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L'OBBLIGO A 18 ANNI? NON ESISTE (di Andrea Ranieri) |
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Il
ministro Moratti è riuscita a far diventare una notizia da prima pagina
un puro e semplice cambio di strategia comunicativa. L'obbligo scolastico
fino a 18 anni propagandato con enfasi da molti giornali, infatti,
semplicemente non esiste.
La
legge 53 e tutti i decreti che ne derivano parla soltanto di
"diritto-dovere", che dell'obbligo è una pallida e snaturata
deviazione. Con l'abrogazione della legge 9, varata dal governo di
centrosinistra, l'obbligo scolastico è stato infatti cancellato. E fa
impressione che quello stesso Ministro e quegli stessi opinionisti che
vantarono allora la "modernità" del diritto-dovere contro lo
"statalismo" dell'obbligo, oggi, accortisi che la gente è
restia a credere alla bontà di quell'idea, reintroducano come se niente
fosse l'obbligo scolastico. Non nella legge, di cui non è stata cambiata
una virgola, ma in una conferenza stampa e nei titoli dei giornali. Altra
bufala indegna è lo slogan lanciato dal Ministro e che, ahimè, ha
riempito ieri molte prime pagine: "Tutti sui banchi di scuola fino a
18 anni". In realtà, subito dopo il Ministro precisa che al
diritto-dovere, da ieri ridefinito obbligo scolastico, si può adempiere
non solo sui banchi di scuola ma anche nell'apprendistato. Non
poteva farne a meno, visto che la legge sul lavoro minorile prevede che a
15 anni i ragazzi possano andare a lavorare, e questa legge il governo non
l'ha cambiata, rendendo tra l'altro del tutto velleitarie le stesse
"grida" morattiane sulle sanzioni verso le famiglie
inadempienti. Si
tratta in realtà di niente di diverso dall'obbligo formativo varato dal
governo di centrosinistra che prevedeva, appunto, che dopo i 15 anni si
potesse adempiere all'obbligo non solo nella scuola ma anche nella
formazione professionale e nell'apprendistato. Con alcune importanti
differenze: 1)
Adesso è possibile, a 13 anni e mezzo, scegliere di uscire dalla scuola
per andare nella formazione professionale regionale. È proprio per questo
che fu abrogata la legge 9 che estendeva l'obbligo scolastico a 15 anni e
in prospettiva al primo biennio della scuola superiore; 2)
All'apprendistato previsto dall'obbligo formativo del centrosinistra, la
legge 30 sul mercato del lavoro ha tolto il vincolo delle 240 ore di
formazione esterna all'impresa, rimandando il tutto al confronto tra le
parti sociali e alle normative regionali. Costituisce pertanto adempimento
del diritto-dovere il semplice conseguimento della qualifica che potrebbe
essere ottenuta senza un'ora di formazione esterna; 3)
Non c'è un solo euro di finanziamento previsto - tranne il reintegro dei
soli 16 milioni di euro derivanti dal mancato introito delle tasse
scolastiche - a sostenere la "rivoluzione epocale" preannunciata
dal Ministro. È difficile credere che il riportare a scuola decine di
migliaia di ragazzi possa avvenire senza prevedere un solo euro di
investimento sugli organici, sull'edilizia scolastica, sul diritto allo
studio a sostegno dei ragazzi e delle famiglie più povere. Quelle per cui
è sempre più difficile far quadrare il pasto con la cena, con l'affitto
di casa, con il costo dei libri e del materiale didattico, con i
contributi scolastici, che variano nella scuola superiore dai 30 ai 100
euro e che non sono stati per niente aboliti. Ricapitolando,
l'obbligo della Moratti si configura sostanzialmente in questo modo: -
chi andrà ai licei resterà a scuola in "obbligo" quattro anni
fino ai 18 anni di età (senza tra l'altro conseguire alla scadenza
dell'obbligo alcun titolo di studio dal momento che i licei durano 5
anni); -
chi a 13 anni e mezzo avrà scelto l'istruzione e formazione professionale
ci resterà quattro anni conseguendo un titolo che però non aprirà più
le porte dell'Università; -
chi frequenterà i corsi di formazione professionale triennale delle
Regioni resterà in formazione fino ai 17 anni, dal momento che il
conseguimento di una qualifica costituisce adempimento del diritto-dovere;
-
chi andrà all'apprendistato a 15 anni per un mestiere a bassa
professionalità potrà addirittura adempiere l'obbligo conseguendo la
qualifica in un anno e senza aver fatto formazione. In
sostanza, è una prospettiva di obbligo scolastico in cui l'impegno
formativo è inversamente proporzionale al bisogno delle persone, e in cui
si rispecchiano, ma questo è il filo conduttore dell'intera legge Moratti,
le differenze sociali, economiche, culturali tra le famiglie. Chi
ha di più avrà di più, chi ha di meno avrà di meno. In
un dibattito televisivo di qualche mese fa a Otto e mezzo di Giuliano
Ferrara, nell'unica occasione in cui ho avuto modo di confrontarmi
televisivamente con la signora Moratti, le proposi, proprio per
contrastare questa deriva, di accompagnare il proclamato impegno di voler
aumentare i livelli di scolarità con una semplice norma, che vietasse
prima dei 18 anni qualsiasi rapporto di lavoro che non avesse una
prevalente, certificabile (e sanzionabile in caso di inadempienza) valenza
formativa. La signora disse con assoluta tranquillità che l'avrebbe
proposta al governo. Poi ha preferito andare oltre, e propagandare un
immaginario obbligo scolastico fino a 18 anni. Penso
che quella norma, assieme al prolungamento dell'obbligo scolastico vero
fino al biennio della superiore - necessario per impedire la divaricazione
precoce dei percorsi scolastici e dei destini di vita delle persone -
possa essere uno dei primi provvedimenti del futuro governo dell'Unione
per invertire la rotta sciagurata del combinato disposto tra legge 30 sul
mercato del lavoro e legge 53 sull'istruzione. Per
intanto sarà importante sottrarre al centrodestra il maggior numero di
Regioni, perché a quel livello è già oggi possibile, sulla base del
titolo V della Costituzione, perseguire un modello diverso che integri
quel che la Moratti divide, che innalzi davvero i livelli d'istruzione e
di formazione delle persone. Lo
abbiamo dimostrato nelle Regioni da noi governate, lo dimostreremo in
quelle che dal 4 aprile saremo chiamati a governare. Andrea Ranieri è responsabile Scuola/Università/Ricerca della Segreteria nazionale Ds.
(da
L'Unità del 31.03.04)
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