ASSEMBLEA NAZIONALE DEI CITTADINI PER L'ULIVO

La relazione generale

L'intervento di Romano Prodi

La relazione di Pietro Scoppola

 29 Novembre, 2004

LA RELAZIONE UFFICIALE DELL'ESECUTIVO ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEI CpU

Letta da Massimo Cellai, dei Cittadini per l'Ulivo di Lucca, in rappresentanza dell'Esecutivo uscente - Ha aperto un dibattito vivace ed articolato, sia nei gruppi di lavoro che in Assemblea

La relazione del Comitato Esecutivo all'Assemblea nazionale dei CpU

A Montecatini sarà letta da Massimo Cellai, dei Cittadini per l'Ulivo di Lucca, in rappresentanza dell'Esecutivo uscente - Viene pubblicata con largo anticipo per permettere ai delegati di dare vita ad un dibattito ricco ed approfondito

1. La Rete dei Cittadini per l’Ulivo nasce attorno ad un Manifesto, quindi su fondamenti ideali dichiarati e con un preciso obiettivo politico: la Costituente dell’Ulivo formato da partiti, eletti e cittadini. Questo è il nostro obiettivo, in primo luogo perché la politica italiana è ancora dentro un incompiuto passaggio storico, in secondo luogo perché c’è urgente bisogno di un soggetto politico nuovo capace di proporre con credibilità e di realizzare con coerenza un progetto ed un programma per il governo dell’Italia e dell’Europa.

2. La novità introdotta da Monte San Savino nella politica italiana è la nascita di una Rete di associazioni radicate nel territorio, con una storia propria, con diverse matrici culturali e politiche, cresciute negli anni del lungo percorso dell’Ulivo, nelle battaglie civili e nell’azione d’opposizione o di governo locale.

Le singole associazioni hanno continuato la propria attività, il proprio impegno politico, ma hanno investito risorse, tempo ed energie su un percorso politico comune e su obiettivi condivisi.

Attraverso la formulazione di un Manifesto politico e la scelta di una struttura organizzativa a Rete, le associazioni hanno voluto non solo valorizzare la propria esperienza e ricchezza, ma hanno inteso sottolineare la gravità della crisi che ancora attraversa la politica italiana. Noi vogliamo oggi condurre questa lunga stagione di trasformazione politica del Paese verso un quadro istituzionale e politico che confermi le radici ideali e politiche della Costituzione repubblicana, che rinnovi le forme della organizzazione e partecipazione politica, che conduca a compiuta coerenza la scelta del bipolarismo.

Rinnovare la politica ed accrescere la partecipazione è quanto ci siamo impegnati a fare a Monte San Savino.

3. Questo nostro impegno si è svolto e si svolge in un contesto politico drammatico, segnato dalla guerra e dalla diffusione del terrorismo internazionale, dal decisivo allargamento dell’Europa e dalla sua raggiunta identità costituzionale, dalla crisi profonda ed irreversibile della maggioranza di centrodestra che prima ha determinato nel Paese una crisi economica, sociale ed etica profonda e che ora intende condurre un ulteriore attacco destabilizzante contro la Costituzione Repubblicana.

In particolare dobbiamo essere consapevoli che la guerra è da tre anni elemento permanente della vita politica. La guerra, con la sua immediata capacità di alterare la sensibilità politica di individui e popoli, che da sempre tende a restringere gli spazi della democrazia e della partecipazione e ad allargare quelli della demagogia e del populismo. La guerra che vede coinvolto il nostro paese in un contesto incerto di ingaggio che pone i nostri soldati in prima linea mentre il governo nega che il Paese sia in guerra, "né contro l’Iraq né contro il terrorismo" come ha detto Marcello Pera. Ma anche la guerra diffusa, ormai endemica, del terrorismo internazionale, che ci impone il tema della sicurezza e chiede al centrosinistra di essere polo politico maturo e convincente nel coniugare sicurezza, libertà, democrazia, solidarietà sociale ed internazionale.

4. Sin dall’inizio (Chianciano 2002) la nostra esperienza politica ha tratto forza dalla straordinaria esperienza che Romano Prodi stava conducendo in Europa e dalle aspettative, sempre più reali, sul ruolo politico che Romano Prodi poteva tornare a svolgere in Italia.

Poche settimane dopo la nostra Assemblea di fondazione a Monte San Savino, Romano Prodi ha avviato concretamente il proprio progetto politico con la proposta della Lista unitaria alle elezioni europee. Abbiamo appoggiato Prodi e rilanciato la Costituente dell’Ulivo. E’ la Rete dei Cittadini che ha promosso a livello locale e nazionale la discussione sugli Albi degli Elettori. Questa chiarezza di obiettivi ci ha spinto a lavorare per aprire spazi riconosciuti ai movimenti ed alle associazioni negli organismi della Lista Uniti nell’Ulivo. Nonostante il permanere della inaccettabile pratica dei veti, e molte delusioni sulla concreta realizzazione territoriale della Lista, riteniamo che con essa si sia realizzata la prima tappa di un processo unitario che dobbiamo oggi proseguire.

L’Assemblea nazionale del primo febbraio è stata particolarmente importante, da essa scaturirono gli indirizzi che ci portarono ad aderire alla Lista Uniti nell’Ulivo ed a partecipare alla Convenzione al Palalottomatica, nella quale Romano Prodi, al rientro nella politica italiana, sottolineava l’importanza del passaggio unitario compiuto e dava appuntamento alla fase successiva alle elezioni europee per riprendere con slancio il percorso dell’Ulivo. Quella Lista cui abbiamo aderito è stata soprattutto una chiara scelta politica ed in quanto tale ha ottenuto un risultato che ha premiato il coraggio di Romano Prodi e lo sforzo unitario di tanti all’interno dell’Ulivo.

La nuova tappa verso l’Ulivo è avviata da Prodi con la lettera del 15 giugno, pienamente in sintonia con i contenuti del nostro Manifesto, sostenuta tempestivamente dalla Rete anche attraverso la diffusione dell’Appello per la Costituente, gli Albi e le Primarie. Una iniziativa, quella dell’Appello, di alto valore simbolico e che ha incontrato il favore e l’attenzione di tanti cittadini che guardano con speranza a Prodi ed all’Ulivo. In questi mesi Pietro Scoppola è rimasto, per Prodi, punto di riferimento e risorsa indispensabile per realizzare l’Ulivo federato secondo regole condivise: questo sia durante la prima fase della Lista Uniti nell’Ulivo (Relazione Commissione Scoppola) sia oggi quando le regole sottoscritte possono far muovere i primi passi all’Ulivo come federazione di partiti ed altre realtà associative, aperto a nuove componenti e capace di dare forza e sostanza alla grande Alleanza Democratica di programma. A Monte San Savino abbiamo avviato un percorso politico caratterizzato da "parole ed atti" di grande responsabilità nei confronti dei partiti dell’Ulivo, anche nei frangenti nei quali abbiamo visto prevalere spinte contraddittorie con il nostro Manifesto. Senso di responsabilità, certo, ma sempre con coerenza ed in piena autonomia, anche di fronte all’atteggiamento "tiepido" e distante dei partiti. Autonomia, coerenza e fermezza sui contenuti del Manifesto della Rete dei Cittadini che rimarranno il nostro modo di stare nella politica.

5. Attraverso il nostro Manifesto abbiamo fatto una proposta a tutto il centro-sinistra e ci siamo impegnati a perseguirla con l’attività delle nostre associazioni.

5.1. Abbiamo proposto all’Ulivo di strutturarsi secondo un disegno federato, aperto, capace di valorizzare l’autonomia dei singoli soggetti attraverso l’unità e le cessioni di sovranità, riconoscendo forme della partecipazione politica presenti da anni sul territorio a fianco dei partiti, capaci di contribuire pariteticamente alla costruzione del nuovo soggetto politico del riformismo democratico.

Abbiamo accompagnato tale richiesta con la scelta concreta di realizzare noi, subito, una struttura a Rete fondata sull’autonomia delle singole associazioni. Noi per primi abbiamo scommesso che una rete di autonomie può funzionare, che una Rete costituita e sostenuta dalla aperta collaborazione e unione di tante esperienze collettive e di tante adesioni individuali, può incidere e contare.

I modi della politica e gli obiettivi della politica stanno insieme, la struttura a Rete è una proposta politica che vuole andare ben oltre la nostra semplice organizzazione. Con questo abbiamo anche detto che non c’è bisogno di nuovi partiti, ma di un modo diverso di unire e far dialogare le diverse esperienze politiche, abbiamo detto che dobbiamo ripartire dalla partecipazione dei cittadini nelle realtà locali, nel territorio.

Ma la partecipazione è cosa ben diversa dalla informazione o dalla consultazione diffusa, la partecipazione che fa crescere la cittadinanza è quella che coinvolge in processi decisionali. Quindi gli strumenti della partecipazione non sono secondari, con essi si scelgono le procedure di coinvolgimento nelle decisioni, Albi degli elettori e Primarie, altrimenti si devia verso i riti del conformismo e del populismo che per i nostri elettori hanno gambe corte e conducono a sconfitta certa.

5.2. Le Primarie costituiscono l’architrave che unisce su basi democratiche la Federazione dell’Ulivo e la coalizione politica rappresentata dalla Grande Alleanza Democratica. Il loro raccordo diventa compito specifico dei Cittadini per l’Ulivo. Ricordiamo che, riguardo alle Primarie, tra le nostre associazioni è maturata una significativa esperienza. Mi riferisco a quanto è stato fatto in Toscana (Lucca, Siena ed ora la proposta di Legge regionale); mi riferisco al contributo che, come Cittadini per l’Ulivo, abbiamo dato alla proposta di autoregolamentazione delle primarie di recente scaturita dal Comitato per le Primarie. Sappiamo che sono due gli obiettivi da raggiungere in questa lunga trasformazione del centro – sinistra italiano: costruire una esperienza politica nuovamente fondata sulla partecipazione dei cittadini nelle diverse forme della libera associazione politica e dotarsi di una leadership legittimata democraticamente. Per questo abbiamo proposto l’Assemblea Costituente dell’Ulivo e le Primarie. Le Primarie devono svolgersi in un clima di grande partecipazione e correttezza formale, perché devono essere serie, perché devono essere un passaggio storico di alto profilo per il nostro Paese. Da tempo ci battiamo perché gli Albi degli Elettori vengano istituiti in tutto il territorio: ora devono essere una conseguenza della grande mobilitazione democratica delle Primarie. Attraverso le Primarie e gli Albi degli Elettori cambieremo non solo le procedure decisionali per le candidature, prima per la leadership poi ad ogni livello istituzionale, ma anche per la stesura dei programmi.

6. L’attuazione del Manifesto della Rete, identità ideale e programma politico, è stato in questo anno in mano alle associazioni aderenti. Esse hanno la responsabilità di quanto si è realizzato nel territorio.

I compiti di indirizzo e di decisione comune sono stati assolti dal Coordinamento Nazionale e dal Comitato Esecutivo che ha cercato di svolgere anche il difficile ruolo di "presenza" nazionale, di interlocutore nazionale a nome della Rete territoriale.

Abbiamo provato anche la fatica e le difficoltà di un modo di far politica che chiede a chi agisce nel territorio di essere contemporaneamente il responsabile delle scelte nazionali.

Riteniamo però che, in definitiva, poche risorse siano state dedicate al rafforzamento della Rete, al sostegno ed alla diffusione delle associazioni, questo a causa di una particolare attenzione per gli importanti "passaggi politici nazionali" che si stavano compiendo. Ora, amici, torniamo alla Rete. Occorre rafforzare il significato originario della Rete, perché nella Rete sta la nostra novità, ne va della vita e della forza di questa esperienza.

7. Il passaggio politico che abbiamo di fronte è decisivo per il centrosinistra italiano, il ruolo della Rete può essere importante e ci auguriamo che le nostre associazioni abbiano la forza necessaria per sostenerlo.

Noi sappiamo che l’Ulivo è un progetto di rinnovamento e trasformazione della politica italiana di lungo respiro.

Questa compito, che condividiamo con tanti altri, costituisce il cuore del nostro progetto, della nostra ragione d’essere. Essa va ribadita e ripetuta, farlo è ancora più indispensabile di fronte alla realizzazione in corso del soggetto federato.

Per questo abbiamo fatto le nostre proposte (Costituente, Albi e Primarie, inclusione di movimenti ed associazioni), per questo abbiamo sostenuto passaggi politici (Lista unitaria e Federazione regolata) che siamo consapevoli sono parziali rispetto agli obiettivi da noi dichiarati, ma che sappiamo essere positivi e necessari.

Attenzione, niente è più reversibile dei passaggi che stiamo effettuando verso l’Ulivo federato. Sono decisioni frutto di una battaglia politica, sono decisioni da sostenere con una battaglia politica, sono decisioni che attendono di trasformarsi nel territorio, tra i cittadini attivi, in esperienza politica, l’unica che con il suo carattere diffuso, fatto di passione e lavoro condiviso, può radicare a fondo, in maniera irreversibile, un progetto politico. Il percorso cui abbiamo contribuito si è già alimentato di conquiste e di ritorni indietro, di slanci forti e di impaludamenti. Per questo la Rete è utile all’Ulivo e a Romano Prodi.

8. La naturale collocazione della Rete dei Cittadini è nella Federazione dell’Ulivo, forza politica unitaria che si fonda su regole condivise e sulle cessioni di sovranità dei soggetti aderenti, aggregato di partiti e forme associate di cittadini che insieme costituiscono il soggetto politico primario della Grande Alleanza Democratica, e che opererà una svolta nella storia politica italiana anche attraverso la realizzazione delle Primarie volute da Prodi e aperte a tutti i cittadini - elettori del centrosinistra.

Certo, i limiti di quanto per ora deciso sono evidenti.

a) Il quindici per cento per associazioni e movimenti non esprime una concezione paritetica delle diverse forme della partecipazione democratica, ma neppure una adeguata volontà di apertura, di rischio e scommessa politica, insomma di rinnovamento.

b) La Federazione dell’Ulivo deve divenire il soggetto politico, plurale ed unitario, titolare della sovranità sulle materie fondamentali per il governo del Paese, per decidere il nostro ruolo nell’Europa in cui crediamo e per incidere nel quadro internazionale di cui ci sentiamo responsabili. Le materie per ora affidate alla federazione sono importanti ma non sufficienti, questo nonostante la nostra ferma convinzione che Prodi utilizzerà la strada lasciata aperta della iniziativa del Presidente per l’allargamento delle competenze.

c) Gli organi della federazione devono radicare questa nuova sovranità politica ad ogni livello territoriale: nei Comuni, nei Collegi, nelle Province, non solo nelle Regioni.

d) Il soggetto politico plurale e federato deve dare a tutti i cittadini che vi si riconoscono ed intendono parteciparvi attivamente, la possibilità di aderire direttamente e singolarmente, insieme ai partiti ed alle associazioni.

e) La federazione dell’Ulivo è una scelta politica fondamentale che si deve realizzare davanti a tutti gli elettori con la designazione di un unico portavoce all’interno della Grande Alleanza Democratica.

f) La necessità dell’unanimità per accettare nuove adesioni alla federazione riconosce il diritto di veto e comunica diffidenza e chiusura invece di fiducia ed apertura in questa importante fase di costruzione politica.

g) Sulla parità di genere, lontana dalla sensibilità del nostro ceto politico, le regole tacciono. La Rete dei Cittadini per l’Ulivo assume l’impegno in proprio di una rappresentanza paritaria e chiede fin da ora che tale impegno venga assunto da tutti gli aderenti alla Federazione.

Inoltre, su una decisione politica fondamentale ed urgente, quale quella connessa alla scadenza amministrativa regionale, chiediamo che siano messi al bando atteggiamento strumentali da qualsiasi parte provengano e si decida

1. per candidati alla presidenza unitari e coerenti con il progetto politico in atto; 2. per la costruzione di programmi regionali democratici che vedano la partecipazione delle realtà associative di base;

3. per la formazioni di liste unitarie che si richiamino all’Ulivo;

le eccezioni possibili non devono costituire smentita alla scelta politica di fondo, ma solo l’inevitabile conseguenza di un quadro normativo articolato e complesso. Altre proposte comportano l’arresto del processo unitario della Federazione dell’Ulivo e della Alleanza, tra l’altro rischiando di dividere seccamente il paese in due.

9. Crediamo che gran parte di queste riflessioni siano condivise da molti movimenti ed associazioni.

Proprio il diffondersi di tante esperienze associative e di movimenti politici è uno dei dati più significativi di questi ultimi anni. Essi rappresentano una grande risorsa, ciascuno nella loro specificità, per il rinnovarsi della politica italiana e per le opportunità di partecipazione che offrono ai cittadini. A questo proposito ricordo che la nostra Rete ha cercato e continua a cercare un rapporto con gli altri movimenti ed associazioni per lavorare insieme ai comuni obiettivi. Penso in particolare alle iniziative in difesa della Costituzione ed a quelle per le Primarie. Con la nostra specificità di "Cittadini per l’Ulivo" dobbiamo rafforzare il dialogo con le altre realtà associative che maturano nella società.

10. In questo anno di lavoro la priorità è stata la costruzione dei primi elementi di unità e di federazione dell’Ulivo, soprattutto a livello nazionale. Le associazioni hanno continuato, come sempre, a prestare attenzione ai contenuti, agli obiettivi programmatici, spesso declinati a livello amministrativo locale. Questa è oggi la priorità per tutta la Rete

Sin dalla sua prima uscita in pubblico come leader dell’Ulivo, Romano Prodi ha scelto di costruire il proprio messaggio politico sulla assoluta priorità dei contenuti, degli obiettivi programmatici come concreta risposta ai problemi ed alle domande del presente. La lettera del 24 settembre ha espresso al massimo livello questa larghezza di respiro, per la quale la politica si alimenta della capacità di leggere i problemi reali e di rispondere ad essi secondo tempi e modi in sintonia con il Paese che vogliamo rappresentare e con l’Europa che abbiamo contribuito a costruire.

Se l’Ulivo è un compito che richiede "lungo respiro" il diffuso mondo delle associazioni e dei movimenti ha il compito di realizzare esperienze politiche "con lo sguardo lungo", tese a dare radici profondi ai valori ed ai contenuti dell’Ulivo.

Le associazioni della Rete hanno già colto la drammaticità dell’attacco alla Costituzione Repubblicana. Questo è oggi un impegno che ci dobbiamo assumere tutti. E’ necessaria una mobilitazione diffusa e capillare sul tema della Costituzione Repubblicana intesa come inalterato punto di riferimento ideale e fondamento reale del nostro tessuto sociale ed economico, così come della aperta ed inclusiva identità etica del Paese.

C’è bisogno di ricostruire attorno al testo costituzionale un sentire diffuso, consapevole, che ne rilanci la capacità di essere progetto politico e culturale di una nazione. C’è bisogno che l’Ulivo attivi a sua volta le competenze necessarie per definire la propria proposta di modifica del dettato costituzionale nella convinzione che, proprio per riproporsi come alto e duraturo progetto politico, debba essere adeguato istituzionalmente.

Questo è l’esempio principale della priorità ai contenuti ed al programma che dobbiamo lanciare: i documenti che ci ha proposto Romano Prodi in questi mesi sono terreno fertile ed ampio. l’Europa, la pace, la lotta al terrorismo, il consolidamento del bipolarismo, la solidarietà, lo sviluppo, la scuola e la ricerca. I cittadini dell’Ulivo e le loro associazioni devono assumersi la responsabilità di questi temi, né devono distrarsi dai problemi amministrativi del loro territorio, sui quali, al contrario, si costruisce il rapporto con i cittadini e sui quali siamo spesso riconoscibili di fronte ad essi. Ricordiamo che da questo dialogo pubblico, da questa palestra civica che si esercita innanzitutto nelle comunità locali, possono inoltre emergere competenze e persone capaci di contribuire in modo positivo alla elaborazione dei programmi ed alla vita delle istituzioni.

Il rinnovamento della politica e dei politici non è uno slogan elettorale, è un percorso politico che si costruisce nel tessuto sociale del nostro territorio, non è una questione di anagrafe ma di metodi e di contenuti della politica, riconoscibile nelle singole scelte e nella loro coerenza. E’ il frutto della partecipazione come processo di responsabilizzazione e coinvolgimento nelle decisioni, attraverso il quale si forma quel tessuto di cittadini attivi ed "esperti" che danno fondamento reale alla democrazia e risorse nuove al ceto politico.

Montecatini, 4-5 dicembre 2004

06 Dicembre, 2004

ASSEMBLEA NAZIONALE CITTADINI PER L'ULIVO

L'IMPORTANTE INTERVENTO DI ROMANO PRODI A MONTECATINI

Romano Prodi : intervento alla assemblea dei Cittadini per l’Ulivo – Montecatini, 4 Dicembre 2004

Dobbiamo tutti essere grati, e io per primo, a quanti negli anni scorsi hanno reagito a un certo sbandamento se non scoramento nelle nostre file tenendo vivi lo spirito e il progetto dell’Ulivo, in un momento storico in cui è sempre più necessario essere uniti. Le dichiarazioni sentite negli ultimi tempi sono inquietanti: la lotta contro la par condicio, il cambiamento della legge elettorale alla vigilia delle elezioni si aggiungono alla Cirami, alla Gasparri, alla riforma della giustizia e alle ormai innumerevoli leggi faziose e ingiuste che stanno umiliando il nostro panorama politico ed erodendo le basi etiche del Paese.

In questo momento perciò ancora più grande è il mio apprezzamento per quello che avete fatto e tanto più forte in quanto avete evitato di proporvi per fare carriera- poteva esserci questa tentazione - e invece vi siete dati il compito di portare tutti i cittadini dell’Ulivo, indipendentemente dalla loro appartenenza partitica, a partecipare in quanto tali da protagonisti…

Avete cioè dato voce a una diffusa richiesta di partecipazione. Ed è raccogliendo questa sollecitazione che io ho avanzato la proposta delle elezioni primarie.

Voglio ricordare che le primarie come strumento essenziale di partecipazione figurano fra le idee costitutive dell’Ulivo. Ma voi avete custodito questa prospettiva quando sembrava lontanissima dal potersi realizzare. Per molti anni è sembrata ai più una idea stravagante.

Ora non più, ora le faremo, è questione di mesi.

Perché le abbiamo volute? Per molti motivi, ma il principale è che in questo modo le distinzioni di appartenenza diverranno più esili, mentre verrà esaltata la comunanza di appartenenza. E di questa comunanza di appartenenza, e della coesione di intenti che ne deriva, abbiamo straordinario bisogno se vogliamo tornare a vincere.

Come pure abbiamo bisogno di mobilitare centinaia di migliaia di cittadini che si riconoscono nel nostro progetto. Senza di loro, senza una loro azione capillare, non riusciremo a baipassare la barriera costituita dalla manipolazione e dalla distorsione sistematica delle nostre proposte e posizioni, attuata attraverso l’uso spregiudicato dello strumento televisivo controllato dai nostri avversari. E abbiamo una Destra che vuole abolire la par condicio, cioè che lotta contro il concetto stesso di parità. Perché vuol dire proprio questo, ma forse hanno una scarsa conoscenza del latino…

Ma come raggiungerli, come individuare uno per uno queste centinaia di migliaia di cittadini che non si limitano a votarci ma vogliono spendersi per realizzare un progetto?

Ebbene, le primarie sono anche lo strumento principale attraverso cui può concretamente essere realizzato quell’Albo degli elettori dell’Ulivo, una vostra proposta che ha incontrato vasto consenso perché rappresenterà per noi una risorsa insostituibile. Nel 1996 bastarono 70/80.000 volontari, nel 2006 ne occorreranno molti di più se vogliamo che arrivi il nostro messaggio di speranza, di unità e di capacità di governo. Ho letto che si accingono ad arruolare mille mercenari per farli lavorare nei collegi. Noi non possiamo arruolare mille mercenari, non è nel nostro costume, ma ad ogni loro mercenario faremo fronte con mille volontari, ragazzi che si spendono e non si fanno pagare. I mercenari comunque non hanno mai difeso il suolo della Patria, come la Storia dimostra, e non lo faranno neppure questa volta.

Alla stessa preoccupazione di creare canali efficaci di partecipazione alle decisioni comuni risponde inoltre il riconoscimento della presenza negli organi dirigenti della federazione dell’Ulivo, oltre che dei partiti, di rappresentanti di associazioni come la vostra. Ci stiamo dando delle regole, sono state elaborate da una commissione presieduta da Piero Scoppola, sono a un passo dalla ratifica.

Fra quelle regole figura anche il principio della cessione di sovranità, su alcune materie fondamentali, da parte dei partiti alla Federazione. Concetti, parole di qualche hanno fa, per molto tempo non raccolte, stanno diventando regole comuni, pur con i limiti che in precedenza ha sottolineato Piero Scoppola.

E mi preme sottolineare una cosa: che le primarie, la Federazione dell’Ulivo con le sue regole, la presenza nei suoi organi dirigenti accanto ai partiti di rappresentanti di associazioni di cittadini, non vengono realizzandosi contro i partiti o comunque in polemica con essi.

Non c’è, non ci può essere tra noi una idea di contrapposizione tra società civile e partiti.

Al contrario, sono idee e proposte che i partiti hanno raccolto, fatto proprie, promosso. E senza i partiti, la loro capacità di mobilitazione, il loro essere riferimento per la stragrande maggioranza della popolazione attiva, noi non andremmo da nessuna parte. Ma anche i partiti, soprattutto in questo periodo di tumultuosi e rapidi cambiamenti, hanno bisogno della società civile.

Vedete, quando si leggono certe cronache politiche che minuziosamente e maliziosamente descrivono - ingigantendole - divisioni, contrapposizioni, resistenze nel nostro campo, qualcuno può avere l’impressione che siamo sempre al punto di partenza.

La lista unitarie per le Europee è stata data mille volte per irrealizzabile sui giornali. Invece è stata fatta, e ha ottenuto un grande successo. Sono state le interpretazioni successive che hanno tentato di nascondere questo successo proprio per bloccare il cammino della nostra azione comune.

Le primarie, è stato scritto mille volte, non si faranno mai. E invece le faremo.

La Federazione dell’Ulivo, è stato scritto tante volte, non nascerà mai. Essa invece è nata, comincia ad assumere spessore e non potrà che assumere un ruolo crescente con l’avvicinarsi delle elezioni politiche.

E la cessione di sovranità sulle materie fondamentali, descritta nelle cronache come l’utopia di qualche sognatore della politica, invece è già entrata nelle regole della Federazione.

E tutto questo in poco più di un anno. Certamente avremmo voluto un cammino più spedito, ma la velocità è un obbiettivo che non sempre è compatibile con l’esigenza del consenso. Ho potuto constatarlo in Europa, e vale anche qui.

C’e’ bisogno però, a questo punto, dell’impegno di tutti sia per la costruzione del percorso delle primarie e il successo di un qualcosa che in Italia non è stato mai tentato, sia per la costruzione della Federazione dell’Ulivo, anche questa una novità di straordinaria portata. La Federazione dell’Ulivo non agisce tuttavia da sola, ma come spinta propulsiva di una più grande Alleanza, indispensabile per poter realizzare i grandi cambiamenti di cui il Paese ha urgente bisogno.

E, soprattutto, per la costruzione di un percorso partecipato finalizzato alla elaborazione del programma di governo.

Vedete, le primarie, la Federazione, rappresentano lo svolgimento, la realizzazione del disegno iniziale, che insieme abbiamo difeso e portato avanti. In questo c’è indubbiamente un forte elemento di continuità. E anche il nostro progetto di fondo resta lo stesso: ammodernare il Paese, portarlo nel mondo attraverso l’Europa. E poi, noi siamo sempre animati dall’idea che siamo una carovana in cui, se qualcuno cade, noi lo tiriamo su.

Ma la continuità si ferma qui. Non possiamo permetterci il lusso di cullarci in una sorta di nostalgia "dell’altra volta", delle parole dette, dei programmi proposti in occasione delle passate elezioni,

No, non possiamo riprendere il cammino immaginando che nulla sia davvero cambiato attorno a noi.

Non possiamo permettercelo noi, e non può permetterselo il Paese che aspiriamo a governare.

Perché in questi anni attorno a noi è davvero cambiato tutto nella geografia del mondo. Alcuni processi sono andati avanti anche grazie alla nostra azione, basti pensare alla costruzione dell’Europa. Altri sono il portato di grandi eventi storici, pensate al ruolo che la Cina, con il suo impetuoso sviluppo, sta assumendo.

E da qui dobbiamo partire, elaborando le nostre proposte pensando in grande, elaborando un programma forte e realistico, che investa sui giovani cui dobbiamo dare un futuro anziché trattarli come eterni adolescenti avendo scambiato mobilità per precariato, su un welfare state che resta patrimonio e cuore del modello europeo, su una immigrazione di qualità che costituisce una risorsa, sul Mezzogiorno che dobbiamo agganciare alla straordinaria opportunità che il boom dell’Asia sta aprendo per il Mediterraneo.

La politica di questo governo ha portato l’Italia alla decadenza, ha ucciso la speranza. Agli italiani hanno promesso un sogno, ma gli italiani si sono svegliati e all’alba si sono accorti che il sogno berlusconiano è un incubo. Ora ci serve una giornata intera per realizzare i nostri progetti.

07 Dicembre, 2004

ASSEMBLEA NAZIONALE CITTADINI PER L'ULIVO

LA RELAZIONE DI PIETRO SCOPPOLA

Cittadini per l’Ulivo. Montecatini 4 dicembre 2004 - Intervento di Pietro Scoppola

Condivido la relazione di Massimo Cellai.

Non svolgerò un’altra relazione ma un semplice intervento.

Siamo uniti, in questa assemblea, in un momento particolarmente significativo.

Romano Prodi è tornato sulla scena della politica italiana; sarà fra noi fra poco e per la prima volta parteciperà a un incontro del nostro movimento.

Il rientro di Prodi è motivo di grande speranza, ma la situazione che trova non è esaltante.

La maggioranza di governo si sfalda (e si ricompone intorno al suo leader); il centro sinistra è ansimante.

Fed e Gad non riescono ad entusiasmarci e non credo che entusiasmino il paese.

Non è questione solo di sigle, più o meno infelici, ma di sostanza.

La Fed è una federazione minima, nel senso dei poteri ad essa conferita dai partiti che rimangono sovrani.

C’è qualche spiraglio per allargare i poteri del presidente…

C’è uno spazio minimo di partecipazione per le associazioni.

L’idea della federazione è importane, è essenziale: l’ Ulivo non potrà che essere una federazione.

Ci dovremo valere perciò di tutti gli spazi: l’orientamento prevalente fra i cittadini per l’Ulivo è per l’adesione, ma adesione critica, per rilanciare il progetto dell’ Ulivo.

Siamo ben lontani dal quel progetto di costituente dell’ Ulivo per il quale abbiamo raccolto adesioni e che Prodi aveva, nel giugno scorso, fatto suo, prima che i partiti ponessero il veto.

La Gad non è più esaltante: la confluenza è più ampia ma il prezzo è stato la rinuncia al nome stesso Ulivo che è l’unico che la gente conosce e sente.

Unico punto di saldatura fra Fed e Gad e di superamento dei loro limiti sono le primarie Dobbiamo puntare tutto sulle primarie che Prodi ha voluto e che possono garantirgli una sua base, un investitura autonoma dai partiti.

Perché questo è il problema: la sola investitura dei partiti non garantisce il processo di formazione dell’ Ulivo e nemmeno della stabilità dl governo.

Non possiamo dimenticare il ’98.

Vorrei dire a Romano: non dimenticare il ’98.

Vorrei chiedergli di alzare le condizioni, di alzare la posta: oggi i partiti hanno bisogno di lui; domani si illuderanno di non averne più bisogno.

Bisogna creare oggi, il soggetto Ulivo.

Il bipolarismo italiano si è retto sin qui per la presenza sulla scena di Berlusconi.

Vi è a destra la tendenza dichiarata al ritorno al proporzionale; la scheda unica tende a indebolire l’Ulivo, privarlo del valore aggiunto.

Bisogna rispondere subito alla sfida dando vita al soggetto di centro sinistra del bipolarismo italiano.

Bastano le primarie? Non servono se sono una cerimonia formale di investitura (anzi possono indebolire il candidato). Servono se sono l’avvio del processo costituente: chi vota entra nell’albo degli aderenti all’ Ulivo; iscritti e non iscritti ai partiti si fondono e sono la base del nuovo soggetto.

Soggetto di tipo federativo non partito.

Ecco: noi possiamo lavorare perché le primarie abbiano senso pieno.

Possiamo lavorare a livello di opinione perché si capisca e si valorizzi l’ Ulivo.

Possiamo contribuire al formarsi di una mentalità, di un cultura dell’ Ulivo.

L’Ulivo è debole non solo perché i partiti non lo vogliono, se ne servono strumentalmente al momento delle elezioni per poi rimetterlo nel cassetto degli attrezzi che si usano una volta ogni tanto solo quando servono.

Ma l’ Ulivo è debole anche di suo. E’ nato da una intuizione politica, soprattutto di Nino Andreatta, agli inizi del ’95 per rispondere alla sfida delle elezioni vinte da Berlusconi e al tentativo di Buttiglione di portare quello che restava della Dc nella sua orbita.

Quella intuizione segnava una rottura rispetto al passato: gli avversari di mezzo secolo di storia della Repubblica diventavano alleati (o tornavano alleati come negli anni della lotta al fascismo).

Una rottura così doveva essere spiegata e assimilata. Non si è detto e non si è fatto nulla. La formula dell’incontro delle forze riformatrici è ben poca cosa se si pensa alle incertezze semantiche della parola riforma e alla vacuità attuale della parola riformismo.

Ricordo l’entusiasmo che suscitò il comizio finale di Prodi e Veltroni a piazza del Popolo, a conclusione della campagna elettorale del 1996 quando Romano disse in sostanza: "Abbiamo dato una risposta comune alla questione comunista e alla questione cattolica". L’Ulivo risponde a una forte intuizione culturale e politica che ha avuto una espressione piena nel primo governo Prodi; ma poi si è avvertita la mancanza di elaborazione culturale (e di volontà comune).

Bisogna invece elaborare a fondo quella intuizione perché il progetto è tipicamente italiano, è anomalo rispetto all’Europa, è frutto della nostra storia e della originalità del Pci da una parte e della DC dall’altra.

Dovevamo e dobbiamo ritrovare e ridefinire le nostre radici dentro la storia della Repubblica, al di là delle divisioni del passato. Questo lavoro non si è fatto e oggi ce ne accorgiamo.

Stanno non riformando ma massacrando la costituzione del ’48; si deve dire no e preparare gli elettori a dire no nel referendum (per il quale non è richiesto il quorum). Ma si deve anche accompagnare il no con un sì ad una riforma vera e seria: deve essere perseguita la stabilità dell’esecutivo, ma in un sistema maggioritario devono essere rafforzate le garanzie; il federalismo non deve compromettere il principio di uguaglianza…..

Occorre insomma elaborare un progetto alternativo, coerente per quanto concerne le garanzie con il bipolarismo, e proporlo nel momento stesso in cui si dice no allo scempio che la maggioranza sta facendo della nostra costituzione. Su questo terreno l’incontro delle diverse tradizioni si potrà rafforzare.

Lo stesso discorso vale per la cosiddetta riforma della magistratura: si è intesa la mancanza di una proposta alternativa compiuta e matura.

Non è facile l’incontro su temi di immediata rilevanza etica. Ci sono scelte che investono la coscienza personale, di fronte alle quali la politica si deve arrestare. Ma questo non esclude la possibilità di un confronto e di una maturazione comune. Penso al tema della fecondazione assistita: Giuliano Amato ha elaborato un progetto. Ma com’è possibile che si accetti sia pure in casi eccezionali la fecondazione eterologa la quale, rende impossibile il riconoscimento della paternità? Questo riconoscimento rappresenta, storicamente, una rivendicazione tipica dalla tradizione socialista. Nell’ Ottocento sono stati i partiti socialisti in tutta Europa a portare avanti questa battaglia. Questa esigenza è stata fatta propria dai partiti della nascente Democrazia cristiana, fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, ed è passata nella nostra Costituzione (art. 30). Come si fa ad ignorare tutto questo? Il diritto alla paternità è costitutivo dell’identità di un individuo.

Sono temi da discutere serenamente prima di trincerarsi dietro il diritto al voto di coscienza, che è sempre l’ultima spiaggia.

Il rapporto con la Chiesa è un grande e decisivo tema in Italia.

Edmondo Berselli in un articolo sul Mulino ha notato che nel ’96 la base cattolica era largamente favorevole all’Ulivo mentre i vertici erano ostili.

Io credo che bisogna sapersi porre il problema della base e dei vertici non con la politica dello scambio, come fa la destra, ma con una iniziativa culturale e diplomatica seria che non c’è stata fin qui. E’ urgente muoversi in questa direzione perché siamo incalzati, sul fronte opposto, da quelli che sono stati chiamati gli "atei devoti".

Dunque cultura dell’ Ulivo.

Occorre formare intorno a Prodi un brain trust che non si preoccupi delle singole proposte di governo ma di questa riflessione di fondo non solo sui temi che ci possono dividere ma anche sui temi che spontaneamente ci uniscono. Penso alla pace all’Europa….. Sono temi scontati ma non possono essere ridotti a slogan, esigono elaborazioni.

C’è molto lavoro da fare sul piano di una cultura dell’ Ulivo.

Non entro sui temi organizzativi.

Condivido l’insistenza sulla importanza della struttura a rete.

La nostra non deve essere una struttura verticistica: non ci sono capi, non dobbiamo scimmiottare i partiti. E’ legittimo che si abbiano aspirazioni politiche: chi vuole si candidi, ma a mio avviso non si può farlo a nome dei cittadini per l’Ulivo.

Non dobbiamo, io credo, ripiegarci sui piccoli problemi del nostro movimento dobbiamo chiederci se possiamo fare qualcosa sul piano più ampio della politica nazionale. Dobbiamo chiederci se e come possiamo aiutare Prodi.

Un detto popolare dice, più o meno, che il destino non bussa due volte: bussa una volta, passa e non torna. Per Prodi è tornato. Si sa: Prodi è un uomo fortunato.

Ma non amo parlare di destino o di fortuna: preferisco parlare di riposta agli eventi e di responsabilità.

Oggi la sfida è inventare il nuovo, non ripetere la prima non felice esperienza di un Ulivo che ha vinto per disfarsi. La responsabilità di Romano Prodi è grande , ma noi tutti possiamo dargli una mano.

 

torna all'indice