L'ESTREMISMO DI CENTRO 

Nel palinsesto RAI il giornalista Antonio Socci è subentrato al giornalista Michele Santoro con una nuova trasmissione, denominata “Excalibur”, di cui egli è conduttore.

La lettura di un’intervista a Socci, pubblicata dal Corriere della Sera e che  allego in copia testuale, mi convince ad esporre alcune considerazioni.

Ritengo probabile che, forse con inevitabile schematismo, il nostro senso comune percepisca gli estremismi di destra e quelli di sinistra, ma sia tendenzialmente miope verso l’estremismo di centro; per tacita convenzione il “centro” viene infatti individuato e considerato come il luogo della temperanza, della moderazione, ovvero della saggezza.

Ma è davvero così? Oppure dall’intervista a Socci emerge una volta di più l’esistenza dell’estremismo di centro quale reale palcoscenico della nostra Storia, che oggi ancora si rivela, con la consueta scenografia, dopo il ritiro degli elementi laterali del sipario?

Uno dei più classici e credo abusivi argomenti del nostrano estremismo di centro è quello ben impugnato anche da Antonio Socci, quando afferma: “basta con la prevalenza del giudizio storico di chi sta dalla parte di sistemi falliti”.

Si tratta di una tecnica retorica molto diffusa e collaudata: si prende una verità oggettiva, in questo caso il fallimento storico del modello sociale sovietico e la si sbatte a fianco di una verità soggettiva al tendenzioso scopo di ammantare quest’ultima di un’oggettività che, per medesimo fatto storico, essa di per sé non possiede.

L’intervistato ci dice infatti, con stimabile trasparenza, che la sua verità soggettiva è la dottrina di Santa Romana Chiesa; bene, si tratta di un terreno comune, giacché siamo connazionali e per ragioni anagrafiche apparteniamo ad un gruppo umano cui mediamente e per alcuni aspetti coattamente è stata impressa la medesima matrice culturale.

Anche per questa ragione io mi permetto, a scopo tutt’altro che polemico, di contestare quest’artificio estremistico e utilizzato in termini tecnicamente scorretti.

Ma forse l’estremismo di centro possiede la peculiarità di travalicare l’estremismo stesso, imponendo surrettiziamente il confronto tra categorie disomogenee: la dottrina di Santa Romana Chiesa possiede eventuali elementi di paragone con altre dottrine celesti, ma essa non è tecnicamente confrontabile con dottrine ideologiche terrene, fallimentari o di successo che siano.

Per questa via è troppo facile avere partita vinta e nemmeno laddove viene ammessa la più spregiudicata delle pubblicità comparative, sono consentite simili disinvolte esposizioni.

Mi sembra quindi che, politicamente, l’estremismo di centro danneggi il “centro” stesso almeno quanto l’estremismo di sinistra ha danneggiato la sinistra; danneggiando anche lo sponsor.

In questi casi c’è sempre un terzo che gode.

 

Claudio Boiocchi (Segretario DS Cantù)

 11 Novembre 2002

Corriere della Sera, 10 Novembre 2002 - pagina 13

 Socci: Excalibur faziosa? In studio nessuno del Polo

 

MILANO - L’«anti-Santoro» rifiuta l’etichetta che il centrosinistra e molti commentatori gli hanno affibbiato dopo la «prima» di Excalibur. Anzi di «Michele chi?». Antonio Socci chiede di non parlare proprio: «Faccio la mia trasmissione, ognuno può giudicare. E poi non sono cosi presuntuoso...». Presuntuoso magari no ma fazioso si? Sono in molti a definirla cosi dopo il debutto del suo programma... «Ho le mie idee ma ritengo di fare una tv civile. E la difendo. La tv faziosa è quella in cui parla una parte sola, chi era in studio giovedì scorso rappresentava sensibilità diverse e non dominanti, semmai di aree molto poco ascoltate». Parla dei Radicali di Capezzone o dei no global di Agnoletto? «No, i no global hanno una grande copertura da parte dei media”. Ma perchè nessuno ha notato che in studio non c’erano esponenti della Casa della Libertà? Da li mi aspettavo delle critiche. Invece è insorta la sinistra». Insorta è dir poco: i deputati Ds, Violante in testa, hanno firmato un documento che dice: «Da Excalibur non andremo mai».

«Non credo al black out, sarebbe infantile, D’altra parte mi pare di ricordare che uno sciopero della presenza fu ipotizzato persino contro Vespa, ovvero una persona estremamente equilibrata, Ai Ds dico che ci vuole fiducia nelle proprie idee. Da cosa deriva questa insicurezza, la voglia di avere spazi dove non trovi persone che possano mettere in crisi le tue certezze? La libertà è bella. Invece parlano di atmosfere inquietanti. Basta con la prevalenza del giudizio storico di chi sta dalla parte di sistemi falliti e che dà del presente un giudizio falsato e sbagliato arrivando a criminalizzare l’Occidente: un errore culturale e storico. A sinistra però pensano che nel suo studio di libertà ce ne fosse poca; si è parlato di un Agnoletto processato”. «Diciamoci la verità, lui è entrato benissimo nella parte della vittima, del martire. E alla fine ha parlato solo lui. Piuttosto non capisco il comportamento del presidente della Toscana Martini che inaugura a Firenze la settimana del dialogo e poi si nega al collegamento. O l’Unità che con Pietro Barcellona chiede la ”rimozione di Socci”. Sto seguendo la grande manifestazione della sinistra che dice no alla guerra e si al dialogo. Poi leggo di questa decisione dei Ds: mi chiedo se vogliano solo dialogare con Saddam Hussein...». Invita i Ds a dialogare già nel prossimo Excalibur dove si parlerà di aborto? «Leggenda metropolitana: si parla della visita del Papa in Parlamento, un grande fatto. Quanto al dialogo ci sono persone interessantissime di area Ds che mi piacerebbe ascoltare, come ho fatto con i radicali. Il mio compito è metterli nell’agorà, non posso garantire loro di essere vincenti. Capiscano che in Italia esistono milioni di persone che credono in Dio e nella Madonna, ”popoli” con una visione del mondo differente. Come dice Ferrara: gli ”altri”esistono. Gli altri», cioè quelli «di destra». Come lei? «Mai votato a destra: nella prima Repubblica votavo Dc. Sono un giornalista che crede nelle sue idee e basta. Sono Cattolico e mi riconosco in una sola dottrina: quella di Santa romana Chiesa. E non sono aristocratico come dice l’Unità ma figlio e nipote di minatori. Da cui ho ereditato solo la nobiltà di carattere».

Enrico Caiano

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