SUL REFERENDUM COSTITUZIONALE

PRIMA PREMESSA

1.1. Io non sono tra coloro che sentono il bisogno di cambiare la costituzione o che lo ritengono un passaggio necessario e decisivo del processo innovativo etc. etc.

1.1.1. Sessant’anni per una buona costituzione, e la nostra è ottima, non sono affatto tanti.

1.1.2. Continuo a chiedermi perché la parola “nuovo” seguiti ad esercitare tanto fascino quasi volesse dire sempre e automaticamente “buono”.

1.1.3. L’unica vera accusa che si può fare alla “vecchia” costituzione è il bicameralismo perfetto, cioè il fatto che ogni legge deve passare ad un esame di due realtà sostanzialmente omogenee come Camera e Senato, cosa che non ha eguali negli altri paesi occidentali e che comporta lungaggini, trucchi per bloccare le leggi (basta cambiare una virgola da una parte e la legge torna all’altra). Giusto e vero: obiezione tecnicamente corretta. MA… e qui comincia la questione delle nostre peculiarità, questo sistema più complicato NON ci ha impedito di legiferare enormemente più di tutti gli altri paesi occidentali. Da decenni si dice che in Italia si deve legiferare di meno e su un numero minore di cose e non ci si riesce malgrado questo sistema “lungo e bizantino”. A volte mi viene da pensare quante altre leggi in più avremmo se il sistema fosse stato più spedito. Quindi, non posso che accettare l’obiezione tecnica, perché è costituzionalmente corretta, ma non riesco ad augurarmi un sistema che legiferi di più e più velocemente. Perché sono italiano, conosco il mio paese e di questo sto parlando.

1.2. Tuttavia, non sono affatto convinto che una costituzione non si tocchi, anche se è nata dalla Resistenza e da tante cose che io giudico, sul piano storico, positive.

1.2.1. Una costituzione è uno strumento e come tale va valutata, migliorata, corretta eccetera. Non si possono avere pregiudiziali in materia.

1.2.2. Credo che i veri problemi del Paese siano altrove, ma non escludo affatto che migliorie possano e debbano essere portate. Che è altra cosa del cambiare l’impianto di una Costituzione.

1.2.3. Spero con tutto il cuore che chi “ragiona” su questo terreno abbia ben chiara la differenza tra i problemi che emergono da una buona o cattiva (l’ultima è pessima) legge elettorale e quelli che derivano da una Costituzione. Molti problemi, ad esempio la tenuta delle maggioranza, possono essere risolti  (anche in Italia) con migliori leggi elettorali senza dover toccare la costituzione.

1.3. Infine, spero che nessuno dimentichi che la Costituzione non è una “legge”, ma una cosa diversa.

1.3.1. La costituzione è l’atto costitutivo di una comunità, quella che permette di dire: “Noi cittadini…”. Richiede quindi mille cautele e attenzioni. E larghe maggioranze trasversali.

1.3.2. La costituzione è uno strumento delicatissimo che decide sul necessario equilibrio dei poteri (da Montesquieu in poi: esecutivo, legislativo, giudiziario). Una delle cose che mi faranno essere sempre contro questa riforma, avendone seguito la genesi, è non solo che è stata fatta da una parte contro l’altra, il che non va mai bene, chiunque lo faccia (e ci torno dopo!), ma che anche all’interno della maggioranza che l’ha approvata non è prevalso un principio istituzionale, ma un accordo tra interessi di parte: la destra voleva un premier con enormi poteri, Bossi la devolution, tutti la riduzione dei poteri degli istituti di controllo e via dicendo. Così non si fanno nemmeno le leggi, a mio avviso, figuriamoci una Costituzione.

1.4. Conseguenza. Non si può giocare questa partita

1.4.1. sulla coppia vecchio - nuovo

1.4.2. o sulla questione della (giustissima) riduzione del numero dei parlamentari (che però - guarda caso - scatterà nel 2016, cioè dopo due legislature complete!).

1.4.3. né sul giochetto “non è tutto male” perché un essere razionale dovrebbe sapere che persino il demonio non è tutto male, in quanto ha il “pregio” di essere furbo (chi non ci crede si legga Giobbe o, come dico sempre per i “laici” , Hitler amava i cani e forse Eva Braun). Certo, sarebbe bello un mondo anche spaccato a metà, ma con una parte che sia fatta di tutti gli onesti, e intelligenti, e psicologicamente equilibrati (non dico anche belli…) peccato che sia impossibile. Noi non scegliamo mai il BENE, ma sempre il bene “maggiore” e ancor più spesso cerchiamo di evitare il male “peggiore”.

 

1.5. Si tratta, dunque, di vedere, se questa riforma va bene o no. Ma - ecco il mio allarme - dubito che “le masse” possano entrare nel merito delle questioni vere e non apprezzare le parole d’ordine di una pubblicità televisiva “mirata” e semplice tipo: “aumenterà la democrazia, il controllo” e via dicendo. Devo dunque augurarmi che pochi e consapevoli vadano a votare?? O sperare che in quest’ultima settimana il NO si impegni a far ragionare la gente nel merito?

 

SECONDA PREMESSA. Che cosa succede “dopo”. Su questo si arriva al massimo delle ambiguità.

2.1. Qui abbiamo una riforma voluta dalla precedente maggioranza contro l’altra. Non c’è stato nessun accordo e nessun tentativo di accordo. La cosa era coerente con la posizione che allora la destra sosteneva: chi ha il mandato del popolo prende TUTTO, l’opposizione “controlla” e protesta, poi si va alle successive elezioni e il popolo giudicherà (io non accetto assolutamente questo schema, ma trovo ancor più terribile che questa posizione - in sé legittima anche se pericolosissima soprattutto in una società di media… e ancor di più se come me si hanno dubbi sulla libertà dei media - venga poi rovesciata nel suo contrario quando si diventa minoranza, ma preferisco non divagare).

2.1.1. Se questa riforma viene approvata anche dal voto popolare, nessuno può rimetterci mano in modo legittimo il giorno dopo, perché agirebbe contro il volere del popolo, prima espresso da una legittima maggioranza elettorale e poi da un voto referendario.

2.1.2. In tutti i casi la situazione parlamentare rende impossibile qualsiasi operazione del genere: bisognerebbe procedere a una revisione costituzionale, due passaggi per ogni ramo del Parlamento con questo quadro politico. Perché la destra, che avrebbe la possibilità di sparigliare tutto, dovrebbe accettare di emendare la sua costituzione? Perché, poniamo, Berlusconi dovrebbe mettersi a litigare con l’UDC o con la Lega per poter correggere qualche articolo con l’appoggio di “comunisti e loro alleati”? Non capisco chi, ragionando onestamente, può credere che questo succeda.

2.1.3. Se poi ci si accorge (ahimè e quando??) che questa riforma così com’è scritta semplicemente non funziona (se ne parla dopo), non è affatto detto che si provvederà a correggerla. Questo paese - il resto del mondo democratico no, ma noi stiamo parlando del nostro paese - ha già vissuto decenni parlando tranquillamente di una “costituzione reale”, quella che operava di fatto, diversa se non contrapposta, alla “costituzione legale”. Una cosa inconcepibile in Europa, ma non in Italia, almeno fino ad oggi. C’è qualche ragione per pensare ad un netto miglioramento della nostra sensibilità per il rispetto delle regole scritte? A me non sembra proprio, anzi…. E quale sarà la prossima “costituzione reale” a partire da questa - Dio non voglia - costituzione reale??

2.2. Se viene eliminata, invece, si riparte da capo.

2. 2.1. C’è nel parlamento, anche quello attuale, una maggioranza trasversale - e una maggioranza che riforma la Costituzione dev’essere trasversale, altrimenti si entra in quell’ambito pericoloso che si chiama, da Tocqueville (qui cito solo classici del pensiero liberale) in poi, dittatura della maggioranza - che ritiene opportuno cambiare alcune norme della nostra costituzione. Ad esempio sulla riduzione del numero dei parlamentari, su alcune forme di decentramento e di federalismo, sulla fine del bicameralismo perfetto. sulla correzione delle norme del Titolo V (di cui parlo dopo, un tema sul quale c’è quasi l’unanimità), eccetera. Se vogliono, possono benissimo mettersi d’accordo. Non è nemmeno difficile, se la questione della Costituzione torna ad essere quello che deve essere, grande questione istituzionale e non strumento di lotta o di accordo politico.

2.2.2. Non riescono a mettersi d’accordo: ci teniamo ancora la nostra costituzione che non ha mai prodotto particolari problemi (anzi non è stata mai del tutto applicata come si sarebbe dovuto). Che cosa potrebbe succedere di male in questo caso? Ci sono solo i problemi connessi al Titolo V, ma appunto possibile che non si riesca a mettersi d’accordo nemmeno su quello su cui quasi tutti sono d’accordo??

 

TERZA PREMESSA. Un argomento ad hominem. C’è una cartina di tornasole dei quanto sia pessima questa riforma. Molti, pur condividendone i principi ispiratori, la ritengono scritta così male che non riescono a dire sì, quanto meno perché senza correzioni non può funzionare (di questo dopo). Prendiamo il caso dei cattolici di destra, contro cui si scaglia - non a caso - Ferrara che parla di NI, per lui sbagliati e inaccettabili. L’esempio più evidente è nel documento della Compagnia delle Opere (che è di Comunione e Liberazione). Loro arrivano a dire - staccandosi dalle altre organizzazioni cattoliche che sono per il NO - che è meglio astenersi, perché la questione è talmente complessa che non si può votare né a favore né contro. Tuttavia, chiariscono nel loro documento che l’eventuale vittoria del NO sarebbe peggio, perché bloccherebbe “il processo riformatore” in corso. Se so ancora fare il mio mestiere, che è quello di leggere i testi, qui si ribadisce che CL è di destra e spera, a danno del Centrosinistra, che il No non vinca (Formigoni ha già chiarito che loro di CL voteranno sì…. se non è un gioco delle parti questo, che cos’è io non lo so); nello stesso tempo, però, un organismo importante e gigantesco (e ricchissimo) come la Compagnia non trova il coraggio di dire che questa riforma va bene e che si può votare tranquillamente per il suo mantenimento.

Se la questione non avesse risvolti politici, io credo che la questione del mantenimento di questa “cosa” nemmeno si porrebbe.

 

QUARTA PREMESSA.

Evitiamo, per amor di Patria, di fare paragoni con altri paesi. Dire “anche in Germania o in Inghilterra fanno così o cosà come nella riforma” è mentire sapendo di mentire. Quello che succede in questo paese non ha paragoni con gli altri. Abbiamo avuti enormi scandali finanziari, qui e in USA. Lì hanno aumentato le pene, qui abbiamo fatto il contrario. Nessuno stupore, se si conosce la storia dei due Paesi. Gli inglesi dicono: cane mangia cane, noi diciamo: “cane non mangia cane”. Vi dice niente questo? Più in generale, una vicenda come quella di Berlusconi è inconcepibile in qualsiasi paese occidentale, fatta eccezioni per quelli dell’est tipo Bielorussia….

Esagero? Devo allora fare una digressione. Elezioni. La legge 361 del 1957 stabilisce l'ineleggibilità in Parlamento dei titolari di concessioni pubbliche di rilevante interesse economico, come accade per la Fininvest. Nel luglio 2004 la giunta delle elezioni della camera dei deputati (a maggioranza di centrodestra) respinge i ricorsi contro l’elezione di Berlusconi con la “finzione” che il concessionario non era Berlusconi ma Confalonieri! Cioè non il padrone, ma il dirigente!! La decisione verrà confermata ancora nelle successive tornate elettorali! E non c’è niente da fare perché non è previsto altro organo di competenza, anche se da tempo si chiede la possibilità di ricorrere alla Corte costituzionale. In effetti demandare ai partiti la decisione sulla legittimità di quello che i partiti fanno sembra un po’ troppo, anche in questo paese.

Il peggio è che quelli che sostenevano che in un paese civile le leggi debbono essere rispettate da chiunque, amico o avversario, furono trattati come fastidiosi “moralisti”, che non capiscono nulla di politica. Però successivamente, alla festa dell'Unità di Bologna D'Alema ha dichiarato (cfr. la Repubblica, 15 settembre 2000): «Berlusconi, concessionario dello Stato, era ed è ineleggibile per incompatibilità, la decisione della Giunta per le elezioni è stata una finzione». Ora, una volta la maggioranza era di centrodestra, ma un’altra era di centrosinistra; almeno la seconda volta…. Alla domanda in proposito del giornalista D’Alema ha risposto: «Abbiamo rispettato il voto di tanti milioni d'italiani, e poi Berlusconi ha promesso mille volte che avrebbe venduto le sue tv, ma non lo ha fatto». Io non sono un moralista, soprattutto in politica, ma resto convinto che a non rispettare puntualmente le leggi si finisce male. Soprattutto in un paese abituato ad assolversi prima ancora di essere stato condannato.… Tuttavia so che se Berlusconi fosse stato dichiarato ineleggibile la seconda volta avremmo visto scene … Mi fermo per amor di Patria.

 

QUINTA PREMESSA. La destra innovatrice e la sinistra conservatrice.

Non farò riferimento alle proposte: è facile per chiunque rispondere che quelle del centrosinistra sono promesse, propaganda etc. Teniamoci ai fatti. La questione della riforma costituzionale è sul tappeto da almeno due legislature, nella prima la maggioranza era del centrosinistra, la seconda quella appena chiusa dei governi Berlusconi. Nella prima il centrosinistra ha utilizzato le sue risorse “migliori” per tentare di varare una riforma costituzionale condivisa. E’ stata l’esperienza della Bicamerale guidata da D’Alema.

Sono sempre stato contrario a quella ipotesi perché ero certo che non avrebbe funzionato, per un’analisi della natura del Berlusconismo (che adesso non ci interessa riprendere). Tuttavia, devo riconoscere che, in linea di principio, quando D’Alema afferma che quello era un modo assolutamente corretto di procedere ha perfettamente ragione. In linea teorica ma non in questo frangente storico: infatti alla fine Berlusconi, dopo 15 mesi di lavori, ha fatto saltare il tavolo della Bicamerale ed ha azzerato tutto. La cosa doveva essere chiara fin dal momento in cui è stata aggiunta ai diversi temi, su richiesta dello stesso Berlusconi, anche la questione della riforma della giustizia.

 

IL PASSATO

Dopo la vicenda della Bicamerale il centrosinistra ha fatto un gravissimo errore: per non chiudere con un nulla di fatto ha varato una mini-riforma affrettata. Nel 2001, alla fine della XIII legislatura, i partiti dell'Ulivo approvarono una modifica costituzionale di alcuni articolo del Titolo V, che attribuiva alle Regioni molte competenze, anzi troppe, senza prevedere meccanismi compensativi a livello centrale. In effetti la ripartizione di competenze ha innescato un crescente contenzioso a livello costituzionale fra Stato e Regioni, che ha ingolfato i lavori della Corte Costituzionale, che in merito ha dovuto esprimere pareri in costante aumento: 28 nel 2002, 98 nel 2003, 116 nel 2004, 101 nel 2005, 45 nei soli primi quattro mesi del 2006.

 

RIFORMA DEL POLO

Giustificandosi con la decisione del centrosinistra di fare da sé alla fine della precedente legislatura, la destra ha fatto la sua riforma che però riguarda oltre 52 articoli della Costituzione (su 139), e modifica sostanzialmente la costituzione stessa. Da un errore alla catastrofe.

 

LA CORTE COSTITUZIONALE:

Il massimo organo di controllo. Il numero dei componenti della Corte resta quello di 15, ma cambia la modalità della composizione. Mettiamole a confronto:

Eletti da

Costituzione

Riforma

Capo dello stato

5

4

Parlamento

5 in seduta comune Camera e Senato

7 (3 da Camera, 4 da senato)*

Supreme magistrature ordinaria e amministrative

5

4

*con maggioranza dei 2/3 (3/5 dopo il 3° scrutinio)

In sintesi, aumenta, e di molto, la quota eletta dai partiti presenti nel parlamento. Perché? L’organo che controlla la correttezza costituzionale delle leggi approvate dal Parlamento non dovrebbe essere massimamente indipendente dal Parlamento stesso?

 

DEVOLUTION

1. Si attribuisce alle Regioni la competenza legislativa esclusiva in materia di assistenza ed organizzazione sanitaria e istruzione. Questo vuol dire demolire il Servizio Sanitario Nazionale a favore di venti Servizi Sanitari e far perdere il carattere statale dell’istruzione a favore di differenti modelli di organizzazione scolastica. Un italiano (o un immigrato) che cambia regione cambierà sistema scolastico e sanitario.

2. La “devolution” attribuisce alla Regioni anche la competenza esclusiva in materia di polizia amministrativa regionale e locale, quindi competenza ad istituire nuovi corpi armati decidendo armamento e funzioni. Che tutto questo non comporti aumenti di costi sembra assai improbabile.

3. La riforma attribuisce alle regioni la competenza su materie non espressamente riservate alla legislazione dello Stato: in questo modo su queste materie (es. agricoltura, industria e turismo) sarebbe impossibile determinare una politica a livello nazionale da portare poi in ambito comunitario.

4. Le attribuzioni dei due organi legislativi sono diverse: alla Camera dei Deputati vanno le leggi di interesse nazionale, al Senato “federale” quelle di competenza regionali. Ognuna delle due però può chiedere all’altra cambiamenti per le questioni di propria competenza. Le questioni appaiono talmente complicate che è quasi certo un continuo contenzioso.

5.1. Le sovrapposizioni di competenze sulla stessa materia aumenteranno il contenzioso presso la Corte costituzionale, col rischio di paralisi dell’organo.

5.2.1. C’è la possibilità da parte di comuni e province di ricorrere direttamente contro le leggi (statali e regionali) che ledono le loro competenze stabilite dalla Costituzione. La cosa è certamente positiva, dal punto di vista del diritto. Ma, come sopra detto, una semplice modifica di alcuni articoli ha comportato un costante aumento delle vertenze tra regioni e stato. Una simile (giusta) decisione in un paese litigioso, in presenza di forti contrasti politici, a fronte di una costituzione scritta così male, determinerà quasi sicuramente l’esplosione di un contenzioso in grado di bloccare se non tutto, certo TANTO.

5.2.2. Comunque questa norma appare un puro effetto annuncio perché la disciplina del ricorso è rinviata ad una legge costituzionale che precisi condizioni, forme e termini di proponibilità della questione attribuite agli enti locali, legge di incerta adozione, almeno per il quando..

6. La riforma afferma il criterio-principe dell'interesse nazionale, che sembra in grado di bloccare qualsiasi decisione regionale. Contenziosi a parte…

7. Nella Costituzione il Presidente della Repubblica è capo dello stato e rappresenta l’unità nazionale. La riforma dice che il Presidente rappresenta la nazione, è garante della Costituzione e dell’unità federale della Repubblica. Diventiamo una federazione senza dirlo? E’ questa la premessa alla nuova costituzione “reale”?

8. Più in generale, non si dovrebbe mai dimenticare che dopo 150 anni dall’unificazione lo stato non ha risolto la questione del controllo del territorio del sud da parte di organizzazioni criminali. Il rischio è che questo controllo aumenti con la devolution in misura conseguente, con un effetto che, a parte i problemi di solidarietà con le regioni “colpite”, difficilmente non si irradia sul resto del territorio nazionale

 

I POTERI

La Costituzione del 1948 è basata sulla centralità del Parlamento e sull’equilibrio dei poteri.

La riforma travolge questa impostazione con una accentuazione inusitata del potere del premier e un sistema di ricatti reciproci che non si capisce proprio che cosa potrebbero determinare.

1. Il Premier vede concentrati nelle sue mani poteri che oggi appartengono al Parlamento e al Presidente della Repubblica. Il Primo Ministro nello specifico avrebbe il potere

1.1. di nomina e revoca dei ministri (è stato ricordato malignamente che pochi anni fa solo il rifiuto di Scalfaro ha impedito a Berlusconi di nominare Previti ministro della giustizia…);

1.2. di sciogliere le Camere;

1.2.1 questo «sotto sua esclusiva responsabilità», cioè a suo arbitrio;

1.2.2. nello stesso tempo la Camera può sfiduciare il Primo ministro ed evitare il ricorso alle urne se indica un altro primo ministro ma con la stessa identica maggioranza e lo stesso programma (??);

1.2.3. dichiaro di non capire: se si apre un conflitto tra Camera e Primo ministro, sembra quasi che vince chi arriva prima a battere l’altro….

1.3. di togliere la competenza legislativa al Senato Federale e di trasferirla alla Camera dei Deputati, qualora le leggi in questioni vengano da lui considerate particolarmente importanti per la realizzazione del suo programma di governo:

2.1. La mozione di sfiducia, presentata da almeno un quinto dei deputati, se ottiene la maggioranza costringe il primo ministro alle dimissioni e il Presidente della Repubblica (che non può far altro) ad indire automaticamente nuove elezioni. Cioè il Parlamento decide… di andare a casa…

2.2. C’è poi la cosiddetta norma "antiribaltone", in quanto il Primo ministro deve dimettersi anche se ottiene la maggioranza ma con voti decisivi provenienti non dalla maggioranza parlamentare che lo ha eletto.

2.3. In sostanza il parlamentare ha un vincolo di mandato, per cui qualsiasi cosa capiti  non può dare il suo voto ad un altro Primo ministro che non sia espresso dalla stessa identica maggioranza. Quello che emerge è dunque l’assoluta compattezza dei due schieramenti. Nella logica parlamentare, invece, l’eletto rappresenta la nazione e dovrebbe occuparsi, sempre, dell’interesse collettivo, non (solo) della sua parte.

2.4. Inoltre un piccolo gruppo della maggioranza può ricattare tutti, perché se si sottrae e fa mancare la maggioranza uscita dalle urne, non c’è altra possibilità che di andare a nuove elezioni.

2.5. La cosa incredibile è che basta una riforma elettorale per garantire la stabilità “normale” dei governi di legislatura, rendendo impossibili forme di trasformismo post-elettorale, senza cambiare i rapporti all’interno dell’equilibrio dei poteri.

 

3. Persino la Corte Costituzionale, che rappresenta l’ultima garanzia contro il pericolo di abusi della maggioranza a danno dei diritti dei cittadini italiani, viene manipolata. Modificando la sua composizione (con l’aumento della componente di derivazione politico-parlamentare), la Corte viene politicizzata ed attratta, nel lungo periodo, nell’orbita dell’influenza del Primo Ministro.

3. Il procedimento legislativo è molto complicato perché possono prevalere Camera o Senato a seconda delle singole materie, se sono di competenza dello Stato o delle Regioni; poiché è difficilissimo definire i reciproci confini è certo che dovrà intervenire sempre più spesso la Corte Costituzionale; basta poi pensare a leggi di particolare complessità come quella finanziaria…

3.1. Il cosiddetto Senato federale non ha più poteri (ma con decorrenza dal 2011) sul voto di fiducia (cosa giusta perché dovrebbe essere sottratto al gioco maggioranza-opposizione… in linea di principio, ovviamente, perché poi non si capisce come questo possa avvenire se viene eletto sulla base dell’attuale sistema dei partiti), ma ha un abnorme potere di veto su leggi approvate dalla Camera. Che cosa può succedere anche i costituzionalisti non riescono a capirlo. Certo che, se per caso la maggioranza che domina il Senato è diversa da quella che emerge dalle elezioni alla camera (le elezioni si svolgono in due momenti diversi) succede un pandemonio!

 

POPULISMO

Sulle modifiche alla Costituzione sarà sempre possibile chiamare i cittadini ad esprimersi, mentre ora ciò non avviene se tali modifiche sono state approvate dalle Camere con la maggioranza dei due terzi. Sembrerebbe meglio, ma in realtà le questioni costituzionali, proprio per la loro natura complicata, dovrebbero essere risolte “normalmente” in sede parlamentare. L’abrogazione della norma che invita il parlamento a raggiungere i due terzi (articolo 138 della Costituzione) disincentiva a cercare larghe intese che a parole tutti auspicano per l’adozione di modifiche alla Costituzione.

 

Maurizio Migliori

torna all'indice