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IL XX SETTEMBRE E IL CARDINALE RUINI (Sergio Romano) |
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Se
esponenti di governi stranieri, mettiamo Bush o Schroder, o il dittatore
della Corea del Nord, o chiunque altro, si intromettessero nei nostri
affari interni incitando gli
italiani a disertare quattro referendum oppure a votare no, certamente
(e giustamente) il governo e
l’opposizione interverrebbe prontamente. Invece
al cardinale Ruini, rappresentante anch'egli di uno Stato straniero, lo
Stato della Città del Vaticano, tutto ciò è impunemente consentito! Perché?
Viva il XX Settembre! Aldo
Morpurgo - Bolzano Caro
Morpurgo
credo
che la data del XX Settembre sia una delle più importanti della storia
d'Europa. Continuammo
a celebrarla, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, sino a quando i
governi democristiani riuscirono a farla scivolare silenziosamente fuori
dal nostro calendario civile. Peccato.
I
primi a festeggiare quella ricorrenza dovrebbero essere i cattolici e la
Chiesa romana. Il
papa perdette un territorio e dovette rinunciare a un apparato statale che
era ormai, agli occhi dell’opinione pubblica europea, fortemente
screditato. Ma
acquistò uno straordinario prestigio morale e poté proporsi al mondo
come un’autorità universale. Quindi,
come dice lei: viva il XX Settembre. Non
credo, tuttavia, che il cardinale Ruini possa essere considerato «rappresentante
di uno Stato straniero». E’
il presidente della Commissione episcopale italiana, vale a dire di una
specie di parlamento ecclesiastico, che riunisce i vescovi della penisola. La
Commissione ha un giornale (l’Avvenire), una stazione televisiva, una radio,
un sito e non può essere indifferente ai problemi economici, sociali,
politici del Paese. Le
commissioni episcopali delle nazioni europee e degli Stati Uniti lavorano,
del resto, nello stesso modo. Quando la Nato, nel dicembre del 1979, reagì all'installazione di nuovi missili sovietici annunciando che alcuni membri (Belgio, Germania, Gran Bretagna, Italia e Olanda) avrebbero accolto nel loro territorio due tipi di missili (Cruise e Pershing), molte commissioni episcopali si riunirono e pubblicarono documenti che condannavano o criticavano lo spiegamento di armi nucleari. Queste
posizioni piacquero ai sovietici, felici di assistere alle divisioni delle
società occidentali, e dettero un considerevole fastidio ai governi
democratici. Ma
uno Stato liberale non può tappare la bocca ai rappresentanti di una
confessione religiosa. E
meno che mai può farlo quando la questione, come nel caso della
fecondazione assistita, investe alcuni grandi principi morali. Resta
un punto: se il cardinale Ruini abbia fatto bene a raccomandare
l’astensione, vale a dire una particolare strategia elettorale. A
me sembra che abbia commesso un errore. I
vescovi possono manifestare le loro convinzioni e dare in tal modo un
orientamento ai loro fedeli. Ma
non dovrebbero agire come una lobby e scendere su un terreno strettamente
politico dando specifiche indicazioni. Debbo
confessarle tuttavia, caro Morpurgo, che le dichiarazioni del cardinale
Ruini non mi hanno sorpreso. Qualche
anno fa presentammo insieme un libro sulle radici cristiane dell’Europa
e la conversazione cadde sulla confisca dei beni ecclesiastici decretata
dal governi italiano dopo l’Unità. Ruini
reagì come se non fosse passato da allora quasi un secolo e mezzo, come
se la ferita provocata da quel «sopruso» fosse ancora aperta. Temo che non dirà mai «viva il XX settembre». Sergio Romano
Dal “Corriere della Sera” del 14.03.05 (In attesa di autorizzazione)
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