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Paolo Candelari, presidente del Movimento Internazionale della
Riconciliazione (in sigla: Mir in Italia, Ifor - International Fellowship
of Reconciliation - a livello internazionale) e' uno dei principali e piu'
autorevoli movimenti nonviolenti]
Perche' il 12 giugno non andro' a votare.
1. Perche' ritengo che l'inizio della vita sia un mistero, e meno l'uomo
ci
mette le mani, meglio e': nella nostra concezione onnipotente, riteniamo
tutto manipolabile; non ci rendiamo conto di come cio' che chiamiamo
natura
sia il risultato di equilibri estremamente complessi, raggiunti in milioni
di anni, e ogni volta che li tocchiamo, dovremmo chiederci se siamo certi
delle conseguenze, e dei pericoli che puo' comportare. E' per questi
motivi
che molti di noi si battono giustamente contro le manipolazioni genetiche
di
piante ed animali. Ma a maggior ragione dovremmo opporci alla
manipolazione
sull'uomo, alla modifica dei processi naturali che portano alla nascita
della vita. Siamo sicuri che portare la fecondazione fuori dal suo
ambiente
naturale, in una asettica provetta, sia senza conseguenze sullo sviluppo
futuro del bambino? Che il congelamento dell'embrione sia del tutto
ininfluente? Che non ci sia uno scambio tra madre e figlio sin dall'inizio
del concepimento?
2. Perche' l'embrione non e' un grumo di cellule paragonabile ad "una
foglia
d'insalata", come mi e' stato detto ad un banchetto di
"referendari": cio'
e' contrario ad ogni evidenza scientifica, qui la religione non c'entra.
E'
una vita umana, non in potenza, ma in atto, perche' esso non e' che
l'inizio
di una evoluzione che proseguira' e diverra' un bambino, poi un adulto,
infine un vecchio e un giorno morira': e ogni stadio e' sempre diverso dal
precedente, ma sempre della stessa vita umana, dello stesso individuo si
tratta. E tutti quelli e quelle che disquisiscono su quando l'embrione
diventa persona, se quando iniziano le relazioni sociali, quando inizia
l'autocoscienza, ecc. questi si' mi paiono come quei teologi dell'antichita'
che si chiedevano in che momento Dio immettesse l'anima nel corpo, per
poter
decidere cinicamente, a tavolino, chi avesse dignita' di vivere e chi no.
Io
non so quando il feto divenga persona, ne' quando al corpo venga data
l'anima, ma nel dubbio scelgo la massima sicurezza: il mio modo di
ragionare
e' rozzo e materialista: dall'inizio alla fine e' una vita umana in
divenire, a cui nessun altro essere umano ha diritto di por termine.
3. Perche' sono contrario alle sperimentazioni su esseri umani. Uno dei
"leit-motiv" di questa campagna referendaria e' che questa legge
vieterebbe
la ricerca sulle cellule staminali, condannando percio' stesso i malati di
varie malattie oggi incurabili a rimanere senza cure che sarebbero invece
a
portata di mano. Cio' e' falso. La ricerca puo' essere fatta e viene fatta
prelevando cellule staminali adulte e riproducendole; in ogni caso
l'equazione "avere tanti embrioni come cavie = curare malattie
incurabili"
e' falsa; per ora ben poco si sa delle possibilita' di arrivare a
conclusioni da queste ricerche. Sono peraltro convinto che nessuno di noi
(non certo io) accetterebbe di essere curato grazie all'utilizzo di cavie
umane: siamo giustamente contrari all'utilizzo di cavie animali, a maggior
ragione dovremmo esserlo per quelle umane. Quello che e' certo e' che
l'enorme possibilita' di usare embrioni che si e' creata da quando si e'
diffusa la pratica della fecondazione artificiale va incontro
all'interesse
di case farmaceutiche, centri di ricerca e aspiranti dott. Stranamore, che
da questa attivita' sperano di lucrare per fare esperimenti di tutti i
generi, compresi, e' inutile nasconderselo, quelli sulla clonazione umana.
4. Perche' mi spaventa proprio la prospettiva della clonazione umana: e
non
ditemi che si tratta di fantascienza: gia' si parla di produzione in
laboratorio di umanoidi da cui prelevare organi, sempre a fin di bene,
ovviamente. Mi si risponde che col referendum non verrebbe consentita la
clonazione umana: gia', ma questo sara' il prossimo passo: del resto se si
proclama che l'etica non puo' fermare la scienza quali ragioni dovrebbero
impedirla il giorno che divenisse possibile? Fermiamoci in tempo; o domani
ci troveremo con guai peggiori dei mali che oggi vogliamo curare.
5. Perche' la scienza non e' infallibile. Gli scienziati sono uomini
fallibili come tutti gli altri: del resto quale e' il limite di fronte a
cui
la scienza si deve fermare? per i promotori semplicemente non esiste:
tutto
cio' che e' scientificamente possibile, o viene ritenuto tale, e' lecito.
E
chiunque mette in discussione questo assunto, presentato come il dogma di
una nuova religione, viene tacciato di integralismo, di fondamentalismo.
Chi
ci salvera' dall'intolleranza dei (sedicenti) tolleranti? Cio' di cui sta
discutendo, e' per me follia, delirio di onnipotenza; e tutto sfruttando
il
sacrosanto desiderio di molte coppie di avere un figlio proprio. Ma che
senso ha, mi chiedo, volere un figlio ad ogni costo, senza neanche sapere
chi e' il padre (l'eterologa)? Non sarebbe meglio adottare un bimbo
abbandonato, piuttosto che farselo fabbricare in laboratorio?
6. Per una ragione piu' strettamente politica: il referendum e' il peggior
strumento per affrontare questioni cosi' complesse come la fecondazione
artificiale, la liberta' di ricerca scientifica, l'etica della vita. Le
posizioni al riguardo son ben piu' di due e non possono ridursi ad un si'
o
un no secco. Occorre un dibattito approfondito, una reciproca capacita' di
ascolto e di attenzione; soprattutto, fermo restando che ognuno debba
seguire liberamente la propria coscienza, la soluzione legislativa deve
tener conto di tutte le posizioni, ed essere il risultato di un largo
consenso, non l'imposizione di una risicata maggioranza, che non sarebbe
neanche tale. Dunque dico no all'ennesima "guerra di religione"
imposta dai
radicali, che pretendono di dividere manicheisticamente il mondo tra
"buoni", laici e positivisti, e "cattivi",
oscurantisti e "talebani" (la
calunnia e' da sempre la loro arma politica preferita). E il 12 giugno, in
piena consapevolezza e liberta', esercitero' il mio pieno diritto di fare
politica rifiutando un referendum che disapprovo.
7. Una parola infine sulla questione del "clericalismo". Come
potete vedere,
nelle mie argomentazioni non ho tirato fuori alcun motivo religioso o di
fede. Io ho sentito parlare per la prima volta di questi temi nel lontano
1986, in un convegno degli allora neonati "verdi", da Jeremy
Rifkin. Oggi si
sente dire che solo i cattolici sono contro il referendum, e cosi' la
complessa questione dell'etica della vita, della cura dell'infertilita', e
della liberta' di ricerca si riduce a quella dell'ingerenza della chiesa
nella cosa pubblica. Da una parte ritengo che fare della chiesa cattolica
l'unica paladina delle ragioni della vita e dell'etica sia un regalo
troppo
grosso, e non sempre meritato; dall'altra dico: fortuna che c'e' la chiesa
a
sostenere queste ragioni, soprattutto di fronte al silenzio di chi
dovrebbe
parlare e invece tace, o, lasciandosi trascinare dalla polemica
anticlericale, e dal livore, magari anche motivato, contro la chiesa
cattolica, si mette acriticamente al seguito di una mentalita' (e non e'
solo una mentalita', sono anche ben corposi interessi) scientista a
oltranza, che vorrebbe eliminare il concetto stesso di etica.
8. La legge 40 e' sicuramente emendabile e migliorabile, ma oggi c'e' in
gioco qualcosa di molto piu' importante: affermare che la scienza ha un
limite, che non tutto cio' che e' possibile e' lecito, che il progresso
non
puo' essere infinito, che alfine c'e' un'etica della responsabilita' che
deve ispirare il nostro agire. Per questo ritengo che la eventuale
sconfitta
di chi ha voluto il referendum avrebbe una portata ben piu' vasta dei
singoli quesiti, come lo fu il "no" al nucleare.
Nonviolenti, ecologisti, ambientalisti: sveglia! Non dovreste essere voi
in
prima fila su questi temi? O quantomeno perplessi di fronte a chi vuol
sostituire il dogma dell'infallibilita' divina con quello
dell'infallibilita' della scienza.
PEPPE SINI: PERCHE' IL 12 GIUGNO ANDRO' A VOTARE
Andro' a votare al referendum, e votero' per abrogare alcune norme
contenute
nella legge 40 del 2004.
*
Non brevi alcune premesse
Premessa prima. Esprimo anch'io le mie personali opinioni, so che altre ed
altri pensano diversamente, ogni opinione ascolto con rispetto, qui dico
non
piu' che la mia.
Su temi cosi' impegnativi non ci si puo' affidare a principi di autorita',
ma con scienza e coscienza assumersi ciascuna e ciascuno la propria
responsabilita'.
*
Premessa seconda. Si vota per abrogare o mantenere alcune parti della
legge
40 del 2004 che reca disposizioni in materia di procreazione medicalmente
assistita.
Non si vota sulla scienza, sulla morale, sulla religione, sul diritto,
sull'antropologia; non si vota ne' per imporre una visione del mondo, ne'
per negarne altre; si vota per abrogare o meno alcune specifiche parti di
una specifica legge.
Non si vota perche' vi siano o non vi siano regole, si vota per abolire o
confermare alcune specifiche norme.
Inoltre: chi vota si' ai quesiti proposti non vota per costringere
qualcuno
a fare qualcosa, ma solo per abrogare alcune norme di legge che
proibiscono
a tutte e tutti di fare qualcosa.
Infine: anche astenersi dal voto e' un modo legittimo di esprimersi,
sebbene
l'efficacia giuridica di questa scelta sia assai piu' debole (nel senso
che
un prevalere del non voto rende nullo il referendum, ma non impedisce che
la
legge possa essere successivamente modificata in Parlamento) e la sua
interpretazione assai piu' incerta rispetto ad un pronunciamento esplicito
con un si' o con un no (poiche' la non partecipazione al voto nessun
parere
positivamente esprime).
*
Premessa terza. Per decidere se abrogare o mantenere alcune parti di una
legge non e' buon criterio fondarsi su argomenti estrinseci o accessori.
Che
Tizio voti in un modo, non implica che il nostro voto debba dipendere
dalla
simpatia o antipatia per quella persona o la sua parte; che taluni
sostenitori di una o altra scelta di voto o non voto dicano colossali
sciocchezze, non implica che chi per quella scelta si decide condivida per
questo anche quelle sciocchezze.
*
Premessa quarta. Personalmente ritengo legittimi tutti i pronunciamenti:
il
si', il no, la scheda bianca (l'astensione in senso stretto), la scheda
nulla, la non partecipazione al voto.
Trovo invece insensato che alcuni pretendano di impedire ad altri di
pronunciarsi e di impegnarsi per le loro idee: ad esempio trovo scandaloso
e
totalitario che qualcuno abbia espresso l'auspicio che si imponesse il
mutismo al presidente della Conferenza episcopale (cattolica) italiana;
quel
diritto di esprimere le proprie opinioni e cercare di persuadere altri
della
loro bonta' deve valere per tutti, poi liberi tutti di concordare o
dissentire.
*
Premessa quinta, ed ultima. Nella riflessione in corso non mi sembra che
vi
sia una parte depositaria dei valori, e un'altra parte ai valori
indifferente; come non mi sembra che vi sia una parte a favore della
scienza
e una parte che alla scienza si oppone; come non mi sembra che vi sia una
parte impegnata per il diritto e una parte contraria ad ogni diritto; ed
infine: non mi sembra che ci sia una parte "per la vita" e una
parte "per la
morte". Magari le cose fossero cosi' semplici.
Aggiungo che personalmente non credo nella pretesa "neutralita'"
della
scienza: e' per me ovvio che in merito all'agire degli scienziati e dei
tecnici - Hiroshima docet - e' doveroso esprimere una valutazione morale,
e
che l'impresa scientifica e tecnologica deve essere regolata da norme
deontologiche e giuridiche.
Inoltre, e' per me ovvio che sono inammissibili il delirio di onnipotenza,
lo sfrenato consumismo, la violenza contro l'umanita' e la biosfera.
Ancora, e' per me ovvio che il senso del limite e' costitutivo dell'umana
liberta', e il riconoscimento del limite e' tanta parte dello splendore
della dignita' umana.
Infine, personalmente sono un sostenitore del fallibilismo nell'ambito
della
teoria della conoscenza, deducendone anche le logiche conseguenze
nell'ambito della ragion pratica e quindi anche delle scelte politiche ed
economiche.
C'e' bisogno di aggiungerlo? Penso che la scelta della nonviolenza,
l'accostamento alla nonviolenza, la pratica della nonviolenza, si
estrinsechi anche (non solo, ma anche, e per quanto mi concerne
soprattutto)
nella volonta' di adoperarsi per contrastare e quindi diminuire la
violenza
nel mondo, recare aiuto a chi di aiuto ha bisogno.
*
Breve un'opinione sulla legge
Detto tutto questo, le mie modeste, personali opinioni sulla legge e sul
referendum, in breve, sono le seguenti.
Credo che la legge 40/2004 sia una legge per molti aspetti pessima; fosse
stato ammesso il referendum per abrogarla in toto credo che avrei votato
si'.
Non perche' in materia di tecnologie riproduttive non debbano esservi
regole
e limiti, ma proprio perche' vorrei regole sagge (ovvero misericordiose) e
limiti efficaci (ovvero ragionevoli).
Avrei votato si' per abrogare l'intera legge sulla base di tre principi:
a) un principio di precauzione: mi sembra che la legge 40/2004 sia una
legge
inadeguata e contraddittoria, succube di un'ideologia scientista e
immorale,
autoritaria e violenta, dagli esiti perversi. Vorrei che in materia di
tecnologie riproduttive ci fosse piu' responsabilita', piu' cautela, piu'
umanita'. Sono un assertore del principio "in dubio, contra projectum";
sono
un assertore del "principio responsabilita'" su cui ha scritto
pagine
magnifiche Hans Jonas; nel corso di molti anni ho letto e meditato con
profitto la straordinaria riflessione su questi temi da molti anni
promossa
dal pensiero femminista (ad esempio Adrienne Rich; ad esempio Franca
Ongaro
Basaglia; ad esempio Silvia Vegetti Finzi; ad esempio Maria Luisa Boccia e
Grazia Zuffa nel loro libro del 1998, L'eclissi della madre, un libro che
tutti gli elettori e le elettrici chiamati al referendum dovrebbero aver
letto).
b) un principio di legalita': mi sembra che la legge 40/2004 sia una legge
che contraddice (e destruttura, aprendo varchi di anomia) norme e principi
contenuti in leggi fondamentali del nostro ordinamento giuridico; mi
sembra
inoltre che essa contenga al suo interno contraddizioni cosi' flagranti da
provocare situazioni di vero e proprio "doppio vincolo",
irragionevoli,
patogene, che mettono in conflitto legalita' positiva e diritti
sostanziali.
Mi sembra quindi una legge scientemente illegalitaria, un veroe proprio
mostro giuridico.
c) un principio di dignita' personale: mi sembra che la legge 40/2004 sia
una legge patentemente e fin ferocemente ostile alle donne; sia una legge
che alle donne (e sono le donne che fanno nascere gli esseri umani) nega
radicalmente fondamentali diritti, tra cui quello alla salute; sia una
legge
che riproduce in forme fin parossistiche un'oppressione sessista che ne'
il
morale sentire di ogni persona ragionevole, ne' la Costituzione della
Repubblica Italiana puo' ammettere. Non voglio essere complice di una
legge
secondo la quale gli inalienabili diritti umani di una donna, persona
concretamente vivente, possono essere calpestati e annientati in nome dei
diritti che vengono attribuiti a un embrione.
Questo in breve per quanto attiene alla legge nel suo complesso.
*
Brevissima una dichiarazione di voto
Ma poiche' il referendum per abrogare tout court la legge 40/2004 non e'
stato ammesso, restano i quattro quesiti attuali che si riferiscono solo a
singole parti, peraltro le piu' controverse, di essa.
Essi sono relativi ad una molteplicita' di disposizioni che la legge 40
reca, su ciascuna delle quali ovviamente si puo' svolgere una riflessione
specifica approdando a specifiche conclusioni. Ciascun quesito
referendario
meriterebbe un approfondimento, ma questo articolo e' gia' fin troppo
lungo,
e cosa io pensi della legge nel suo insieme e' gia' fin troppo chiaro.
Concludo quindi con le stesse parole con cui ho iniziato: andro' a votare
al
referendum, e votero' per abrogare alcune norme contenute nella legge 40
del
2004.
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