|
|
MA C'E' SEMPRE "UNA" POSIZIONE ? |
|
|
Molti anni fa, in un mondo così
lontano che sembra un "altro" mondo, in certe riunioni della
sinistra c'era sempre qualcuno che alla fine cercava di stringere:
"Ma qual è la nostra posizione su questo problema?".
L'implicito era che una posizione su quel problema bisognava averla. Ora, se si tratta di decidere se
una scelta, che so, urbanistica, va accettata o no, la domanda è
inevitabile. Alla fine bisogna dire come la si pensa e operare di
conseguenza. Ma su altre questioni, di maggior respiro, la questione non
è altrettanto facile. Anzi forse bisogna riconoscere che a volte un
giudizio di natura generale è, se non impossibile, tanto difficile che è
meglio evitarlo e che, di conseguenza, bisogna, caso per caso, valutare la
situazione. Un atteggiamento che a sinistra (ma non solo lì) non è
diffusissimo. Credo che il giudizio sulla
"polizia" sia uno di questi. E non credo nemmeno che possiamo
cavarcela con il latino: "senatores boni viri, senatus mala
bestia". Mi limito a spiegare il perché con alcune "frasette". 1.
Che Pasolini avesse una buona fetta di ragione preferendo i
celerini agli studenti in occasione degli scontri a Villa Giulia non va oggi
"dimostrato", ma solo "raccontato", cercando di vedere
dove sono finiti gli uni e gli altri, a distanza di tanti decenni. I
poveri cristi sono quasi sempre rimasti tali, gli altri sono, ahimè,
anche arrivati a rinnegare tutto e a schierarsi dall'altra parte politica.
La differenza di classe non spiega tutto, ma in certi casi funziona: e
questo è stato uno di quei casi. 2.
Che Pasolini avesse anche torto lo sostengo alla luce di un
ricordo confuso nei riferimenti, ma chiarissimo nel suo contenuto. E' il
ricordo di una lettura anche recente, il racconto di un
"compagno" che era stato torturato, mi pare nelle carceri greche
durante il periodo dei Colonnelli, cioè nel periodo della dittatura
militare. E quelli che lo torturavano gli davano del "coglione"
perché "tanto, anche se vincete voi, noi resteremo qui"; e i
fatti dimostrano, quella volta come quasi sempre, nelle situazioni normali
come in quelle estreme, che avevano ragione. 3.
In sintesi, la polizia è una strana cosa e quella che si
occupa di politica è ancora più strana e raggiunge, a volte, degli
abissi che è sbagliato dimenticare. Chi ha visto le cariche ha visto dei
poliziotti fare delle cose che non riesce a giustificare. 4.
Ma che "i poliziotti" non esistano lo so per
esperienza. Ho avuto, ai tempi, ottimi rapporti con un "giovane"
che lavorava alla Digos. Tanto buoni che una volta è venuto a chiedermi
informazioni in sede, durante una riunione; io ho detto ai compagni di
andare avanti e gli ho raccontato tutto quello che mi chiedeva… se la
situazione non fosse stata così trasparente sarei classificabile come un
informatore. Ma io, oltre a fidarmi di lui, pensavo che così avrebbe
scritto cose meno inesatte nel fascicolo. 5.
Sono imperdonabili? Sì, perché se c'è un luogo in cui
essere "servi dello stato" dovrebbe essere la regola e
identificarsi con l'essere "servi della legge", questo è il
luogo. Poi vedi qualcuno di loro accusato (a Genova) non solo di
distruggere le prove che mostrano il comportamento della polizia, ma di
mettere apposta bombe molotov per far accusare degli innocenti… E i capi
sanno benissimo che cosa fanno quando lo fanno. 6.
Sono perdonabili? Certo che sì. E non solo perché molti di
loro hanno alle spalle storie "complicate" o a senso unico, ma
per le colpe del "sistema". Ci sono testi che uno dovrebbe
conservare. Ricordo che una volta Ginsburg citò una lettera di un
ministro inglese in visita in Italia, che era ammirato per la qualità
delle navi che il governo dell'appena unita nazione stava varando. MA….
aggiungeva, i marinai non sanno utilizzarle al meglio, perché non hanno
soldi per fare le esercitazioni che occorrerebbero. E si chiedeva, con
tipico - e giusto - prammatismo anglosassone, che senso ha costruire navi
così belle se poi non si fa in modo di farle funzionare bene. Saranno
passati quasi 150 anni, ma chiunque si diletti di storia militare del
nostro paese sa bene che questo può essere ripetuto, anche con molte
aggravanti, se non sempre, un numero impressionante di volte. È tanto
vero che su questo terreno riesce a dire una cosa giusta persino Caruso!
Infatti non è sbagliato riconoscere che la polizia, come tanti e tanti
corpi del nostro stato, non è ben addestrata e diretta e… anche pagata,
come sarebbe necessario. Se c'è un luogo in cui il vecchio principio
"lavoro di m…, salario di m…" si applica, questo è proprio
il loro (e quello degli addetti alle carceri etc. etc.). Come si fa a dare sintesi a questa
situazione, in un quadro così desolante? Si può, ma a condizione di
prendere alcuni dei punti precedenti e cancellare gli altri, alla faccia
della verità e della giustizia. Non c'è dunque speranza? C'è, a
partire da una certezza. Che bisogna sempre operare su diversi ordini di
fattori. Il maestro resta - pensate un po' - Marx che a proposito dei
Comunardi, i rivoluzionari della Comune di Parigi del 1871, nelle lettere
private li considera dei matti che hanno sbagliato un po' tutto (e aveva
ragion…issima) e nei testi pubblicati le presenta come eroi che avevano
tentato di scalare il cielo (e aveva ragion…issima). Il mondo non è
bianco o
nero, ma bianco e nero, e solo chi sa dire bianco quando è tale e nero
nella situazione nera raggiunge quel pochino di verità che noi esseri
umani guadagniamo. E quindi possiamo dire che oggi è… che lì vale…
che in questo quadro questa polizia… . Che non è relativismo, ma
rispetto di ciò che la realtà ci "obbliga" (o
"permette") di dire. Da parte nostra dovremmo solo
essere attenti e curiosi per vedere se è possibile che qualcosa cambi, o
che stia cambiando (la vecchia talpa di Marx), o comunque interessati solo
a una domanda: che cosa si può e si deve fare perché la situazione,
questa qui, vista realisticamente e nel concreto dell'ora, cambi? Perché
possiamo anche avere delle sorprese. Non dovremmo dimenticarlo mai: in
Portogallo la rivoluzione l'hanno fatta i militari che avevano combattuto
una delle ultime guerre coloniali in Africa! Quei soldati sono stato il meglio di quel paese in un momento indimenticabile.
Maurizio Migliori (Graffiti
- Aprile 2006)
|