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islam di Maurizio Migliori |
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Ci
sono alcuni dati di cecità, determinati dalla ideologia (sempre poco
interessata alla realtà e alle conseguenze concrete) o dalla paura di
“dove porta questo discorso” (paura legittima di arrivare a posizioni
come quelle della Fallaci, ma… la paura è cattiva consigliera) che -
forse - cominciano a entrare in crisi. Si
tratta della questione posta dall’Islam in quanto tale, non dal
terrorismo o dal fondamentalismo. Non è infatti necessario arrivare a
quelle forme estreme per determinare effetti anche importanti. Guardiamo
alcuni stati islamici: negli ultimi cinquant’anni comunità ecclesiali
antichissime, quelle di Siria, Iraq, Turchia etc., che “resistevano”
da oltre mille anni, si sono “svuotate”. Se vogliamo essere brutali:
la gente è scappata in Occidente. E’ sempre difficile capire dove
finisce la pressione sociale e dove comincia l’intimidazione. Poi,
com’è noto, recentemente ci sono stati anche alcuni assassini, ma
appunto non è questo il problema, che è molto antecedente, una sorta di
nazionalismo religioso, versione musulmana del nazionalismo e dello
scontro ideologico che ha sconvolto oltre un secolo di storia europea. Questo
è l’orizzonte a partire dal quale arrivano in Italia tanti musulmani,
che vanno accolti e accettati nelle loro differenze. Fin qui nessun
problema né dubbio. Bisogna però poi ragionare in termini di
organizzazione sociale complessiva, di sistema. Per fare un esempio
stupido, ma chiaro: se la scuola si ferma per ogni festa che riguarda una
delle religioni presenti nella stessa… quando si fa lezione?? Più
in generale, ci sono norme senza le quali un sistema sociale non
sopravvive. Bisogna quindi “omologare” i diversi rispettando le
diversità “compatibili”. Ma non tutte lo sono, questo è il problema.
Ma se non si riesce a costruire questo tipo di modello (anche a costo di
“tagliare le ali “incompatibili”…). Abbiamo visto, e vediamo, il
mondo cambiare continuamente e con una velocità sempre più
impressionante; non possiamo quindi escludere che cambi anche la realtà
(abbastanza) “democratica e tollerante” in cui viviamo. Farò
in proposito alcuni esempi con annesse domande, che mi piacerebbe fare
alle comunità islamiche del nostro paese. Un
principio sociale “banale”, e forse per questo sottovalutato, è la
riconoscibilità dei soggetti. Nessuno può andare in giro
“mascherato” (fatti salvi periodi particolari “ritualizzati”, come
il Carnevale). Allora, dobbiamo dire che ognuno può vestirsi come vuole,
anche coprendosi moltissimo, ma il bourkha (copertura integrale del volto)
non è tollerabile. Qualcuno
può opporsi: bisogna accettare questa eccezione, in nome del rispetto
delle convinzioni del soggetto. Ma allora perché un/una nudista non può
pretendere di andare tranquillo/a su una spiaggia pubblica? In realtà la
norma che “offende” mi sembra molto meno socialmente significativa
dell’altra. Per
coerenza quel “qualcuno” può proporre di accettare anche questo,
perché tutto deve essere accettato. Domando: come evitare che i due
modelli entrino in conflitto “violento”, visto che sono tra loro del
tutto incompatibili? Perché la violenza esploda basta molto poco, come
ormai abbiamo avuto modo di vedere, anche per la semplice ragione che una
società individualista può tollerare – in realtà solo sul piano
teorico – (quasi) tutto, ma le comunità sono per definizione non
individualiste e comunque hanno una tolleranza più o meno limitata. Da
questo punto di vista è facilissimo passare ad un’altra norma
fondamentale del nostro sistema, la libertà di espressione: a Berlino una
rappresentazione dell’Idomeneo di Mozart è stata bloccata perché il
regista in una scena prevedeva la decapitazione di Gesù, Buddha, Maometto
e Nettuno. Si è temuto che questo potesse essere letto come un’offesa
all’Islam. Non Gesù, non Buddha e nemmeno il povero Nettuno sono un
problema, ma lo è Maometto, che è “solo” un profeta, mentre per i
cristiani Gesù è Dio! Il guaio è che il “cattivo esempio”
attecchisce facilmente. Infatti, in comunità molto aperte, come quella
inglese, anche altre comunità religiose, come i Sikh, hanno iniziato a
pretendere lo steso “rispetto” delle loro convinzioni, con
manifestazioni o altro. Ancora,
le parole del papa, usate strumentalmente da media irresponsabili (altro
vero dramma della nostra società, perché i veri colpevoli, i
giornalisti, né si sono scusati né si sono pentiti, anzi non sono
nemmeno stati individuati; d’altra parte chi doveva individuarli se non
i media stessi….) che hanno isolato una frase da un esempio di una
situazione che poi il discorso non confermava affatto, ha determinato
interventi di stato (si è espresso il parlamento pakistano,
l’ambasciatore del Sudan - stato che da decenni perseguita le
popolazioni animiste e cristiane del sud - non è andato all’incontro
con il papa), manifestazioni di piazza con alcune tracce di violenza e,
forse, un assassinio. Qualcuno si è anche lamentato perché l’Occidente
non ha risposto con analoghe iniziative. Ma mi chiedo se questo tipo di
interventi “politici” sia compatibile con la concezione e con la
prassi di una società democratica, sia a livello di compiti delle
istituzioni sia a quello dei rapporti internazionali. Più
in generale, anche alla luce degli avvenimenti recenti, un ateo,
occidentale o no, può dire che Vangelo e Corano non sono testi sacri e
quindi farne un’analisi che certamente non incontra il favore dei
Cristiani e dei Musulmani?? Può dire che né Gesù né Buddha né
Maometto hanno mai visto o ascoltato Dio per il semplice fatto che Dio non
esiste? Io sono credente, ma non ho dubbi su tale diritto, che mi auguro
esercitato con senso della misura, cioè senza scadere a livello di
insulti o peggio. Ma questo diritto lo riconosco non in quanto cristiano,
ma in quanto cittadino democratico, impegnato da decenni per una società
più democratica e più giusta, cioè fatta di soggetti diversi, per
sesso, religione, cultura, accettati e tutelati nelle loro diversità, a
condizione che queste sia “compatibili” e tra di loro e rispetto ad un
sistema sempre più “democratico”. Ma il tutto deve essere ricondotto
ad un sistema di norme unitario: se uno, maschio o femmina, diventa
maggiorenne a 18 anni, è maggiorenne e nessuno può dire o fare come se
non lo fosse, neanche se è suo padre e nemmeno se pretende di parlare in
nome di un dio. A
fronte di questi problemi a me sembra che l’Occidente, soprattutto in
Europa, sia del tutto scoperto e non si renda conto del pericolo. Abituati
a vivere in una società individualista, dove ognuno deve cavarsela da sé,
percepiamo i problemi del papa come problemi del papa, quelli della
giovane musulmana uccisa come problemi suoi, e via dicendo: al massimo
sono episodi di “cronaca”. Se non li abbiamo in casa e se non
interferiscono con la nostra vita concreta ci sembrano, spesso, occasione
per mostrarci buoni o, al contrario, per sfogare la nostra rabbia e le
nostre paure. Ma
se non ci adeguiamo, e in fretta, ad operare su questi terreni rischiamo
di trovarci, senza volerlo, stretti tra populismo, neocon e
fondamentalisti, spettatori attoniti del rapido deterioramento di quel
modello democratico che, frutto della rivoluzione americana e di quella
francese, ha retto poco più di due secoli. Più
o meno quanto ha retto nella Grecia antica, a Roma o nei comuni
medievali…. PS.
Volevo intitolare questo pezzo: la
Mezzaluna in una notte nera. Ma poi ho pensato: non sarà preso come
un insulto? E non so qual è la risposta e nemmeno a chi rivolgere la
domanda.
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