LOTTA ALL'IMBECILLITA' (PSEUDO)POLITICA

Questa brevissima riflessione, che nasce da un episodio accadutomi questa mattina, non rientra in nessuno dei temi in cui è organizzato il sito. Ma forse proprio per questo mi appare più importante.

Ero al bar, prendendo un caffè con mia moglie, a fianco di tre persone, due democratiche (una è un compagno) e un leghista scatenato su tutti i luoghi comuni in difesa di Berlusconi. E gli altri a fare piccole osservazioni, in sostanza non intenzionati a contrastarlo, se non proprio subalterni. È una cosa che ho già visto, sui treni o in giro, troppe volte. E che ho deciso di non tollerare più, per cui sono intervenuto. Stando al livello dell’interlocutore: cose, non discorsi o “analisi complessive”, riferimenti a episodi precisi, richiesta all’altro di fare lo stesso. In due minuti era ridotto al silenzio e quindi costretto a insultarmi per essere intervenuto in una discussione che non mi riguardava.

E disgraziatamente aveva pure ragione, ma il punto non è questo. Il problema sono gli altri due e le migliaia, milioni di persone che da anni si comportano nello stesso modo. A che cosa servono analisi elaborate e i tanti libri su Berlusconi se poi al bar stiamo zitti? Lasciamo dire cose incredibili, vere sciocchezze e falsità senza avere il coraggio “fisico” di reagire, di contrattaccare, di mostrare la vuotezza di quello che i nostri avversari sostengono.

Siamo il riflesso di quello che condanniamo nella “TV di regime”. Ma lì, almeno la cosa è programmata, voluta, comperata. E noi ci facciamo condizionare, poi ci sfoghiamo con analisi e giudizi durissimi, ma solo tra noi cioè dove e quando non serve.

Credo che se non torniamo a parlare nei bar e sui treni, a quel livello, abbiamo ben poche speranze di recuperare davvero. Questo lo dico non in alternativa alle analisi, alle proposte programmatiche, alle operazioni raffinate e “politiche”. Ma, come diceva giustamente Mannheimer in un’intervista di pochi giorni fa, questo resta un paese in cui solo l’8% ha la laurea, in cui la lettura del giornale è di pochi (e i giornali sono quello che sono). E la situazione con lo strapotere mediatico di Berlusconi è ulteriormente peggiorata. E lui continua a lamentarsi perché i giornali gli sono “nemici”!!

Morale: se non rimotiviamo i democratici a lottare “al bar”, a impedire che affermazioni demenziali (esempio di stamattina: “costruendo case Berlusconi ha moltiplicato per mille il suo capitale….”) possano essere dette come se fossero cose serie, fino a diventare luoghi comuni condivisi, abbiamo poche speranze di ritrovare un rapporto con “la gente”.

Qualcuno dirà che sono un intellettuale pentito. In realtà è proprio l’intelletto che mi guida. Dovremmo ogni tanto rileggere quello che dicevano i fascisti nel 1920. Cose terribili e spesso terribilmente stupide. Eppure hanno funzionato. La stupidità non è una remora sufficiente, se nessuno mostra quanto è stupido chi dice quelle cose.

E a riprova che spesso quelli che fanno “commedie”, da Aristofane nell’Atene del V secolo avanti Cristo a Silver, che fa fumetti oggi, ci azzeccano più dei grandi politici, chiudo con questa vignetta:

 

Maurizio Migliori (di Areaperta, Cantù)

torna all'indice