Ambiente, le ambiguità dei poteri locali

IL LATO DEBOLE DEL FEDERALISMO 

di Ernesto Galli della Loggia

Non è questione di inno nazionale o di patriottismo a cui Bossi ha irriso anche l'altroieri in modi che a me appaiono inaccettabili e che per lui potrebbero rivelarsi alla fine politicamente suicidi. E' questione che, in un Paese come l' Italia, l' istanza federalista, pur fondata e persino auspicabile in linea di principio, è difficile che funzioni dovendo poi fare i conti con una cultura politica che proprio a livello locale appare in genere meno sensibile ai valori del bene pubblico e dell' interesse generale. Di tali valori la tutela dell' ambiente può essere considerata uno dei termometri più esatti. Ogni giorno però si leggono sull' argomento notizie che fanno cadere le braccia. Si va dal Comune di Rosignano Marittimo (Grosseto) che dà il permesso di costruire un porto turistico nell' ultimo tratto di costa libera e pulito, vicino a Castiglioncello, al Comune di Procida che rico rre alla Corte costituzionale contro un' area protetta nel suo territorio, si va dai sindaci polisti dei Comuni del promontorio di Portofino, i quali vogliono far fuori un buon 70 per cento del parco, alla giunta di centrosinistra di Monte Argentario che mette in cantiere per il promontorio un progetto di alberghi, strade e porticcioli turistici per qualcosa come 735 mila metri cubi e 203 mila metri quadrati di parcheggi. In realtà i nemici del Paese Italia costituiscono un solo grande partito t rasversale, unito da una caratteristica comune: esso fa tanto più sentire il suo peso, tanto più riesce a mettere a segno i propri colpi, quanto più esso è vicino alla scena naturale dove intende realizzare i suoi non encomiabili disegni. Il che è fi n troppo ovvio, del resto: dove altro se non per l' appunto nel luogo fisico dove si trovano i beni (beni «naturali», non a caso) oggetto di una possibile manomissione-cancellazione, può nascere il massimo interesse a manometterli o a cancellarli? Ma se ciò è abbastanza ovvio, non sembrano esserlo altrettanto le conseguenze. Che riguardano per l' appunto proprio il federalismo di cui si diceva sopra, ormai assurto a uno dei principali feticci della vita politica italiana di questi anni. L' immag ine positiva che del federalismo si fanno di solito i suoi sostenitori nostrani (anche quelli di centrosinistra) poggia infatti su due principi fondamentali: da un lato che la contiguità degli interessati a un problema rappresenti una garanzia per la maggior conformità della sua soluzione all' interesse generale, dall' altro che l' ente di ordine superiore (lo Stato) possa e debba spogliarsi di ogni potere quando l' ente d' ordine inferiore (il Comune) sia in grado funzionalmente di esercitare a l suo posto (principio di sussidiarietà). Il primo punto soprattutto è di importanza decisiva. Ma è precisamente il punto circa il quale è lecito nutrire i massimi dubbi, proprio sulla base degli esempi sopra riportati in materia di tutela ambientale da parte delle amministrazioni comunali. La vicinanza degli interessati, infatti, può facilmente significare in realtà la vicinanza (un' eccessiva vicinanza) degli interessi particolari, cioè una loro forza irresistibile. Né il suffragio universale è necessariamente in grado di rappresentare una salvaguardia, dal momento che possono benissimo darsi casi in cui l' interesse dei più, lungi dall' identificarsi con l' interesse generale, ne sia viceversa nemico. Ciò capita in particolare quando l' interesse in questione non è un interesse a «ricevere» dalla sfera pubblica (ad esempio avere una scuola, o un certo orario di un servizio) ma è viceversa un interesse personale a «fare», ad ampliare la sfera del fare (per esempio cancellare un vinco lo, costruire un piano rialzato, abolire una prova d' esame). In generale, e specialmente in una collettività di non grandi dimensioni, i beni con un marcato carattere astratto (come è, o almeno appare, il bene ambiente) è assai difficile che possano trovare a propria difesa una maggioranza di interessi. In quel caso la loro unica speranza è lo Stato, non certo il potere locale.

 

Ernesto Galli della Loggia

 

Intervento pubblicato sul CORRIERE DELLA SERA il 30 Aprile 2001

 

(in attesa di autorizzazione)

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