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FERMIAMO I MERCANTI DI MORTE |
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diversi mesi dall’avvio della Campagna nazionale Fermiamo i mercanti di
morte, a salvaguardia della legge 185 sul commercio internazionale di
armi, il Coordinamento spontaneo di associazioni e movimenti della
società civile che a Como e nella nostra provincia ha sostenuto l’iniziativa
riprende la parola per fare il punto della situazione. Dopo alcuni mesi di campagna attiva, anche sul territorio comasco, in difesa della legge 185/90 - la norma che consente un controllo pubblico sul commercio internazionale di armi -, per il Coordinamento delle realtà che si sono mobilitate in ambito locale contro i mercanti di morte è giunto il momento di valutare i passi che sono stati fatti e quelli ancora da fare, a partire dalla nostra città e fino al più ampio contesto nazionale. In tutta Italia la Campagna è dovuta partire da zero, con quasi nessun preavviso sull’esistenza del disegno di legge snaturante la legge 185, già passato senza opposizioni nelle Commissioni. Tuttavia, l’eterogeneo universo di associazioni, movimenti e organizzazioni promotrici della Campagna, ribattezzata Fermiamo i mercanti di morte, sono riusciti a studiare in tempi piuttosto rapidi le varie conseguenze negative che questo disegno di legge potrebbe implicare, se venisse approvato: "In tale ipotesi - hanno infatti spiegato a più riprese i promotori – il commercio delle armi sarà ancora più facile, soprattutto in Paesi già martoriati da conflitti o da gravi violazioni dei diritti umani". Una consapevolezza, questa, capace di dare vita a una grandissima mobilitazione in tutto il Paese, convincendo migliaia di persone e gruppi ad attivarsi per svolgere un’opera di sensibilizzazione della popolazione e delle istituzioni, sia locali che nazionali. La voce delle associazioni pacifiste, dei gruppi spontanei, degli enti locali attenti alle tematiche della pace è riuscita infine a farsi sentire anche in Parlamento, poiché molte delle istanze portate avanti dalla Campagna sono state recepite da alcuni deputati e portate in Aula. "E ciò è di per sé un successo – è il commento degli aderenti al movimento di Como -, anche se poi quasi nessuna delle nostre ragioni ha potuto trovare compimento nel testo di legge". Alla Camera dei deputati il disegno di legge 1927 è stato infatti approvato quasi integralmente, (nonostante la pressione del movimento abbia alla fine portato ad una media di 200 voti espressi secondo le sue indicazioni), comprese tutte le norme che vanno a stravolgere i criteri di trasparenza e controllo presenti nella legge 185/90. Ora la discussione è passata al Senato, che sta valutando il provvedimento nelle sedi competenti. Tornando entro i confini del nostro territorio, grazie all’appoggio di un gran numero di persone e gruppi la provincia di Como ha potuto offrire un apporto importante agli sforzi della Campagna. "Al momento attuale – fanno sapere dal Coordinamento -, sono 84 gli aderenti comaschi (associazioni, gruppi, comuni,…) all’appello Fermiamo i mercanti di morte. Sono state inoltre raccolte più di 5600 firme di sostegno all’appello nella nostra provincia (ed anche 1200 firme esterne alla provincia). La nostra azione ha visto l’organizzazione di banchetti di raccolta firme, serate di approfondimento, incontri con amministratori. Sul fronte istituzionale, abbiamo spedito lettere a deputati e senatori e consegnato ufficialmente le firme raccolte al Prefetto, nel corso di un incontro con una delegazione di rappresentanti locali della Campagna. Tutto questo cercando inoltre di rendere visibile la nostra mobilitazione sui media locali, affinché fosse raggiunto un numero sempre maggiore di cittadini". Rispetto al futuro, l’intenzione è di continuare in questa opera di pressione, visto anche il fatto che l’iter legislativo non è ancora concluso. Proprio a questo riguardo i responsabili nazionali stanno contattando tutti i capigruppo al Senato per chiedere loro ancora una volta di non approvare il provvedimento. Un ulteriore obiettivo è inoltre rappresentato dalla consegna delle oltre 63 mila firme sin qui raccolte al Presidente della Repubblica, "perché si faccia carico delle nostre istanze di Pace non controfirmando l’eventuale legge". In ambito locale, il Coordinamento che lega tutte le realtà della società civile impegnate in questa battaglia chiede a tutti "di continuare a sensibilizzare e a diffondere notizie sulla questione. In particolare, potrebbe essere utile ricercare una maggiore attenzione da parte dei mass-media: suggeriamo quindi di mandare lettere e messaggi a tutti quegli spazi che i media riservano alla voce dei cittadini". L’appello, ancora una volta, è dunque quello di esprimere tenacemente, sia a livello personale che associativo o di gruppo, la propria contrarietà ad una società che si costruisce sulla vendita e sul commercio di armi, ovvero sulla distruzione e la morte. Per informazioni o contatti: Francesco yugodai@tin.it/ 328-3399267 Aggiornamenti sulla campagna alla pagina web www.comopace.org/lilliput
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