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DUE NOTIZIE MARGINALI di Maurizio Migliori |
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In questa estate sono accaduti molti eventi importanti, che hanno riempito le pagine dei giornali. Ad esempio si è molto parlato di questioni bancarie: si potrebbe riflettere a questo proposito sulla differenza tra ciò che è legale e ciò che è doveroso. Non dovrebbe risultare strano, in un paese civile, sostenere che un direttore della Banca d’Italia ha doveri che superano di gran lunga quelli che gli impone la legge, soprattutto là dove il suo ruolo è quello di arbitro. In fin dei conti Collina si è dimesso per ragioni molto più veniali, ma un arbitro è un arbitro e non dovrebbe avere nessun rapporto con coloro su cui esercita il suo “potere!. In questa vicenda sono emersi poi alcuni “palazzinari”, adesso definiti “immobiliaristi”; costoro hanno fatto grosse speculazioni, alcune delle quali non prive di sospetti e ora al vaglio della magistratura, in seguito alle quali si è aperto un duro scontro tra loro e il mondo degli industriali. Qui si potrebbe ragionare sulle strane prese di posizioni di politici anche di sinistra che “per istinto” non dovrebbero trovare simpatici personaggi che ricavano soldi senza produrre alcuna ricchezza. Ma la questione è ben più grave: si potrebbe riflettere sul fatto che nel 2004 i più importanti fra i soci di Gnutti, i fratelli Lonati, hanno guadagnato 17 milioni fabbricando macchine per calzifici (gioielli di tecnologia esportati in tutto il mondo), 40 milioni (da dividere con altri soci) nell'acciaio, 65 milioni con il «mordi e fuggi» speculando sulla Bnl. Se le cose stanno così, se è “tanto meglio” speculare che lavorare per costruire e dare lavoro etc. etc., c’è da chiedersi se sul lungo periodo può funzionare bene una società che consente queste cose. C’è stato l’inizio della inarrestabile salita del prezzo del petrolio, che certamente continuerà a crescere, e quindi si dovrebbe riflettere sulle prospettive in una società che non ha pensato affatto ad altre fonti energetiche (mentre in Italia ci si oppone all’eolico, che nel resto d’Europa c’è, per ragioni “estetiche”; peraltro discutibili: a me personalmente in Olanda e Germania le “pale” sono piaciute molto… avrò meno buon gusto di Sgarbi…) C’è stato il disastro di New Orleans, che è stato previsto nei minimi dettagli da anni dall’Università della Luisiana senza che nessuno abbia fatto niente; si potrebbe ragionare sui rischi di una società civile fragile e minata al suo interno da contrasti se non insanabili certo non sanati e che vive in uno stato di continua (bassa) violenza pronta però ad esplodere quando le circostanze diventano “favorevoli”; si dovrebbe riflettere sulla follia di affidarsi a dirigenti abili nel catturare i sentimenti dell’opinione pubblica (e quindi i voti) ma del tutto incapaci anche perché (in questo caso in modo evidente e documentato) non hanno mai brillato per disinteresse o per intelligenza; si dovrebbe discutere sugli effetti a lungo termine di una pluridecennale politica che ha ridotto le tasse ai ricchi e tagliato i contributi dello stato, con il risultato che lavori importanti come rafforzare gli argini non sono stati fatti o che le strutture di pronto intervento non ci sono o sono prive di mezzi adeguati: se nelle catastrofi non interviene lo stato e le strutture finanziate dallo stato chi interviene? Il mercato?? Ci sarebbe di che riempire più di un paio di articoletti. Ma preferisco richiamare l’attenzione su due notiziole che credo siano sfuggite a molti, di quelle che non dicono niente a nessuno, se non ci si ferma sopra a pensarci. Come a me è capitato di fare per antico vizio. La prima è questa: un gruppo di ricercatori dell’Università di Michigan ha dimostrato che occidentali e orientali “vedono” cose diverse. Si tratta di un esperimento di psico-sociologia: seguendo il movimento degli occhi hanno scoperto che il gruppo di studenti americani si concentra sui particolari, sui dettagli e sugli oggetti in primo piano, mentre il gruppo di studenti cinesi considera di più il contesto generale in cui gli oggetti sono collocati. Sotto ci sono evidentemente due visioni del mondo, due filosofie, non so dirvi se causa o effetto di questa diversa percezione. Non so cioè se questi giovani hanno acquisito una concezione del mondo che li porta a guardare così (certamente inconsapevoli) o se questo modo di guardare, indotto da secolari costumi, comporti poi una conseguente concezione del mondo. Comunque l’elementare conseguenza (per farla breve) è che da una parte abbiamo l’attenzione al tutto e quindi all’armonia e disarmonia dell’insieme, mentre dall’altra abbiamo la costruzione di strumenti analitici ben collegati, ottimi per il raggiungimento degli obiettivi che uno si propone. Appunto Oriente ed Occidente, grosso modo secondo la divisione tradizionale. D’altra parte le interpretazioni tradizionali non sono fantasiose invenzioni, ma sono frutto dell’osservazioni di alcune evidenti differenze. Si capisce quindi perché nel corso del XIX e XX secolo l’Occidente, che si è proposto sempre obiettivi determinati, perseguiti con assoluta determinazione (dando vita, per esempio, alla scienza e alla tecnica come la conosciamo) eccetera eccetera ha prevalso nettamente. A questo punto possiamo porci una domanda: Se quel che emerge dalla ricerca dell’Università di Michigan fotografa bene la situazione, chi va meglio verso il futuro? I problemi gravi che abbiamo davanti si affrontano meglio in un’ottica attenta al particolare o con la capacità di cogliere i processi complessivi, che riguardano, al limite, l’intero pianeta? Lascio a voi la risposta. La seconda notizia riguarda il moltiplicarsi in Cina dell’utilizzo dei sondaggi non solo da parte delle aziende ma anche da parte del sistema politico, che com’è noto è a partito unico. Si vota, ma i risultati della votazione sono già decisi in sede di partito. Il pericolo di questo sistema è che, come si è visto nell’Expatto di Varsavia, i soggetti scelti dal partito non siano all’altezza, non siano graditi, si crei un abisso tra quello che il partito pensa e quello che pensa la gente eccetera. Il partito non è in condizione di controllare questo processo perché esso stesso filtra le informazioni e quindi agisce come un sistema chiuso che elimina via via tutto quello che in qualche modo danneggia i “quadri” di partito. Il sistema democratico, come riconosceva un secolo fa un conservatore poco democratico come Pareto, ha almeno il vantaggio di farci sempre capire attraverso il voto da che parte tira l’umore della gente. Ecco allora la scelta dei dirigenti cinesi di usare i sondaggi anonimi: il potere resta tutto nelle mani del partito, che utilizza una classica invenzione del mercato per sapere quello che pensa la gente, correggendo quindi la sua offerta politica senza mettere a repentaglio nulla attraverso libere elezioni. Io, che com’è noto sono molto preoccupato per il futuro della democrazia, trovo la cosa agghiacciante.
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