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L'ingiustizia di questi arresti e' gia' scritta nella enormita' e
nell'inverosimiglianza delle accuse (giudicate in precedenza
inconsistenti, sulla base dello stesso dossier di carabinieri e polizia,
dalle procure di Genova, Torino, Napoli) : "cospirazione politica al
fine di turbare l'esercizio del governo e sovvertire violentemente
l'ordinamento economico costituito nello Stato".
Tali accuse o vengono interpretate in senso berlusconiano, dove ogni
critica e perfino ogni ossequio che non sia pero' "pronto, cieco,
assoluto" vengono considerati un intralcio ("turbamento")
all'esercizio del governo, ma in questo caso e' evidente che cio' non ha
nulla a che fare con il codice penale (e semmai qualcosa contro il codice
lo compie chi voglia trasformare in reato delle opinioni, visto che la
liberta' d'opinione e' un valore intangibile costituzionalmente
garantito).
Oppure la "associazione sovversiva contro l'ordinamento, ecc."
significa, ne' piu' ne' meno, il tentativo in atto della presa del potere
vuoi tramite una violenta rivoluzione, vuoi con la violenza di un
"golpe". Questo secondo caso e' tipico della destre, e dunque e'
qui fuori luogo.
Quali sarebbero le prove, allora, che e' in fattiva preparazione la prima
ipotesi (che implica armi, radio clandestine, nuclei segreti capillarmente
diffusi sul territorio, eccetera)?
Che un sito si chiamava www.radiogap.net. "Gap", cioe'
"lotta armata", capite?! (In realta' e' l'acronimo di Global
Radio Project. Da qui un inevitabile inciso: perche' in tutti questi anni
non e' stato ancora arrestato il gruppo rock "Dirotta su Cuba"
le cui intenzioni di terrorismo internazionale sono smaccatamente
evidenti?).
Che un'imputata, analizzando come difendersi dalla repressione della
polizia nel corso di un corteo, aveva scritto: "solo in gruppo e'
possibile liberare qualcuno dalle grinfie dei poliziotti" e aveva
ribadito il concetto in quello strumento di comunicazione cospirativa che
e' l'agenzia di stampa "Adn Kronos".
Prove schiaccianti, come si vede.
Ma i magistrati di Cosenza non si sarebbero accontentati di esse se non
avessero trovato la prova regina dell'insurrezione in atto: il lancio di
ortaggi contro le forze dell'ordine. Di fronte a tanto evidente pericolo
per l'ordinamento repubblicano, come si poteva non procedere alla retata e
agli arresti?
Non c'e' nulla su cui sorridere, pero'.
Non solo perche' ci sono venti persone ingiustamente in galera, ma perche'
siamo a un atto che minaccia di aprire una nuova stagione di
"strategia della tensione". Questa, si', capace di alimentare -
anche al di la' delle intenzioni - tentazioni eversive: la messa in mora
del diritto di manifestare, per cominciare. Un diritto talmente
consustanziale alle democrazie liberali che, storicamente, ha preceduto la
conquista del suffragio universale.
La gravita' dell'iniziativa e' moltiplicata, se possibile, dalla notizia -
riportata da "La Repubblica" con inequivoca precisione di
dettagli - secondo cui gli arresti erano stato programmati per i giorni
precedenti la manifestazione di Firenze, e che solo un
"consiglio" ministeriale li ha fatti posporre.
Superfluo ogni commento sia sulle soggezione a una interferenza del potere
politico, sia sulla azione devastante di interferenza che, invece, gli
arresti - del tutto ingiustificati, e che dunque verranno presto abrogati
dai magistrati di controllo - avrebbero avuto rispetto al milione di
persone intenzionate a sfilare pacificamente, come si e' visto, malgrado
tutte le provocazioni della destra politica e massmediatica nei giorni
precedenti.
E per favore, non si sbrodoli una volta di piu' la farsesca accusa di
"usare due pesi e due misure" contro chi, come noi, stigmatizza
l'ingiustizia compiuta oggi, mentre ha sostenuto (e continua a sostenere)
il doveroso operato del pool Mani Pulite.
Obiezione da "cavoli a merenda", di fronte ad una posizione di
assoluta coerenza. E anzi di coerenza assolutamente garantista.
Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere, infatti, l'autonomia della
magistratura di fronte ad ogni interferenza del potere politico. Perche'
nell'orizzonte di questa autonomia si puo' sperare che vengano corrette le
troppe iniquita' che ogni giorno accompagnano l'amministrazione della
giustizia, mentre l'interferenza del potere politico garantisce solo che
tali iniquita' si moltiplichino a dismisura: impunita' per gli
"eccellenti" di ogni potere, tolleranza zero per chi non ha
santi in paradiso o e' inviso agli "eccellenti" medesimi.
Proprio per questo, pero', non abbiamo mai dimenticato di criticare le
ingiustizie o gli errori commessi dai magistrati, senza trincerarci dietro
la formula pilatesca delle sentenze che si devono rispettare. Si
rispettano, ovviamente, nel senso che non si organizzano assalti ai
carceri per far evadere chi giudichiamo ingiustamente detenuto, ma si
commentano, portando tutte le argomentazioni di cui si e' capaci. Proprio
per questo abbiamo condannato le ingiustizie commesse - una vita fa -
contro Valpreda, o l'altro ieri contro il predecessore di Ciampi alla
Banca d'Italia, l'indimenticabile governatore Baffi (e il suo piu' stretto
collaboratore
Sarcinelli) o ieri contro Enzo Tortora. Del nostro impegno contro
altrettanti episodi di malagiustizia potremmo fare una lista assai lunga.
I finti garantisti di oggi, invece, nulla videro e nulla vedono, se non
quando si tratti dei loro amici, o degli amici degli amici, benche' tutte
le garanzie processuali siano state piu' che rispettate e le prove di
colpevolezza abbiano nome "Legione".
Ecco perche' abbiamo invece sempre portato ad esempio di garantismo i
magistrati del pool milanese di Mani Pulite e quelli dei pool antimafia
che si sono succeduti a Palermo: magistrati esemplari, imparziali, che non
hanno mai guardato in faccia a nessuno, tanto che hanno agito sempre in
sintonia tra loro malgrado le opinioni politiche diversissime e perfino
antitetiche.
Perche', come magistrati, le mettevano da parte e obbedivano
"soggetti soltanto alla legge". Nell'esercizio delle loro
funzioni, percio', apolitici o impolitici.
Difendere senza incertezze l'autonomia della magistratura (fin
all'autogoverno della medesima) e criticare senza incertezze ogni singola
decisione giudiziaria che si ritenga iniqua (portando argomenti) sono due
facce indivisibili di uno stesso atteggiamento di cittadinanza attiva in
difesa della legalita'.
Abbiamo gia' detto di come l'enormita' e l'inverosimiglianza delle
imputazioni fara' sgonfiare l'inchiesta in corso contro i venti no-global,
ed evidenzi l'ingiustizia della loro detenzione.
Ma quando perfino mass-media (ed esponenti politici) "perinde ac
cadaver" berlusconiani arrivano a stigmatizzare la decisione come un
"azzardo giuridico" vuol dire che nessun democratico puo'
tacere, o assumere posizioni anche minimamente ambigue.... per ogni
democratico (e tanto piu' per chi in parlamento si dichiara
all'opposizione) non puo' essere tempo da sepolcri imbiancati...
di
Paolo Flores d'Arcais
19
Novembre 2002
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