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Manifesto
comitato italiano acqua
Introduzione
Perché una campagna per l'acqua
Un
diritto umano non rispettato
Più di 1,4 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all'acqua
potabile.
Siccome l'acqua é, con l'aria, la principale fonte di vita
insostituibile, ciò significa che il diritto alla vita per centinaia di
milioni di esseri umani è oggi severamente negato o, perlomeno, troncato.
Si tratta di una situazione intollerabile per un mondo che si proclama
"villaggio globale".
Il rischio è grande che, se non v'è inversione di tendenza, le persone
senza accesso all'acqua potabile diventeranno più di 3 miliardi nel 2020.
Un
bene comune maltrattato, dilapidato
Le risorse idriche mondiali sono dappertutto in uno stato disastroso.
L'inquinamento, le contaminazioni e gli sperperi hanno fatto dell'acqua
dolce una risorsa sempre più "rara" nella qualità necessaria
ed indispensabile alla vita.
Cosi, anche nei paesi sviluppati come l'Italia, é diventato sempre più
costoso accedere all'acqua dolce di buona qualità.
Da anni, il costo dell'acqua non fa che aumentare anche se, in Italia, la
qualità dell'acqua e della sua distribuzione resta inadeguata ed
insufficiente in moltissime zone del territorio.
Il contrasto é flagrante - ed inaccettabile - tra le zone dove la carenza
d'acqua resta un problema di vissuto quotidiano e le zone dove gli
sperperi, dovuti ad un'agricoltura intensiva, ad attività industriali
inquinanti ed ad usi domestici/privati irragionevoli, si traducono in una
dilapidazione predatrice del patrimonio idrico comune nazionale e
mondiale.
E tempo di cessare d'essere dei "dilapidatori di fonte di vita".
Un
'utopia possibile. Il "Manifesto dell'acqua"
Assicurare nel 2020-2025 l'accesso all'acqua a tutti gli abitanti della
Terra non solo é un obiettivo lodevole, ma si tratta soprattutto di
un'utopia possibile, realizzabile.
A condizione, beninteso, di avere la volontà di farlo.
Sensibilizzare l'opinione pubblica affinché tale volontà si esprima e si
affermi concretamente, é la ragione d'essere del "Comitato Italiano
per il Contratto Mondiale dell'Acqua".
Il "Contratto Mondiale dell'Acqua" costituisce la proposta
centrale del "Manifesto dell'Acqua".
Il manifesto é stato redatto nel settembre 1998 da un Comitato
Internazionale presieduto da Mario Soares e creato all'iniziativa di
Riccardo Petrella.
Il
"Manifesto dell'Acqua" si fonda su quattro idee-chiave:
· fonte insostituibile di vita, l'acqua deve essere considerata un bene
comune patrimoniale dell'umanità e degli altri organismi viventi
· l'accesso all'acqua, potabile in particolare, é un diritto umano e
sociale imprescrittibile che deve essere garantito a tutti gli esseri
umani indipendentemente dalla razza, l'età, il sesso, la classe, il
reddito, la nazionalità, la religione, la disponibilità locale d'acqua
dolce
· la copertura finanziaria dei costi necessari per garantire l'accesso
effettivo di tutti gli essere umani all'acqua, nella quantità e qualità
sufficienti alla vita, deve essere a carico della collettività, secondo
le regole da ella fissate, normalmente via la fiscalità ed altre fonti di
reddito pubblico. Lo stesso vale per la gestione dei servizi d'acqua
(pompaggio, distribuzione e trattamento)
· la gestione della proprietà e dei servizi é una questione di
democrazia. Essa é fondamentalmente un affare dei cittadini e non (solo)
dei distributori e dei consumatori
Messa
in opera della Campagna.
Una scadenza operativa al 2002.
La Conferenza Mondiale di RIO + 10
La raccolta delle adesioni alla Campagna é già iniziata in Svizzera (dal
settembre 2000) ed avrà luogo in altri paesi del mondo quali - oltre
l'Italia - il Belgio, la Francia, il Canada, gli Stati Uniti, il Brasile,
la Germania, l'India...
L'insieme delle adesioni, che si spera ammonteranno a diecine e diecine di
migliaia, sarà presentato alla Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite -
RIO + 10 - su Sviluppo ed ambiente che avrà luogo a Bonn nell'ottobre
2002. "RIO + 10" rappresenterà uno dei momenti più centrali e
determinanti sul piano dell'agenda politica internazionale nel campo della
definizione e messa in opera della politica mondiale dell'acqua.
Il
nostro obiettivo é di iscrivere i principi e le proposte della Campagna
nelle risoluzioni e nei testi finali di RIO + 10, per poi mobilitare i
cittadini sulle misure concrete da prendere ai vari livelli (dalle città
ai bacini idrografici plurinazionali, dalle regioni al livello mondiale)
per l'effettiva realizzazione dei principi e degli obiettivi definiti a
"RIO + 10".
Priorità
della campagna
Principi
e proposte del "Manifesto italiano per il Contratto Mondiale
dell'Acqua"
L'applicazione delle idee - chiave a livello italiano fa emergere una
serie di - problemi ed opportunità - priorità per l'azione - soluzioni e
prospettive di natura politica, istituzionale, tecno-scientifica e
socio-culturale.
Influenzata dall'interpretazione che si fa della situazione dell'acqua in
Italia (onde l'importanza di una valutazione pubblica collettiva dello
stato dell'acqua nel nostro Paese), l'identificazione delle priorità per
l'azione costituisce l'esercizio fondamentale di qualsiasi scelta di
società.
Dalle priorità dipendono le soluzioni adottate e le prospettive
d'evoluzione.
Le
tre priorità maggiori del "manifesto italiano"
PRIMA PRIORITA': mettere la politica dell'acqua ai primi posti dell'agenda
politica italiana
Per quanto l'Italia faccia parte dei paesi più sviluppati al mondo, il
diritto di accesso all'acqua potabile è ancora in certe zone limitato sul
piano quantitativo e, soprattutto qualitativo, il che spiega perché
l'Italia figura al primo posto al mondo per consumo pro-capite d'acqua
minerale in bottiglia. Situazioni locali di disfunzionamento burocratico,
d'incuria gestionale e di corruzione politica ed economica, hanno spinto
molte collettività locali ad abbandonare la gestione pubblica dei servizi
d'acqua per affidarli a società private.
La tendenza alla privatizzazione sembra imporsi a passi da giganti
nell'indifferenza quasi generale. Il primo nodo dell'agenda politica
italiana in materia d'acqua è la banalizzazione accettata della
trasformazione dell'acqua da bene comune vitale in un bene economico
privato, nella credenza che se l'acqua è trasformata in una merce con un
prezzo determinato dal mercato, si può realizzare una gestione dell'acqua
più efficace e nell'interesse di tutti.
Eppure la grande maggioranza degli italiani è servita, non senza
successo, da imprese pubbliche intercomunali di alta qualità tecnica,
manageriale ed umana.
Il secondo nodo è rappresentato dello stato pietoso della gestione del
territorio. I disastri naturali (alluvioni, siccità...) che colpiscono
frequentemente il nostro paese rivelano le debolezze strutturali della
gestione del territorio su tutti i suoi aspetti. Non é sufficiente
reagire in stato di emergenza.
E' urgente che la politica italiana metta fine al dissesto urbanistico, al
"mal-governo" dei bacini fluviali, alla debolezza delle lotta
contro la deforestazione, gli inquinamenti agricoli ed industriali e gli
sperperi domestici.
Il terzo nodo risiede nell'estrema molteplicità e diversità dei regimi
locali di proprietà, d'uso e di gestione delle risorse idriche, che non
consente una visione coerente ed integrata a livello regionale e
nazionale.
Regole moderne convivono con regole ancestrali sulle quali si fondono
diritti ed usi "antichi" frammentati, atomizzati che consentono
uno "sfruttamento" individualistico di notevoli risorse d'acqua.
Di
fronte a tale situazione, il nostro Comitato propone che la POLITICA
DELL'ACQUA diventi uno dei temi centrali dell'agenda pubblica nazionale
nel corso dei prossimi cinque anni.
A tal fine è necessario aprire un grande dibattito nazionale sulle
tendenze alla privatizzazione.
A nostro avviso l'acqua deve essere riconosciuta dalla legge come un bene
comune pubblico.
Essa deve restare o (ri)diventare di proprietà e gestione pubblica,
sapendo che l'acqua in Italia non appartiene agli italiani ma
all'umanità, alla vita, e che gli italiani hanno il diritto di accesso
all'acqua del Paese in solidarietà con le altre popolazioni e le
generazioni future.
SECONDA
PRIORITA' : promuovere la conoscenza pubblica, collettiva sui problemi
dell'acqua per favorire una partecipazione effettiva dei cittadini alla
gestione democratica dell'acqua a livello locale/regionale e
nazionale/internazionale.
Le conoscenze disponibili sullo stato dell'acqua in Italia sono numerose e
di varie natura e qualità. Restano pero disparate, frammentarie,
discontinue e ineguali da regione a regione, da settore a settore. In
molti casi sono di difficile accesso ed utilizzo.
Se si vuole che i cittadini partecipino attivamente agli affari della
"polis", la soluzione al problema dell'accesso ad una conoscenza
pubblica, collettiva, sistematica ed adeguata non può più essere
procrastinata.
Il
nostro Comitato intende apportare un contributo a tale obiettivo mediante:
· la redazione di un RAPPORTO SULL'ACQUA IN ITALIA relativamente succinto
(attorno alle 150 pagine), da rendere pubblico il 22 marzo 2002 (giornata
mondiale dell'acqua), e da trasmettere al Parlamento ed al governo
italiani in vista della partecipazione e del contributo dell'Italia alla
conferenza mondiale di RIO + 10 a Bonn nell'ottobre del 2002.
Documenti e rapporti non sono però sufficienti. C'è infatti bisogno
urgente di creare spazi pubblici di cooperazione e di partecipazione
cittadina ai livelli dove può e deve essere operata la gestione
democratica dell'acqua.
Pensiamo ai livelli urbani, intercomunali, ai livelli di bacini fluviali,
ai livelli regionali.
Tali spazi pubblici potrebbero prendere la forma di parlamenti di bacino,
di "associazioni - imprese cooperative", consorzi intercomunali.
Tra le azioni di supporto e di accompagnamento necessarie a garantire una
più grande efficacia alla realizzazione degli obbiettivi della seconda
priorità, è opportuno prevedere
· il lancio, nel settore dell'educazione, di una azione nazionale di
sensibilizzazione e di dibattito sui temi dell'acqua a partire dell'anno
scolastico 2001-2002. Questa azione potrebbe essere chiamata "Bene
comune : l'acqua".
Essa interverrà per allargare, prolungare e consolidare la campagna già
in atto presso varie istituzioni educative in 13 città italiane, ad opera
del Comitato italiano.
In questo quadro si dovrebbe promuovere una emissione radio, ad opera
della RAI ed altre radio impegnate civilmente, consistente in un gioco
pubblico dove i vincitori non riceveranno del denaro per loro ma dei fondi
destinati a finanziare l'accesso a 100 (a 1000) rubinetti d'acqua in
città o villaggi d'Asia, d'Africa, d'America latina e d'Europa.
TERZA
PRIORITA : applicare il principio della presa a carico da parte della
collettività del finanziamento dei costi relativi al diritto d'accesso
per tutti i cittadini a 40 litri d'acqua di qualità sufficiente, al
giorno per persona, per usi domestici.
Servizio privato all'origine, poi a partire dalla fine del XIX° secolo
servizio pubblico "sociale", la distribuzione dell'acqua non è
mai stata gratuita.
La presa a carico del finanziamento dei costi dell'insieme dei servizi
d'acqua è stata assicurata sui bilanci pubblici grazie agli introiti
fiscali e/o i prestiti organizzati dalle collettività locali o dallo
stato centrale. Il fatto, dunque, che i costi siano coperti, in totalità
o in maggior parte, dalle finanze pubbliche non significa che l'acqua è
gratuita.
Le misure adottate nel 1997 in Fiandra (Belgio) nel senso qui proposto
rispondono, inoltre, ad un'esigenza nuova : quella di lottare contro la
riapparizione nei nostri paesi sviluppati di situazioni di povertà
strutturali conducenti alla privazione del diritto di accesso all'acqua
per un numero crescente di cittadini. " I tagli d'acqua" sono in
aumento in Europa.
Il fatto che si prevede un importante aumento del costo dell'acqua non
implica che i poteri pubblici debbano essere messi nei prossimi anni nella
condizione di non disporre delle risorse finanziarie adeguate per
continuare ad assicurare il servizio pubblico dell'acqua e che, per
conseguenza, solo il settore privato avrà le risorse finanziarie
necessarie e "dovrà", dunque, prendere a carico i servizi
d'acqua.
Tocca ai cittadini decidere del sistema di finanziamento dei servizi
d'acqua sulla base di un informazione e di una conoscenza le più ampie e
rigorose possibili dei costi e dei benefici delle varie soluzioni.
Un'informazione ed una conoscenza che solo un'azione di valutazione
pubblica nazionale può assicurare.
Noi proponiamo l'adozione di un sistema di tariffazione dell'acqua a tre
piani
· il piano dell'accesso/diritto: i cittadini partecipano al finanziamento
collettivo dei costi relativi alla provvisione di 40 litri giorno/persona
per usi domestici, tramite meccanismi fiscali giusti, equi e solidali;
· il piano dell'uso al di là dell'accesso/diritto: ogni cittadino dovrà
pagare l'acqua utilizzata al di là dei 40 litri su basi progressive in
funzione della quantità e secondo regole precise tenenti conto della
finalità dei diversi usi, dei contesti territoriali e di altri parametri
significativi;
· il piano dell'abuso: a partire da un livello d'uso definito, abusivo
dal legislatore competente, entra in azione il divieto (e la
corrispondente penalizzazione). Il principio "chi inquina paga"
non può, infatti, essere il principio guida generale per una gestione
integrata, sostenibile e solidale dell'acqua.
Conclusione
Il ruolo dell'Italia nel contesto europeo, internazionale e mondiale
Che
si tratti della definizione di una "politica mondiale"
dell'acqua - promossa e pilotata in questi ultimi dieci anni dalla Banca
Mondiale con la collaborazione dell'UNESCO, della FAO, dell'OMS, dell'UNEP
e dell'UNDP, del Consiglio Mondiale dell'Acqua - o della messa in opera di
una "politica europea" a livello dell'Unione europea, è certo
che l'Italia non è stata fra i promotori e i protagonisti più attivi ed
innovatori.
Paesi come la Svezia, i Paesi Bassi, il Canada, l'Egitto, la Svizzera
hanno pesato e pesano molto di più dell'Italia sulle decisioni in materia
di orientamenti, strategie, metodi, istituzioni.
Non parliamo poi rispetto alla Francia, le cui imprese private
costituiscono le prime tre grandi potenze mondiali dell'acqua.
Non si tratta di rivendicare una politica mercantilistica aggressiva e
nazionalista da parte dell'Italia ma di esprimere un volontà attiva in
favore di una politica mondiale della cooperazione e dello sviluppo
fondata sulla priorità da dare ai beni e servizi comuni mondiali di cui
l'acqua deve diventare il primo esempio concreto.
La sfida è grande di fronte alle forti pressioni in favore della
privatizzazione e della mercificazione dell'acqua e, per conseguenza,
della mercificazione del diritto alla vita. Inoltre, il campo di manovra
è ristretto, di fronte alla crescita ed alla moltiplicazione di potenti
gruppi privati mondiali "multi-servizi". Se i cittadini non
modificano una tale situazione, l'esistenza di questi gruppi renderà
sempre meno possibile una politica pubblica della città e della gestione
del territorio.
Proponiamo che l'Italia prenda l'iniziativa di sostenere l'inclusione
delle proposte del "Manifesto dell'Acqua" nelle risoluzioni
finali di RIO + 10 ed in particolare la proposta relativa alla
costituzione di un "parlamento mondiale dell'acqua".
Per meglio dotarsi dei mezzi necessari ed assumere un ruolo attivo, è
importante che il governo italiano crei una "Task Force Acqua Bene
Comune".
La creazione potrebbe aver luogo simbolicamente il 22 marzo 2001. Il
mandato della "Task Force" sarebbe quello di promuovere la
coerenza tra i vari attori italiani operanti nel campo dell'acqua, dello
sviluppo sostenibile e dei diritti umani a livello europeo, internazionale
e mondiale.
Carta
dell’acqua degli enti locali e dei cittadini
"Noi,
rappresentanti di enti locali, di associazioni di liberi cittadini e dei
soggetti gestori, riconosciamo che l’acqua è un bene vitale,
patrimoniale e comune dell’umanità e che l’accesso è un diritto
umano e sociale, individuale e collettivo, indispensabile.
Consapevoli
dell’importanza che riveste la risorsa acqua, sia per la vita che per l’economia
della nostra comunità, in sintonia con i principi espressi nel Manifesto
per il Contratto dell’Acqua, Noi ci impegniamo, in prospettiva locale,
a: utilizzare, proteggere, conoscere e promuovere l’acqua come bene
comune, nel rispetto dei principi fondamentali della sostenibilità
integrale (ambientale, economica, politica e istituzionale); mantenere
nella sfera pubblica la proprietà e la gestione dell’acqua ovvero il
capitale ed i servizi ad essa collegati (infrastrutture e insieme dei
servizi di captazione, adduzione, distribuzione, fognatura e depurazione);
garantire la sicurezza dell’accesso all’acqua, nella quantità e
qualità necessarie alla vita, a tutti i membri della comunità locale, in
solidarietà con le altre comunità e con le generazioni future: a tal
fine riteniamo che l’accesso a 40 litri di acqua al giorno per ogni
persona debba essere garantito come diritto e che i costi necessari al
mantenimento di tale diritto debbano essere a carico della collettività;
applicare un sistema tariffario giusto e solidale, fondato sul principio
di sostenibilità: al principio secondo cui chi spreca paga e che inquina
paga va aggiunto il principio secondo cui lo spreco non può essere
accettato: devono essere posti dei severi limiti ai consumi massimi
tollerabili, oltrepassati i quali le sanzioni diventino molto pesanti;
ridurre, sul nostro territorio, i prelievi eccessivi e sconsiderati
imposti da un’agricoltura e da una zootecnia iperproduttive e da un’industria
ad alta intensità energetica e divoratrice di risorse naturali che hanno
portato, negli ultimi trent’anni, ad un notevole abbassamento della
falda freatica e al prosciugamento di numerosi tratti fluviali; favorire
la riduzione, al di sotto dei livelli di concentrazione massima
ammissibile, delle sostanze inquinanti nelle acque superficiali e
sotterranee, come previsto dalla Legge n. 152/99; promuovere le forme più
innovative di partecipazione dei cittadini alla definizione delle
politiche dell’acqua a livello locale tramite gli strumenti della
democrazia rappresentativa, partecipativa e diretta e tramite un’intensa
opera di formazione e informazione dei cittadini in materia d’acqua;
promuovere il ritorno dell’acqua nei luoghi pubblici, (re)introducendo
"punti acqua" di ristoro, informazione e cultura nei luoghi di
incontro sociale (piazze, stazioni, giardini, aeroporti, stadi…) al fine
di contrastare il consumo di acqua in bottiglia, così deleterio per l’ambiente,
e di incentivare una nuova cultura dell’acqua.
Coscienti
che 1,4 miliardi di persone non hanno ancora oggi accesso a una fonte di
acqua potabile e che, se le dinamiche attuali non saranno interrotte o
capovolte, questa cifra è destinata a raggiungere i 3,5 miliardi nel
2020, Noi ci impegniamo, in una prospettiva internazionale e mondiale, a:
prelevare, per ogni metro cubo d’acqua fatturato, una piccola
percentuale da destinare al finanziamento di progetti di cooperazione
internazionale che perseguono modelli sostenibili di gestione dell’acqua
nei paesi sofferenti di penuria di acqua potabile (in attuazione dei
principi esposti in Agenda 21); sostenere, a livello di cooperazione
decentrata, il finanziamento di progetti di cooperazione e di scambio di
esperienze tra abitanti delle nostre comunità e quelli di popolazioni
africane, latino americane ed asiatiche, a livello di gestione dell’acqua;
stimolare ed incentivare lo studio di soluzioni innovative per la
realizzazione del diritto all’accesso all’acqua per tutti entro il
2020".
APPELLO
"ACQUA: BENE PUBBLICO DA DIFENDERE"
Diamo
una mano all'Acqua: portiamola al mulino di tutti. E' iniziato il processo
di privatizzazione dell'acqua. L'acqua abbandona lo status di risorsa da
proteggere e diventa bene di consumo, prodotto da vendere, ed iniziano i
guai.
Non poter accedere a un elemento insostituibile e così indispensabile
alla vita come l'acqua, è la drammatica condizione in cui versa un enorme
numero di abitanti del nostro pianeta e che, in diverse aree del mondo,
minaccia l'esistenza di intere popolazioni. Anche nei paesi più avanzati,
tra i cittadini-consumatori, cresce il numero di quelli che, per
l'inquinamento, la cattiva gestione delle risorse, l'eccessivo
sfruttamento delle falde, o anche per la progressiva desertificazione del
territorio, dovuta a prolungati cicli di siccità, perdono la possibilità
di attingere direttamente alle riserve idriche locali. L'acqua assume così,
all'improvviso, un valore che prima sembrava non avere, e subito cresce il
suo valore economico. Una risorsa di tutti, un bene universale, che attira
inevitabilmente l'interesse della speculazione e dell'affarismo più
bieco. Dai risultati delle ricerche sullo stato delle riserve idriche
mondiali e dai dati allarmanti delle guerre già in corso sul pianeta per
il loro controllo, (se ne contano una cinquantina) che evidenziano la
crescita esponenziale del loro valore, oltre che dalla progressiva
privatizzazione globale della loro distribuzione, è evidente che l'umanità
, in questo secolo, assisterà al proliferare di conflitti sempre più
estesi e forse anche più tragici di quelli già in corso per il petrolio.
Quasi un miliardo e mezzo di esseri umani, sui sei miliardi che
popolano il nostro pianeta, non ha accesso all'acqua potabile. Per
fenomeni come la crescita demografica o le conseguenze dell'inquinamento
globale, si calcola che nel 2020 saranno tre miliardi gli esseri umani
privi del diritto di accesso all'acqua.
E' nostro dovere, di noi che ne godiamo ora, garantire a noi stessi e alle
generazioni future questo diritto fondamentale, valorizzando, difendendo e
conservando questa risorsa vitale, adottando dei criteri più intelligenti
e consapevoli per il suo utilizzo e stabilendo dei principi, che siano
universalmente riconosciuti, e che vedano gli uomini, le persone, i
cittadini, al centro di ogni processo decisionale che li riguardi.
In
Italia, un terzo dei cittadini italiani non ha regolare e sufficiente
accesso all'acqua potabile, con
punte dell'88,4% in Molise e Calabria, dell'82,4% in Campania, del 71% in
Abruzzo. Solo il 40% degli italiani beve l'acqua che sgorga dal
rubinetto, mentre siamo i primi consumatori al mondo di acque minerali.
Un vorticoso giro d'affari alimentato dalla speculazione su un nostro
diritto.
Nell'arco di un quinquennio sarà completata la riorganizzazione delle
risorse idriche secondo quanto previsto dalla Legge Galli del 1994.
Con la legge n. 36 del 5 gennaio 1994 "Disposizioni in materia di
risorse idriche" (meglio nota come "legge Galli"), il
Parlamento ha completato sotto il profilo legislativo la riforma del
sistema idrico in attuazione dei princìpi per la pianificazione delle
risorse idriche stabiliti dall'altra legge (la n. 183/89) relativa alla
difesa del suolo.
Nei 34 articoli della legge si afferma innanzitutto (art. 1) che "l'acqua
è un bene pubblico che va salvaguardato e gestito, nell'ottica
prioritaria del consumo umano"; si dichiara la natura pubblica
della risorsa acqua; si definisce un nuovo assetto gestionale individuando
gli Ambiti Territoriali Ottimali con la individuazione di un unico gestore
di ambito e istituendo il servizio idrico integrato (captazione,
adduzione, distribuzione, fognature, depurazione, riciclaggio); ma nello
stesso tempo si favorisce la mercificazione dell'acqua e si consegna,
di fatto, alla logica della speculazione privata il controllo di questa
risorsa primaria.
Fantasie? Chiediamolo agli abitanti della Toscana, dove nel 1999 si
è costituita una SpA per il 54% pubblica ed il restante 46% privata con
gara ad evidenza pubblica estesa obbligatoriamente a soggetti appartenenti
alla comunità europea. La gara è stata vinta dalla multinazionale Suez
Lyonnaise des eaux ed i risultati ottenuti grazie all'efficienza e al
know-how di questa società sono evidenti: gli impianti sono sempre gli
stessi, l'acqua anche, le bollette mediamente sono quasi triplicate
e il bilancio è in rosso di circa 2.500.000 Euro, senza trascurare che
nulla è stato fatto per diminuire i consumi e gli sprechi.
In
Lombardia sono stati individuati 12 Ambiti Territoriali Ottimali. Nelle
province di Como e di Lecco, i Comuni hanno avviato l'iter per l'adozione
della Convenzione per la gestione dei rispettivi ATO, che rischia di
consegnare nelle mani di società private la gestione delle risorse
idriche.
E'
così iniziato il processo di privatizzazione dell'Acqua. L'acqua
abbandona lo status di risorsa da proteggere e diventa bene di consumo,
prodotto da vendere. I cittadini non avranno più alcuna garanzia che la
gestione di questa risorsa segua e rispetti i criteri di conservazione
della qualità e di risparmio, al contrario, prevarrà la logica del
massimo profitto industriale, che raramente coincide con il rispetto
del diritto all'acqua. I Comuni manterranno la proprietà delle
infrastrutture ma di fatto daranno carta bianca alle società private,
multinazionali o non, che potranno influire sui loro bilanci, variando le
tariffe e incentivando i consumi, con l'inevitabile impoverimento delle
riserve idriche locali e con la crescita del prezzo dell'acqua. Se si
aggiunge a questo la penosa condizione in cui versano i laghi e i corsi
d'acqua della regione, per la insufficiente quantità e qualità delle
acque, risulterà sempre più difficile per noi cittadini disporre di una
quantità e una qualità di acqua sufficiente per il fabbisogno
quotidiano, ma soprattutto, di fatto, ci verrà a mancare la possibilità
di esercitare il controllo diretto di questa risorsa, così importante per
tutti.
Intendiamo
portare questo appello all'attenzione della Regione Lombardia,
delle Province di Como e di Lecco, delle Comunità montane,
di tutte le Amministrazioni Comunali e di tutti i cittadini.
Con la convinzione che, solo con tempestive forme di autorganizzazione e
di più fattiva collaborazione con le istituzioni locali, i cittadini
possono influire efficacemente sui processi decisionali che riguardano
questo loro diritto fondamentale e inalienabile. L'acqua è una risorsa di
tutti ed è preziosa quanto strategica per il futuro dell'umanità.
Chiediamo
inoltre l'adesione delle suddette istituzioni al "Manifesto del
Contratto mondiale sull'acqua", che ha come obiettivo quello
di richiamare i governi di tutto il mondo a un maggior impegno per la
conservazione, la protezione e l'equa distribuzione della risorsa acqua
sul pianeta, ma anche quello di richiamare noi, semplici cittadini, a una
maggiore partecipazione e a una più forte volontà di tutela; a un
maggiore impegno sul piano generale e sociale, quanto su quello dei
comportamenti individuali. Proponiamo inoltre l'istituzione di un Forum
territoriale permanente sui problemi delle risorse idriche. Compiti
del forum saranno: promuovere assemblee cittadine, seminari di studio e
eventi, legati al tema dell'acqua.
Promuove l'appello:
Legambiente - Circolo di Merone (CO)
(tratto
dal testo promosso da Attac Perugia)
Aderiscono:
(per le adesioni scrivete a: merone@legambiente.org)
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