LA SCUOLA DELLA MORATTI: RIFORMA O CONTRORIFORMA?

Sintesi dell'incontro di lunedì 18 marzo, al salone dei Convegni a Cantù.

 

L’atteso ispettore tecnico Raffaele Iosa è stato impossibilitato a presenziare. In sua vece è intervenuta Gabriella Giorgetti della segreteria nazionale CGIL Scuola. Ha coordinato Beatrice Bernasconi.

In apertura la coordinatrice ha presentato le finalità del convegno: aprire una riflessione il più ampia possibile sul tema della scuola, finora limitata tra gli addetti ai lavori, in ambiti sociali di democrazia più allargati. Come nella sanità e nella giustizia, ha dichiarato Bernasconi, si torna purtroppo indietro, e ciò che maggiormente impressiona ("riforma o controriforma?") è che per la prima volta non si recupera quanto di positivo era stato raggiunto, ma si legittimano impostazioni superate (scuola dell’infanzia come scuola assistenziale, separazione precoce dei percorsi per chi è ritenuto adatto a studiare e chi no). Semplificazioni non adatte a una società complessa. Dunque è il momento di riinterrogarsi: quale ruolo della scuola nella società? Che tipo di scuola può dare senso al nostro futuro?

Giorgetti è partita proprio dagli obiettivi di una riforma della scuola per ricordare che tutti i paesi della Comunità Europea si stanno interrogando sulle finalità dell’istruzione nel quadro dell’attuale società: la maggiore complessità e i fenomeni di globalizzazione portano concordemente alla necessità che i cittadini posseggano conoscenze e competenze più profonde e maggiori capacità di interpretazione. Quindi cittadini più colti e preparati. Del resto anche il mondo della produzione è impegnato in una sfida a tutto campo: vincere sul piano della qualità e della ricerca. Di conseguenza è importante da un lato l’aumento della scolarizzazione (diritto all’accesso e al successo formativo), dall’altro l’acquisizione di solide conoscenze e competenze di base, nonché di capacità trasversali (in particolare saper imparare, saper lavorare in team come espresso dagli stessi ambienti produttivi, dove si pensa che la specializzazione si apprende lavorando). Gli interrogativi di fondo riguardano dunque le strategie per aumentare la scolarizzazione di tutti i cittadini e la scelta di conoscenze e competenze di base.

Giorgetti ha poi presentato una analisi dello stato della scuola italiana come è stata consegnata da De Mauro. Aspetti positivi e negativi. Tra quelli positivi il livello, paragonabile a quello degli altri paesi europei, nonostante che in Italia la scolarizzazione di massa sia stata raggiunta molto più tardi. La preparazione degli adulti è invece inferiore, in quanto trascurata, e ciò non è ininfluente per il successo formativo delle nuove generazioni. Inoltre la scuola non è ancora riuscita a ottenere la mobilità sociale auspicata: la ricerca Cattaneo ha prodotto i dati sulla dispersione scolastica, secondo la quale, per esempio, ben il 25 per cento degli allievi non completa la preparazione di base. Nella scuola italiana, ha continuato Giorgetti, ha pesato una impostazione culturale gentiliana, con gerarchia tra materie e indirizzi e maggiore attenzione ai contenuti. Le riforme sono state pensate per segmenti, senza percorsi verticali. Inadeguatezze da superare attraverso il potenziamento dell’autonomia scolastica, la riforma dei cicli, l’eliminazione della separazione tra scuola e formazione professionale.

La relatrice ha ricordato a questo punto i momenti centrali della svolta Moratti: blocco della riforma dei cicli, nuovo testo della riforma della scuola tramite legge delega sottratta al dibattito parlamentare ("Lo strumento della delega non può avvenire a colpi di maggioranza"). Con la nuova riforma vengono dati alle Regioni poteri in merito all’istruzione, così come per la sanità, ignorando invece le rivendicazioni degli enti locali. L’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha dato infatti un giudizio negativo sul nuovo assetto della scuola dell’infanzia. Tra gli aspetti maggiormente critici la relatrice ha posto in evidenza la diminuzione della scolarizzazione obbligatoria (di fatto un anno in meno), la scelta a soli 13 anni in un sistema duale e non più integrato, dove le differenze aumentano invece di diminuire, la coesistenza in prima elementare di bambini con differenze di età anche di 20 mesi (per il meccanismo di ingresso anticipato e opzionale nella scuola dell’infanzia e in quella elementare), con riflessi negativi sul piano pedagogico, il processo di privatizzazione, la diminuzione degli organici (in Lombardia 1500 posti in meno). In proposito Giorgetti ha segnalato che gli organici non sono dimensionati sul numero di allievi (che in Lombardia sono aumentati), ma sulla base del reddito regionale: si prefigura un livello essenziale di istruzione (25 ore) da integrare con attività opzionali a libera scelta, con la possibilità di rivolgersi al settore privato (la Lombardia ha il più alto reddito…). Si introduce dunque una visione dell’istruzione come merce e si snatura il ruolo dell’offerta formativa delle scuole. Giorgetti ha offerto anche alcune considerazioni che riguardano il personale: in particolare il problema degli istituti tecnici, molti indirizzi dei quali passeranno alla formazione professionale. Quale sorte per il personale in organico? La relatrice ha anche citato il nuovo assetto degli organi collegiali che prevede la sparizione del tradizionale consiglio di classe. In conclusione la legge delega rappresenta, secondo Giorgetti, un passo indietro ed esprime una grande sfiducia nella scuola nel momento in cui indirizza precocemente i meno "bravi" verso il lavoro.

Molto ampio il dibattito espresso dall’uditorio, formato in buona parte da docenti e presidi. Tra i temi dibattuti, quello sul significato della formazione professionale e sull’anticipo dell’ingresso alle elementari. Non sono mancati rilievi alla riforma di Berlinguer e, accanto alle preoccupazioni per i futuri cambiamenti, c’è stato anche chi ha espresso un giudizio pienamente positivo sulla riforma Moratti. [Anna Renna, ecoinformazioni]

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