed oneri non indifferenti delle amministrazioni pubbliche, sospinte da necessità di salute pubblica o di associazioni e movimenti culturalmente impegnati sulla riqualificazione della vita urbana. I primi passi del verde nell’Urbanistica. Vediamo, brevemente alcuni casi che hanno fatto la storia dei parchi urbani. Il movimento di sostegno alla creazione dei parchi urbaniha avuto la sua origine in Inghilterra alla fine del Settecento e prese piede ben presto anche in altri paesi come Francia e Stati Uniti. Il primo grande esempio è l’apertura ai cittadini del più noto e vecchio parco londinese che è Hyde Park, il quale era un bosco di proprietà reale che nel 1635 fu destinato uffialmente ai cittadini, prima per le necessità di legna, poi come area ricreativa. Tra il 1833 ed il 1843 vediamo il passaggio nel parlamento inglese di una serie di leggi che destinarono denaro pubblico per la creazione di parchi e giardini in varie città industriali. Le prime ad usufruirne furono Birkinhead, Derby e Liverpool. Tra il 1840 ed il 1860 a Parigi ebbe inizio un grande cambiamento di pianificazione della città con la creazione anche di vari parchi di grandi dimensioni come il Bois de Boulogne, Bois de Vicennes, il parco di Buttes-Chaumont per un totale di cica 100 ettari di parchi pubblici adiacenti al centro ed in direzione verso le zone di periferia residenziali. Abbattendo vecchi edifici e con bonifiche furono aperti ampi Boulevard alberati che dalla periferia cittadina portavano al centro città ( Hausmann) . Il movimento ottocentesco dei parchi urbani trovò negli Stati Uniti il terreno più fertile e proprio in questo Paese si sviluppò più che in ogni altro luogo. Dato che negli USA non vi era ne tradizione ne la disponibilità di parchi reali, questo sviluppo è ancor più significativo. Emblematico fu l’esempio di Boston, originatosi dall’acquisto da parte di un’associazione di cittadini di un’area di 50 ettari per ampliare il cimitero locale e realizzato con criteri paesaggistici inglesi. In breve tempo divenne meta di visitatori e gli stessi parenti in visita ai defunti vi passavano la giornata con pic-noc all’aperto nelle zone a bosco. Il successo di Central Park a New York si tramutò in un convincimento per tutti gli Stati Uniti nella necessità di dotarsi di aree verdi e in pochissimi anni tutte le grandi città si dotarono di parchi urbani. Nel 1850 ebbe inizio un nuovo concetto di parco denominato Boston Park System, una catena di parchi urbani uniti tra loro a formare un esteso corridoio verde all’interno della città. Concetto che domina ancor oggi nella progettazione del verde urbano negli Stati Uniti. Anche le nostre città si trovano nella situazione di dover fare delle scelte coraggiose per realizzare nuove aree a verdi urbane. Infatti le uniche superfici disponibili sono in genere le aree dismesse e bonificate da insediamenti ex industriali. Sono scelte coraggiose limitare lo sviluppo immobiliare edificato per dare spazio al verde pubblico. Tuttavia, siamo nella necessità, come ai tempi della prima industrializzazioneinglese di destinare aree di pregio a funzioni pubbliche che aprono spazi a funzioni di necessità publica di salute, igiene, climatizzazione, svago; cose che oggi chiamiamo funzioni di ecologia urbana. La formazione e la gestione di un patrimonio. Il verde pubblico è anche un grande patrimonio immobiliare e biologico vivente di proprietà pubblica, pertanto ha un immenso valore sia finanziario che di funzioni sul territorio. Il patrimonio vegetale esistente è una ricchezza collettiva che deve essere gestita e guidata con intelligenza, per obiettivi di fruibilità pubblica e di tecnica colturale e manutentiva. Ricordiamoci è un sistema vivente e perché rimanga tale è necessario che la città metta a disposizione del settore del verde i mezzi adeguati. In quanto patrimonio di beni il primo passo dovrebbe consistere nella redazione di un inventariato del patrimonio verde o censimento, qualitativo e quantitativo. Dall’inventario dipende infatti il futuro e la gestione delle aree verdi. In quanto beni biologici e viventi, l’inventario deve ottimizzarne l’esistenza, la sanità e l’effetto ambientale e paesaggistico ai minori costodi gestione. Le analisi di arboricoltura urbana sono svolte sui fattori principali delle piante e dell’ambiente che le ospita: fattori come il suolo, lo sviluppo radicale, le modalità di potatura ed i vincoli presenti come le linee elettriche, telefoniche, marciapiedi ecc. . Saper gestire con programmazione ed obiettivi. ( Strumenti ) La
miglior gestione del verde si attua attraverso un "Piano pluriennale
di gestione", che è uno strumento operativo che riprende le
osservazioni del Censimento e del piano di sviluppo delle aree verdi e lo
traduce in scelte operative gestionali secondo : il
piano economico dell’amministrazione; il piano di incremento e pianificazione del verde pubblico.
Le
Amministrazioni comunali possono attuare gli obiettivi generali di
miglioramento qualitativo e di uso delle aree verdi attraverso l’adozione
di una modalità di gestione e manutenzione che consenta: la
verifica del miglioramento delle aree verdi sul medio periodo ( 3 anni), l’impiego
ottimale delle risorse economiche disponibili, la
corresponsabilità della ditta appaltatrice nell’ottenimento dei
risultati prefissi, la collaborazione tra Comune, ditta appaltatrice, consulenti tecnici del verde per una gestione attiva e propositiva della gestione delle aree verdi. Tale obiettivo si concretizza nell’adottare un "Servizio Globale di Gestione del Verde" da affidare, preferibilmente, ad un unico soggetto per un arco temporale di medio periodo, tre anni, per le opere presenti nel computo metrico del verde predisposto dall’Amministrazione e per gli interventi non prescritti in tale documentazione, ma che si rendono necessari per insorte necessità di carattere di "urgenza" o per "interventi di completamento" ai fini di migliorare i risultati qualitativi di uso del verde ed arredo urbano. Il Programma triennale intende, inoltre, deve mettere in atto i proggetti di collegamento tra la situazione attuale e quella futura del patrimonio verde comunale al fine di guidare la traformazione e la dotazione di migliori sevizi alla cittadinanza con i suoi parchi ed aree sportive pubbliche. Un ambiente ed una sistemazione urbana in armonia con il paesaggio circostante ed una economia di gestione apprezzabile sia dall’amministrazione che dalla cittadinanza. ll verde nella stanza dei bottoni. Un Regolamento del verde che si integra nel PRG. Per presentare i diritti del verde e costruigli intorno la dignità ed il rispetto è necessario inserire il verde nelle Norme Comunali di regolamentazione delle aree pubbliche e privatre. Ovvero inserire il verde nel Piano Regolatore generale comunale. Il Regolamento contiene le indicazioni per una corretta conservazione e tutela del patrimonio verde, presente sul territorio comunale e per quello di futura realizzazione. I principi che costituiscono le basi dello strumento normativo e di indirizzo si riconducono al riconoscimento del verde come elemento imprescindibile e qualificante dello sviluppo urbano, nonché essenziale per una sana e ottimale vita cittadina. La pianificazione dello sviluppo degli ambiti urbani dovrà tener conto in egual misura sia degli spazi costruiti sia degli spazi a verde; questi ultimi, in particolare, come gli ambiti naturali delle attività dei cittadini di tutte le fasce di età. "L’amministrazione Comunale riconosce alle aree verdi, generalmente comprese, un ruolo di primaria importanza per le molteplici funzioni che sono chiamate a svolgere: ricreativa, sportiva, educativa, di arredo urbano, produttiva agricola, di conservazione del territorio naturale, di valorizzazione paesistica e di inserimento ambientale delle infrastutture viarie e industriali. Inoltre, agli individui vegetali che compongono il verde comunale, viene riconosciuta la valenza primariamente biologica e agronomica, ovvero, con ciclo biologico vitale che necessita di una gestione sia individuale, come gli alberi, sia come insieme, parchi, aree verdi naturalistiche ecc. Per una corretta gestione tecnica del Patrimonio Verde gli aspetti architettonici dovranno essere compatibili con il soddisfacimento delle esigenze biologiche delle piante e delle peculiarità dell’ambiente in cui si andrà ad operare" In conclusione, possiamo dire che sotto molti aspetti sembrano emergere necessità che si oppongono tra urbanizzato costruito e verde; le controversie maggiori si registrano tra zone forti e zone deboli, tra interessi forti ed interessi deboli. Il paesaggio ed il verde urbano pur essendo tra gli interessi diffusi e trasversali sono da annoverare, purtroppo, tra gli interessi deboli della società. Pertanto, ci dobbiamo sentire impegnati a costruire anche un paesaggio culturale, oltre che un paesaggio naturale. (Angelo Vavassori per ecoinformazioni)
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