|
Sergio
Paronetto insegna presso l'Istituto Tecnico "Luigi Einaudi" di
Verona
dove coordina alcune attivita' di educazione alla pace e ai diritti umani.
Ho
appena letto l'"Appello all'Occidente" di Marcello Pera. Molto
brutto. In
esso si mescolano riduzioni storiche, manovre politiche e contraddizioni
culturali di vario tipo (sul concetto di individuo, di persona, di
civilta',
di cristianesimo). A mio parere, suoi elementi centrali sono: una visione
compatta dell'Occidente sempre univoco e fedele ai suoi "costumi
millenari";
una sindrome da assedio provocata da nemici interni ed esterni in agguato;
l'idea della propria superiorita' culturale che degrada a crisi
autodistruttiva, a una bestemmia neoconservatrice, la rilevazione
antropologica e laica dell'"uguale valore di tutte le culture";
una visione
solo militarizzata della sicurezza. E' il documento della paura. Il suo
linguaggio piu' che tradizionalista (lo firmano anche esponenti del
neofascismo cattolico) e' totalitario.
*
Tra le molte cose, mi indigna una citazione abusiva e strumentale di
Benedetto XVI.
In realta', in molti discorsi del papa incontriamo un respiro universale
che
i clericali di qualunque orientamento non vogliono e non possono
conoscere.
Tra i tanti, vorrei citarne tre:
1. l'enciclica "Deus caritas est" che contiene, come scrive il
papa
nell'introduzione, "un messaggio di grande attualita'" proprio
oggi "in un
mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata la vendetta o perfino
il
dovere dell'odio e della violenza";
2. l'intervento del 9 gennaio 2006 al Corpo diplomatico della S. Sede in
cui
si citano i "gravi errori" commessi dai cristiani favorevoli a
"guerre di
religione" (rinnovando, cosi', la "purificazione della
memoria" di Giovanni
Paolo II) e si riprende il tema della "menzogna selettiva e
tendenziosa" che
produce continue violenze (riflessione gia' presente nel Messaggio per la
Giornata mondiale della pace del primo gennaio);
3. il discorso a Colonia dell'agosto 2005 agli "amici
musulmani": "quante
pagine di storia registrano le battaglie e le guerre affrontate invocando,
da una parte e dall'altra, il nome di Dio, quasi che combattere il nemico
e
uccidere l'avversario potesse essere cosa a Lui gradita. Il ricordo di
questi tristi eventi dovrebbe riempirci di vergogna, ben sapendo quali
atrocita' siano state commesse nel nome della religione. Le lezioni del
passato devono servirci a evitare di ripetere gli stessi errori. Noi
vogliamo ricercare le vie della riconciliazione e imparare a vivere
rispettando ciascuno l'identita' dell'altro [...]. Insieme, cristiani e
musulmani, dobbiamo far fronte alle numerose sfide che il nostro tempo ci
propone. Non c'e' spazio per l'apatia e il disimpegno e ancor meno per la
parzialita' e il settarismo. Non possiamo cedere alla paura ne' al
pessimismo. Dobbiamo piuttosto coltivare l'ottimismo e la speranza".
*
Ecco, l'appello di Pera mi pare proprio rassegnato, impaurito, parziale e
settario.
Mi dispiace molto che l'abbia firmato la ministra dell'Istruzione. Io sono
un insegnante. Vorrei dire alla ministra che non posso proprio insegnare
quanto ha sottoscritto. Ne va della mia credibilita' professionale oltre
che
della mia fede cristiana.
torna
all'indice
|
|