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DUE NOTIZIE SU CUI RIFLETTERE di Maurizio Migliori |
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Ci sono due notizie che, a mio
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tradizionalmente, dai tempi della Rivoluzione francese, cioè da oltre due
secoli, la sinistra ha rappresentato gli interessi dei ceti più deboli e
più poveri. Non mi interessa qui dare giudizi di valore, dire se lo ha
fatto bene o male, se è stata coerente, efficace eccetera: resta il fatto
che i partiti di sinistra volevano, o credevano di, difendere i proletari,
i poveri, la classe operaia, gli emarginati. Ancora, la sinistra si è
sempre battuta per l’estensione del diritto di voto e all’inizio ne ha
guadagnato elettoralmente (parlo della popolazione maschile; il voto alle
donne, ad esempio dopo la seconda guerra mondiale in Italia, ha favorito i
partiti di centro). Qualcosa di profondo è cambiato.
Già da tempo sappiamo che la maggioranza dei lavoratori dell’industria
vota per il Polo di destra, nelle ultime elezioni il partito più votato
dagli operai è stato Forza Italia. È un segnale. Ma c’è un altro
segnale: se si votasse per ceti, se cioè come nell’Ottocento votassero
i ricchi e i colti, quelli che hanno ricchezze e quelli che hanno
studiato, il centrosinistra vincerebbe e la destra perderebbe. Il
contrario di quello che si poteva pensare fino a pochi decenni fa: E
questo non vale solo in Italia: se analizziamo il voto americano a favore
di Bush i termini di riferimento cambiano, ma il risultato è lo stesso. E
in Francia il partito di estrema destra xenofobo è forte soprattutto nei
quartieri popolari, un tempo feudi della sinistra Detto questo, passiamo alla
notizia che riguarda George Soros. Forse a molti il nome dice poco, ma
questo vecchio signore, ormai sul punto di ritirarsi “in pensione” è
uno dei più importanti operatori nel mercato finanziario mondiale, al
centro di alcune speculazioni famose, ma è anche uno convinto che il
funzionamento del mercato finanziario sia immorale (chi vuole, può
leggere un suo articolo in proposito in http://www.dweb.repubblica.it/archivio_d/2002/10/26/attualita/attualita/099sor32399.html).
Non voglio dire che è di sinistra, ma certamente è contro la destra ed
ha finanziato la campagna di Kerry contro Bush. Per ragioni di spazio
sorvolo sulle sue iniziative per aiutare i paesi dell’est e anche sui
suoi tentativi di dialogare con alcuni parti del movimento dei No global,
tra mille polemiche: come si fa – hanno detto molti noglobal - a
dialogare con un multimiliardario impegnato in speculazioni… Ora, dopo la sconfitta, mentre i
democratici americani ancora non sanno bene che cosa fare, ha organizzato
una riunione (piuttosto riservata) di “potenti anti Bush” per
finanziare nei prossimi anni (si parla di 100.000.000, cento milioni, di
dollari) una serie di centri studi e di informazione in modo da fare
quello che negli ultimi vent’anni in USA (ma non solo in USA) hanno
fatto solo i settori di destra, con i risultati che sono sotto i nostri
occhi. Infatti, mentre la destra ha ripreso vigore proprio in forza di una
costante presenza sul piano culturale e in quello dell’informazione
(basta pensare al tentativo di riscrivere la storia del secolo scorso,
basta ricordare che senza l’appoggio costante della Fox - forse il
maggiore network mondiale - che ha fatto una scandalosa e lunga campagna
di disinformazione, Bush non avrebbe avuto il risultato che ha avuto,
basta pensare alle vicende nostre e al “potere mediatico” di
Berlusconi) la sinistra si è come rinchiusa su se stessa o si è
impegnata in altre questioni. Sembra, per certi aspetti, aver perso di
vista cultura e gente, cosa che questo gruppo di miliardari ritiene
inammissibile, per cui hanno deciso di cominciare a tirar fuori soldi per
mettere in campo nuove forze mirate a informare e a far pensare la gente. Voglio
essere capito: io benedico questa iniziativa e spero che abbia effetto
perché i risultati della deriva culturale di questo ultimo ventennio mi
sembrano tragici. Ma è certo paradossale che lo facciano costoro, anche
se è una specie di ritorno alle origini: Marx era un laureato
(dell’inizio dell’Ottocento!), Engels un industriale, Bakunin un
nobile. Questo avviene mentre la
sinistra-sinistra si parla addosso e afferma i SUOI valori, i SUOI
principi, le SUE tesi… e se poi il mondo e la gente vanno da un’altra
parte, la COLPA non è sua ma è di qualcun’altro da individuare,
probabilmente di qualche “traditore”; da parte sua la parte più
moderata pensa alla POLITICA in senso forte, alle REGOLE che devono
guidare la sua azione, alle PRIORITA’ POLITICHE proprie del suo
mestiere, e se poi il mondo e la gente va da un’altra parte, la COLPA
non è sua, ma è di qualcun altro da individuare, probabilmente
dell’ignoranza e del sistema informativo o dell’alleato infido. Ma Kerry è già sparito perché
negli USA è risultato evidente che queste spiegazioni non sono quelle
vere, che la questione è più di fondo. La gente ha una sensibilità a
cui bisogna rispondere e/o a cui bisogna porre rimedio, sia aiutandola a
capire sia modificando il modo di far politica. E questo ci porta alla seconda
notizia su cui riflettere. Dopo decenni di individualismo sfrenato, una
tragedia come quella del maremoto in Asia fa vedere bene che, a fronte di
certe vicende senza intervento (soprattutto preventivo) dello stato non
c’è speranza. Se l’individuo può illudersi di essere autosufficiente
a casa sua davanti alla TV, questi fatti ci ricordano che senza politica
non si va lontano, che senza governo il “fai da te” non serve e il
singolo, com’è ovvio, è travolto. Diceva Aristotele che colui che non
ha bisogno degli altri o è una belva o è un Dio. Noi, evidentemente,
abbiamo bisogno degli altri e di organizzare questa relazione in forme
sociali e politiche. Ma quale politica? Qui emerge il
problema: i governi di vari paesi hanno già chiesto agli occidentali di
andarsene presto, ringraziandoli, ma… Il massimo si è avuto in
Birmania, dove il regime che c’è in quel paese ha sostanzialmente
impedito un vero flusso di aiuti. Perché? Perché temono che la presenza
degli stranieri aiuti le forze di opposizione, i ribelli e che altro. In
sintesi, in difesa delle proprie priorità (magari corrette) sono disposti
ad affrontare da soli questa emergenza... tanto la pagano le popolazioni
coinvolte. In sostanza, questi politici sanno benissimo che questo
comporterà (per altri) dolori, lutti e morti, ma non è questa la loro
PRIORITA’… La priorità della politica non coincide affatto con quella
della popolazione, il che costituisce un problema vero, perché può darsi
benissimo che in alcuni casi (non certo in questo) il popolo abbia una
percezione insufficiente della situazione e non si può certo governare
sulla base dei sondaggi d’opinione. Però che senso ha una politica
democratica staccata dalla volontà di una popolazione? Un governo democratico non è
tale solo per le elezioni, anche se queste sono importanti. E, accenno, le
cose non vanno bene nemmeno su questo piano: il parlamento americano
questa volta probabilmente sarà costretto a discutere la questione delle
elezioni, perché in Ohio, stato importantissimo nel recente elezione per
il presidente, non sono state regolari, ed è la seconda volta: nella
precedente elezione di Bush non erano state regolari quelle, decisive, in
Florida. Un governo democratico deve
realizzare le aspirazioni e i desideri di un popolo, aiutandolo ad
affrontare e a risolvere i problemi che, singolarmente e collettivamente,
gli individui hanno di fronte. Ognuno di noi pensa ai figli, ma la
condizione giovanile può essere affrontata solo a livello politico
complessivo. L’impressione è che però si stia marciando in senso
esattamente opposto e che alle esigenze del popolo si faccia riferimento
solo come artificio retorico per prendere voti. L’abbassamento continuo
del livello di conoscenze e di capacità critiche delle masse facilita
questa operazione, il che non tranquillizza per il futuro della
democrazie. Che dire? Dobbiamo sperare che ci siano in giro molti Soros!
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