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Si
sta chiudendo una delle piu' tormentate e controverse legislature della
storia repubblicana e c'e' oggi la prospettiva di un cambio di governo. Ma
deve cambiare anche il modo di governare: dal punto di vista
costituzionale
e dei rapporti tra cittadini ed istituzioni.
Il lavoro che attende il nuovo governo e' quindi di enorme complessita' e
responsabilita' e si estende a settori di grande importanza per la
collettivita': l'informazione, la sanita', il lavoro, l'ambiente e i beni
culturali, la ricerca, l'istruzione, la politica fiscale e tributaria.
Importanti riforme di sistema sono necessarie anche per ridare ai
cittadini
fiducia nella giustizia. Ma in questo settore noi tuttavia riteniamo che
vi
sia una inderogabile priorita': la cancellazione delle principali leggi
che
sono state adottate quasi esclusivamente al fine di perseguire gli
interessi
personali di pochi, ignorando quelli della collettivita'. Si tratta di
leggi
che - a prescindere da ogni altra considerazione - hanno devastato il
nostro
sistema giustizia e compromesso il principio della ragionevole durata dei
processi.
Alcune di queste leggi, pur da riformare, sono state disinnescate dalla
Corte Costituzionale (ad esempio il cd. "Lodo Schifani", cioe'
la L. 20.6.03
n. 140 sulla sospensione dei procedimenti per le alte cariche dello Stato)
o
dai giudici di merito e dalla Corte di Cassazione (e' avvenuto per la
Legge
sulle rogatorie n. 5.10.01 n. 367 e la cd. "Legge Cirami"
7.11.02 n. 248
sullo spostamento dei processi per legittimo sospetto).
Ma, per altre leggi e' necessaria l'abrogazione immediata: solo con la
loro
abrogazione, infatti, sara' possibile restituire credibilita' al paese sul
piano internazionale e dignita' ai governanti e ai rappresentanti politici
ed ottenere la partecipazione della collettivita' nazionale agli sforzi
necessari per ricostruire una scala di valori condivisi.
Le leggi che devono costituire oggetto di abrogazione gia' nei primi mesi
della legislatura sono:
- la Legge di "depenalizzazione" del falso in bilancio ( D.L.vo
11.4.02,
n.61), che rappresenta la tipica traduzione in termini normativi della
cultura della illegalita' e contrasta con la tendenza mondiale a punire
con
maggiore severita' le false comunicazioni in materia societaria;
- la Legge cd. "ex Cirielli", 5.12.05 n. 251, definita
"obbrobrio
devastante" dal Presidente della Corte di Cassazione, che ha di fatto
introdotto nuove cause di impunita' per i potenti (attraverso la
prescrizione breve dei reati, anche gravi, commessi dagli incensurati) e
pesanti discriminazioni verso i recidivi anche per reati non gravi:
dunque,
incentivi a manovre dilatorie ed il prevedibile aumento della popolazione
carceraria saranno l'effetto di un diritto penale per tipo d'autore;
- la barbara riforma della legittima difesa approvata definitivamente il
24.1.06, che introduce una presunzione di proporzionalita' tra i delitti
contro il patrimonio in ambiente privato e la reazione violenta con armi
da
fuoco contro chi ne e' responsabile;
- la cd. Legge Pecorella sulla inappellabilita' delle sentenze di
proscioglimento, approvata definitivamente il 15.2.06, che, a parere di
molti, altera il principio costituzionale della parita' delle parti nel
processo e, dilatando le possibilita' di ricorso alla Corte di Cassazione,
parzialmente la trasforma in giudice di merito, ingolfandola e rendendone
ingestibile l'attivita'.
L'impegno di coloro che intendono formare il futuro Governo deve
estendersi
inoltre alla sospensione immediata della efficacia di tutti i decreti
legislativi di attuazione delle legge di riforma dell'ordinamento
giudiziario (Legge delega n. 150 del 2005): solo cosi' potra' essere
predisposto e realizzato un progetto di riforma di ampio respiro,
utilizzando i contributi del Csm, degli accademici, della magistratura
associata, degli avvocati e delle associazioni dei giuristi e del
personale
amministrativo.
Chiediamo allora a tutti coloro che parteciperanno alla prossima campagna
elettorale un impegno espresso, preciso e incondizionato ad operare
immediatamente per l'abrogazione di queste leggi, che non sia diluito in
promesse di riforme generali nei vari settori dell'ordinamento.
L'assunzione di tale impegno e' condizione e garanzia irrinunciabile
perche', come giuristi e come cittadini, possiamo confidare nella volonta'
degli eletti di ripristinare effettivamente, non solo in questo campo, le
regole fondamentali della democrazia.
16
febbraio 2006
Armando
Spataro
Stefano Nespor
Enrico Biagi
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