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Le
persone, i cittadini hanno ripreso a parlarsi, a interrogarsi sulla
guerra e sulla pace, a comunicare gli uni agli altri il disagio,
l'angoscia - o piu' semplicemente la perplessita' - per un mondo che
anziche' progredire si ritrova, un'altra volta, sull'orlo di un conflitto
che sara' devastante per tutti.
Un mondo sul quale si proietta come un'ombra lo spettro di un conflitto -
l'attacco all'Iraq - che potrebbe allargarsi, e nel quale potrebbero
essere
usati anche ordigni nucleari.
Cosi', nonostante la censura, o forse proprio a causa della censura, e'
scattato il passaparola in centinaia di citta' dove si sono svolte
iniziative contro la guerra. Centinaia di migliaia di cittadini sono stati
coinvolti in queste gigantesche dimostrazioni nonviolente per esprimere la
loro voglia di pace. Regioni, Province, Comuni, centinaia di scuole,
centinaia di associazioni di volontariato cattoliche e laiche, di
rappresentanze sindacali, centinaia di migliaia di famiglie hanno detto il
loro no alla guerra. In molti hanno capito che e' in pericolo il mondo.
"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignita' e
diritti"
afferma l'articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani del
1948. E' davvero cosi', per gli esseri umani che nascono nel 2003 sul
pianeta Terra?
C'e' giustizia nel mondo in cui viviamo, c'e' solidarieta' tra gli esseri
umani? Agiscono, come dovrebbero, in base all'articolo 1 della
Dichiarazione
universale, "gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza"?
Il 10 dicembre del 1948, poco dopo la fine di una guerra devastante, e'
stata scritta la Dichiarazione universale dei diritti umani. Nel
preambolo,
l'Assemblea generale dell'Onu considera il riconoscimento dei diritti
umani,
uguali e inalienabili per tutti gli uomini, come "il fondamento della
liberta', della giustizia e della pace nel mondo".
La Dichiarazione universale e' stato il tentativo di definire le regole
del
nostro stare insieme, i diritti di ciascuno di noi, i valori da promuovere
perche' l'orrendo massacro non avesse a ripetersi, mai piu'. Per
cancellare
l'incubo dell'Olocausto e di Hiroshima. A 54 anni da quella Dichiarazione,
non uno dei Paesi firmatari puo' affermare di averla rispettata.
Siamo convinti che le vittime civili siano la prima e forse l'unica
verita'
della guerra, e che l'alternarsi di governi e dittatori ne siano soltanto,
questi si', effetti collaterali. A cinquantaquattro anni da quella solenne
Dichiarazione firmata e poi calpestata, siamo arrivati a un punto critico.
Dobbiamo ricostruire i rapporti tra gli uomini sulla giustizia e sulla
solidarieta'. Altrimenti saremo condannati all'autodistruzione, non ci
saranno vincitori ne' vinti, l'"esperimento umano sara' fallito.
Praticare la Dichiarazione universale dei diritti umani e' l'unico
antidoto
per vincere il cancro della guerra che sta divorando il pianeta. E' il
primo
dei compiti da scrivere nella nostra agenda, riuscirci e' davvero nelle
nostre mani. Basta guerre, basta morti, basta vittime.
[Dal
sito di Nonluoghi (www.nonluoghi.it)
- il testo di Gino Strada fa da prefazione al libro di AA. VV., Contro la
guerra. testimoni di un pianeta senza pace, Nonluoghi libere edizioni,
2003 (pp. 130, euro 11, per ogni copia venduta un euro va a Emergency; per
richieste: tel. 3293123483, fax 1786022881, e-mail: edizioni@nonluoghi.org,
sito: www.nonluoghi.it).
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