Porto Alegre: orgoglio, speranza, certezza di un mondo diverso

Sintesi dell'incontro di lunedì 15 aprile 2002 a Cantù con José Luiz del Rojo  organizzato da Areaperta 

Solo un protagonista come José Luiz del Rojo poteva svolgere una relazione tanto interessante sul tema Porto Alegre: orgoglio, speranza, certezza di un mondo diverso, come quella che si è potuta ascoltare la sera del 15 aprile, nel salone del Centro civico a Vighizzolo di Cantù. L’unico neo è l’inspiegabile scarsa presenza del pubblico e soprattutto la totale assenza dei numerosi attivisti dei vari gruppi di volontariato e di impegno terzomondista operanti a Cantù.

Del Rojo, che fa parte del gruppo di coordinamento internazionale del movimento che si è dato appuntamento a Porto Alegre, ha raccontato la nascita di questo fenomeno. L’inizio di un movimento antiglobalista si può far risalire al dibattito che ha unito le popolazioni autoctone americane durante la celebrazione dei 500 anni dalla "scoperta" dell’America, quando è iniziata una riflessione sul senso e sugli effetti devastanti per il pianeta della diffusione del liberismo economico. È in quel periodo, inizio anni ’90, che si inizia a parlare di "fine della storia" intendendo ormai tramontata la possibilità di uno sviluppo diverso del pianeta: sconfitte o concluse tutte le ipotesi alternative al liberismo si dice che solo questo modello economico e sociale potrà garantire un futuro.

A queste affermazioni si oppongono coloro per i quali questo modello ha significato e significherà in futuro la morte. Nel ’94 le popolazioni Maya chiamano a raccolta i gruppi che si sono battuti durante i festeggiamenti per i 500 anni da Colombo e iniziano un percorso di resistenza. Due anni dopo, inaspettatamente, alcune centrali sindacali americane, e di seguito molte altre in Africa e Asia, si dichiarano fortemente contrarie ad un sistema liberista globale, dando un forte impulso al movimento no-global. A queste prime anime del movimento, si aggiungono nel '97, anno del giubileo, numerosi gruppi cattolici, protestanti ed ebrei che intendono porre al centro il significato di remissione dei debiti e di redistribuzione delle ricchezze che il giubileo aveva nella tradizione biblica. Parte da qui un altro filone che si propone come obiettivo la cancellazione del debito per i paesi poveri. A loro si collega il lavoro di Attac, nato in Francia e presto diffuso in tutto l’occidente, che analizza la circolazione finanziaria mondiale e combatte contro i paradisi fiscali (presenti soprattutto in Europa).

Le manifestazioni di Seattle, e soprattutto la dura repressione di quei giorni, dà visibilità ad un movimento costituito da realtà diverse e non coordinate, ritrovatesi insieme sulla base di percorsi autonomi che li avevano portati ad individuare nella globalizzazione liberista il nemico.

Tutte queste organizzazioni si ritrovano, ancora indipendentemente una dall’altra, nel 2000, a Ginevra, ad un incontro con l’Onu e qui decidono che è arrivato il momento di darsi un appuntamento e coordinarsi.

La scelta di Porto Alegre ha un significato particolare: in questo comune si sta sperimentando da anni e con grande successo un tipo di democrazia partecipativa che vede nella gestione collettiva del bilancio comunale il suo fulcro. Porto Alegre, e in seguito molti altri comuni brasiliani, ha fatto la scelta di assumere come riferimento la Comune di Parigi e di dare la concreta possibilità alla popolazione di decidere della propria città. Questa esperienza rappresenta ed esemplifica uno dei principi di fondo del movimento no-global: la necessità di una partecipazione consapevole delle popolazioni ai processi decisionali che riguardano loro stessi ed il pianeta in generale.

Il primo appuntamento a Porto Alegre si propone due obiettivi: smascherare il governo invisibile, in mano a pochi, che decide per tutto il mondo senza averne ricevuto nessuna delega e senza procedure trasparenti, anzi nel segreto. Si tratta del Fondo monetario internazionale, della Banca mondiale, del Wto, del G8 ecc. organismi che si arrogano il diritto di discutere e decidere per tutti.

Il secondo obiettivo è stato quello di costruire strutture di coordinamento tra le realtà del movimento e organizzare un secondo incontro a Porto Alegre che permettesse di approfondire i temi in discussione. Oggi, alcune battaglie del movimento sono quasi obbligate: contro la privatizzazione dell’acqua, contro l’imposizione di una agricoltura completamente legata alle multinazionali e ai loro semi, corretti geneticamente in modo che non si possano riprodurre, contro la guerra. Ma c’è anche una parte propositiva che si vorrebbe approfondire nei forum locali. A questo proposito, del Rojo ha comunicato che il Forum europeo si ritroverà nella regione Toscana alla fine di ottobre: gli accordi con la regione sono stati presi, ma è già forte la pressione ostile del governo. [Beatrice Bernasconi, per ecoinformazioni]

torna all'indice