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documento programmatico dell'associazione Rete del nuovo municipio |
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Alcuni passi dal
documento programmatico dell'associazione Rete del nuovo municipio curato
da Giorgio Ferraresi per l'assemblea del 13 novembre a Bologna È nel territorio che si assiste all’emergere di un programma alternativo in corso (per parti, da sviluppare ovviamente), di soggettività in campo (da connettere certo) e di modificazioni in atto della forme di governo e di rappresentanza. L’alternativa programmatica e di alleanze di cui tanto si discute c’è già, nel senso che è in marcia; e si muove nello spazio sociale e municipale, diffuso, molteplice anche se non coeso. Ma coeso (nel senso di unificato) non vuol essere; è un multiverso che va letto e strutturato dall’interno, nelle articolazioni dell’esperienza, si tratta del territorio delle differenze, è un processo locale e di rete in grado di agire strutturalmente sul “generale” e lo “strategico”. Di fatto e sempre più programmaticamente, di fronte alla crisi finanziaria ed al disperato furto nel bilancio nazionale delle risorse locali, il wellfare municipale regge le politiche sociali contando sulle proprie forze (e contro le scelte nazionali e spesso regionali); e nelle azioni sociali nello spazio municipale si esprimono le controtendenze alla liquidazione della gestione pubblica dei servizi e per la valorizzazione e l’uso sociale di beni pubblici ad iniziare dall’acqua e dai rifiuti. .Di fronte alla crisi economica ed alla precarizzazione del lavoro si manifestano iniziative territoriali di altro sviluppo per la valorizziamone delle produzioni locali, per l’inclusione in nuovi processi produttivi, per una nuova agricoltura, per il trattamento autosostenibile dei cicli della stessa produzione industriale. Di fronte all’imbarbarimento delle leggi sull’immigrazione ed alla timide controproposte dell’opposizione, sono i comuni ed i movimenti sociali ad assumere il carico dell’accoglienza e dell’offerta di cittadinanza, in particolare nella espressione del diritto di voto sperimentato e statuito localmente e attaccato dalle politiche di governo. Di fronte alla politica di guerra del governo ed alle mediazioni riformiste nazionali, nello spazio tra movimento e municipalità si praticano le iniziative per la pace e la cooperazione internazionale, i mille incroci intermunicipali con i paesi del “terzo mondo”. E per una economia non bellica, cioè non fondata sulla espropriazione e lo sfruttamento delle risorse mondiali ma sullo scambio equo delle diverse risorse territoriali. E così si potrebbe continuare su molte altre pratiche e linee di politiche locali di grande rilevanza generale. .Il ruolo del Nuovo municipio. In questo quadro quindi “il municipio” assume un ruolo fondamentale già di fatto e ancora più in una prospettiva di sviluppo delle potenzialità di iniziativa e di comunicazione di indirizzo. Radicare ed estendere ciò che in parte già si sperimenta localmente è la proposta della Rete del nuovo municipio nelle sue articolazioni; comunicando senso e direzione di programma ma partendo da questi caratteri fondativi in atto. Si tratta appunto di una proposta generale “alla politica” , ma è condotta nella forma dei laboratori territoriali e della loro connessione in iniziative di riflessione e comunicazione allargata: forum, confronti, seminari tra soggetti politici sociali e culturali. L’autogoverno e la rete. È questo forse il principale nodo della proposta della Rete, che riguarda la Rete stessa (la sua pratica e teoria) ed il complesso dei suoi interlocutori confinati in un processo povero di proposte chiare, radicali, alternative allo stato di cose presente. Che la pratica municipale invece pone ma che la politica nazionale non considera terreno di contraddizione fondamentale. Perché il cosiddetto “federalismo” in corso di definizione legislativa, coinvolge il patto fondativo, costituente della convivenza civile (la stessa carta costituzionale); ed esprime tutta la deriva statalista e neo-centralista della “devolution” regionale (in realtà il fantasma fedele, nelle regioni dei governatori, della mancata secessione in piccoli stati) e del presidenzialismo (premierato forte) a livello nazionale. A questo il Nm contrappone innanzi tutto il federalismo reale in atto nei territori e nelle istituzione concrete dei comuni di cui sopra si è detto; ma pone la questione generale di un riconoscimento, di una statuizione ulteriore del municipalismo, dell’autogoverno dal basso, come struttura fondante della democrazia; un “nuovo paradigma della democrazia”, il governo articolato per territori e temi territoriali, che ha radici storiche più profonde e prospettive di futuro più forti e legittime rispetto al nazionalismo imperante per tre secoli ed alla sua debolezza attuale nella globalizzazione. E rispetto alla nuova proposta astratta dei “piccoli stati” delle burocrazie regionali (su cui la stessa destra in questa fase esprime i primi dubbi). Questa prospettiva del municipalismo (federato, in reti) non solo si collega alle vertenze in corso per la difesa della finanza comunale e della autonomia municipale normativa e gestionale dei servizi, del wellfare (già di fatto a base municipale e intermunicipale/ consortile) ma dispiega la proposta su temi centrali e discriminanti: la sovranità municipale e sociale, sul territorio e nell’autogoverno delle politiche; il governo locale antigerarchico e di rete; la ricostruzione della cittadinanza; la creazione di economie di valorizzazione territoriale. Il processo del federalismo municipale si propone come prospettiva e opzione di quadro a partire dalla pratica in atto e dalla storia reale La sovranità nell’autogoverno La sovranità municipale è intesa più in generale come diritto di sperimentazione di pratiche di autogoverno sulle varie politiche: dei beni pubblici, delle relazioni sociali, della formazione del capitale sociale, della gestione delle nuove economie (come si dirà nei punti successivi su cittadinanza e valorizzazione territoriale). Utilizzando tutti gli spazi di legge e generando ciò che potrà essere nuova norma. A partire dalle azioni di ‘empowerment’ delle pratiche sociali che si esprimono in autonomia o anche nelle esperienze di “contromunicipio”. La sovranità sul territorio si propone in particolare, per il Nuovo municipio, come conoscenza, consapevolezza istituzionale e sociale, del patrimonio territoriale e come competenza e responsabilità (diacronica, di futuro), della sua difesa e valorizzazione autosostenibile. Quando invece si assiste ad un perdurante e crescente consumo del territorio impiegato come risorsa nei processi espansivi ed in particolare in questa fase nella insensata infrastrutturazione; senza alcun riconoscimento del suo valore non negoziabile. Nel rapporto municipi e movimenti si manifesta l’unica resistenza, l’unico riconoscimento della posta in gioco e l’unica denuncia della sottrazione mercantile, “per trenta monete”, di un bene pubblico di cui è titolare il territorio sociale stesso. Questa inalienabilità del più essenziale dei beni pubblici è la base della sovranità territoriale che deve essere riconosciuta anche formalmente in capo al soggetto territoriale sociale e istituzionale di base; a partire dalla estensione delle pratiche di governo locale che decidano secondo una “razionalità orientata al territorio”. Governo antigerarchico in rete La dimensione “verticale” della relazione istituzione locale / soggetti sociali che si esprime nella pratica partecipativa, corrisponde anche, nella esperienza municipalista, ad una dimensione “orizzontale” antigerarchica nel governo del territorio ampio e dei sistemi territoriali. La molteplice formazione e di attività in atto di reti intermunicipali mette in discussione ora, più sistematicamente, il potere sovraordinato di Regioni e Province ; ed anzi propone un nuovo ruolo di “copianificazione” a questi enti che si fondi su azioni di sostegno, generalizzazione, servizio, definizione di quadri e strumenti per le politiche nascenti dal municipalismo federato. Le recenti nuove amministrazioni provinciali debbono divenire campo di verifica ed estesa attuazione di questo approccio. Ed il messaggio si deve estendere, mutatis mutandis, alle prospettive di ristrutturazione del ruolo delle regioni (con riferimento alle prossime scadenze di rinnovo delle amministrazioni regionali ed al generale dibattito sul federalismo già sopra trattato). Cittadinanza Ancora il nodo centrale della democrazia partecipativa, un “nuovo paradigma della democrazia” nel cuore della proposta della Rete del N. M., costituisce la via principale alla ricostruzione della cittadinanza. La formazione dello spazio pubblico, la cessione di potere delegato, la cooperazione sociale nella gestione di beni pubblici e dei servizi pubblici e la loro ulteriore strutturazione e statuizione (su cui ci impegniamo) sono precondizione del rendere la cittadinanza formale diritto effettivo esercitabile. Proprio perché si dà questa pratica e prospettiva, la dimensione municipale diviene il terreno di sperimentazione di processi ulteriori di inclusione e di conquista di nuova cittadinanza . Innanzi tutto nella politiche della immigrazione e nei confronti delle diverse culture ed etnie. Le città, i municipi (nell’area mediterranea in particolare) sono da sempre il campo di multiculturalismo, dello scambio interetnico; e anche ora , come si è visto, nel locale si manifestano le prime importanti esperienze in tal senso. Che vanno estese, difendendo il diritto a statuire e normare nelle autonomie questo accesso alla cittadinanza “delle diversità”. Perché le città assumano ruolo riconosciuto di presa in carico non burocratica e poliziesca di questo fronte civile. Ed un discorso analogo va fatto in ordine ad altri diritti civili (pure qui altre esperienze in corso, che in parte coinvolgono anche alcune Regioni). La dimensione economica della cittadinanza, riguarda inoltre il “reddito di cittadinanza” che appare sempre più come un passaggio necessario per una liberazione del tempo, per un riposta organica alla flessibilizzazione e precarizzazione del lavoro e per una gestione pubblica e cooperativa dei servizi e della cooperazione nella “economia civica”. Ma che non appare una politica gestibile in termini universalistici ma piuttosto comporta le articolazioni territoriali, culturali, strutturali dei diversi contesti locali; e che richiede cooperazione e partecipazione concreta dei soggetti nel processo solidaristico. Quindi ancora la dimensione municipale o comunque territoriale locale. Verso nuove economie Una nuova democrazia partecipativa si realizza quando si possono mettere in discussione sostanziale le scelte di sviluppo dominati e dirette “da altrove”; il Nuovo Municipio nasce nel cuore dei movimenti e delle culture che cercano alternative (plurime) al mercato ed al pensiero unico del neoliberismo; e sostiene i diritti di espressione autonoma e reticolare delle diverse economie e forme di civiltà, fondati sulle differenze, sui caratteri dei territori, sulle diversità dei luoghi (valorizzazione locale, carta del Nuovo municipio). Si rifiutano quindi gli imperativi delle economia liberista e si riconosce inoltre la fine della città fabbrica, della organizzazione fordista della produzione, del territorio e dello stato sociale. Si propone quindi di andare oltre la difesa disperata a tutti i costi della fabbrica, dell’ultimo “posto di lavoro” nella industria in crisi; soprattutto di rifiutare i tentativi di riproduzione del modello dello sviluppo industrialista nelle aree “sottosviluppate” (questo sono stati, spesso, i patti territoriali). In particolare per il sud come attuazione delle pratiche (e teorie) di un nuovo “pensiero meridiano” e dentro la crisi della fabbrica diffusa al nord e nella “terza italia”. Nello stesso sindacato si manifestano posizioni “non lavoriste” nella medesima direzione di quel rifiuto; ma che contemporaneamente rifiutano la precarizzazione del lavoro e ricercano la attivazione dei capitali sociali produttivi territoriali. Si affacciano nei territori numerose esperienze di nuove economie fondate sui caratteri del patrimonio territoriale locale. Le esperienze in corso, a volte solo embrionali, stanno tuttavia “uscendo dalle nicchie”, per assumere ulteriore estensione e significato di un progetto capillare di rilevanza generale: politiche della produzione e del lavoro che si fondano sul “valore aggiunto territoriale”; su un nuovo ciclo della valorizzazione territoriale. Essenziale il ruolo di politiche “non industriali”. In particolare il rilancio di una nuova agricoltura fondata sulle produzioni caratterizzate territorialmente, che incorporano il valore delle differenze qualitative dei luoghi di origine (Denominazione comunale, Prezzo sorgente, Tracciabilità del prodotto); ed il ruolo delle commercializzazioni alternative, del rapporto diretto tra produzione locale e consumo sociale (Gruppi di Acquisto e Reti e Distretti di Economie Solidali, altre forme cooperative). Per assegnare un nuovo valore ai territori aperti ora campo di conquista e di consumo di risorse essenziali. Ma si danno anche indirizzi e interventi locali per una neo-industria che comportano una relazione col territorio; processi di produzione integrati ed ecocompatibili, fondati sulla riproduzione delle ”risorse locali” e sul trattamento autosostenibile dei cicli della stessa produzione (energia, riciclaggio delle materie seconde). Il ruolo dei municipi e delle reti municipali assume un grande importanza nel sostegno delle reti sociali di produzione e consumo; nella sperimentazione in atto e nella ulteriore indicazione di una proposta generale fondata sul locale: Ma anche e soprattutto nel costruire il rapporto tra produzione e gestione sociale/municipale dei beni pubblici (acqua e energia innanzitutto) e tra produzione e welfare municipale.
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