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PROCREAZIONE ASSISTITA |
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Si
è tenuto mercoledì 26 maggio, alla Circoscrizione 7 l’incontro sulla
legge sulla procreazione medicalmente assistita Donne...chiocce...o
gusci?, moderato da Celeste Grossi delle Donne in nero, con la
partecipazione di Grazia Villa, del Coordinamento comasco della Marcia
mondiale delle donne e Barbara Ferusso, del Collettivo torinese Le
Mafalde. Si
è svolta ieri sera, mercoledì 26 maggio, alla Circoscrizione 7 in via
Collegio dei Dottori la serata Donne...chiocce...o gusci? Ovvero
l’incredibile legge sulla procreazione medicalmente assistita (pma),
organizzata dal Coordinamento comasco della Marcia delle donne contro le
guerre, le violenze, la povertà. All’incontro, con Celeste Grossi delle
Donne in nero in veste di moderatrice del dibattito, hanno partecipato
come relatrici Grazia Villa, del Coordinamento comasco Marcia mondiale
delle donne e Barbara Ferusso, del Collettivo torinese Le Mafalde. Al
centro dell’appuntamento, quindi, la legge numero 40 del 19 febbraio
2004, pubblicata nella Gazzetta ufficiale numero 45 dello scorso 24
febbraio. «Non
è la prima volta che ci incontriamo per discutere di questa legge – ha
spiegato Celeste Grossi, introducendo la serata – e nel giugno del 2002
avevamo organizzato un pomeriggio dal titolo La difficile libertà
delle donne. Già allora avevamo sottolineato tutte le assurdità di
tale legge proibizionista, che, invece di facilitare il desiderio di
genitorialità, crea dei vincoli». Proprio ieri, 26 maggio, la Pma è
balzata nuovamente agli onori della cronaca, a causa di una sentenza
proclamata a Catania. «La prima sentenza su uno degli aspetti
inaccettabili della legge: gli ovuli vanno impiantati anche se malati. La
coppia in questione, infatti, chiedeva il test del dna prima di impiantare
l’ovuli, essendo entrambi talassemici». Il giudice che ha seguito la
vicenda ha deciso di negare questa possibilità. «Questa sentenza mette
in luce solo uno degli aspetti negativi del discorso. Altri elementi
discutibili sono la violazione della libertà di scelta delle donne e il
venir meno della laicità dello stato, che si arroga il diritto di
decidere di questioni legate all’etica, alla vita privata». Senza
dimenticare che, dal punto di vista della moderatrice dell’incontro, una
delle conseguenze della legge potrebbe essere un'ulteriore disparità tra
ricchi e poveri, anche in campo di maternità. «Non potendo accedere alla
fecondazione eterologa le coppie più ricche andranno all’estero.
Contemporaneamente la ricerca scientifica viene bloccata. Non a caso
Margherita Hack e Rita Levi Montalcini hanno contestato pubblicamente la
legge». Una
norma passata al Senato, e a proposito della quale si sta sviluppando la
raccolta di firme per un referendum abrogativo. «Sono già state raccolte
60mila firme. Il referendum c’è, sarebbe grave che non si raggiungesse
il numero di firme necessario per farlo attuare, anche se risulta
difficile che la Corte Costituzionale lo faccia poi passare». L’impianto
giuridico della legge al centro della discussione è stato quindi
analizzato da Grazia Villa, del Coordinamento comasco Marcia mondiale
delle donne, da diversi punti di vista. «Sul piano del linguaggio, e non
a caso abbiamo scelto un titolo provocatorio per questa serata, è
importante sottolineare come si parli spesso di evitare l’incubo
dell’utero in affitto continuando a far riferimento al “dono del
seme”. Questa è una delle tante chiavi di lettura che stanno dietro
allo studio di questa legge, che ha un carattere punitivo rispetto al
desiderio. Si fa l’operazione folle di mettere insieme desiderio e
legge. La ratio della legge contrappone il desiderio di avere figli e una
serie di divieti, in due parole i divieti alle libertà. Questo desiderio
non solo viene censurato ma anche punito». Lo
stesso testo di legge allude anche al tema dell’adozione. «Mai avrei
pensato che si mettesse per iscritto in questo modo un’alternativa tra
fecondazione assistita e adozione, si tratta di una semplificazione. È da
notare quante volte, poi, venga usata nel testo l’espressione «ad ogni
costo». La
normativa in materia di pma non prende in considerazione le donne sole o
le coppie omosessuali, due «fattispecie non prese in esame». D’altra
parte, non è che in Europa e nel mondo la situazione sia tanto diversa...«Non
è che lo sbandierato confronto con le altre legislazioni europee sia così
svantaggioso per l’Italia: in Austria il no vale per le donne sole, in
Germania l’omologa è accessibile solo per le coppie sposate, in
Norvegia l’eterologa è possibile solo se il marito o il compagno della
donna è sterile o in presenza di malattie ereditarie Torna
quindi prepotentemente attuale il tema della donna, del corpo e del
desiderio, cavalli di battaglia di forme di lotta relativamente lontane
nel tempo. «Questa legge – ha continuato Grazia Villa – non ci piace
perché usa uno schema punitivo. Varie associazioni si sono già
mobilitate. È interessante a tal proposito il dibattito nato appunto
nelle associazioni che si occupano di hiv, emofilia e altre patologie, con
la nascita di un cartello di sodalizi: «Insieme contro la 1514». Altro
punto «caldo» della legge contro cui hanno puntato il dito le relatrici
dell’incontro è, nel comma 1 dell’articolo 1 della norma, il
riferimento al concepito: «al fine di favorire la soluzione dei problemi
riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è
consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle
condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che
assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito»
- come si legge nel testo. «Per
questo motivo giuristi e giuriste sollevano il problema della legittimità
costituzionale della legge. Il rimando al concepito apre una falla nel
vecchio dibattito sull’aborto, con una grande contraddizione. Quanto
alla sacralità della vita, mi inquieta la finta o reale contrapposizione
su questo valore tra laici e cattolici». Le
critiche vanno avanti: dal primo si passa al testo del secondo comma
dell’articolo 1: «il ricorso alla procreazione medicalmente assistita
è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per
rimuovere le cause di sterilità o infertilità». «Il
carattere residuale della pma – ha dichiarato Villa – ha comportato
una ribellione da parte delle associazioni mediche, perché a loro va così
affidata la responsabilità di decidere fino a che punto esistano metodi
alternativi. Inoltre si contrappone il diritto dell’embrione a quello
della famiglia, in una legge che utilizza un sistema invasivo che a sua
volta cerca di mettere in conflitto dei diritti. Il problema non è avere
il diritto alla maternità ma è non avere una legge che lo impedisca». Il
linguaggio è sempre sfondo ma anche ribalta del problema. «Si parla di
annidamento: tutto lo sforzo per passare dalla concezione biologica a una
sociale, culturale è vanificato. Anche se comunque nessuna legge può
risolvere il turbamento dato dall’immagine del frigorifero contenente
gli embrioni,”al posto” del grembo. Per finire, l’ultima
“chicca”, ovvero la procedura dell’impianto forzoso», difficile da
immaginare come si possa realizzare. Tornando
al fulcro della discussione, ovvero la legittimità costituzionale, Grazia
Villa ha precisato che «può essere sollevata solo da un magistrato. In
sintesi, quindi, i dubbi di costituzionalità sono: la violazione
dell’articolo 32 della Costituzione sul diritto alla salute, il
disconoscimento della paternità, l’apparato sanzionatorio, con un
sistema sanzionatorio di tipo penale». Di
qui la necessità di mettersi in moto, dall’ottica delle partecipanti
alla serata, per modificare lo stato delle cose. «Si tratta di una legge
che non riguarda solo le donne sterili – ha spiegato Barbara Ferusso,
del Coordinamento torinese «Le Mafalde» - è invece una legge di
indirizzo che tocca tutte le donne e riguarda il concetto di cittadinanza,
con il riconoscimento giuridico all’embrione». Una legge, quindi, anche
per la seconda relatrice della conferenza, in profonda contraddizione con
le norme precedenti. «La contraddizione tra questa legge e la 194 si
inserisce in un contesto in un contesto in cui i consultori funzionano
sempre meno e risulta più macchinoso accedere alla 194, appunto». L’esclusione
di alcune “classi” di donne è un’altra peculiarità della legge
posta sotto accusa dall’analisi di Ferusso. «L’elemento grave è
l’aspetto normativo delle relazioni sociali: le donne non accompagnate
sono donne di serie B; si indica la famiglia come l’unico luogo deputato
alla genitorialità, con un conseguente attacco alla libera scelta delle
donne. E soprattutto le più giovani fanno le spese di questa situazione». Per
questo il passo successivo è organizzare al meglio la mobilitazione. «Consapevoli
di una situazione di debolezza, non siamo in quella fase della
mobilitazione in cui pensare alla cancellazione della legge: va ancora
costituita una coscienza vera, un movimento in grado di porre con forza la
questione. Riguardo al referendum, quindi, con la raccolta delle firme,
nata forse più per interessi legati alla campagna elettorale, crediamo di
dover capire come “riprenderci” l’iniziativa. Siamo convinte che sia
necessario costruire la campagna partendo dai bisogni reali delle donne,
che non sia solo difensiva ma che rivendichi alcuni diritti o servizi, e
un’occasione per ricominciare una discussione sul tema del desiderio e
della sessualità». Proprio
del referendum hanno parlato anche alcune delle dodici persone presenti
nel pubblico. L’iniziativa popolare è stata presentata dai radicali,
mentre altri partiti propongono interventi politici di sensibilizzazione
sulla pma. Un’altra domanda dal pubblico ha riguardato il legame tra la
legge e l’adulterio. «L’approccio non è quello dell’adulterio –
ha replicato Grazia Villa – quanto piuttosto quello del divieto di
sapere l’identità del padre». Altri
due punti toccati dagli interventi hanno riguardato il rapporto tra
scienza e società, con l’allusione a una possibile anarchia interna a
questa relazione e un discorso di coscienza, legato all’avere figli “a
tutti i costi”. «Ma la visione del desiderio portato
“all’estremo” – ha ribattuto la rappresentante del Coordinamento
comasco marcia mondiale delle donne – come possesso di un prodotto è
frutto della mentalità patriarcale, del pensiero al maschile». Senza
dimenticare che un solo trattamento per la fecondazione assistita in
Italia costa tra i 3mila e i 5mila euro. A conclusione dell’incontro, Barbara Ferusso ha presentato le attività del coordinamento piemontese di cui fa parte, rispondendo alla domanda di Grazia Villa: «siamo tute molto giovani, formiamo un collettivo di dieci ragazze, nato su un caso specifico di violenza accaduto a Torino. Ci occupiamo di interventi nelle università e nelle scuole superiori, e lavoriamo a un progetto di occupazione per un luogo d’incontro per giovani donne, un contro consultorio». Per informare e cercare di rimediare alle mancanze di un sistema pubblico ancora in qualche modo lontano dal tutelare i diritti delle donne. L’appuntamento,
come concluso dai partecipanti alla serata, è rimandato al termine
dell’estate, su un duplice fronte contro la legge in materia di pma: da
una parte la discussione, che deve continuare, anche all’interno dello
stesso movimento dei movimenti, e dall’altra l’azione. [Barbara
Battaglia, ecoinformazioni]
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