LA GUERRA DEL PETROLIO

Sabato 22 marzo, al centro commerciale Mirabello di Cantù, è stato presentato dall’autore Michele Paolini e dal curatore Emilio Novati il libro La guerra del petrolio. La posta in gioco in Iraq e dietro l’asse del male. 

In questo momento, in cui la guerra all’Iraq è in pieno svolgimento, il  libro di Paolini offre la possibilità di avere il quadro della situazione internazionale per quanto riguarda il problema del petrolio e di come esso condizioni la politica mondiale. Per Novati «la consapevolezza che dietro questa guerra ci sia l’oro nero è un dato di fatto», anche se per lui, la posizione pacifista di queste settimane e in particolare degli ultimi giorni dovrebbe «non solo dire no a questo conflitto ma contemporaneamente proporre un nuovo modo di concepire il consumo, che non sia più dipendente da questa fonte di energia. Se così non sarà il problema della detenzione del petrolio rimarrà forte continuando a minare l’equilibrio mondiale». A tal proposito Novati ha sottolineato che nello stile di vita che conduciamo esso è fondamentale e il vero problema è che «nessuno sembra disposto a cambiarlo, ma anzi di anno in anno vogliamo che sia sempre più raffinato». Paolini ha aggiunto che «negli ultimi tempi il consumo di petrolio è aumentato del tredici per cento, mentre le scoperte di nuove fonti solo del tre virgola cinque per cento», anche perché, ha ricordato l’autore del libro, il tempo che si impiega per le ricerche di nuovi giacimenti petroliferi, se lo calcoliamo da quando prende il via la spedizione a quando il “nuovo” greggio entra nel circolo industriale, passano ben dieci anni. Paolini ha elencato i luoghi più importanti dove sono situati i pozzi di petrolio, ossia il Golfo Persico, dove sono concentrate il sessantatre per cento delle riserve, il Mar Caspio, il Mare del Nord, che è in forte declino, con ripercussioni sull’economia del Regno Unito, il Mar cinese meridionale che rappresenta la riserva futura. Ma il costo per l’estrazione del greggio di queste zone, ha puntualizzato Paolini, non è uguale: infatti il petrolio meno caro è quello del Golfo Persico e in particolare quello dell’Iraq, mentre il più costoso è quello del Mar Nero. Paolini ha poi spiegato che il capitale nel campo del petrolio «è da qualche anno, nelle mani di pochissime compagnie, che fanno capo agli Usa e alla Gran Bretagna. Le famose Sette sorelle non esistono più, soprattutto dal 1998, quando la lotta per il monopolio è diventata serrata». L’autore ha evidenziato la potenza incontrollata delle multinazionali del petrolio, ricordando ciò che era successo in Iran negli anni cinquanta, quando, dopo che si era paventata la volontà del governo di quel paese di nazionalizzare il petrolio, le multinazionali che controllavano quei pozzi hanno fatto rovesciare il governo sostenendo un colpo di stato. Sorte e diversa è toccata ai paesi dell’Arabia Saudita che sono riusciti, dopo un lungo processo, a nazionalizzare le loro risorse, con il patto di cedere alle multinazionali che prima gestivano quei pozzi, il cinquanta per cento del greggio. Paolini ha affermato che «per molti esperti il picco della produzione si avrà nel 2005, a cui seguirà il vorticoso e tanto spaventoso declino delle risorse petrolifere. La corsa degli Usa e della Gran Bretagna a nuovi pozzi è serrata perché l’autonomia dei giacimenti statunitensi è di circa sette anni, quella della Gran Bretagna di cinque, mentre, neanche a dirlo, quella dell’Iraq è di 130 anni».

Il libro La guerra del petrolio. La posta in gioco in Iraq e dietro l’asse del male di Michele Paolini [Libri di Altreconomia – Ed.Berti, 144 pagine, 8 euro] è in vendita nelle librerie e nelle botteghe del commercio equo-solidale. [Serena Genovese, ecoinformazioni]

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