CHE COSA C'E' OLTRE IL MURO DI BERLINO?

 Nell’ambito del corso di aggiornamento e divulgazione culturale, organizzato dal Paguro, sul tema Le grandi correnti della cultura mondiale degli ultimi vent’anni, lunedì 18 novembre, si è tenuta la lezione di Carlo Sini docente di filosofia teoretica all’Università Statale di Milano, intitolata Che cosa c’è oltre il muro di Berlino?, nell’aula magna dell’Istituto Magistrale in Via Teresa Ciceri a Como.

La prima lezione di Carlo Sini apre il ciclo Le grandi correnti della cultura mondiale degli ultimi vent’anni, Un ventennio decisivo? Gli anni ottanta e novanta sono stati densi di avvenimenti molto vicini ai giorni nostri e il corso organizzato dal Paguro, si propone di aggiornarci sulle novità negli eventi e nelle proposte culturali che caratterizzano questo periodo. Andando alle radici delle numerose ambiguità e contraddizioni che oggi ci troviamo di fronte, all’inizio del "nuovo millennio", nei fatti che sono accaduti e nella lettura che convenzionalmente si è data di tali fatti.

Sini affronta l’argomento in due parti una segue il filo dell’analisi politico storica l’altra più filosofica sociologica. Esordisce dicendo che "dopo la caduta del muro di Berlino, in effetti, c’è quello che c’era prima." Cioè un capitalismo trionfante ed imperante e che ora impera su tutto il mondo, un capitalismo globale.

Secondo Sini, dopo la parentesi storica dei socialismi in un paese solo, che vide due blocchi contrapposti l’est comunista contro le democrazie occidentali, oggi assistiamo ad un cambiamento fondamentale: la contrapposizione non è più fra due ideologie differenti, ma avviene fra il nord del mondo, la parte sviluppata e il sud sottosviluppato. Il fatto che il socialismo non sia possibile da realizzasi in un paese solo, era stato affermato da Trotski, il quale è stato ucciso anche per queste affermazioni, ma già i fondatori del comunismo, gli stessi Marx ed Engels l’avevano più volte spiegato e sostenuto.

Comunque dopo la rivoluzione russa e non riuscendo ad allargarla al resto del mondo, Stalin si trovò obbligato per difendere le conquiste ottenute contro l’assolutismo e contro le aggressioni dei paesi rimasti capitalisti, a rinchiudersi dietro la cortina di ferro. Entrando in un regime di autarchia che per essere completamente autosufficiente, doveva asservire i popoli confinanti e la popolazione stessa in un industrialismo forzato che non aveva niente da invidiare al capitalismo più becero. Per la Cina avvenne più o meno la stessa cosa. Ugualmente dovettero fare nazismo e fascismo che comunque erano già nati con una vocazione nazionalista: il termine esatto per definire il nazismo è infatti nazionalsocialismo, lo stesso Mussolini era un attivista del partito socialista italiano.

Quello che ha trionfato dopo il muro di Berlino – afferma Sini – non sono delle persone, o partiti, o ideologie, ma il modo di produzione tecnologico scientifico occidentale che attualmente si dà l’ordinamento democratico, come sistema più funzionale al progresso, come peraltro il sistema economico più funzionale diventa quello liberista. Tutti sistemi studiati ad hoc per permettere al capitale finanziario e la borghesia affarista di spadroneggiare in tutto il mondo. I sistemi s’inceppano però quando di fronte alla realtà dei fatti il riscontro effettivo risulta essere che non si è mai vista un frattura così grande nella storia, a livello quantitativo e qualitativo, fra poveri e ricchi, fra paesi poveri e paesi ricchi, il sistema viene meno quindi nel mantenere le sue promesse, di democrazia, di giustizia di benessere, per tutti.

Per molti pensatori la caduta del muro ha rappresentato "la fine della storia", cioè la fine di quelle contrapposte visioni del mondo che in occidente avevano determinato una sorta di corto circuito tra classe dominante e cultura dominante. Sini cita Gurdjeff e Artaud che già negli anni trenta avevano anticipato "la fine della storia". Ma il vero corto circuito avviene fra sfruttati e sfruttatori e questo non è per niente finito, come detto prima sono solo cambiate le coordinate geografiche.

La supremazia dell’occidente e del capitale finanziario si basa sullo sfruttamento delle risorse naturali e umane del resto del mondo. E questo sfruttamento, sostiene Sini si avvale di una copertura ideologica, che si rivela essere una menzogna monumentale è cioè che tutto questo è messo in piedi in nome della democrazia, con l’assicurazione che questa diventi universale e che la stessa cosa avvenga seppur con il tempo necessario per uno sviluppo generalizzato. "La realtà invece è che la parte ricca, rappresentata dell’occidente deve il suo benessere, cioè sta in piedi, nella misura in cui i popoli ed i paesi sfruttati stanno giù.– afferma Sini – Da tutto ciò sarebbe illusorio non aspettarsi una reazione. Ed abbiamo il terrorismo, i movimenti migratori di massa. Quanto più sale il profitto dell’occidente più il resto precipita. Dopo la caduta del muro in Russia riscontriamo: affarismo senza scrupoli, malavita, droga". Ecco il benessere ed il progresso a cui ci porta l’attuale sistema che dovrebbe essere secondo il giudizio della storia il migliore finora sperimentato dagli uomini. Ma anche la storia come la cultura, la stessa filosofia, non sono che espressioni di coloro che detengono il potere tanto è vero che per rendere convincenti queste idee così illuminate e portatrici di libertà a volte ci vogliono le bombe.

Sini afferma che lo sviluppo in questa direzione non può arrestarlo nessuno, oggi come oggi non si vedono alternative e quando l’occidente si trova davanti i suoi aspetti negativi che mettono in discussione in modo così devastante le premesse sulle quali si poggia non può fare altro che ricorrere alla politica delle bombe. E’ inevitabile che così facendo i presupposti per una vera democrazia diventano sempre più rari e ci sarà da aspettarsi la crescita di una critica radicale all’interno della stessa borghesia. Processo che nell’ottocento portò alla nascita del socialismo.

Ma allora le cose andranno sempre così? Sini ci suggerisce di prendere in considerazione la risposta che Kant dà a questa domanda. Egli risponde di no, perché se prendiamo in considerazione l’individuo allora sì che c’è da essere pessimisti, ma se lo guardiamo sotto il punto di vista della specie nel suo complesso, vediamo nell’uomo un progresso costante.

L’uomo impara dai propri errori e, a furia di tentativi, va avanti verso il meglio. Questo è il valore della ragione che ci permette di comprendere, al livello della specie, la necessità del diritto, che per Kant diventa un valore universale, tanto da auspicare un’internazionale del diritto, come a suo tempo Marx predicava un’Internazionale del socialismo.

L’uomo imparerà col tempo a migliorare anche sbagliando e comunque non può più tornare indietro. È così da quando è stato sbalzato fuori dal paradiso terrestre, che non è altro che la rappresentazione simbolica dell’estromissione dell’uomo dal circolo degli istinti, e perciò la sua differenziazione dagli animali. L’uomo non trova più un mondo già pronto, nel quale deve solo destreggiarsi a vivere seguendo l’istinto (la natura), ma deve costruirsi il suo mondo seguendo la ragione e l’esperienza. Fino adesso, in questo senso abbiamo assistito ad un’evoluzione progressiva del genere umano con tanti fallimenti ma anche con tanti passi in avanti, che lascia qualche spiraglio, come sostiene Kant ad un messaggio di fiducia e speranza nella ragione umana.

 [Raffaele Musicò per ecoinformazioni]

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