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SQUADRISTI di Mimmo Franzinelli |
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Mimmo
Franzinelli, venerdì 7 novembre, al salone dei convegni, ha presentato il
suo ultimo libro, Squadristi in una serata organizzta da AREAPERTA.
Ponendosi al centro di un’accesa discussione, ha dimostrato le sue
capacità di storico, raccontando la storia in maniera obiettiva e
apolitica, presentando gli errori del passato sia della destra che della
sinistra, in un periodo in cui la violenza era sovrana. La
violenza squadrista non rappresentò semplicemente uno dei tanti aspetti
caratterizzanti l’ascesa del movimento fascista, ma lo strumento
decisivo per la sua affermazione. Questa la tesi di fondo di Mimmo
Franzinelli in Squadristi. Protagonisti e tecniche della violenza
fascista 1919-1922 edito da Mondatori. Una ricostruzione
storica, una delle pochissime, dello squadrismo, ripercorsa per tappe e
corredata da una ricchissima “Cronologia della violenza politica”,
oltre che da un “Dizionario biografico”, incentrato su cento figure,
tra comandanti, quadri intermedi e manovali delle squadre d’azione. Maurizio
Migliori di Areaperta, ha introdotto la serata, finalizzata alla
presentazione di quest’ultima opera dello studioso del Fascismo, Mimmo
Franzinelli. La serata è stata voluta in seguito a recenti polemiche a
livello giornalistico, trattanti il Fascismo. Secondo Maurizio Migliori,
«L’argomento è stato trattato in maniera troppo grossolana, in quanto
non è ammissibile leggere sui giornali che “Mussolini non ha mai ucciso
nessuno”». «È
proprio per questo che è necessario studiare la storia, per cercare di
capire come si sono svolti veramente i fatti — ha proseguito Mimmo
Franzinelli — e perciò mi sono cinto ad apprendere da solo il fenomeno
dello squadrismo, perché in nessun libro era trattato in maniera
veritiera e completa; per esempio dal lato antifascista si è sempre data
una lettura di parte, che banalizzava e giudicava il fenomeno, senza però
conoscerlo e studiarlo». Franzinelli
inizia così a raccontare la storia, a partire dal dopoguerra; una rara
lezione di storia apolitica, a cui purtroppo hanno potuto assistere solo
le poche persone presenti. Lo
squadrismo nacque intrecciandosi con la figura di Benito Mussolini, sin
dall’autunno del 1918, quando apostrofò gli “Arditi” come «mirabile
giovinezza guerriera, destinata a fare giustizia con il balenio dei
pugnali e lo scrosciare delle bombe». Si era nell’immediato dopoguerra
ed il futuro capo del fascismo puntava a sfruttare, nella fase difficile
della riconversione dell’economia, il disagio delle migliaia di
ex-soldati sbandati, incapaci di ritornare alle precedenti occupazioni.
Furono proprio gli ufficiali dei reparti d’assalto a fornire il nerbo
della prima manovalanza al nascente movimento fascista, impegnatosi in
azioni violente contro le sedi del partito socialista e dei suoi
principali esponenti. Alla corrente futurista spettò, invece, attraverso
l’esaltazione dell’ardimento e del gusto del pericolo, il compito di
offrire una sorta di elaborazione teorica. A sole tre settimane dalla
fondazione dei Fasci, il 15 aprile, venne disperso a revolverate un corteo
anarchico ed assaltata la redazione de l’Avanti . Da quel momento
gli industriali milanesi presero a finanziare con vigore le “guardie
bianche”, composte da ex-ufficiali dell’esercito e da moltissimi
giovani studenti. Lo sviluppo
delle squadre d’azione prese forza a conclusione del biennio rosso,
dopo la sconfitta del movimento di protesta sociale e di occupazione delle
fabbriche. A partire dall’autunno del 1920, sotto la spinta ed il
sostegno finanziario degli agrari, con epicentro in Emilia e in Toscana,
lo squadrismo si trasformò da fenomeno elitario in un vero e proprio
apparato militare, posto al servizio delle classi dominanti, non più
unicamente dotato di bastoni, rivoltelle e bombe a mano, ma armato di
fucili e mitragliatori montati su autocarri. Per questa via, attraverso il
sistematico ricorso all’omicidio, l’assalto alle camere del lavoro, la
distruzione delle sedi delle cooperative e delle leghe contadine, di
quelle dei partiti e delle redazioni dei giornali, fino all’imposizione
con la forza delle dimissioni di migliaia di amministrazioni socialiste,
si giungerà a spezzare la forza della sinistra e del movimento operaio e
contadino. Già nel maggio del 1922 il Partito Nazionale Fascista,
combinando l’azione legale con la forza squadristica, arriverà con i
suoi 322.000 iscritti a rappresentare la più forte formazione politica
italiana. Questa offensiva svelerà la fragilità organizzativa, oltre che
politica e teorica, della sinistra italiana, incapace di fronteggiare e
addirittura di interpretare il fascismo. Come avrebbe rilevato anni dopo
Pietro Nenni,«La sinistra giocava con le parole, costruiva edifici di
frasi, dottoreggiava sulle tendenze, offriva insomma lo spettacolo dei
dottori della chiesa disputanti sulla lettera dei sacri testi, mentre il
loro mondo andava in rovina». La marcia su Roma del 28 ottobre del 1922
giunse come epilogo, dopo il fallimento, in agosto, dello sciopero
legalitario indetto dall’alleanza del lavoro contro l’illegalismo
fascista. Il conferimento dell’incarico di presidente del Consiglio a
Mussolini, da parte di Vittorio Emanuele, segnò il definitivo collasso
del sistema democratico liberale. Sulla
progressiva espansione dello squadrismo, Mimmo Franzinelli ha riservato
una parte rilevante all’analisi del comportamento degli apparati
statali. I Prefetti, deputati al controllo periferico dell’ordine
pubblico, si adoperarono, quasi in massa, a sminuire presso le autorità
governative la gravità delle violenze e a sostituire con commissari
prefettizi i sindaci costretti con la forza dimettersi. La magistratura
garantì, invece, agli squadristi l’impunità. Da una statistica
nazionale di elaborazione governativa risultò ad un certo punto come in
realtà fossero soprattutto i socialisti e i comunisti a finire in galera,
rei di aver reagito alle aggressioni. Ancora più grave il comportamento
della forza pubblica che fiancheggiò le spedizioni punitive, intervenendo
in caso di resistenza per favorire gli assalitori e arrestare i cittadini
contrappostisi in armi. Lo squadrismo trovò anche ai vertici delle forze
armate un aiuto in termini di concessioni sottobanco di armi e di mezzi di
trasporto. Le cronache del tempo racconteranno anche dei numerosi casi di
ufficiali dell’ esercito associatisi ai fasci di combattimento locali.
Tutte le strutture del vecchio stato liberale e gran parte dei funzionari
furono in quegli anni conquistati alla causa del fascismo dopo la grande
paura del biennio rosso. «Lo
squadrismo fu dunque – conclude Mimmo Franzinelli - la leva con cui i
vertici del Pnf scardinarono i vecchi assetti di potere». La sinistra non
ne comprese la valenza. Neanche successivamente, in sede di bilancio
storico, riuscì davvero a farci i conti. Ma la storia personale degli
squadristi non si esaurì. Molti di loro, più della metà, si ritrovò
poi nella Rsi o a fianco delle Ss. Altri non terminarono, nemmeno con la
caduta del fascismo, la loro carriera, arrivando a farsi eleggere in
Parlamento. Una
intensa lezione di storia quindi, quella di Franzinelli, intervallata da
interessanti commenti, domande, chiarimenti e puntualizzazioni da parte
delle persone presenti. Come
il signor Elio Tagliabue che si è espresso chiedendo all’autore: «Un
libro del passato che esce oggi e che parla di violenza, può avere
qualcosa a che fare con tutto ciò che sta nascendo e succedendo nel
nostro presente?». Su questo punto di vista Franzinelli non si è
espresso molto, affermando semplicemente che le due situazioni, di oggi e
di ieri sono totalmente differenti, e per questo motivo preferisce non
creare rapporti di eccessive analogie. Probabilmente
ha ragione Mimmo Franzinelli, nell’affermare che «tra l’Italia del
passato sconvolta dalla guerra e l’Italia del presente, esiste un vero
abisso». Ma forse esso non esiste per un mondo del passato segnato dalla
violenza e un mondo del presente, in cui questa violenza sembra non aver
fine. E allora sarebbe forse il caso, che a lezioni del passato, come
quella di ieri sera, partecipassero molte più persone, compresi tutti
coloro che credono e si vantano di conoscere e rispettare la storia.
[Laura De Agazio, ecoinformazioni]
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