UN PADRE DI FAMIGLIA AMERICANO CONTRO LA GUERRA di Sean Penn 

Buongiorno, Mr Bush.
Sono un padre di famiglia americano.
Come lei, mi ritengo un buon patriota. Come lei, sono rimasto inorridito
dagli eventi dell'anno scorso, preoccupato per la mia famiglia e il mio
paese. Tuttavia, non credo in una opposizione semplicistica e incendiaria
tra bene e male. Credo che il nostro e' un grande mondo pieno di uomini,
donne, bambini che lottano per mangiare, amare, lavorare, proteggere le
proprie famiglie, le proprie convinzioni e i propri sogni.
Mio padre, come il suo, e' stato decorato nella seconda guerra mondiale. Mi
ha insegnato a credere profondamente nella Costituzione e nel Bill of
rights, che dovrebbero essere applicati a tutti quegli americani che si
sacrificano per mantenerli vivi, e in linea di principio a tutti gli esseri
umani.
Molte delle azioni da lei compiute e da lei proposte sembrano violare ogni
principio fondante di questo paese di cui lei e' presidente: l'intolleranza
del dibattito ("o con noi o contro di noi"), l'emarginazione delle voci
critiche, la diffusione della paura attraverso una vuota retorica, la
manipolazione dei media e il ruolo della sua amministrazione nella
distruzione delle liberta' civili, tutte queste cose contraddicono il fulcro
stesso di quel patriottismo a cui lei si richiama.
Guardi da vicino i suoi piu' accesi sostenitori sui media. Osservi la paura
nei loro occhi quando le loro voci urlanti di appoggio fanno riecheggiare
quella sottocorrente di rabbia e panico, storicamente disastrosa, che si
cela dietro un "discorso forte e chiaro". Quanto lontani siamo ormai dal
capire cosa vuol dire uccidere un uomo, una donna, un bambino, tanto lontani
siamo dal comprendere il significato dei "danni collaterali" inflitti a
centinaia di migliaia di esseri umani.
Il suo uso delle parole, "questa e' una guerra di tipo nuovo", e' spesso
accompagnato da un sorriso strano. Mi preoccupa il fatto che lei ci stia
chiedendo di dimenticare tutte le precedenti lezioni di storia e di seguirla
in futuro ciecamente. Mi preoccupa perche', nonostante tutte le sue migliori
intenzioni, un enorme surplus economico e' stato dissipato.
La sua amministrazione ha praticamente accantonato tutte le principali
preoccupazioni di natura ambientale e di conseguenza il messaggio che
cogliamo e' che, poiche' lei sembra voler sacrificare i bambini del mondo,
vorrebbe sacrificare anche i nostri. So che questo potrebbe non essere il
suo scopo ma la prego, signor Presidente, ascolti Gershwin, legga Stegner,
Saroyan, i discorsi di Martin Luther King. Si ricordi dell'America. Si
ricordi dei bambini iracheni, dei nostri bambini e dei suoi.
Non ci puo' essere giustificazione per le azioni di al Qaeda. Mai.
Ne' benevolenza per la depravazione criminale del tiranno Saddam Hussein.
Certo, solo un grande paese come il nostro puo' porre fine a un modello
secondo cui alle bombe si risponde con le bombe, alle mutilazioni con le
mutilazioni, all'assassinio con l'assassinio.
Ma i principi non possono essere incautamente o avidamente abbandonati
facendo finta di difenderli.
 Non e' facile evitare la guerra garantendo al contempo la sicurezza
nazionale. Ma lei si ricordera' che noi americani abbiamo una volta avuto un
piccolo problema missilistico con Cuba. La cautela del presidente Kennedy (e
quella del comandante del sottomarino nucleare, Arkhipov) sono esempi da
seguire. Le armi di distruzioni di massa sono chiaramente una minaccia al
mondo intero in qualsiasi mano esse si trovino. Ma come americani, dobbiamo
chiederci, dal momento che la capacita' di sviluppare tali armi da parte di
Saddam Hussein non minaccia solo il nostro paese (e in realta' la sua
tecnologia non sembra in grado di arrivare ad un tale livello di
sofisticatezza), come mai allora gli Stati Uniti, guidata dalla sua
amministrazione, sono in schiacciante minoranza tra le nazioni del mondo a
predisporre un attacco preventivo contro l'Iraq?
Detto semplicemente, signor presidente, lasciamo rientrare gli ispettori,
che sono in grado di annullare ogni capacita' offensiva dell'Iraq.
Guadagniamo tempo, garantiamo i nostri principi sia all'interno che
all'esterno dei nostri confini e domandiamo a noi stessi l'ingegnosita' di
essere la piu' grande forza diplomatica del pianeta, forse della storia del
pianeta.
La risposta verra'. Lei e' un uomo di fede, ma la sua sciabola sta scuotendo
la fiducia che molti americani hanno di lei.
Capisco che deve essere tremendo e sconcertante essere nei suoi panni in
questo momento. Come padre di due bambini che vivranno in un mondo il cui
futuro dipende anche dalle scelte di oggi, non ho altra scelta che credere
che lei alla fine si distinguera' per essere un gran presidente. La storia
le ha offerto questa opportunita'.
Per cui la prego, signor presidente, risparmi all'America un retaggio di
vergogna e terrore. Non distrugga il futuro dei nostri bambini. Noi la
sosterremo. Lei deve sostenere noi, i suoi concittadini americani e
l'umanita' intera.
Ci difenda dal fondamentalismo all'estero, ma non finga di non vedere il
fondamentalismo della limitazione delle liberta' civili, dell'eccessiva e
pericolosa liberta' d'azione del presidente attraverso gli atti del
Congresso, e della convinzione erronea e pervasiva che questo paese abbia il
"destino manifesto" di essere il gendarme del mondo.
Sappiamo che gli americani sono impauriti e arrabbiati. Tuttavia,
sacrificare soldati americani o civili innocenti in un attacco preventivo
senza precedenti contro una nazione sovrana, puo' essere una terapia
temporanea. Dall'altra parte, se lei avra' fiducia nel meglio del nostro
paese e riuscira' a rappresentare gli Stati Uniti come un potente e
coscienzioso paese, lei potra' trionfare sul lungo periodo.
Ci porti su questa strada, signor presidente, e saremo con lei.
Sinceramente suo

Sean Penn
[Questo intervento del noto attore cinematografico americano e' apparso come
inserzione a pagamento sul "Washington Post";  ottobre 2002]

 

torna all'indice