Per separare un giudizio morale da un obbligo legale

IO VOTO di Maurizio Migliori

Ci sono state nella stesura della legge sulla fecondazione assistita e, recentemente, a proposito della partecipazione al referendum, una serie di forzature che costringono a prendere posizione, anche perché c’è il rischio che, se il referendum non passa, la situazione resti congelata per anni. Certo è molto imbarazzante dover affrontare in poche righe questioni molto delicate, che dovrebbero trovare un punto di difficile equilibrio in un pacato dibattito parlamentare. Che non c’è stato.

La situazione è soprattutto imbarazzante per chi, come il sottoscritto, è convinto che queste tematiche implichino alcuni giusti ed ineliminabili interrogativi etici e che quindi il problema vada regolamentato. Sono contrario ad una posizione “radicale” che rimanda tutto alla scelta del singolo, al di fuori di regole condivise. Ma proprio per questo credo che le soluzioni vadano individuate con grande attenzione e moderazione, distinguendo tutto quello che può essere distinto ed evitando qualsiasi confusione tra sfera etica e sfera legale: un “peccato” o una “colpa” non vanno normalmente puniti per legge.

Per questo vorrei dire alcune schematicissime cose.

C’è stato, nel corso degli ultimi decenni, un continuo smottamento nella vita delle chiese cristiane, che sembra destinato a continuare. Il centro della predicazione cristiana dovrebbe risiedere nell’annuncio della parola di Cristo e nella testimonianza pratica degli effetti di questo annuncio: l’amore per il nemico, il perdono, la povertà, la speranza nella resurrezione. Su ognuno di questi temi ci sarebbe molto da chiarire; comunque, questi dovrebbero essere i punti forti della fede annunciata e vissuta, che trova nel testo sacro, per i cattolici letto in costante tensione con la tradizione vivente della Chiesa, il suo alimento e la sua guida.

Negli ultimi decenni, invece, tutta l’attenzione si è spostata su alcuni “valori” connessi a tematiche precise e in particolar modo alla “vita” nella sua fase iniziale (ma anche finale). I cristiani sono coloro che si impegnano perché certi valori siano riconosciuti e rispettati. Tali valori non trovano, o ne trovano uno labilissimo, fondamento biblico e comportano potenti riflessioni “filosofiche” ed etiche. In questa operazione le chiese incontrano settori sociali “strani”, quelli che Ferrara chiama “atei devoti”, che non credono affatto ma che hanno bisogno della Chiesa su due terreni. In primo luogo come uno degli elementi forti per l’identità occidentale contro altre identità, come quella musulmana; essi si aspettano una Chiesa non accogliente, ma militante, che pratichi pure riti per la “plebe” che continua a credere, ma che collabori nella battaglia in difesa dell’Occidente; in secondo luogo vogliono una religione civile, un sistemi di valori sociali per tenere insieme una società frammentata e priva di regole; in questo quadro il mondo politico può offrire un controllo basato su leggi in grado di imporre tali valori alla società, a condizione però che non si insista troppo sul loro fondamento dogmatico. Come si vede bene negli USA, è quindi indifferente se tale fondamento è ebraico, protestante, cattolico o che altro.Da qui nasce la lotta contro le coppie di fatto, contro qualsiasi forma di accordo per le coppie omosessuali, contro qualunque intervento dopo il concepimento e via dicendo.

Infine, con un ultimo brevissimo passo, si va dall’affermazione dei valori al vincolo dei comportamenti. Mentre nel primo caso resta decisivo la convinzione del soggetto, il dibattito nella sua coscienza, l’insegnamento perché il valore sia compreso e condiviso, qui interessa solo il risultato, il vincolo posto al comportamento, vincolo di coscienza per i fedeli che devono ubbidire, vincolo di legge per i non credenti e per tutti.

Per questo l’incontro con gli atei devoti è risolutivo. Si innesca un processo complesso, di cui non si vede la fine e che appare estremamente pericoloso. Per vari aspetti.

In primo luogo, le chiese che si incamminano su questa strada finiscono con l’essere autocentrate e con il considerare tutto il resto secondario. Io non credo che tutti coloro che oggi predicano l’astensionismo non si rendano conto che in una democrazia debole e sempre più limitata (a livello planetario) che si sta svelando sotto i nostri occhi una simile indicazione “non faccia male”. Ma questo perde gran parte del suo valore rispetto alle priorità “valoriali” che tali chiese si danno.

In secondo luogo, una realtà che opera in questo modo finisce, lo voglia o no, a comportarsi come una lobby, un gruppo di pressione che vuole ottenere ciò che ritiene giusto. Per far questo deve trovare quel settore politico che accetta lo “scambio”, che concede quella legge, la condivida o meno, in cambio dell’appoggio elettorale. Che questo sia avvenuto lo vediamo dal fatto che settori consistenti della maggioranza che ha votato la legge sottoposta a quesiti referendari si dichiarano favorevoli al “si”. È il segno che hanno votato “contro coscienza”, per un calcolo elettorale, per un accordo di potere.

È un processo più generale: il governatore del Texas, un altro Bush, fieramente antiaborista, ha fatto approvare una legge che estende il diritto della legittima difesa (con armi) anche nel caso di sospetto: in questo caso, evidentemente, l’uccisione è legalmente ed eticamente giusta… E, per restare in USA, un altro “genio”, durante la sua campagna elettorale ha dichiarato che era per la condanna a morte di chi pratica l’aborto…: Ed è stata una buona mossa, visto che è stato eletto senatore repubblicano dell’Oklahoma…

Così, questa scelta danneggia la Chiesa che per agire da lobby deve mettere tra parentesi molti dei valori a cui si riferisce. Che poi si riesca a mantenere una fedeltà al messaggio di Cristo seguendo questo percorso che implica la messa in secondo piano del messaggio teologico stesso pare complicato. Tanto più che è evidente che “il fine giustifica i mezzi”…. Soprattutto bisogna ammettere che non si opera per il bene comune ma per quello che ad una parte appare giusto e necessario.

In terzo luogo, una minoranza cerca di imporre ad una maggioranza certi sbocchi, facendo uso di strumenti che la legge stessa consente, come in questo caso: con l’astensione, unendosi a quanti normalmente non votano, pochi possono impedire il raggiungimento del quorum. Così però ci si mette su un terreno in cui si rischia grosso. Il pericolo è quello di vincere una serie di “battaglie” approfittando della disattenzione della maggioranza, salvo una possibile tardiva reazione della stessa. Se questo succede si perde “la guerra”. Fuori di metafora, se ad un certo punto si scatena la reazione contro le interferenze di una qualsiasi lobby questa rischia di perdere tutto, anche quello a cui ha legittimamente diritto.

In quarto luogo, la chiesa si impegna in una guerra già persa: non ci si dovrebbe mai dimenticare che la grande maggioranza degli abitanti di questo pianeta non sono occidentali. Nella enorme Cina i nostri problemi etici rischiano di non essere nemmeno capiti, non dico condivisi. Proprio perché, invece, a nostro avviso problemi ci sono, sarebbe molto più utile e molto più efficace cercare di individuare in Occidente una linea tollerante e rispettosa di valori diversi che sia condivisibile da tutti o almeno dai più piuttosto che impegnare tutto il proprio bagaglio dottrinale per sostenere una posizione che rischia di essere minoritaria persino in un paese come l’Italia.

Infine, si sviluppa una cultura che apre quesiti ancora più pesanti per il futuro: se l’embrione ha diritto come un qualsiasi essere umano una legislazione sull’aborto non è assolutamente proponibile, se la fecondazione eterologa è inammissibile, l’adulterio o comunque il figlio adulterino andrebbero altrettanto chiaramente condannati (non solo sul piano morale ma anche su quello legale) e così via.

Tutto questo sul piano dei fatti, ma credo che conti pochi per chi, da decenni, si muove solo sul piano dei “valori” e dei “comportamenti”. Non c’è scampo, se non si tiene fermo il confine tra ciò che legittimamente si condanna su un piano etico e religioso e ciò che la legge sancisce per una società in cui convivono impostazione etiche e religiose assai diverse. In questo contesto si dovrebbe imporre per legge solo ciò che è accettabile da tutti o che risulti facilmente condivisibile da chi accetta alcuni postulati fondamentali. Ora, che l’embrione abbia le caratteristiche di un essere umano non sembra un dato immediatamente evidente e, come tale, condivisibile da tutti. Una impostazione filosofica può sostenerlo, un’altra può negarla. Si arriva al paradosso che un cristiano può, utilizzando il pensiero di San Tommaso, negarlo: infatti per questo grande filosofo l’anima viene immessa da Dio solo nel momento in cui si ha un corpo di un essere umano adeguatamente formato. E questo non si può dire di un piccolo aggregato di cellule.

Non mi interessa difendere la posizione di Tommaso, tutta infarcita di filosofia greca e di Aristotele in particolare, ma solo ricordare un dato che dovrebbe rendere cauti nel volere imporre per legge un dato che nemmeno il pensiero cristiano ha sempre universalmente accettato.

Ma, poiché questa legge colpisce i problemi di una minoranza di coppie e poiché noi siamo molto in basso nell’elenco internazionale fatto ogni anno per la libertà di stampa, credo che ci siano motivi di forte preoccupazione per lo svolgimento di questo referendum, che si terrà, non a caso, nell’ultimo giorno utile previsto dalla legge.

 

Maurizio Migliori.

Maggio 2005

(da Cantù Oggi)


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