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VALORI E POLITICA: COSA NON FUNZIONA E COSA FARE Incontro del 4 aprile 2002 con il Filosofo Carlo SINI e il giornalista Giovanni LANZONE (Areaperta - Il Paguro) |
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Secondo i due relatori per realizzare una politica che tuteli realmente il cittadino l’indignazione di ognuno per lo stato attuale delle cose deve confluire nel cambiamento del sistema.
Si è svolta, giovedì 4 aprile, nella sala civica di Vighizzolo di Cantù l’incontro organizzato da Areaperta Valori e politica: cosa non funziona e cosa fare. Sono intervenuti Giovanni Lanzone, giornalista, e Carlo Sini, filosofo. Moderatore dell’incontro è stato Maurizio Migliori, di Areaperta, che ha introdotto il tema della conferenza affermando che i molti problemi, le difficoltà interpretative che sorgono quando ci si occupa di politica vanno affrontati con un lavoro di grande analisi, non basta affidarsi all’etica, che talvolta è pericolosa perché rende impossibile il dialogo, rappresentando una fuga. A questo scopo è stato organizzato l’incontro di ieri, per fornire una lettura del momento attuale e riflettere su come si possa risolvere la situazione. In seguito Giovanni Lanzone ha esordito affermando che ci troviamo in una fase di passaggio e che tutti abbiamo il sentimento della gravosità della transizione. Molti percepiscono la necessità di un cambiamento, si deve "cambiare il modo di fare le cose". Ci troviamo quindi di fronte ad una grande tragedia, basti pensare al terrorismo, ma anche ad una grande occasione, perché data la gravità del momento siamo legittimati a cercare anche la radicalità nel cambiamento. Non ci si può limitare a lavorare sui comportamenti, è necessario che tutto il sistema venga modificato: non sarà, ad esempio, l’arresto di pochi funzionari a fermare tangentopoli. È necessario dirigere la propria indignazione verso il cambiamento. Secondo Lanzone esistono due generi di democrazia; quella di rappresentanza, che oggi si sta disgregando perché costruita sulla territorialità in un mondo sempre più globalizzato e perché i rappresentanti sono talvolta "meno intelligenti dei rappresentati" e quella di comunità, dove il sistema funziona in un confronto diretto tra indignazione e potere, alla maniera dei consigli scolastici. È necessario quindi trovare "forme in cui l’indignazione personale confluisca nel cambiamento". L’etica rappresenta cosa si vuole fare ma non dice come. Successivamente Carlo Sini ha preso la parola, suggerendo di osservare la questione anche in maniera più globale. È vero che ciascuno può fare qualcosa, ma il problema politico non si risolve solo così. Secondo Sini abbiamo ereditato una politica di "menzogna totale e scostumata" in cui si usa la forza per garantire la democrazia, che sarebbe "una retorica, una bugia nel nome della quale si agisce per motivi economici" regalando il potere ai ricchi. Sini si chiede come si possa chiamare democratico un sistema che si basa sulle tangenti, su votazioni riguardo a problemi di cui il cittadino non sa molto o riguardo a questioni indecidibili. Allora è necessario cercare un diverso modo di operare, cioè lavorare senza porsi come meta l’aumento del capitale. Si è già constatato come il sistema attuale sia destinato a soccombere, infatti il nostro pianeta non può sopportare questo sviluppo e lo stile di vita dei paesi occidentali non può funzionare sulla "rapina del 40 per cento di ciò che si produce nel mondo". Secondo Sini è necessario controllare i risultati, costituire una classe di persone disarmate e senza interessi che controllino il sistema per il bene dei più. [Roberta Altamura, per ecoinformazioni]
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