L'APERTURA DELLA MOSCHEA di Maurizio Migliori

Partiamo dalla questione elementare: è giusto che i credenti di una fede abbiano un loro luogo di preghiera? La risposta è sì e su questo non ci possono essere discussioni.

I problemi sorgono altrove, sono molti, e non possono essere ignorati. Ne accenno alcuni.

Il primo è di carattere generale: abbiamo vissuto nella convinzione che fosse possibile ricondurre la sfera religiosa alla pura coscienza dell’individuo, in una dimensione priva di effetti socio-politici. Questo si sta rivelando illusorio e sbagliato. In effetti non è credibile che le convinzioni profonde di un essere umano, aggregato ad altri esseri umani che le condividono, possa non avere alcun effetto sul piano socio-politico, inoltre, abbiamo ragionato sempre sulla base delle religioni cristiane che, volenti o nolenti, hanno attraversato la modernità, che hanno l’impianto razionale di origine greca e quello legale di origine romana. Sono un pezzo del “nostro” mondo e del “nostro” modo di pensare. Ora in una dimensione mondializzata, a confronto con altre religioni che non hanno affatto questo background, i problemi sono del tutto diversi.

In particolare una Moschea non è solo luogo di culto, ma anche di identità e di formazione, per cui è necessario evitare che in quei luoghi vengano veicolate le concezioni tipiche dell’Islam radicale. Questo per due ragioni. In primo luogo perché, almeno sul medio periodo, quello delle prossime generazioni, non possiamo illuderci sull’efficacia di processi di integrazione, che appaiono in crisi in tutti quei paesi che, in modi diversi, li hanno tentati, dalla Francia all’Olanda e all’Inghilterra.

In secondo luogo perché l’Islam radicale rappresenta oggi un pericolo che non è possibile ignorare. Prendiamo con assoluto sospetto le cifre che vengono dall’Inghilterra, che parlano di un 13% di islamici inglesi che guarda con simpatia la “lotta armata” con un 1% che è disponibile ad un attentato suicida. Rifiutiamole e diciamo che sono sbagliate di 10 (DIECI) volte (un errore gigantesco): passiamo al 1,3% e allo 0,1%: dunque, ci sono in Inghilterra ventimila persone che guardano con simpatia la lotta armata e 1600 inglesi islamici disposti a farsi saltare in aria. Difficile scrollare le spalle.

Eppure con questo bisogna imparare a convivere, perché da questa situazione non è possibile uscire in pochi anni o anche pochi decenni, ma non sarà facile convincere di questo le “vaste masse” ed evitare che forze politiche speculino su questa situazione drammatica.

A maggior ragione bisogna aprire le moschee, in modo che la presenza delle comunità musulmane sia, per così dire, alla luce del sole, ma trattando (con forza, e con cultura, con atteggiamento critico su noi e su loro, senza pregiudizi ideologici ne “anti” né “pro”) con le comunità islamiche perché si facciano carico del problema della convivenza di diversi dentro un quadro comune e unitario.

torna all'indice