LA RIFORMA NEBULOSA di Pino Patroncini (da école)

Pino Patroncini della Cgil scuola nazionale  illustra nell'articolo La riforma nebulosa  (école di febbraio 2005) gli orrori della riforma della secondaria del centro destra. 

 

“Una bozza circolata a dicembre, poi una pomposa quanto inconcludente presentazione alla stampa e alla fine martedì 18 gennaio è stato pubblicato il decreto ufficiale che cambia la suola secondaria modificando ancora il progetto sia rispetto alla bozza che a quanto presentato da Moratti solo pochi giorni prima.

Che cosa ci dice di nuovo che non sapessimo già il decreto sulla secondaria? Certamente non il fatto della separazione del secondo ciclo in due sistemi (licei e sistema professionale). Lo sapevamo già dalla legge. E neppure che i licei fossero otto (artistico, classico, economico, linguistico, musicale, scientifico, tecnologico e scienze umane). Anche questo lo sapevamo già dalla legge. E neppure che l’artistico, l’economico e il musicale avrebbero avuto indirizzi al loro interno. Anche questo lo diceva la legge, anche se qualche consigliere del ministro si sbracciava a sostenere l’indivisibilità dei saperi, cosa per cui 8 licei bastavano e avanzavano. E anche che il settore professionale sarebbe stato di tre o quattro anni, e non di cinque come quello liceale, era scritto nella legge. Ciò che non si sapeva erano i tempi dell’operazione. Adesso si conoscono. Per il prossimo anno tutto tranquillo, ma dal 2006-2007 si parte sia con i nuovi licei, sia con il passaggio dell’istruzione professionale (beni, risorse, personale) alle regioni. Graduale, dice il decreto. Purché nessuno si allarmi. E che vuol dire? che passeranno le prime mentre le altre classi saranno statali? E i docenti? Saranno per due ore statali e per le altre sedici regionali? E i dirigenti? E gli Ata? Improbabile!

Last but not least: normalmente questi decreti si chiudono con un articolo sulla copertura finanziaria. Qui non c’è. Chi pagherà?

Un’altra cosa che non si conosceva e che viene chiarita sono gli indirizzi dei licei artistico, tecnologico ed economico. Saranno:

a) per il liceo artistico: arti figurative, architettura-design-ambiente, audiovisivo-multimediale-scenografico;

b) per il liceo economico: economico aziendale, economico istituzionale;

c) per il tecnologico all’inizio dovevano essere solo sei, poi sono diventati sette e adesso salgono a otto. Si aggiunge infatti l’indirizzo trasporti. Cosa sia si capisce poco tanto le discipline sono generiche nella loro dizione (tecnologie informatiche, processi tecnologici, geografia commerciale, organizzazione dei servizi e normative). Un nuovo indirizzo? O un contentino a nautici e aeronautici? Comunque gli indirizzi del tecnologico a questo punto saranno: meccanico, elettrico-elettronico, agrario, informatico-comunicazioni, sistema moda, chimico-biochimico, territorio e costruzioni e, per l’appunto, trasporti.

Sembrava all’inizio che i geometri fossero tagliati fuori e invece adesso rischiano di essercene quasi due, uno all’artistico e uno al tecnologico. E anche le voci che alternavano informatica e agraria sono risolte: accontentati tutti due. Meno chiara la situazione nell’economico, mentre il MIUR sponsorizza sperimentazioni su marketing e turismo, questi indirizzi non hanno spazio. Ed è confermata la scomparsa dei programmatori, probabilmente riassorbiti a loro volta da informatica del tecnologico, dove però dovranno convivere hardware e software.

Comunque chi ha scritto che i licei saranno venti ha esagerato: l’unica vera variazione nei modelli avverrà nell’anno terminale. Nei primi quattro anni tutt’al più qualche piccola variazione ci sarà nelle 3 ore opzionali e nelle 3 facoltative del secondo biennio.

Infatti il modello sarà una sequenza di due bienni e un anno terminale. Lo si ventilava già da tempo e il modello è tra l’altro funzionale a un sistema di valutazione che prevede la bocciatura eventuale solo al termine di ogni biennio nel caso che l’alunno non abbia conseguito tutti (tutti?!) gli obiettivi.

Quante ore di scuola farà uno studente nella nuova scuola professionale prevista dal decreto pubblicato martedì scorso? Al massimo 15 ore settimanali! È quanto si evince dall’articolo 17. Infatti le ore annue saranno 990, che suddivise per le 33 settimane di scuola canoniche faranno 30 ore alla settimana. Ma di queste un quarto non sarà obbligatorio ed almeno un altro 25% sarà fatto in “contesto lavorativo” (fuor di metafora: saranno ore di lavoro non di scuola). Insomma solo il 50% dell’orario sarà di scuola. E poiché si dice “almeno” (almeno!) nessuno può escludere che le ore di scuola possano essere anche pari a 0 (zero!).

Nel merito si può aggiungere che, dopo aver privato (col decreto 276 applicativo della legge 30 sul mercato del lavoro) della poca formazione che c’era l’apprendistato, questo ministero ne vuole privare anche la formazione professionale, riducendola a lavoro. Ovvero c’è da chiedersi: quante alternanze scuola-lavoro ci saranno dunque? Quella prevista dall’apposito decreto, quella evanescente dell’apprendistato, quella prevista dalla formazione professionale. Oppure tutto si ridurrà ad un unico pout pourrì?

Basterebbe questa “pochezza” di ore di scuola (che si aggiunge alla riduzione delle annualità) per dimostrare quanto fasulla sia la pari dignità formativa col sistema liceale.

Tra l’illustrazione del decreto fatta giovedì 13 gennaio e la sua pubblicazione di martedì 18 ci sono state modifiche, frutto delle ultime pressioni avanzate in extremis dalle lobbies più svariate.

E non è questa l’unica modifica rispetto alla bozza: cambiano ancora i piani orari del liceo tecnologico. Le ore opzionali obbligatorie, quelle che, ancorché limitate agli ultimi tre anni, servono a caratterizzare gli otto indirizzi, passano da 8 settimanali a 10, mentre l’orario obbligatorio si riduce da 25 a 23 ore. E queste 10 ore dovrebbero essere tutte (tutte?!) di laboratorio. Troppa grazia, Sant’Antonio! vien da dire, ricordandoci che i laboratori nel liceo tecnologico qualcuno proprio non li voleva.

E che dire del modo ambiguo in cui la data fatidica in cui tutto ciò avrà inizio viene definita? La data resta di fatto il 1 settembre 2006, ma chi diventerà liceo e chi passerà alle regioni è di nuovo un busillis. Tutto si risolve in una tautologia: diventerà liceo chi darà i titoli previsti dal liceo e diventerà regionale chi darà i titoli previsti dal professionale. E per di più nella medesima sede potranno convivere, previa intesa istituzionale, anche entrambe i sistemi. Una concessione estrema a Confindustria? Un modo per tacitare l’incipiente protesta dei professionali? Una maniera per salvare i percorsi integrati presso gli ITIS? O un po’ tutto ciò?

Ma allora non sarebbe stata meglio una riconsiderazione della funzione professionale in rapporto ai saperi scientifico-tecnologici, anziché questa fretta istituzionale e ordinamentale?

Una quarta cosa, ancorché già ventilata, sarà il tutor: orientatore, tutore, coordinatore, documentatore e public relation man (o woman) con le famiglie. Un po’ troppo per un uomo/donna solo/a con un’utenza come quella della secondaria superiore, che non è quella dell’elementare. Là c’era poco da coordinare perché fosse necessaria una figura che richiamava piuttosto il maestro unico, qui c’è un po’ troppo da fare per uno solo.

Un’ulteriore cosa che si chiarisce è che, almeno in partenza, nel 2006-2007, gli istituti tecnici muteranno il nome in licei tecnologici o economici, mentre i professionali diventeranno regionali. Poi, evidentemente, l’utenza farà il resto decretando fortune o sfortune dell’uno dell’altro.

Ma il settore professionale assume da subito la caratteristica di una nebulosa indeterminata, dove non c’è tutto ma di tutto. Oltre alla tradizionale formazione professionale, ci sarà la vecchia istruzione professionale statale trasformata in regionale e soprattutto i cosiddetti percorsi integrati che, dice il decreto, andranno potenziati. Ci saranno docenti abilitati, ma anche esperti con cinque anni di professione certificata alle spalle. In quale proporzione non è detto. Almeno nei primi due anni dovranno prevalere insegnamenti di lingua italiana, di lingua inglese (ma non due lingue come nei licei, altra differenza), matematica, scienze, storia e società e poi tecnologia e economia modulate a seconda della qualifica e del titolo. Ma anche qui chi li farà non è detto”.

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