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La
rapidità e la profondità delle modificazioni in atto hanno rapidamente
messo in crisi aggregati sociali, strutture statuali, comportamenti
condivisi, in sostanza l'intera società nelle sue dimensioni
ideali-valoriali come in quelle materiali-economiche.
Realtà
(sociali o individuali) che vivevano in una relativa tranquillità, o
addirittura in forme di relativo isolamento, comunque certe sulla loro
natura e sul loro destino, sono state travolte da meccanismi di tale
dimensione da apparire incontrollabili: basta pensare al sistema delle
comunicazioni sociali, dalle trasmissioni via satellite a Intemet, alla
gigantesca migrazione di massa che muove dal sud al nord.
Questi
processi rispondono anche ad attese e bisogni (i media a quelli del tempo
libero, la migrazione a offerta di lavoro poco qualificato a basso costo),
ma travalicano, e di molto, le richieste del sistema, per cui ci troviamo di
fronte ad un abbozzo di società che per presenta vistose smagliature e una
sua costante "non definizione". Siamo all'interno di un passaggio
che diviene sempre pi evidente, sempre pi rilevante, senza che per si vada
un approdo che certamente non può essere "statico", ma si
vorrebbe, pur nella velocità del cambiamento, in qualche modo
"stabile".
Il
primo dato che emerge, da questa evoluzione, è una profonda crisi di
"identità": le identità culturali e sociali appaiono tutte in
crisi, strette tra le due opposte tendenze della dissoluzione e della
riaffermazione, anche violenta, di sé.
Il
risultato complessivo è che, a fronte di uno stato di benessere
estremamente diffuso, l'incertezza e l'insicurezza sembrano diffondersi
sempre di più. La conseguenza prima di questo processo è una forte spinta
al "rinchiudersi in sé", una risposta che aggrava la crisi perchè
acuisce il disagio sociale e mette ulteriormente in crisi quegli elementi di
solidarietà che rendono forte una società. Inoltre, lo stesso
funzionamento del sistema democratico appare tanto facilmente svuotabile
dall'interno quanto più si diffondono questi comportamenti. E gli strati
giovanili appaiono esposti a gravi rischi.
Ovviamente,
tutto questo da luogo, poi, a momenti estremi, dagli atti di teppismo alla
microcriminalità fino a forme di violenza insensata, tutte cose che i
media, per la logica intrinseca ad un sistema di comunicazione di massa,
amplificano e diffondono.
In
sostanza, ci troviamo di fronte a fenomeni complessi, che intrecciano la
dimensione oggettiva e quella soggettiva, "emozioni" che hanno una
forte radice strutturale, per cui occorre evitare la scorciatoia di analisi
semplicistiche e di comodo:
NON
ci troviamo di fronte ad un dato nazionale o locale,
NON
c'è un'unica causa,
NON
è possibile individuare un solo colpevole,
NON
si tratta di fenomeni di breve durata,
NON
esistono al presente ricette o proposte per gestire questi fenomeni.
Soprattutto
bisogna evitare che questi elementi divengano strumenti per pseudoterapie
politiche che gruppi spregiudicati utilizzano ai fini di un'affermazione
elettorale.
Tuttavia,
bisogna anche riconoscere che "il cittadino" normale vive oggi uno
stato di insicurezza che raggiunge con estrema facilità il livello di
"paura", paura che, magari, non ha un oggetto specifico e una
ragione adeguata, e che tuttavia trova nella realtà che ci circonda una
spiegazione sufficiente. Il che non la giustifica e non la rende meno
pericolosa. Il fatto che tali processi si svolgano essenzialmente a livello
di "immaginario collettivo" li rende, se possibile, ancora più
temibili: l'immaginario è ciò che seleziona in larga misura il nostro
rapporto con la realtà e può portare ad esiti aberranti, come la storia
del secolo scorso ha mostrato (a partire dalla Shoà). La paura, in
particolare, cerca facilmente uno sfogo e una rassicurazione nella
individuazione di un colpevole.
D’altra
parte una gestione razionale della “paura” costituisce, a tutti i
livelli, un problema. Non esistono più, oggi, proprio per quello che
abbiamo detto, osservatori sociali complessivamente adeguati, ma se
operatori dei vari settori, sensibili a questi problemi, propongono, sulle
pagine di questo sito, riflessioni sul loro settore nella versione specifica
canturina, confrontandosi sulla "paura", probabilmente qualche
linea operativa si riuscirà a individuarla. Questa la speranza, questo è
l'intento che giustifica il nostro invito.
(Areaperta
- gennaio 2001)
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