LEGGE SULLA FECONDAZIONE ASSISTITA: ALCUNE RIFLESSIONI

NANDO DALLA CHIESA: AL TERMINE DI UN ERRORE 

[ articolo apparso sul quotidiano "L'unita'" del 12 dicembre 2003.]

Che mondo complicato. Sentii argomentare la prima volta di Stato etico circa vent'anni fa; perche' prima, per polemizzare, si usava dire - dello Stato - che fosse "confessionale" o addirittura "clericale". "Etico", nella polemica politica, divenne aggettivo in voga tra i sedicenti "liberal" degli anni ottanta. Usato allora per fronteggiare la rivolta dei moralisti e dei "giacobini" (le parole non per caso fioriscono insieme) davanti alle stragi di mafia e di camorra o al latrocinio organizzato. Si sorprendevano, quei liberal, della indignazione civile e della domanda crescente di ripristinare decenti livelli di legalita'. Vi coglievano un'idea di Stato etico nella quale essi non potevano riconoscersi. Meglio il Far West modello mitra e mazzetta, insomma, piuttosto che esagerare con l'invadenza dello Stato e l'imposizione ad altri dei propri personalissimi standard morali. Ora lo Stato etico e' comparso sul serio, brutalmente, nella legge votata dal parlamento in tema di fecondazione assistita. E chi ieri non si permetteva di spiegare ai feudatari della politica che non si ruba e non si uccide (perche', appunto, mica siamo in uno Stato etico), ora ha il piglio del giustiziere nello spiegare a cittadine e cittadini come devono - si', devono - comportarsi nelle loro piu' intime scelte sessuali e familiari. D'altronde, aggiunge chi ieri non sentiva nemmeno il fragore dei kalashnikov, non possiamo continuare a vivere in questo Far West. * Che mondo complicato. Una maggioranza piu' larga del previsto ha votato una legge che sa di Stato etico lontano un miglio, e lo ha fatto in difesa della vita. Quanto alla maggioranza governativa, ha salutato il risultato finale d'aula con una festosa standing ovation. Quando riesce di difendere meglio la vita umana si ha il diritto di festeggiare, giusto? Stessa standing ovation, anzi piu' festosa, la stessa maggioranza fece in marzo votando la mozione che appoggiava la guerra in Iraq, la dottrina della guerra preventiva, la morte di migliaia di innocenti. Si puo' accettare la morte degli altri, in effetti, per alcune valide ragioni. Tra cui quella di liberare la loro terra da un dittatore o anche, come nel caso dell'Afghanistan, da uno Stato etico che detta i suoi principi alle donne, a tutte le donne. Liberare le donne dell'Afghanistan, diceva il premier. Altro contesto, certo. Ma il principio era quello. In realta' la morte e la vita ballano nella nostra politica come concetti vuoti, disancorati da qualsiasi gerarchia di valori, alla merce' di ogni opportunismo o di ogni frenesia ideologica. A proposito: pensavo, modestamente e fallibilmente pensavo, che nella gerarchia dei valori venissero la donna e poi il feto e poi l'embrione. Non pretendo di essere nel giusto ne' che tutti la pensino cosi'. Diciamo pero' che se mi trovassi a poterlo (e saperlo) fare, in guerra o in una catastrofe naturale, darei la vita per salvare una donna, mai per salvare un embrione. Rispetto (con qualche perplessita') chi farebbe il contrario, e non gli imporrei il mio punto di vista. Ma scopro che da oggi, sotto tanti aspetti per nulla marginali, per il nostro Stato vengono obbligatoriamente in ordine decrescente di importanza l'embrione e poi il feto e poi la donna. Non siamo mica nel Far West. Anche se grazie alla prevalente natura (economica) delle sanzioni, sara' sempre Far West per i ricchi. Ho imparato che Giordano Bruno e' bene non perderlo di vista. Senza esagerare, naturalmente, perche' il contesto e' diverso, quasi incomparabile. Ma ho sentito usare per la prima volta, e ripetutamente, l'espressione "uccidere gli embrioni", cosi' da dare dell'assassina a una donna (e a una coppia) che accetti pratiche procreatrici dalla riuscita incerta. Ho sentito evocare, ahime', non dalla maggioranza, lo scenario di Hiroshima per spiegare che la scienza puo' fare male e molto male all'umanita'. Ho sentito ipotizzare scenari degni di Frankestein dalla maggioranza: la madre che fa clonare per disperazione il figlio moribondo o il padre piu' portato a insidiare sessualmente la figlia quando questa nasca da sperma altrui e sia priva dunque di una "vera" relazione di discendenza. Un intero mondo mostruoso, dietro l'angolo di una gravidanza attesa per anni. * Che mondo complicato. Perche' a sostenere questa legge abbiamo avuto, sia alla Camera sia al Senato, non solo reazionarie o reazionari incalliti. Ma anche parlamentari che si sono battuti e si stanno battendo con generosita' riconosciuta sulle questioni del lavoro, dell'uguaglianza, della giustizia e della liberta' di informazione. E perche' ai vertici delle gerarchie che hanno imposto questa legge e si accingono a tornare all'assalto della legge sull'aborto sta quel papa a cui non smetteremo mai di essere grati per la meravigliosa forza profetica con cui, stanco e sfibrato nella carne, ha condannato la guerra come "crimine contro l'umanita'". * Mondo complicato davvero. Quando, dopo il crollo del Muro, si sfarino' la Democrazia cristiana, si penso' che nella politica italiana che scopriva il maggioritario non avremmo piu' avuto la tentazione o il rischio di un partito confessionale. E che i cattolici si sarebbero divisi tra destra e sinistra uniformandosi alle regole di un bipartitismo laico. E' successo l'opposto. E ora e' chiaro perche'. La Dc, avendo il monopolio della rappresentanza dei cattolici, sapeva tenere meglio a bada le gerarchie ecclesiali. Fu un caso raro di monopolio virtuoso. Mentre la competizione odierna tra cattolici di destra e di sinistra tende a incoraggiare una folle corsa ad accaparrarsi il consenso di quelle gerarchie, senza piu' il filtro della laicita' della politica. Fino a potersi dire che corriamo il rischio, se non ci si ferma in tempo, di avere una societa' molto piu' clericalizzata senza la Dc che non con la Dc. Qui sta la sfida, la sfida alta della politica. La sfida che quest'ultima vicenda parlamentare ha indicato come la grande assente dalle strategie delle classi dirigenti dei partiti. Perche' se il "mercato" del consenso incrina la laicita' dello Stato, ebbene il progetto di una politica bipolare deve proprio misurarsi con questo storico problema: come costruire un sistema maggioritario senza Dc, rispettoso delle istanze cattoliche ma anche della natura liberale dello Stato. E' un compito al quale devono sentirsi impegnate tutte le forze politiche, ma piu' di ogni altro proprio quel partito, la Margherita, che ha avuto il coraggio di nascere dalla fusione di esperienze cattoliche ed esperienze laiche e che nella sua Carta dei principii aveva scolpito senza possibilita' di equivoci questo impegno: "Tocca ai non credenti riconoscere che l'esperienza religiosa, lungi dall'essere un residuato storico destinato all'estinzione, puo' rappresentare un fermento che vivifica la vita democratica; tocca ai credenti riconoscere che le convinzioni religiose non possono essere imposte per legge a chi non le condivida". Purtroppo questo principio e' uscito strapazzato, e non poco, dalla discussione parlamentare. Perche' far valere in questioni come la fecondazione assistita il principio di maggioranza (due voti in piu' o in meno tra i propri parlamentari) significa abbandonare il ruolo creativo e propositivo della politica, abdicare al proprio fondamentale ruolo maieutico (nel pensiero, nell'azione) di fronte alla storia del paese. * Davvero un mondo complicato. Che lo sara' ancora di piu', per il centrosinistra, se quanto e' accaduto diventera' non stimolo e urgenza per trovare forme piu' alte, felici e impegnative di sintesi politica ma pretesto per abbandonare il progetto di una lista unitaria per l'Europa e riandare beatamente ognuno per i fatti propri. Se la Margherita deve farsi piu' di altri (ma non da sola) una bella riflessione su quanto e' accaduto, tutti la facciano di fronte a quanto potrebbe accadere se i particolarismi dovessero di nuovo prevalere. Su quel piano, forse, abbiamo gia' dato.

 

MARIA LUISA BOCCIA, GRAZIA ZUFFA: IL FONDAMENTALISMO IN PROVETTA 

[Dal quotidiano "Il manifesto" del 9 dicembre 2003. Maria Luisa Boccia Dal 1974 lavora all'Universita' di Siena, e attualmente insegna Filosofia politica. Grazia Zuffa, psicologa, senatrice per due legislature, nel 1990 presento' un disegno di legge sulle tecnologie della riproduzione artificiale.]

In buona sostanza la fecondazione in vitro sara' proibita o impraticabile, dopo l'approvazione della legge. Anche l'inseminazione sara' drasticamente limitata dal divieto di utilizzare i gameti di donatore. Molti parlamentari impegnati a votarla dichiarano che, finalmente!, si mette fine al far west. Non sara' cosi', poiche' il proibizionismo avra' come conseguenza la clandestinita' e il diffondersi del mercato illegale, per tutti coloro che non potranno praticare il "turismo procreativo", prima di tutto per motivi economici. Con buona pace della tutela per la salute delle donne e dei nascituri, la quale sarebbe dovuta essere la priorita' del legislatore. Non lo e' stata - e' bene ricordarlo - perche' l'ipotesi di una limitata, ma efficace, regolamentazione sanitaria, atta appunto a limitare il far west, e' sempre stata respinta a favore di una legge manifesto, quale quella che si sta approvando. * Sarebbe stato meglio un divieto esplicito della fecondazione in vitro, della mostruosita' di queste norme. Lo diciamo seriamente. Sarebbe di gran lunga preferibile per le donne sapere con chiarezza che questa via e' preclusa, piuttosto che trovarsi a percorrerla nei modi previsti dalla legge. Pensiamo proprio a quelle tra loro, eterosessuali, sposate o conviventi, sufficientemente benestanti - questi i requisiti richiesti - che potrebbero aspirare a realizzare il desiderio di un figlio/a. Cosa le attende? Se va bene, di mettere al mondo non uno ma tre figli, non e' difficile immaginare con quali e quante complicate conseguenze; e comunque non e' questo che, presumibilmente, volevano quando hanno espresso un consenso all'avvio della fecondazione in vitro. Se va male, un aborto terapeutico, o di mettere al mondo uno o piu' figli malati o con malformazioni, dato che non si possono fare diagnosi preimpianto o sopprimere embrioni malformati, ma si puo' fare l'una e l'altra cosa dopo. Con quale logica o sensatezza, si puo' affermare che queste norme non coinvolgono la legge sull'aborto? Comunque, per una donna e' senza dubbio piu' pesante, da tutti i punti di vista, la prospettiva di abortire che non quella di evitare l'impianto. Se nessuno dei tre embrioni e' sano, dovra' sottoporsi di nuovo alla stimolazione ed al prelievo di ovuli, con un aggravio dei costi fisici, psichici, economici. Ma il punto dirimente e' l'obbligatorieta' dell'impianto dei tre embrioni: vietata la revoca del consenso, la donna non ha scelta, anche se la situazione e' mutata o, semplicemente, valuta diversamente le conseguenze al momento di decidere l'impianto. Oltre che incostituzionale e' davvero mostruoso ipotizzare di costringerla, contro la sua volonta' manifesta. Il medico che si ritrova con questi tre embrioni dovra' chiedere un'ingiunzione al giudice, alla polizia di prelevarla, agli infermieri di legarla? L'assurdo nulla toglie alla gravita' dell'intento del legislatore. Ma piuttosto che avviarsi in questo inferno la ragionevolezza suggerira' ad una donna che tutto e' preferibile: rassegnarsi, rivolgersi all'estero o a centri clandestini. * Solo l'ipocrisia, o meglio la malafede, possono far sostenere che questa legge regolamenta la fecondazione assistita, sia pure restringendone l'impiego, nell'interesse primario del concepito. Di fatto e' una legge che rinuncia al compito di governare la societa', lasciando senza riferimenti i medici ed i ricercatori, come le donne e gli uomini interessati, perche' si preoccupa soltanto di ribadire alcuni - discutibili e di parte - principi etici, disinteressandosi perfino dell'effettiva probabilita' che hanno di essere applicati. Come ogni legge-manifesto ha effetti devastanti, proprio su principi fondamentali, quali la liberta', la laicita' dello stato, la funzione e responsabilita' legislativa. Davvero non c'e' limite alla violazione della liberta' femminile, quando si tratta di disporre del corpo delle donne. Tutto, pur di non prendere atto che si nasce da donna, che non vi e' modo di tutelare la vita - qualunque cosa si intenda con questa parola - senza e contro di lei. Su questo non c'e' da mediare tra diverse concezioni etiche, ne' da bilanciare tra beni e diritti in conflitto, quelli dell'embrione e quelli della donna. E, per favore, che nessuno, da destra o da sinistra, ci venga a parlare dei fondamentalismi di altre societa' e culture, e della liberazione delle donne che li subiscono, quando si scrive una legge come questa, rinverdendo l'alleanza patriarcale tra chiesa e stato, tra etica cattolica e legge. Lo stato, lo ha ricordato Piero Fassino, non puo' identificarsi ne' in una fede, ne' in un'etica; non puo' stabilire cosa e' permesso e cosa e' vietato dalle leggi, sulla base di cie' che e' lecito o non e' lecito per l'etica. Si parla abitualmente di contrasto tra "laici" e cattolici, come se la laicita' fosse una delle concezioni etiche in campo. Ma laici e laiche dovremmo essere tutti e tutte, in particolare in parlamento, poiche' la laicita' prescrive soltanto che nessuna concezione etica possa prevalere, avvalendosi della legge. Nessuna puo' cioe' armarsi del potere di proibire scelte che ritiene illecite o difformi. Oggi la laicita' e' insidiata da un rilancio del fondamentalismo: finita la Dc, la gran parte dei cattolici dell'uno e dell'altro schieramento parlamentare sono impegnati, su pressanti sollecitazioni delle gerarchie ecclesiastiche, a riportare nella legge il dettato della chiesa. E cio' e' sostenuto, da parte dei parlamentari e delle parlamentari, in nome della liberta' di coscienza. Si puo' cioe' imporre all'intera societa' cio' che detta la propria dottrina, sia pure con convinta adesione personale, negando la liberta' di altre coscienze, ma soprattutto stravolgendo il senso della legge, della funzione del parlamento, in breve della politica. Peraltro, dietro l'alto ideale della liberta' di coscienza fa capolino un molto piu' terreno interesse politico di parte: fra le neoformazioni cattoliche, e' aperta una corsa a guadagnarsi legittimazione guardando al Vaticano. Che si possa pensare che questo non abbia rilevanza nei rapporti politici, tra eletti ed elettori, e' davvero straordinario. Pensiamo alle numerose dichiarazioni di esponenti dell'Ulivo. Davvero si crede che le scelte attuate in questa come in altre questioni non siano determinanti? Che possa essere considerata "una ricchezza", pluralista, come ha affermato Patrizia Toia, senatrice della Margherita, l'approvazione di una legge che offende gravemente liberta' e laicita' dello stato? Ed i Ds pensano di limitare il danno, derubricando a opinioni etiche diverse una questione politica di enorme rilevanza? Non si illudano, saranno molte e molti a valutarla diversamente, a metterla al primo posto, proprio sul piano della rappresentanza. Nessuna alleanza politica, nessuna accordo programmatico, nessuna lista sara' credibile, se non sara' costruita su scelte chiare e nette su contenuti cosi' dirimenti.

 

ERIKA TOMASSONE: UNA LEGGE OSCURANTISTA

[Dalla newsletter "Ecumenici" stralci di un intervento di Erika Tomassone originariamente apparso sulla agenzia stampa della federazione delle chiese evangeliche "Nev" (sito: www.fedevangelica.it/nev). Erika Tomassone e' pastora valdese]

La legge sulla procreazione medicalmente assistita che sta per essere approvata definitivamente dal Parlamento, e' una delle piu' oscurantiste d'Europa e purtroppo poco attenta ai risultati attuali della ricerca scientifica. Da un lato e' giusto che vi sia una legge atta a regolare una materia che puo' diventare terreno di ogni sorta di eccessi. D'altro lato, l'attuale legge rende la procreazione medicalmente assistita un calvario incredibile per chi sia nella condizione di ricorrervi, a partire dalla selezione delle coppie conviventi o coniugate, purche' di sesso diverso, che desiderano ricorrervi. Immaginiamo le quantita' di analisi cui sottoporsi, volte ad assicurare l'assoluta impossibilita' di avere un figlio attraverso altre vie. Si passa poi all'accesso al programma incontrando comunque ancora ostacoli di tipo "informativo". La domanda sara': "Avete preso in considerazione l'adozione?". Dopo la stimolazione ormonale, potranno essere prodotti solo tre embrioni, tutti e tre da impiantare. Questo punto e' assai controverso dalla comunita' scientifica che denuncia l'irresponsabilita' di tale limitazione, in quanto ha per conseguenza nuove stimolazioni ormonali in caso di insuccesso. Dopo che l'embrione e' stato impiantato per le donne si apre la strada comune a tutte le altre donne, vale a dire ecografie ed indagini. Dal momento che e' vietato fare diagnosi su eventuali malattie genetiche dell'embrione prima dell'impianto, si aspettera' come tutte di sapere se il feto e' sano, e poi - dopo tutta questa trafila piena di ostacoli - si rischia pure di dover decidere per l'aborto terapeutico. La legge se letta tutta d'un fiato lascia due brutte impressioni: innanzitutto piu' che regolare, scoraggia in molti modi il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, tenendo conto anche della questione finanziaria. In secondo luogo, non prende sul serio la fotografia attuale delle situazioni in cui un bambino o una bambina potrebbe crescere, ma ribadisce un modello obsoleto di famiglia. In questo modo lascia ampio spazio alla ricerca di soluzioni alternative ad esempio nei paesi europei in cui le leggi sono piu' aperte alla realta' delle loro societa', per chi puo' ovviamente. Un punto che lascia l'amaro in bocca e' lo spostamento sul prodotto del concepimento, come portatore di diritto, per non parlare del non riconoscimento di una certa asimmetria tra uomo e donna nella procreazione... In alternativa che cosa resta? Augurarsi di essere fertili e procreare "naturalmente" e soprattutto non avanzare dei diritti se si e' una coppia omosessuale, o una donna singola. Questo e' il succo della legge. C'e' da chiedersi se proprio questo punto non ne sia il vero obiettivo: ribadire che cosa e' oggi una famiglia in Italia e relegare nella marginalita' qualunque altra esperienza umana.

 

RIFLESSIONE. FRANCA BIMBI: INTEGRALISMI 

[Franca Bimbi e' docente universitaria e parlamentare]

Cari amici, nella faticosa discussione sul tema della "procreazione assistita" (che propongo di chiamare in maniera piu' chiara: "fecondazione con tecniche medicali") un gruppo di donne della Margherita ha provato a riaprire un dibattito... non feroce nell'Ulivo e con il Paese: tentando di non ferire i riferimenti culturali di nessuno. Ma e' un percorso molto difficile. La legge approvata e' pessima, venata di neo-costantinismo risorgente, come lo e' anche il documento francese sulla laicita' della/nella scuola proposto dagli esperti plurali di Chirac. In Italia si dovrebbero sottoporre le donne ad un trattamento sanitario di fecondazione obbligatoria, in Francia le ragazzine musulmane, dovrebbero scegliere tra strapparsi il velo o finire fuori dalla scuola statale, gli ebrei dovrebbero togliersi la kipa', chi porta una croce o una maglietta del Che dovrebbe vedersela con le misure regolamentari: tutto questo in nome dell'ordine pubblico! Siamo di fronte a due integrismi speculari, perche' ognuno dei contendenti pretende la propria verita' come valore universale, da imporre con la forza del numero: la democrazia formale, su cui si misura la vittoria elettorale, viene interpretata come regola per tacitare il pluralismo culturale. Queste interpretazioni in atto delle radici illuministe o cristiane dell'Europa mi fanno pensare che la Costituzione europea dovrebbe nascere senza nessun preambolo (solo il rifiuto della guerra!). E' sintomatico che lo "scontro di civilta'" risorga dentro l'Occidente, che la posta in gioco si focalizzi ancora sul corpo femminile e che alcune donne siano come al solito disponibili a parlare in nome della "vera" moralita' o della "vera" liberta' delle altre: stupisce, nel caso francese, che anche alcune femministe si mettano in questa prospettiva. Dimenticato il Vangelo e Montesquieu, resterebbero l'Inquisizione e Robespierre. Un caro saluto, Franca Bimbi

 

APPELLI. ALCUNE DONNE DELLA MARGHERITA DEL VENETO: UNA RIFLESSIONE SULLA LEGGE SULLA PROCREAZIONE ASSISTITA, PESSIMA E ILLIBERALE 

Donne e uomini dell'Ulivo: uniti per unire. Questa riflessione, promossa da alcune donne della Margherita del Veneto, e aperta all'adesione di tutti, riguarda la legge sulla procreazione assistita. E' scritta da persone contrarie a questa legge, ma si rivolge a tutte e a tutti coloro che, nella Margherita e nell'Ulivo, sono consapevoli della difficolta' e dell'importanza delle tematiche bioetiche, per proporre un lavoro che affronti le differenze tra noi con rispetto reciproco e in maniera costruttiva. Ci rendiamo conto che quello che presentiamo e' solo uno dei punti di vista sull'argomento: intendiamo offrirlo in maniera diretta, consapevoli della sua parzialita', all'attenzione di tutta la coalizione. La legge sulla procreazione assistita e' stata approvata dal Senato, ed andra' alla Camera in gennaio per l'ultima lettura. A nostro avviso, si tratta di una legge pessima, perche' illiberale e perche' foriera di altre possibili illiberalita'. Avremmo preferito che fosse respinta in toto e che si fossero pensate altre modalita' di regolazione della fecondazione assistita, magari con una legge-quadro leggera: per segnare i limiti delle sperimentazioni e della ricerca, per garantire la salute delle donne e la nascita dei bambini in un contesto familiare accogliente, per prevenire interventi di tipo eugenetico, per rispettare l'autonomia del medico nelle sue scelte terapeutiche. La legge approvata, nel tentativo di regolare una materia delicata, che attiene a scelte difficili per la coscienza e per la vita delle persone, blocca la ricerca e le metodiche oramai consolidate, imponendo ai medici di sottoporre le donne a trattamenti sanitari obbligatori, al di la' della loro volonta' e di quella dei loro partner. Non difende la salute delle persone ma impone una concezione di difesa della vita umana che non distingue tra valori affermati astrattamente e modi reali di viverli, non rispettando cosi', nella sostanza, le relazioni di amore tra madri, padri e bambini. La legge contraddice liberta' costituzionalmente sancite in tema di garanzie per la salute, di autonomia delle decisioni terapeutiche, di consenso informato, di liberta' della ricerca. A nostro avviso, non e' per niente riconducibile alle due maggiori tradizioni politiche che convergono nella Margherita: il cattolicesimo democratico e il pensiero liberale. La discussione in Senato ha prodotto lacerazioni nell'Ulivo, sia per la mancanza di dibattito tra i partiti della coalizione che per l'alleanza trasversale "neoguelfa" con cui qualcuno ha creduto anche di difendere valori religiosi: senza tener conto di un'opinione pubblica che si dimostra capace di separare religione e politica e di distinguere tra verita' di fede e responsabilita' da assumere nella vita affettiva, sessuale e riproduttiva. Tuttavia il dibattito e' stato molto ideologizzato da tutti, e non ha tenuto conto della profondita' e della cautela con cui le donne avevano affrontato da tempo la tematica, nelle sue varie connessioni tra responsabilita' e diritti delle donne, liberta' e limiti della ricerca scientifica, potenzialita' e poteri della medicina procreativa. Sono riemersi vecchi schemi (cattolici-laici), mentre non sono stati considerati adeguatamente i modi con cui oggi deve essere gestito il pluralismo culturale, di cui la Margherita, pur nelle sue contraddizioni, intende farsi portatrice, cosi' com'e' scritto nella Carta dei principi che abbiamo approvato nel congresso fondativo di Parma. A questo punto, un lavoro di discussione collettiva, sia nell'Ulivo che tra le donne uliviste, si rende necessario, anche per far sviluppare la lista unica sul terreno di un confronto che non diminuisca nessuna componente e nessuna cultura, ma porti ad una reale comprensione ed elaborazione del rapporto tra le differenze, soprattutto dove appaiono non facilmente eliminabili. L'esperienza della discussione parlamentare sulla procreazione assistita, e le sue ripercussioni nel Paese, ci spingono a chiedere un confronto approfondito sulle questioni bioetiche nell'Ulivo e nella Margherita. Lavorare in una prospettiva ulivista non significa affatto omologare le differenze, bensi' comprendere anche questo tipo di percorsi. Padova 13 dicembre 2003 Per adesioni al gruppo di lavoro, si puo' scrivere a: bimbi_f@camera.it

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