Ma l’ideologia non era morta con la caduta dei muri?

In una società basata sui media veloci, TV e Internet in testa, in cui i giornalisti devono riempire alcuni spazi prestabiliti, ci siano o non ci siano “drammi” di cui parlare o problemi su cui riflettere, è chiaro che le “fesserie” abbondano. I rotocalchi “rosa” inventano amori e tradimenti ogni volta che una foto, magari di qualche anno prima, lo permette, ma lo stesso, ad altro livello, accade anche nella “grande” stampa. Se ammazzano qualcuno non ci sono problemi, ma se le notizie latitano, come quasi sempre è, bisogna lavorare amplificando quello che c’è.

Se questo vezzo si coniuga con l’altra fortissima esigenza propagandistico-comunicativa che ha il sistema politico, si capisce perché ogni tanto si inventano “cose” il cui senso e la cui reale esistenza pare assai dubbia. Credo che tutti ricordiamo il gran parlare di “Seconda repubblica” da parte di personaggi che chiaramente appartenevano alla prima… Forse ora è un po’ più chiaro che, malgrado il cambiamento del sistema elettorale, in Italia non abbiamo avuto alcun nuovo assetto istituzionale. E, viste le proposte di riforma costituzionale in discussione, c’è da sperare che continui così, perché è vero che molte cose non vanno bene, ma c’è qualcuno che lavora per farle andare anche peggio.

L’invenzione su cui vorrei attirare l’attenzione è un’altra. Alla caduta del muro, ormai avvenuta 15 anni fa (vuol dire che gli studenti di liceo sono post-muro!!) si è divulgata questa visione del mondo: fino ad ora il dibattito è stato bloccato da ideologie contrapposte, che impedivano di vedere la realtà per quello che è, con la caduta dell’utopia comunista cadono tutte le ideologie e si apre spazio ad un procedimento diverso, ad un sano prammatismo che si occuperà solo di fatti concreti eccetera eccetera.

Molti eventi recenti hanno mostrato la falsità di questa impostazione: la nostra situazione storica è caratterizzata da populismo e fondamentalismi. Un intreccio “interessante” tra i due è, ad esempio, l’estremismo “ideologico” dell’attuale gruppo dirigente repubblicano in USA, Bush in testa. Tutti i commentatori politici, infatti, prevedono che, se vincerà le prossime elezioni, il governo americano sarà molto più duro di quello precedente, anche perché Bush non sarà vincolato dalla paura di perdere una successiva elezione (i presidenti americani possono essere confermati una sola volta).

Quello che però si dimentica è che questa mala pianta attecchisce anche da noi, in varie forme. Lo si vede dal fatto che si parla di cose che non esistono, se non nell’immaginario ideologico: si parla di ebrei e non di governo di destra al potere in Israele, si parla di Islam, dimenticando quante forme di pratica musulmana ci sono e ci sono state nel passato, si parla di comunisti, e Dio solo sa dove sono (persino Bertinotti sente il bisogno di dire che bisogna ricominciare da capo…), si fa una riforma sulla scuola in cui l’ideologica familista è fortissima…

Fermiamoci su questo punto. Padre di tre figli (uno ancora piccolo) e nonno, dovrei avere le carte in regola per poter dichiarare che sono per la difesa della famiglia. Ma per far che? Con quali compiti, con quali limiti? In quale contesto sociale?

Oggi una cosa mi sembra chiara: i compiti educativi sono molto al di sopra delle possibilità che anche le migliori famiglie posseggono. E la situazione è tale che in genere la famiglia è inadeguata anche per le questioni educative elementari e di base. Infatti, ogni tanto i giornali ci raccontano di famiglie “buone e normali” che generano “mostri”. E nessuno vede in questo la punta, certo estrema e drammatica, di un vero e proprio iceberg (per chi se l’è dimenticato: l’iceberg per un decimo è fuori dell’acqua e si vede, ma i nove decimi sono sotto, non si vedono, ma sono loro che danno all’iceberg la forza di spezzare in due i Titanic).

Ora, fare qualcosa a sostegno della famiglia è impresa benemerita (e si fa poco o pochissimo) ma caricare la famiglia di ulteriori compiti perché “è giusto”, perché c’è un “primato” della famiglia (cosa che da sola meriterebbe un lungo articolo), eccetera, vuol dire solo creare le premesse per ulteriori disastri. Nulla di peggio che attribuire funzioni a chi non è in grado di operare adeguatamente. Se c’è chi lo fa sapendolo, è un irresponsabile accecato dall’ideologia.

Qui emerge il vero dramma di ogni ideologia. Che cos’è, infatti, ideologia? Affermare un principio, magari anche giusto, senza preoccuparsi delle conseguenze che di fatto seguono questa affermazione. È ideologia quella di sostenere il primato di un’umanità migliore e in nome di questo ammazzare gli esseri umani realmente esistenti, ma è ideologia anche affermare un valore ecologico e per questo peggiorare le condizione di vita e di lavoro di tanti, come sostenere il primato della vita e non lavorare per ridurre di fatto il numero dei morti.

I valori devono essere incarnati, devono fare i conti con i limiti del nostro essere umani: valori assoluti, senza se e senza ma, appartengono ad un’altra dimensione. E quando pretendiamo di realizzarli in nome di Dio o quasi fossimo noi Dei, combiniamo disastri.

Ideologia è dire: le cose stanno così e se la realtà dice il contrario, peggio per la realtà. Peccato che poi la realtà si vendichi per questa presuntuosa affermazione. Come il crollo del muro doveva dimostrare a tutti!

 

Maurizio Migliori

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