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CELEBRAZIONI DEL 4 NOVEMBRE: IL DISCORSO DEL SINDACO DI CUCCIAGO Giancarlo Pedroncelli |
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Cari Concittadini, Sig. Presidente, reverendo Parroco,
lo scorso anno, in occasione di questa ricorrenza, abbiamo avuto modo d'evidenziare come l'eliminazione dell'obbligo di leva e la scelta facoltativa della carriera militare, avrebbe potuto essere il presupposto per l'introduzione ad un esercito europeo, non più pensato per la guerra, ma per il mantenimento e la difesa della pace per noi e per le nazioni da poco approdate alla democrazia. Come sempre, le speranze diventano esternazione di un bisogno (speranza di guarire da un male) e quindi spesso s'infrangono sulla realtà che il subconscio e l'ottimismo di maniera ci aveva indotti ad escludere dal conto. Siamo qui a celebrare la giornata delle Forze Armate e dell'Unità Nazionale, e questa volta la celebrazione rituale ha quasi bisogno d'essere fine a se stessa, per evitare di indurci ad ulteriori speranze regolarmente contraddette e deluse. A questo riguardo c'è bisogno di qualche riflessione.
Noi, diciamolo subito, siamo contrari alla guerra e davvero speravamo che, con il nuovo millennio, si chiudessero quelle in corso, e l'Umanità si organizzasse anche militarmente e attraverso i rinnovati organismi internazionali: ONU e sue organizzazioni di settore, Tribunale internazionale, NATO, ecc.…, affinché almeno la condizione di non guerra fosse garantita in vista di una pace internazionale ritrovata col ritrovarsi della giustizia globale. Purtroppo l'undici settembre scorso, con il tragico evento di Manhattan, ci si è resi conto che, forse, non esistono ancora i presupposti che possano rispondere in positivo alle nostre speranze. Forse noi tutti, soggettivamente e collettivamente, dobbiamo ancora "convertirci" ad una cultura nuova e diversa che ci convinca della circostanza che il nostro "benessere" è in pericolo finché rimane un benessere di pochi, anche se farisaicamente, riteniamo di meritarcelo perché noi saremmo diversi da chi sta drammaticamente peggio, perché noi siamo laboriosi, rispettosi delle leggi e in possesso di qualità che l'altro non ha. Ci si chiede quindi perché di certi drammi, ma la risposta non può arrivarci da nessuno se non dalla nostra capacità di rivoltare integralmente l'idea che abbiamo dei rapporti con l'umanità intera, incominciare davvero a pensare globale e agire locale anche nella quotidianità. La stessa solidarietà, un sentimento che certamente ci fa onore, deve essere letta in chiave critica ovvero il "perché" della sua necessità in talune circostanze. Le tragedie (anche quelle naturali, perché alle volte siamo responsabili anche di quelle) sollecitano la nostra solidarietà nei confronti delle vittime innocenti, ma raramente ci costringono, anche brutalmente, all'approfondimento delle ragioni che sono causa e genesi dell'elemento drammatico stesso. Se lo facessimo nascerebbe in noi subito la convinzione che, nulla togliendo alla solidarietà, forse è il caso di cominciare a mettere in conto un impegno di condivisione per capire lo stato di sfruttamento che riduce un miliardo di persone al mondo, in prevalenza donne, vecchi e bambini, in condizioni disumane. Si parla del terrorismo nella sua forma più cruenta: certamente non ci sono dubbi sulle sue responsabilità, ci sono però anche sospetti che possano essere "pubblicani", contrapposti ai farisei, che, stanchi di rimanere in fondo ai palazzi della politica mondiale ad abbassare gli occhi, la testa, la dignità e il loro diritto alla vita; abbiano deciso di affidare le loro ultime speranze di riscatto al terrorismo che viene religiosamente contrabbandato, come del resto si invocava la benedizione divina sui rispettivi eserciti nel secolo scorso. Delle
diverse esemplificazioni metaforiche udite nei molti dibattiti e articoli
prodotti sul terrorismo, sulle sue origini e responsabilità, mi ha
colpito la riflessione che suggerisce all'Occidente di costruire
"ponti a doppio senso di marcia" ovvero rinunciare all'invasione
e occupazione fisica, economica, commerciale e perfino
ideologica-culturale a senso unico, che è alla base dello sfruttamento
perpetrato per secoli dall'Occidente nei confronti del Sud del mondo. Il Consiglio Comunale nella seduta del 28.09.2001 ha approvato un ordine del giorno di totale solidarietà con il popolo americano e con i suoi rappresentanti, nel contempo ha auspicato che fosse la giustizia internazionale ad intervenire per scoprire e colpire i mandanti del drammatico evento dell'undici settembre scorso, rinunciando alla guerra vendicativa e sommaria, contro un territorio possibile rifugio dei mandanti, anche per l'implicito rischio di colpire ulteriormente chi è già stato ed è vittima di regimi, peraltro amici dell'Occidente fino a ieri, che si reggono sui fanatismi anche religiosi. La guerra, diceva un Presidente americano illuminato, bisogna che l'Umanità la fermi, altrimenti fermerà lo sviluppo dell'Umanità (Kennedy). E' una guerra con esigenze anche psicologiche e volta al recupero di un'immagine oscurata: ha raccolto emotivamente un consenso del 90% degli americani, ora sceso sotto il 50%, ma comporta, per ragioni di sicurezza, grandi limitazioni alla proverbiale libertà americana e ha come conseguenza la perdita di entrambe: sicurezza e libertà.
Siamo quindi, nostro malgrado, presenti a celebrare questa ricorrenza importante in un clima di complessiva tristezza. Voglia essere l'iniziativa dei ragazzi delle elementari, guidati dalle loro insegnanti che ringraziamo di cuore, di affidarci i loro propositi e speranze di pace scritte su missive che ora ci consegnano e che poi leggeremo, una sollecitazione a renderci disponibili a capire che la solidarietà con la popolazione colpita dagli eventi dell'undici settembre e dalle sue conseguenze di guerra, non basta più: bisogna che ognuno di noi rifletta, approfondisca e mediti seriamente, sulle anche remote ragioni degli eventi per avere la consapevolezza che la solidarietà lenisce il male, ma spesso lascia intatte le cause che appartengono anche al nostro modo di concepire i rapporti con l'altra parte del mondo. Auguriamoci per il prossimo anno, in occasione di questa ricorrenza, una situazione internazionale più carica di speranze, e con tale spirito, rendere omaggio ai nostri caduti che la guerra l'hanno fatta e vissuta perché si pervenisse alla pace. Leggiamo tale omaggio anche come richiamo forte alle nostre responsabilità per e nella pace mondiale: lavorando seriamente e costantemente in questo senso, onoreremo egregiamente i nostri caduti.
4 Novembre 2001
Giancarlo Pedroncelli Sindaco di Cucciago
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