MUCCA PAZZA

La fortuna non ci ha assistiti, ma nonostante la neve che ha scoraggiato la presenza di molte persone, si è svolto un buon dibattito venerdì sera al salone civico di Vighizzolo.

La paura, intesa come fenomeno sociale sempre più diffuso, e il panico creato dalle notizie sulla mucca pazza erano il tema della serata.

Maurizio Migliori ha cercato di argomentare sulle ragioni che possono spiegare il generale e generico diffondersi di un senso di “paura” nei confronti di un mondo che si vive sempre più come minaccioso. Una possibile causa sembra essere il disorientamento dei singoli di fronte alla complessità cioè all’infinito insieme di rapporti, di intrecci, in cui ci troviamo inseriti e che ci mettono di fronte fatti e situazioni del tutto imprevedibili. Migliori ha sottolineato come, in linea teorica, non si può escludere che anche fatti lontanissimi possano interferire con la nostra vita. Come esempio ha portato un avvenimento nel cuore dell’Africa molti anni, un gruppo di scimpanzé utilizzato per preparare il vaccino antipolio ha determinato il diffondersi dell’AIDS, ha cioè modificato la vita sessuale di tutti gli abitanti del pianeta.

Di fronte a questa situazione, molti si sentono scoraggiati, perché la realtà sembra ingestibile. La ragione di questa sensazione dipende dalla inadeguatezza della nostra “cultura”: noi continuiamo a ragionare in termini di causa – effetto, secondo un modello lineare che collega con un rapporto necessario A (causa) a B (effetto). Invece, occorre cominciare a ragionare in termini di rapporti e di calcoli di probabilità, di rischio: valutare quali fattori aumentano e quali diminuiscono i pericoli della situazione che viviamo. Il che deve essere fatto da tutta la società, dai produttori come dai consumatori come dimostra il caso di cui si sta discutendo.

Per questo è necessario avere tutte le informazioni di base , le conoscenze che permettono di muoversi correttamente.

Il dottor Sculati è uno dei massimi esperti italiani su questo problema: lavora nella zona di Brescia, cioè al centro della bufera, e fornisce consulenze ad alcune delle maggiori trasmissioni televisive oltre che per quotidiani. Il suo intervento ha preso le mosse proprio dal dato della paura irrazionale: in Italia il consumo di carni rosse è diminuito in questo periodo del 70–80 %, a fronte di un calo nel resto dell’Europa del 20–30%. Questo è avvenuto in una situazione certamente migliore, in quanto in Italia non si è avuto nessun caso di animale con una sintomatologia evidente da BSE. Quella cioè che si è vista in TV con gli animali che non sono in grado di stare in piedi. Anche la situazione dei controlli è buona, sempre che i soggetti preposti facciano il loro dovere: Sculati ha ricordato che su ogni animale vengono oggi svolti 22 controlli e che già in precedenza il livello dei controlli sulle stalle era uno dei più alti di tutta Europa, così come altissimo è il livello della ricerca veterinaria nazionale.

In realtà, secondo Sculati, vi è stata una cattiva gestione del fatto sia da parte degli organi d’informazione sia da parte dei politici coinvolti, che hanno visto la situazione come una occasione per fare “passerella” televisiva. Alcune considerazioni poco meditate hanno così portato a drammatizzare esageratamente la situazione, senza tener conto dei risultati delle ricerche scientifiche, che almeno per quanto riguarda l’Italia sono invece tranquillizzanti.

Infatti, non vi è nessun rischio nel mangiare la polpa di manzo. L’unica carne da evitare è quella tritata: gli hamburger, le polpette ecc., e anche in questo caso solo quando la carne è stata spolpata meccanicamente, infatti se il taglio viene fatto con il coltello dal macellaio non vi è nessun rischio neppure per la carne vicina all’osso.

Si tratta, quindi, di cogliere questa occasione per sviluppare una riflessione sul nostro sistema alimentare, sul valore del consumo della carne e sui suoi limiti: ad esempio, se statisticamente i popoli che vivono di sola verdura o di sola carne (pochissimi, in verità) presentano una durata di vita mediamente più breve, il che conferma la superiorità di una alimentazione mista, non c’è dubbio che un alto consumo dei vegetali riduca il pericolo del cancro. Il che conferma l’importanza di ragionare in termini di calcolo delle probabilità e di rischio.

(Areaperta - marzo 2001)

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