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ASSEMBLEA NAZIONALE DEI CITTADINI PER L'ULIVO La relazione generale L'intervento di Romano Prodi La relazione di Pietro Scoppola |
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Novembre, 2004 LA
RELAZIONE UFFICIALE DELL'ESECUTIVO ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEI CpU
Letta
da Massimo Cellai, dei Cittadini per l'Ulivo di Lucca, in rappresentanza
dell'Esecutivo uscente - Ha aperto un dibattito vivace ed articolato, sia
nei gruppi di lavoro che in Assemblea La
relazione del Comitato Esecutivo all'Assemblea nazionale dei CpU A
Montecatini sarà letta da Massimo Cellai, dei Cittadini per l'Ulivo di
Lucca, in rappresentanza dell'Esecutivo uscente - Viene pubblicata con
largo anticipo per permettere ai delegati di dare vita ad un dibattito
ricco ed approfondito 1.
La Rete dei Cittadini per l’Ulivo nasce attorno ad un Manifesto, quindi
su fondamenti ideali dichiarati e con un preciso obiettivo politico: la
Costituente dell’Ulivo formato da partiti, eletti e cittadini. Questo è
il nostro obiettivo, in primo luogo perché la politica italiana è ancora
dentro un incompiuto passaggio storico, in secondo luogo perché c’è
urgente bisogno di un soggetto politico nuovo capace di proporre con
credibilità e di realizzare con coerenza un progetto ed un programma per
il governo dell’Italia e dell’Europa. 2.
La novità introdotta da Monte San Savino nella politica italiana è la
nascita di una Rete di associazioni radicate nel territorio, con una
storia propria, con diverse matrici culturali e politiche, cresciute negli
anni del lungo percorso dell’Ulivo, nelle battaglie civili e
nell’azione d’opposizione o di governo locale. Le
singole associazioni hanno continuato la propria attività, il proprio
impegno politico, ma hanno investito risorse, tempo ed energie su un
percorso politico comune e su obiettivi condivisi. Attraverso
la formulazione di un Manifesto politico e la scelta di una struttura
organizzativa a Rete, le associazioni hanno voluto non solo valorizzare la
propria esperienza e ricchezza, ma hanno inteso sottolineare la gravità
della crisi che ancora attraversa la politica italiana. Noi vogliamo oggi
condurre questa lunga stagione di trasformazione politica del Paese verso
un quadro istituzionale e politico che confermi le radici ideali e
politiche della Costituzione repubblicana, che rinnovi le forme della
organizzazione e partecipazione politica, che conduca a compiuta coerenza
la scelta del bipolarismo. Rinnovare
la politica ed accrescere la partecipazione è quanto ci siamo impegnati a
fare a Monte San Savino. 3.
Questo nostro impegno si è svolto e si svolge in un contesto politico
drammatico, segnato dalla guerra e dalla diffusione del terrorismo
internazionale, dal decisivo allargamento dell’Europa e dalla sua
raggiunta identità costituzionale, dalla crisi profonda ed irreversibile
della maggioranza di centrodestra che prima ha determinato nel Paese una
crisi economica, sociale ed etica profonda e che ora intende condurre un
ulteriore attacco destabilizzante contro la Costituzione Repubblicana. In
particolare dobbiamo essere consapevoli che la guerra è da tre anni
elemento permanente della vita politica. La guerra, con la sua immediata
capacità di alterare la sensibilità politica di individui e popoli, che
da sempre tende a restringere gli spazi della democrazia e della
partecipazione e ad allargare quelli della demagogia e del populismo. La
guerra che vede coinvolto il nostro paese in un contesto incerto di
ingaggio che pone i nostri soldati in prima linea mentre il governo nega
che il Paese sia in guerra, "né contro l’Iraq né contro il
terrorismo" come ha detto Marcello Pera. Ma anche la guerra diffusa,
ormai endemica, del terrorismo internazionale, che ci impone il tema della
sicurezza e chiede al centrosinistra di essere polo politico maturo e
convincente nel coniugare sicurezza, libertà, democrazia, solidarietà
sociale ed internazionale. 4.
Sin dall’inizio (Chianciano 2002) la nostra esperienza politica ha
tratto forza dalla straordinaria esperienza che Romano Prodi stava
conducendo in Europa e dalle aspettative, sempre più reali, sul ruolo
politico che Romano Prodi poteva tornare a svolgere in Italia. Poche
settimane dopo la nostra Assemblea di fondazione a Monte San Savino,
Romano Prodi ha avviato concretamente il proprio progetto politico con la
proposta della Lista unitaria alle elezioni europee. Abbiamo appoggiato
Prodi e rilanciato la Costituente dell’Ulivo. E’ la Rete dei Cittadini
che ha promosso a livello locale e nazionale la discussione sugli Albi
degli Elettori. Questa chiarezza di obiettivi ci ha spinto a lavorare per
aprire spazi riconosciuti ai movimenti ed alle associazioni negli
organismi della Lista Uniti nell’Ulivo. Nonostante il permanere della
inaccettabile pratica dei veti, e molte delusioni sulla concreta
realizzazione territoriale della Lista, riteniamo che con essa si sia
realizzata la prima tappa di un processo unitario che dobbiamo oggi
proseguire. L’Assemblea
nazionale del primo febbraio è stata particolarmente importante, da essa
scaturirono gli indirizzi che ci portarono ad aderire alla Lista Uniti
nell’Ulivo ed a partecipare alla Convenzione al Palalottomatica, nella
quale Romano Prodi, al rientro nella politica italiana, sottolineava
l’importanza del passaggio unitario compiuto e dava appuntamento alla
fase successiva alle elezioni europee per riprendere con slancio il
percorso dell’Ulivo. Quella Lista cui abbiamo aderito è stata
soprattutto una chiara scelta politica ed in quanto tale ha ottenuto un
risultato che ha premiato il coraggio di Romano Prodi e lo sforzo unitario
di tanti all’interno dell’Ulivo. La
nuova tappa verso l’Ulivo è avviata da Prodi con la lettera del 15
giugno, pienamente in sintonia con i contenuti del nostro Manifesto,
sostenuta tempestivamente dalla Rete anche attraverso la diffusione
dell’Appello per la Costituente, gli Albi e le Primarie. Una iniziativa,
quella dell’Appello, di alto valore simbolico e che ha incontrato il
favore e l’attenzione di tanti cittadini che guardano con speranza a
Prodi ed all’Ulivo. In questi mesi Pietro Scoppola è rimasto, per
Prodi, punto di riferimento e risorsa indispensabile per realizzare
l’Ulivo federato secondo regole condivise: questo sia durante la prima
fase della Lista Uniti nell’Ulivo (Relazione Commissione Scoppola) sia
oggi quando le regole sottoscritte possono far muovere i primi passi
all’Ulivo come federazione di partiti ed altre realtà associative,
aperto a nuove componenti e capace di dare forza e sostanza alla grande
Alleanza Democratica di programma. A Monte San Savino abbiamo avviato un
percorso politico caratterizzato da "parole ed atti" di grande
responsabilità nei confronti dei partiti dell’Ulivo, anche nei
frangenti nei quali abbiamo visto prevalere spinte contraddittorie con il
nostro Manifesto. Senso di responsabilità, certo, ma sempre con coerenza
ed in piena autonomia, anche di fronte all’atteggiamento
"tiepido" e distante dei partiti. Autonomia, coerenza e fermezza
sui contenuti del Manifesto della Rete dei Cittadini che rimarranno il
nostro modo di stare nella politica. 5.
Attraverso il nostro Manifesto abbiamo fatto una proposta a tutto il
centro-sinistra e ci siamo impegnati a perseguirla con l’attività delle
nostre associazioni. 5.1.
Abbiamo proposto all’Ulivo di strutturarsi secondo un disegno federato,
aperto, capace di valorizzare l’autonomia dei singoli soggetti
attraverso l’unità e le cessioni di sovranità, riconoscendo forme
della partecipazione politica presenti da anni sul territorio a fianco dei
partiti, capaci di contribuire pariteticamente alla costruzione del nuovo
soggetto politico del riformismo democratico. Abbiamo
accompagnato tale richiesta con la scelta concreta di realizzare noi,
subito, una struttura a Rete fondata sull’autonomia delle singole
associazioni. Noi per primi abbiamo scommesso che una rete di autonomie può
funzionare, che una Rete costituita e sostenuta dalla aperta
collaborazione e unione di tante esperienze collettive e di tante adesioni
individuali, può incidere e contare. I
modi della politica e gli obiettivi della politica stanno insieme, la
struttura a Rete è una proposta politica che vuole andare ben oltre la
nostra semplice organizzazione. Con questo abbiamo anche detto che non
c’è bisogno di nuovi partiti, ma di un modo diverso di unire e far
dialogare le diverse esperienze politiche, abbiamo detto che dobbiamo
ripartire dalla partecipazione dei cittadini nelle realtà locali, nel
territorio. Ma
la partecipazione è cosa ben diversa dalla informazione o dalla
consultazione diffusa, la partecipazione che fa crescere la cittadinanza
è quella che coinvolge in processi decisionali. Quindi gli strumenti
della partecipazione non sono secondari, con essi si scelgono le procedure
di coinvolgimento nelle decisioni, Albi degli elettori e Primarie,
altrimenti si devia verso i riti del conformismo e del populismo che per i
nostri elettori hanno gambe corte e conducono a sconfitta certa. 5.2.
Le Primarie costituiscono l’architrave che unisce su basi democratiche
la Federazione dell’Ulivo e la coalizione politica rappresentata dalla
Grande Alleanza Democratica. Il loro raccordo diventa compito specifico
dei Cittadini per l’Ulivo. Ricordiamo che, riguardo alle Primarie, tra
le nostre associazioni è maturata una significativa esperienza. Mi
riferisco a quanto è stato fatto in Toscana (Lucca, Siena ed ora la
proposta di Legge regionale); mi riferisco al contributo che, come
Cittadini per l’Ulivo, abbiamo dato alla proposta di
autoregolamentazione delle primarie di recente scaturita dal Comitato per
le Primarie. Sappiamo che sono due gli obiettivi da raggiungere in questa
lunga trasformazione del centro – sinistra italiano: costruire una
esperienza politica nuovamente fondata sulla partecipazione dei cittadini
nelle diverse forme della libera associazione politica e dotarsi di una
leadership legittimata democraticamente. Per questo abbiamo proposto
l’Assemblea Costituente dell’Ulivo e le Primarie. Le Primarie devono
svolgersi in un clima di grande partecipazione e correttezza formale,
perché devono essere serie, perché devono essere un passaggio storico di
alto profilo per il nostro Paese. Da tempo ci battiamo perché gli Albi
degli Elettori vengano istituiti in tutto il territorio: ora devono essere
una conseguenza della grande mobilitazione democratica delle Primarie.
Attraverso le Primarie e gli Albi degli Elettori cambieremo non solo le
procedure decisionali per le candidature, prima per la leadership poi ad
ogni livello istituzionale, ma anche per la stesura dei programmi. 6.
L’attuazione del Manifesto della Rete, identità ideale e programma
politico, è stato in questo anno in mano alle associazioni aderenti. Esse
hanno la responsabilità di quanto si è realizzato nel territorio. I
compiti di indirizzo e di decisione comune sono stati assolti dal
Coordinamento Nazionale e dal Comitato Esecutivo che ha cercato di
svolgere anche il difficile ruolo di "presenza" nazionale, di
interlocutore nazionale a nome della Rete territoriale. Abbiamo
provato anche la fatica e le difficoltà di un modo di far politica che
chiede a chi agisce nel territorio di essere contemporaneamente il
responsabile delle scelte nazionali. Riteniamo
però che, in definitiva, poche risorse siano state dedicate al
rafforzamento della Rete, al sostegno ed alla diffusione delle
associazioni, questo a causa di una particolare attenzione per gli
importanti "passaggi politici nazionali" che si stavano
compiendo. Ora, amici, torniamo alla Rete. Occorre rafforzare il
significato originario della Rete, perché nella Rete sta la nostra novità,
ne va della vita e della forza di questa esperienza. 7.
Il passaggio politico che abbiamo di fronte è decisivo per il
centrosinistra italiano, il ruolo della Rete può essere importante e ci
auguriamo che le nostre associazioni abbiano la forza necessaria per
sostenerlo. Noi
sappiamo che l’Ulivo è un progetto di rinnovamento e trasformazione
della politica italiana di lungo respiro. Questa
compito, che condividiamo con tanti altri, costituisce il cuore del nostro
progetto, della nostra ragione d’essere. Essa va ribadita e ripetuta,
farlo è ancora più indispensabile di fronte alla realizzazione in corso
del soggetto federato. Per
questo abbiamo fatto le nostre proposte (Costituente, Albi e Primarie,
inclusione di movimenti ed associazioni), per questo abbiamo sostenuto
passaggi politici (Lista unitaria e Federazione regolata) che siamo
consapevoli sono parziali rispetto agli obiettivi da noi dichiarati, ma
che sappiamo essere positivi e necessari. Attenzione,
niente è più reversibile dei passaggi che stiamo effettuando verso
l’Ulivo federato. Sono decisioni frutto di una battaglia politica, sono
decisioni da sostenere con una battaglia politica, sono decisioni che
attendono di trasformarsi nel territorio, tra i cittadini attivi, in
esperienza politica, l’unica che con il suo carattere diffuso, fatto di
passione e lavoro condiviso, può radicare a fondo, in maniera
irreversibile, un progetto politico. Il percorso cui abbiamo contribuito
si è già alimentato di conquiste e di ritorni indietro, di slanci forti
e di impaludamenti. Per questo la Rete è utile all’Ulivo e a Romano
Prodi. 8.
La naturale collocazione della Rete dei Cittadini è nella Federazione
dell’Ulivo, forza politica unitaria che si fonda su regole condivise e
sulle cessioni di sovranità dei soggetti aderenti, aggregato di partiti e
forme associate di cittadini che insieme costituiscono il soggetto
politico primario della Grande Alleanza Democratica, e che opererà una
svolta nella storia politica italiana anche attraverso la realizzazione
delle Primarie volute da Prodi e aperte a tutti i cittadini - elettori del
centrosinistra. Certo,
i limiti di quanto per ora deciso sono evidenti. a)
Il quindici per cento per associazioni e movimenti non esprime una
concezione paritetica delle diverse forme della partecipazione
democratica, ma neppure una adeguata volontà di apertura, di rischio e
scommessa politica, insomma di rinnovamento. b)
La Federazione dell’Ulivo deve divenire il soggetto politico, plurale ed
unitario, titolare della sovranità sulle materie fondamentali per il
governo del Paese, per decidere il nostro ruolo nell’Europa in cui
crediamo e per incidere nel quadro internazionale di cui ci sentiamo
responsabili. Le materie per ora affidate alla federazione sono importanti
ma non sufficienti, questo nonostante la nostra ferma convinzione che
Prodi utilizzerà la strada lasciata aperta della iniziativa del
Presidente per l’allargamento delle competenze. c)
Gli organi della federazione devono radicare questa nuova sovranità
politica ad ogni livello territoriale: nei Comuni, nei Collegi, nelle
Province, non solo nelle Regioni. d)
Il soggetto politico plurale e federato deve dare a tutti i cittadini che
vi si riconoscono ed intendono parteciparvi attivamente, la possibilità
di aderire direttamente e singolarmente, insieme ai partiti ed alle
associazioni. e)
La federazione dell’Ulivo è una scelta politica fondamentale che si
deve realizzare davanti a tutti gli elettori con la designazione di un
unico portavoce all’interno della Grande Alleanza Democratica. f)
La necessità dell’unanimità per accettare nuove adesioni alla
federazione riconosce il diritto di veto e comunica diffidenza e chiusura
invece di fiducia ed apertura in questa importante fase di costruzione
politica. g)
Sulla parità di genere, lontana dalla sensibilità del nostro ceto
politico, le regole tacciono. La Rete dei Cittadini per l’Ulivo assume
l’impegno in proprio di una rappresentanza paritaria e chiede fin da ora
che tale impegno venga assunto da tutti gli aderenti alla Federazione. Inoltre,
su una decisione politica fondamentale ed urgente, quale quella connessa
alla scadenza amministrativa regionale, chiediamo che siano messi al bando
atteggiamento strumentali da qualsiasi parte provengano e si decida 1.
per candidati alla presidenza unitari e coerenti con il progetto politico
in atto; 2. per la costruzione di programmi regionali democratici che
vedano la partecipazione delle realtà associative di base; 3.
per la formazioni di liste unitarie che si richiamino all’Ulivo; le
eccezioni possibili non devono costituire smentita alla scelta politica di
fondo, ma solo l’inevitabile conseguenza di un quadro normativo
articolato e complesso. Altre proposte comportano l’arresto del processo
unitario della Federazione dell’Ulivo e della Alleanza, tra l’altro
rischiando di dividere seccamente il paese in due. 9.
Crediamo che gran parte di queste riflessioni siano condivise da molti
movimenti ed associazioni. Proprio
il diffondersi di tante esperienze associative e di movimenti politici è
uno dei dati più significativi di questi ultimi anni. Essi rappresentano
una grande risorsa, ciascuno nella loro specificità, per il rinnovarsi
della politica italiana e per le opportunità di partecipazione che
offrono ai cittadini. A questo proposito ricordo che la nostra Rete ha
cercato e continua a cercare un rapporto con gli altri movimenti ed
associazioni per lavorare insieme ai comuni obiettivi. Penso in
particolare alle iniziative in difesa della Costituzione ed a quelle per
le Primarie. Con la nostra specificità di "Cittadini per
l’Ulivo" dobbiamo rafforzare il dialogo con le altre realtà
associative che maturano nella società. 10.
In questo anno di lavoro la priorità è stata la costruzione dei primi
elementi di unità e di federazione dell’Ulivo, soprattutto a livello
nazionale. Le associazioni hanno continuato, come sempre, a prestare
attenzione ai contenuti, agli obiettivi programmatici, spesso declinati a
livello amministrativo locale. Questa è oggi la priorità per tutta la
Rete Sin
dalla sua prima uscita in pubblico come leader dell’Ulivo, Romano Prodi
ha scelto di costruire il proprio messaggio politico sulla assoluta
priorità dei contenuti, degli obiettivi programmatici come concreta
risposta ai problemi ed alle domande del presente. La lettera del 24
settembre ha espresso al massimo livello questa larghezza di respiro, per
la quale la politica si alimenta della capacità di leggere i problemi
reali e di rispondere ad essi secondo tempi e modi in sintonia con il
Paese che vogliamo rappresentare e con l’Europa che abbiamo contribuito
a costruire. Se
l’Ulivo è un compito che richiede "lungo respiro" il diffuso
mondo delle associazioni e dei movimenti ha il compito di realizzare
esperienze politiche "con lo sguardo lungo", tese a dare radici
profondi ai valori ed ai contenuti dell’Ulivo. Le
associazioni della Rete hanno già colto la drammaticità dell’attacco
alla Costituzione Repubblicana. Questo è oggi un impegno che ci dobbiamo
assumere tutti. E’ necessaria una mobilitazione diffusa e capillare sul
tema della Costituzione Repubblicana intesa come inalterato punto di
riferimento ideale e fondamento reale del nostro tessuto sociale ed
economico, così come della aperta ed inclusiva identità etica del Paese.
C’è
bisogno di ricostruire attorno al testo costituzionale un sentire diffuso,
consapevole, che ne rilanci la capacità di essere progetto politico e
culturale di una nazione. C’è bisogno che l’Ulivo attivi a sua volta
le competenze necessarie per definire la propria proposta di modifica del
dettato costituzionale nella convinzione che, proprio per riproporsi come
alto e duraturo progetto politico, debba essere adeguato
istituzionalmente. Questo
è l’esempio principale della priorità ai contenuti ed al programma che
dobbiamo lanciare: i documenti che ci ha proposto Romano Prodi in questi
mesi sono terreno fertile ed ampio. l’Europa, la pace, la lotta al
terrorismo, il consolidamento del bipolarismo, la solidarietà, lo
sviluppo, la scuola e la ricerca. I cittadini dell’Ulivo e le loro
associazioni devono assumersi la responsabilità di questi temi, né
devono distrarsi dai problemi amministrativi del loro territorio, sui
quali, al contrario, si costruisce il rapporto con i cittadini e sui quali
siamo spesso riconoscibili di fronte ad essi. Ricordiamo che da questo
dialogo pubblico, da questa palestra civica che si esercita innanzitutto
nelle comunità locali, possono inoltre emergere competenze e persone
capaci di contribuire in modo positivo alla elaborazione dei programmi ed
alla vita delle istituzioni. Il
rinnovamento della politica e dei politici non è uno slogan elettorale,
è un percorso politico che si costruisce nel tessuto sociale del nostro
territorio, non è una questione di anagrafe ma di metodi e di contenuti
della politica, riconoscibile nelle singole scelte e nella loro coerenza.
E’ il frutto della partecipazione come processo di responsabilizzazione
e coinvolgimento nelle decisioni, attraverso il quale si forma quel
tessuto di cittadini attivi ed "esperti" che danno fondamento
reale alla democrazia e risorse nuove al ceto politico. Montecatini, 4-5 dicembre 2004 06
Dicembre, 2004 ASSEMBLEA
NAZIONALE CITTADINI PER L'ULIVO
L'IMPORTANTE
INTERVENTO DI ROMANO PRODI A MONTECATINI Romano
Prodi : intervento alla assemblea dei Cittadini per l’Ulivo –
Montecatini, 4 Dicembre 2004 Dobbiamo
tutti essere grati, e io per primo, a quanti negli anni scorsi hanno
reagito a un certo sbandamento se non scoramento nelle nostre file tenendo
vivi lo spirito e il progetto dell’Ulivo, in un momento storico in cui
è sempre più necessario essere uniti. Le dichiarazioni sentite negli
ultimi tempi sono inquietanti: la lotta contro la par condicio, il
cambiamento della legge elettorale alla vigilia delle elezioni si
aggiungono alla Cirami, alla Gasparri, alla riforma della giustizia e alle
ormai innumerevoli leggi faziose e ingiuste che stanno umiliando il nostro
panorama politico ed erodendo le basi etiche del Paese. In
questo momento perciò ancora più grande è il mio apprezzamento per
quello che avete fatto e tanto più forte in quanto avete evitato di
proporvi per fare carriera- poteva esserci questa tentazione - e invece vi
siete dati il compito di portare tutti i cittadini dell’Ulivo,
indipendentemente dalla loro appartenenza partitica, a partecipare in
quanto tali da protagonisti… Avete
cioè dato voce a una diffusa richiesta di partecipazione. Ed è
raccogliendo questa sollecitazione che io ho avanzato la proposta delle
elezioni primarie. Voglio
ricordare che le primarie come strumento essenziale di partecipazione
figurano fra le idee costitutive dell’Ulivo. Ma voi avete custodito
questa prospettiva quando sembrava lontanissima dal potersi realizzare.
Per molti anni è sembrata ai più una idea stravagante. Ora
non più, ora le faremo, è questione di mesi. Perché
le abbiamo volute? Per molti motivi, ma il principale è che in questo
modo le distinzioni di appartenenza diverranno più esili, mentre verrà
esaltata la comunanza di appartenenza. E di questa comunanza di
appartenenza, e della coesione di intenti che ne deriva, abbiamo
straordinario bisogno se vogliamo tornare a vincere. Come
pure abbiamo bisogno di mobilitare centinaia di migliaia di cittadini che
si riconoscono nel nostro progetto. Senza di loro, senza una loro azione
capillare, non riusciremo a baipassare la barriera costituita dalla
manipolazione e dalla distorsione sistematica delle nostre proposte e
posizioni, attuata attraverso l’uso spregiudicato dello strumento
televisivo controllato dai nostri avversari. E abbiamo una Destra che
vuole abolire la par condicio, cioè che lotta contro il concetto stesso
di parità. Perché vuol dire proprio questo, ma forse hanno una scarsa
conoscenza del latino… Ma
come raggiungerli, come individuare uno per uno queste centinaia di
migliaia di cittadini che non si limitano a votarci ma vogliono spendersi
per realizzare un progetto? Ebbene,
le primarie sono anche lo strumento principale attraverso cui può
concretamente essere realizzato quell’Albo degli elettori dell’Ulivo,
una vostra proposta che ha incontrato vasto consenso perché rappresenterà
per noi una risorsa insostituibile. Nel 1996 bastarono 70/80.000
volontari, nel 2006 ne occorreranno molti di più se vogliamo che arrivi
il nostro messaggio di speranza, di unità e di capacità di governo. Ho
letto che si accingono ad arruolare mille mercenari per farli lavorare nei
collegi. Noi non possiamo arruolare mille mercenari, non è nel nostro
costume, ma ad ogni loro mercenario faremo fronte con mille volontari,
ragazzi che si spendono e non si fanno pagare. I mercenari comunque non
hanno mai difeso il suolo della Patria, come la Storia dimostra, e non lo
faranno neppure questa volta. Alla
stessa preoccupazione di creare canali efficaci di partecipazione alle
decisioni comuni risponde inoltre il riconoscimento della presenza negli
organi dirigenti della federazione dell’Ulivo, oltre che dei partiti, di
rappresentanti di associazioni come la vostra. Ci stiamo dando delle
regole, sono state elaborate da una commissione presieduta da Piero
Scoppola, sono a un passo dalla ratifica. Fra
quelle regole figura anche il principio della cessione di sovranità, su
alcune materie fondamentali, da parte dei partiti alla Federazione.
Concetti, parole di qualche hanno fa, per molto tempo non raccolte, stanno
diventando regole comuni, pur con i limiti che in precedenza ha
sottolineato Piero Scoppola. E
mi preme sottolineare una cosa: che le primarie, la Federazione
dell’Ulivo con le sue regole, la presenza nei suoi organi dirigenti
accanto ai partiti di rappresentanti di associazioni di cittadini, non
vengono realizzandosi contro i partiti o comunque in polemica con essi. Non
c’è, non ci può essere tra noi una idea di contrapposizione tra società
civile e partiti. Al
contrario, sono idee e proposte che i partiti hanno raccolto, fatto
proprie, promosso. E senza i partiti, la loro capacità di mobilitazione,
il loro essere riferimento per la stragrande maggioranza della popolazione
attiva, noi non andremmo da nessuna parte. Ma anche i partiti, soprattutto
in questo periodo di tumultuosi e rapidi cambiamenti, hanno bisogno della
società civile. Vedete,
quando si leggono certe cronache politiche che minuziosamente e
maliziosamente descrivono - ingigantendole - divisioni, contrapposizioni,
resistenze nel nostro campo, qualcuno può avere l’impressione che siamo
sempre al punto di partenza. La
lista unitarie per le Europee è stata data mille volte per irrealizzabile
sui giornali. Invece è stata fatta, e ha ottenuto un grande successo.
Sono state le interpretazioni successive che hanno tentato di nascondere
questo successo proprio per bloccare il cammino della nostra azione
comune. Le
primarie, è stato scritto mille volte, non si faranno mai. E invece le
faremo. La
Federazione dell’Ulivo, è stato scritto tante volte, non nascerà mai.
Essa invece è nata, comincia ad assumere spessore e non potrà che
assumere un ruolo crescente con l’avvicinarsi delle elezioni politiche. E
la cessione di sovranità sulle materie fondamentali, descritta nelle
cronache come l’utopia di qualche sognatore della politica, invece è già
entrata nelle regole della Federazione. E
tutto questo in poco più di un anno. Certamente avremmo voluto un cammino
più spedito, ma la velocità è un obbiettivo che non sempre è
compatibile con l’esigenza del consenso. Ho potuto constatarlo in
Europa, e vale anche qui. C’e’
bisogno però, a questo punto, dell’impegno di tutti sia per la
costruzione del percorso delle primarie e il successo di un qualcosa che
in Italia non è stato mai tentato, sia per la costruzione della
Federazione dell’Ulivo, anche questa una novità di straordinaria
portata. La Federazione dell’Ulivo non agisce tuttavia da sola, ma come
spinta propulsiva di una più grande Alleanza, indispensabile per poter
realizzare i grandi cambiamenti di cui il Paese ha urgente bisogno. E,
soprattutto, per la costruzione di un percorso partecipato finalizzato
alla elaborazione del programma di governo. Vedete,
le primarie, la Federazione, rappresentano lo svolgimento, la
realizzazione del disegno iniziale, che insieme abbiamo difeso e portato
avanti. In questo c’è indubbiamente un forte elemento di continuità. E
anche il nostro progetto di fondo resta lo stesso: ammodernare il Paese,
portarlo nel mondo attraverso l’Europa. E poi, noi siamo sempre animati
dall’idea che siamo una carovana in cui, se qualcuno cade, noi lo
tiriamo su. Ma
la continuità si ferma qui. Non possiamo permetterci il lusso di cullarci
in una sorta di nostalgia "dell’altra volta", delle parole
dette, dei programmi proposti in occasione delle passate elezioni, No,
non possiamo riprendere il cammino immaginando che nulla sia davvero
cambiato attorno a noi. Non
possiamo permettercelo noi, e non può permetterselo il Paese che
aspiriamo a governare. Perché
in questi anni attorno a noi è davvero cambiato tutto nella geografia del
mondo. Alcuni processi sono andati avanti anche grazie alla nostra azione,
basti pensare alla costruzione dell’Europa. Altri sono il portato di
grandi eventi storici, pensate al ruolo che la Cina, con il suo impetuoso
sviluppo, sta assumendo. E
da qui dobbiamo partire, elaborando le nostre proposte pensando in grande,
elaborando un programma forte e realistico, che investa sui giovani cui
dobbiamo dare un futuro anziché trattarli come eterni adolescenti avendo
scambiato mobilità per precariato, su un welfare state che resta
patrimonio e cuore del modello europeo, su una immigrazione di qualità
che costituisce una risorsa, sul Mezzogiorno che dobbiamo agganciare alla
straordinaria opportunità che il boom dell’Asia sta aprendo per il
Mediterraneo. La politica di questo governo ha portato l’Italia alla decadenza, ha ucciso la speranza. Agli italiani hanno promesso un sogno, ma gli italiani si sono svegliati e all’alba si sono accorti che il sogno berlusconiano è un incubo. Ora ci serve una giornata intera per realizzare i nostri progetti. 07
Dicembre, 2004 ASSEMBLEA
NAZIONALE CITTADINI PER L'ULIVO
LA
RELAZIONE DI PIETRO SCOPPOLA Cittadini
per l’Ulivo. Montecatini 4 dicembre 2004 - Intervento di Pietro Scoppola Condivido
la relazione di Massimo Cellai. Non
svolgerò un’altra relazione ma un semplice intervento. Siamo
uniti, in questa assemblea, in un momento particolarmente significativo. Romano
Prodi è tornato sulla scena della politica italiana; sarà fra noi fra
poco e per la prima volta parteciperà a un incontro del nostro movimento. Il
rientro di Prodi è motivo di grande speranza, ma la situazione che trova
non è esaltante. La
maggioranza di governo si sfalda (e si ricompone intorno al suo leader);
il centro sinistra è ansimante. Fed
e Gad non riescono ad entusiasmarci e non credo che entusiasmino il paese. Non
è questione solo di sigle, più o meno infelici, ma di sostanza. La
Fed è una federazione minima, nel senso dei poteri ad essa conferita dai
partiti che rimangono sovrani. C’è
qualche spiraglio per allargare i poteri del presidente… C’è
uno spazio minimo di partecipazione per le associazioni. L’idea
della federazione è importane, è essenziale: l’ Ulivo non potrà che
essere una federazione. Ci
dovremo valere perciò di tutti gli spazi: l’orientamento prevalente fra
i cittadini per l’Ulivo è per l’adesione, ma adesione critica, per
rilanciare il progetto dell’ Ulivo. Siamo
ben lontani dal quel progetto di costituente dell’ Ulivo per il quale
abbiamo raccolto adesioni e che Prodi aveva, nel giugno scorso, fatto suo,
prima che i partiti ponessero il veto. La
Gad non è più esaltante: la confluenza è più ampia ma il prezzo è
stato la rinuncia al nome stesso Ulivo che è l’unico che la gente
conosce e sente. Unico
punto di saldatura fra Fed e Gad e di superamento dei loro limiti sono le
primarie Dobbiamo puntare tutto sulle primarie che Prodi ha voluto e che
possono garantirgli una sua base, un investitura autonoma dai partiti. Perché
questo è il problema: la sola investitura dei partiti non garantisce il
processo di formazione dell’ Ulivo e nemmeno della stabilità dl
governo. Non
possiamo dimenticare il ’98. Vorrei
dire a Romano: non dimenticare il ’98. Vorrei
chiedergli di alzare le condizioni, di alzare la posta: oggi i partiti
hanno bisogno di lui; domani si illuderanno di non averne più bisogno. Bisogna
creare oggi, il soggetto Ulivo. Il
bipolarismo italiano si è retto sin qui per la presenza sulla scena di
Berlusconi. Vi
è a destra la tendenza dichiarata al ritorno al proporzionale; la scheda
unica tende a indebolire l’Ulivo, privarlo del valore aggiunto. Bisogna
rispondere subito alla sfida dando vita al soggetto di centro sinistra del
bipolarismo italiano. Bastano
le primarie? Non servono se sono una cerimonia formale di investitura
(anzi possono indebolire il candidato). Servono se sono l’avvio del
processo costituente: chi vota entra nell’albo degli aderenti all’
Ulivo; iscritti e non iscritti ai partiti si fondono e sono la base del
nuovo soggetto. Soggetto
di tipo federativo non partito. Ecco:
noi possiamo lavorare perché le primarie abbiano senso pieno. Possiamo
lavorare a livello di opinione perché si capisca e si valorizzi l’
Ulivo. Possiamo
contribuire al formarsi di una mentalità, di un cultura dell’ Ulivo. L’Ulivo
è debole non solo perché i partiti non lo vogliono, se ne servono
strumentalmente al momento delle elezioni per poi rimetterlo nel cassetto
degli attrezzi che si usano una volta ogni tanto solo quando servono. Ma
l’ Ulivo è debole anche di suo. E’ nato da una intuizione politica,
soprattutto di Nino Andreatta, agli inizi del ’95 per rispondere alla
sfida delle elezioni vinte da Berlusconi e al tentativo di Buttiglione di
portare quello che restava della Dc nella sua orbita. Quella
intuizione segnava una rottura rispetto al passato: gli avversari di mezzo
secolo di storia della Repubblica diventavano alleati (o tornavano alleati
come negli anni della lotta al fascismo). Una
rottura così doveva essere spiegata e assimilata. Non si è detto e non
si è fatto nulla. La formula dell’incontro delle forze riformatrici è
ben poca cosa se si pensa alle incertezze semantiche della parola riforma
e alla vacuità attuale della parola riformismo. Ricordo
l’entusiasmo che suscitò il comizio finale di Prodi e Veltroni a piazza
del Popolo, a conclusione della campagna elettorale del 1996 quando Romano
disse in sostanza: "Abbiamo dato una risposta comune alla questione
comunista e alla questione cattolica". L’Ulivo risponde a una forte
intuizione culturale e politica che ha avuto una espressione piena nel
primo governo Prodi; ma poi si è avvertita la mancanza di elaborazione
culturale (e di volontà comune). Bisogna
invece elaborare a fondo quella intuizione perché il progetto è
tipicamente italiano, è anomalo rispetto all’Europa, è frutto della
nostra storia e della originalità del Pci da una parte e della DC
dall’altra. Dovevamo
e dobbiamo ritrovare e ridefinire le nostre radici dentro la storia della
Repubblica, al di là delle divisioni del passato. Questo lavoro non si è
fatto e oggi ce ne accorgiamo. Stanno
non riformando ma massacrando la costituzione del ’48; si deve dire no e
preparare gli elettori a dire no nel referendum (per il quale non è
richiesto il quorum). Ma si deve anche accompagnare il no con un sì ad
una riforma vera e seria: deve essere perseguita la stabilità
dell’esecutivo, ma in un sistema maggioritario devono essere rafforzate
le garanzie; il federalismo non deve compromettere il principio di
uguaglianza….. Occorre
insomma elaborare un progetto alternativo, coerente per quanto concerne le
garanzie con il bipolarismo, e proporlo nel momento stesso in cui si dice
no allo scempio che la maggioranza sta facendo della nostra costituzione.
Su questo terreno l’incontro delle diverse tradizioni si potrà
rafforzare. Lo
stesso discorso vale per la cosiddetta riforma della magistratura: si è
intesa la mancanza di una proposta alternativa compiuta e matura. Non
è facile l’incontro su temi di immediata rilevanza etica. Ci sono
scelte che investono la coscienza personale, di fronte alle quali la
politica si deve arrestare. Ma questo non esclude la possibilità di un
confronto e di una maturazione comune. Penso al tema della fecondazione
assistita: Giuliano Amato ha elaborato un progetto. Ma com’è possibile
che si accetti sia pure in casi eccezionali la fecondazione eterologa la
quale, rende impossibile il riconoscimento della paternità? Questo
riconoscimento rappresenta, storicamente, una rivendicazione tipica dalla
tradizione socialista. Nell’ Ottocento sono stati i partiti socialisti
in tutta Europa a portare avanti questa battaglia. Questa esigenza è
stata fatta propria dai partiti della nascente Democrazia cristiana, fra
la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, ed è passata nella nostra
Costituzione (art. 30). Come si fa ad ignorare tutto questo? Il diritto
alla paternità è costitutivo dell’identità di un individuo. Sono
temi da discutere serenamente prima di trincerarsi dietro il diritto al
voto di coscienza, che è sempre l’ultima spiaggia. Il
rapporto con la Chiesa è un grande e decisivo tema in Italia. Edmondo
Berselli in un articolo sul Mulino ha notato che nel ’96 la base
cattolica era largamente favorevole all’Ulivo mentre i vertici erano
ostili. Io
credo che bisogna sapersi porre il problema della base e dei vertici non
con la politica dello scambio, come fa la destra, ma con una iniziativa
culturale e diplomatica seria che non c’è stata fin qui. E’ urgente
muoversi in questa direzione perché siamo incalzati, sul fronte opposto,
da quelli che sono stati chiamati gli "atei devoti". Dunque
cultura dell’ Ulivo. Occorre
formare intorno a Prodi un brain trust che non si preoccupi delle singole
proposte di governo ma di questa riflessione di fondo non solo sui temi
che ci possono dividere ma anche sui temi che spontaneamente ci uniscono.
Penso alla pace all’Europa….. Sono temi scontati ma non possono essere
ridotti a slogan, esigono elaborazioni. C’è
molto lavoro da fare sul piano di una cultura dell’ Ulivo. Non
entro sui temi organizzativi. Condivido
l’insistenza sulla importanza della struttura a rete. La
nostra non deve essere una struttura verticistica: non ci sono capi, non
dobbiamo scimmiottare i partiti. E’ legittimo che si abbiano aspirazioni
politiche: chi vuole si candidi, ma a mio avviso non si può farlo a nome
dei cittadini per l’Ulivo. Non
dobbiamo, io credo, ripiegarci sui piccoli problemi del nostro movimento
dobbiamo chiederci se possiamo fare qualcosa sul piano più ampio della
politica nazionale. Dobbiamo chiederci se e come possiamo aiutare Prodi. Un
detto popolare dice, più o meno, che il destino non bussa due volte:
bussa una volta, passa e non torna. Per Prodi è tornato. Si sa: Prodi è
un uomo fortunato. Ma
non amo parlare di destino o di fortuna: preferisco parlare di riposta
agli eventi e di responsabilità. Oggi
la sfida è inventare il nuovo, non ripetere la prima non felice
esperienza di un Ulivo che ha vinto per disfarsi. La responsabilità di
Romano Prodi è grande , ma noi tutti possiamo dargli una mano.
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